di tempo e temporali

e, tranne la memoria, tutto

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne…

Domenica 26 settembre, con la maglietta di Corri la vita (neanche quest’anno la maratona tutti insieme per via del coronavirus), incontrati in piazza della Signoria due compagni di pellegrinaggio del giorno prima, Pino e la maestra Patrizia,

Pino, Patrizia e me davanti Palazzo Vecchio

poi a passi svelti in Santa Croce, per goderne in un certo senso come una turista nella mia città, per scelta, con desiderio, come non càpita a caso se non si decide di dedicare tempo e attenzione a tesori di storia e d’arte che si rischia di dare per scontati solo per la fortuna di esserci nati accanto…

Occhi, cuore e mente colmi di bellezza, pensieri rimescolati coi ricordi… poi il fortunale!

Riparo nell’atrio della Badia Fiorentina, occasione di un’altra ricarica di bellezza.

Grazie

Regali dal Re

In Santa Croce per pochi minuti, oggi pomeriggio, qualche foto al volo anche se non ero entrata con i turisti… le guardie della Basilica mi avevano fatta passare, senza far la fila, per accedere alla zona riservata al culto. Ero stata alla messa la mattina a San Jacopino e lì, con alcune amiche, preghiere, in una chiesa parrocchiale, dopo mezzogiorno…si era ‘a posto’, formalmente (poi si vedrà ciascuna per sé quanto distacco in cuore da ogni peccato… che il Re dei re ci aiuti) però ho raccolto il suggerimento di Don Fulvio: andare a pregare anche a Santa Croce, per riaffermare la professione di fede e pregare secondo le intenzioni del Papa visitando allo stesso tempo una chiesa francescana, splendida occasione di rivedere la bellissima basilica francescana di Firenze!

“Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Fu una richiesta audace quella fatta da San Francesco direttamente al Signore che gli era apparso in una notte del 1216 mentre era immerso nella preghiera nella Porziuncola. Si trovò, raccontano le fonti, improvvisamente circondato da un fascio di luce. Il Signore glielo concesse e Francesco, si recò subito da Papa Onorio III per ottenere l’indulgenza e il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, alla presenza dei vescovi dell’Umbria promulgò il Grande Perdono. Francesco, in quella giornata di agosto, alle genti riparate all’ombra delle querce disse: “Fratelli, io vi voglio mandare tutti in Paradiso e vi annuncio una grazia che ho ottenuto dalla bocca del Sommo Pontefice”.

Quel lontano giorno d’estate segna così la nascita del tesoro della Porziuncola: l’Indulgenza del Perdono che può essere chiesta per sé o per i propri defunti. Per ottenerla è necessaria la confessione, la partecipazione alla Messa e l’Eucaristia, il rinnovo durante la visita della propria professione di fede recitando il Credo e il Padre Nostro, infine la preghiera secondo le intenzioni del Papa e per il Pontefice. Dalle 12 del primo agosto, fino alle 24 del 2 agosto, l’indulgenza plenaria concessa alla Porziuncola quotidianamente si estende a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo e anche a tutte le chiese francescane.

Sono uscita più leggera e col cuore e gli occhi colmi di bellezza.

Vento, nuvole e voli…

E pensieri.

Un giorno ho letto una bella spiegazione dell’indulgenza plenaria, in un blog che non ritrovo. Lo teneva una insegnante di religione, di nome Maria Cristina, era molto emozionante. Mi ero salvata negli appunti la sua spiegazione chiara e semplice:
“C’era una volta un ragazzino con un brutto carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno. Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato.
In seguito il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì gradualmente. Aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare quei chiodi. Finalmente arrivò il giorno in cui il ragazzo riuscì a controllarsi completamente. Lo raccontò al padre e questi gli propose di togliere un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non avesse perso la pazienza. I giorni passarono e finalmente il ragazzo fu in grado di dire al padre che aveva tolto tutti i chiodi dallo steccato.
Il padre prese suo figlio per la mano e lo portò davanti allo steccato. Gli disse: “Ti sei comportato bene, figlio mio, ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà più quello di prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo e poi estrarlo. Non avrà importanza quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà ancora lì. Una ferita verbale fa male quanto una fisica”.


Ogni chiodo piantato nello steccato rappresenta un peccato che abbiamo commesso e se togliamo questi chiodi (con il pentimento, con il sacramento della riconciliazione, con la conversione…) possiamo vedere i buchi che essi lasciano nel legno e che rimarranno per sempre. Ecco: l’indulgenza cancella quel “per sempre” che abbiamo appena scritto e lo trasforma in “fino a che non ci mette le mani Dio in persona”.
Nel sacramento della riconciliazione si riceve il perdono di Dio, certo; ma intorno a noi non si cancellano le ferite (i buchi) che abbiamo lasciato. Come possiamo sanare quelle ferite?
Come possiamo cancellare quei buchi, rimasti nel legno? Con l’indulgenza plenaria Dio stesso interviene, cancellando perfino i segni di stucco usato per coprire i buchi lasciati dai chiodi. Scompare ogni conseguenza del male che abbiamo fatto intorno a noi e la realtà intera viene guarita da Dio.
Per utilizzare dei termini un po’ più teologici, si dice che nella confessione viene cancellata solo la colpa (cioè il peccato che abbiamo fatto) ma con l’indulgenza viene annullata anche la pena (cioè la penitenza che dovremmo affrontare per le brutte conseguenze che abbiamo provocato in noi e negli altri).
La penitenza rimette in moto la giustizia, cioè toglie i chiodi dallo steccato e mette lo stucco al posto del buco. Rimedia al danno fatto.
L’indulgenza plenaria è aggiustare il legno, ricreandolo con la potenza di Dio. Lo steccato ritorna integro e neanche lo stucco si vede più.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, al n.1471 si spiega molto bene questo regalo di Dio: “L’Indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi”.
È un regalo che riceviamo, allungando la mano nel tesoro di Dio! Un tesoro le cui monete d’oro sono state messe lì da Gesù stesso e dai santi che, man mano, hanno offerto tutto di loro per la nostra salvezza. Sono quelle monete (pagate spesso col sangue, con la vita e con l’amore per i peccatori) che hanno riempito il baule di Dio di grazie che ci guariscono.
E Dio le dona a chi:
• Chiede perdono
• È pentito di quel che ha fatto
• È disposto a rimediare


Perché fa tutto questo? Perché ci vuole felici.