ripassi

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Stanca di consumare il camminamento lungo il Mugnone dove comunque respiro luce, ieri, prima giornata di pioggia dopo tanto, mi sono portata a piedi in centro.
Prima di tutto il doveroso assaggio della Sacher alla pasticceria austriaca di un’amica  (fate un salto al Caffè Rainer in via San Zanobi, merita) e del suo compagno, maestro di golosità…caffe rainer sacher_20190117_111405

poi passi inquieti per vie cambiate troppo (spariti negozi storici, overdose di ovvio, catene, squallore anche al cuore della città del fiore…), ma salvi gli squarci di cielo tra quel che resta del bello costruito nei secoli. 

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Passi dove tante volte ero passata senza questo annuncio di nostalgia

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Ripassi di passi di vita.

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E dove ogni volta si ferma il cuore.

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Passi lungo il fiume, 

ogni ponte un abbraccio nella mente… e intanto la pioggia:
acqua dal cielo, cielo nel fiume

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E il sospetto che ci sia rimasta più vita nella pietra che sotto i portici e gli ombrelli

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imparare a conoscersi

e all’improvviso sentire che tutto andrà come deve andare. E iniziare a crederci. Davvero. Dal giorno di luglio in cui ho scoperto di essere in attesa non mi ero ancora ripresa dalla meraviglia… fortissima emozione inattesa. Da pochi giorni ci credo, sto per diventare mamma di una bimba che non vedo l’ora di riconoscere fuori da questa pancia almeno quanto adesso mi riempie di gioia conoscerla giorno per giorno da come si muove, scalcia, si gira, si placa cullata dai miei movimenti o si agita forse sognando… è in me, ma è già diversa da me, un’altra persona, un esserino che dipende dai miei respiri, da quel che mangio e poi da quel che le farò mangiare, ma non un pezzetto di me, un’altra persona da conoscere, una vita diversa con cui dividere lo spazio e condividere il tempo. Sarà anche lei una lunatica innamorata del cielo sopra Firenze?

Oggi è iniziato il corso di preparazione al parto… non ci insegneranno a partorire, come nessuno ci ha insegnato a vivere i cambiamenti non indifferenti che già ci sono stati, in fondo nessuno a parte noi può sapere quel che ciascuna di noi sta provando. Quel che possono darci l’ostetrica di riferimento e la figura variabile di accompagnamento (stamani una psicologa tirocinante), allora, che cosa sarà? Informazioni, incoraggiamento a fidarci di noi stesse e … un ambiente protetto (una stanza pulita e luminosa, con materassini e cuscini, separata dagli impegni e dagli elementi di disturbo del “fuori”) dove imparare a rilassarci. Fermare la giostra delle corse quotidiane per ascoltare chi ne sa più di tutti su quel che ci sta capitando: il nostro corpo e chi lo abita fino al momento di venire alla luce.

Uscire dalla Margherita e ripercorrere i viali interni di Careggi non più col gelo nel sangue anche in maggio, ma con te nella pancia… mi ha fatta sentire così leggera!
Il peso sulla bilancia sale in un modo che non avrei creduto possibile, il peso sul cuore se ne va.
Mi porterò sempre dietro la mia storia, ma tu, piccola Viola, mi stai aiutando a farne scivolare il dolore alle spalle

l’unico essere umano che può prendere a calci (e pugni e gomitate…) una donna
è chi deve ancora nascere

10.11.’12 Viola e dintorni…

Sabato pomeriggio in centro per l’incontro “neonato e dintorni”… e poi a spasso per la nostra città, con te che scalciavi e non potevi vedere le installazioni di “Florens 2012”, ma forse sentivi il nostro amore e il divertimento di aver lasciato a casa tensioni, motivate e senza motivi, per giocare come i bambini nel richiamo discutibile all’orto degli ulivi

I massi in piazza Santa Croce, visti dall’alto dovrebbero formare una grande croce, appunto. Da terra… ci si poteva immaginare di tutto.

Effetto neve, tra i marmi che nascondevano strani personaggi:

i’ babbo che faceva il tacchino e poi… Sisifo

e la mamma con tante scarpe in capo,

soprattutto tanto stanca, sempre a cercare un punto d’appoggio tra la folla che sfilava

sotto lo sguardo impassibile di Dante nel mirino provvisorio

e la Torre di Arnolfo vista dalla piazza trasformata in un parco di giochi di luce,

effetto notte d’inverno in un pomeriggio d’autunno, di tenerezza spaesata.
Viola, tesoro… babbo e mamma giocavano aspettando te,

anche a fare i  turisti nella nostra città…

e ti voglio tenere dentro me ancora tanto, ma non vedo l’ora di conoscerti e farti conoscere le vie di Firenze, a cominciare dalle curve strette come in via Torta