Penelope…

“Penelope… chi era?”

valigia per la maternità

così lo sposo commenta il mio disfare e rifare di continuo la “valigia per la maternità”.
Mi rendo conto che il giorno in cui capirò di dover andare a Careggi per dare alla luce la mia bambina non avrà più molta importanza il fatto che in quel borsone ci sia tutto l’occorrente per me e per lei per tre giorni, ma è in quella borsa e nel farla, disfarla e rifarla che butto anche l’ansia e qualche pensiero di troppo. Senza gli effetti collaterali degli ansiolitici o il rischio di far nascere Viola già con una crisi di astinenza (per evitarle anche solo il rischio, sto portando a zero quel che restava delle medicine già ridotte al minimo – “dosi omeopatiche” rideva la dottoressa del servizio di Tossicologia perinatale – a parte quella che è consentita anche nell’allattamento e potrebbe “parare” il rischio della depressione post partum).

21 gennaio 2013 inizia il nono mese

Oggi inizia il nono mese e un po’ d’ansia penso che sia lecita, anche per chi non avesse una storia come la mia alle spalle…
le notti sono avventure tra incubi e abbandono nelle ore in cui riesco a dormire, le giornate piene di incontri, visite, esami (ancora!) e stanchezza, gioia, speranza, inquietudine, contrazioni “preparatorie” (quelle vere, quelle del travaglio avviato, le riconoscerò, vero?) e lei che si muove sempre tanto e mi riempie di felicità, ma a volte, quando sono parecchio affaticata, mi fa pure male e pigia con la testina su parti delicate …
Non sono arrivata ancora all’esclamazione “esci da questo corpo!” e non riesco a pensare di poterlo dire, perché sento che mi mancherà tanto la sua presenza viva dentro, ma il peso sì lo sento e sempre più forte si sta facendo la curiosità di riconoscerla fuori dal pancione, vederla senza il filtro dell’ecografia, vedere i suoi occhi, sentire il profumo della sua pelle, conoscerla come persona distinta da me, diversa, unica, finalmente capace di respirare. Per amarla e farla vivere, devo prepararmi a lasciare venire al mondo, certo, ma non è solo questo. Penso che solo vederla e sentirla piangere e toccarne la pelle, accarezzarle i capelli (ne avrà alla  nascita? Ricci o lisci? Scuri, quasi sicuramente…), spiarne occhi e bocca in attesa del primo sorriso, farà sparire diverse paure, come l’incubo di stanotte in cui mi dicevano che era una specie di mostriciattolo deforme. Paure che so comuni a tante future mamme, niente di speciale, ma insomma non sono bei pensieri… e allora riapro il borsone e controllo di averci messo: camicia da notte per il parto (corta, con maniche corte, aperta fino in fondo), camicie da notte per l’allattamento, calzini, pantofole, spazzolino, dentifricio, pettine,  asciugamani, sapone liquido, burro di cacao… e per lei il camicino a pelle, i calzini, il cappellino e i cambi completi per tre giorni (body, tutine, bavaglini). E accanto all’ovetto (con riduttore) per portarla a casa (sarà lo sposo a portare il tutto all’ospedale il giorno delle dimissioni), un’altra borsa (più piccina) con i vestitini per l’uscita e la tutina imbottita e il cappellino di lana….e a casa dovrei lasciare tutto pronto,  sistemare la culla, cercare o aspettare che ci regalino una cassettiera per le sue cose sparse tra scatole e sacchettini, mancano ancora persino i pannolini… sì, troverò altro, oltre la borsa finalmente chiusa, per dirottare l’ansia in eccesso