c’ero una volta

Tra le braccia del babbo

… primo assalto alla libreria del babbo, curiosa sempre

e quindi rinchiusa in gabbia

quando sorridevo senza pensieri.

Con il fratellino sulla nave, golosa di vento

e con le prime perplessità, forse

…però il ricordo preferito degli anni senza quasi ricordi, una foto per anni attaccata in bacheca. Una bacheca vera, di sughero, appesa in cucina, non la bacheca virtuale delle foto digitali. Si vedono anche i buchi delle puntine:

 con Pietro, piccini, quando ero ancora più alta del fratellino
(ora babbo del mio nipotino)

E, tra i ricordi dei nostri anni da fratelli quasi gemelli, con la camera in comune, il poster di Mordillo per Amnesty.

C’è un filo che non si spezza, oltre ogni nodo e groviglio… tra noi e tra quel che si sognava allora e quel che crediamo ancora.
Non si ferma il vento, nessuno è padrone della nuvole

un porto

Genova rossa, rosa ventilata
di gerani ti facevi strada
Genova di arenaria e pietra
anima naufragata

 Genova 9 Luglio 2011
E tra le luci all’uscita dal tunnel, tra i respiri via via meno stretti, oggi voglio ricordare la prima volta a Genova, già percorsa e sognata tante volte con De André (Fabrizio e il figlio Cristiano), in una girata di un giorno, dal mattino al tramonto, ai primi di luglio di un anno che non desidero più cancellare.
Nel bene e nel male, quel 2011 che credevo di dover dimenticare, mi ha fatta perdere e ritrovare.
in questo mondo di squali
(in questo mondo di squali)
La scusa (l’occasione) per abbandonare l’afa fiorentina e seguire il vento tra le vie della città vecchia e il sale al porto in compagnia dello sposo e del nostro  amico Nuvolo, una mostra al Museo Luzzati, nel Porto Antico di Genova, dedicata alle opere di Guillermo Mordillo.
Stralunata, ma felice come una bambina, dal porto con le sagome di chitarra decorate…
Cate e Faber
alla ricerca della via del cuore “mi scusi? Per Via del Campo?” (occhiate strane…)
(dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior)
a passi svelti nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
(ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi
),
per portarci poi stremati a sedere al sole, con le gambe pesanti, i piedi cotti e il cuore alleggerito.
p.s. non c’era solo De André a farmi cara Genova.
La prima Città vecchia che ricordi con amore è nella poesia di Umberto Saba:

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

       Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.

 Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore:
s’agita in esse, come in me, il Signore.

       Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via