nella pace, spero

olivo o

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
(dal libro della Sapienza)

Un mese dal tuo ultimo respiro, babbo Lodovico, uomo di pace, puro di cuore, animo mite coi deboli, fiero coi forti, operatore di pace, misericordioso, giusto… e goloso, a volte pigro, a volte iracondo, parecchio sensibile ai piaceri della carne, in tutti i sensi, non un santo, di sicuro non un asceta, oh… ti amavo con tutti i tuoi punti deboli, ti amo con tutte le tue imperfezioni, fragilità e contraddizioni che ricordo con tenerezza e gratitudine. E ogni tanto tra le lacrime già si affaccia un sorriso al tuo ricordo, perché di tanto amore non può che restare scia di luce e bene.

olivo

Ricordi sparsi, frammenti in disordine, note private che non voglio si perdano… dalle tue raccomandazioni paterne “Cate, fidati di chi ama la musica, perché chi ama davvero la musica difficilmente è persona cattiva…” o, citando Lutero e Thomas More, “prendi in giro il diavolo, ridi, sorridi, ridi di lui perché, come dice Lutero,  «il modo migliore per scacciare il Diavolo, se non vuol cedere ai testi della Scrittura, è di deriderlo e insultarlo, egli non può sopportare la beffa» mentre Thomas More scriveva: «Il Diavolo… quello spirito orgoglioso… non può tollerare di venir canzonato». Ridi, bambina mia, sorridi e ridi”

alle passioni che mi hai trasmesso, di cui già tante volte ho parlato e che a volte ho trascurato… non ho la tua energia dei tempi d’oro, eri un vulcano di idee e forza, prima del tracollo. Quando la depressione ti ha colpito pesantemente la prima volta, mi si è spento il sole… quando gli attacchi di panico ti squassavano, ti fidavi solo di me che li conoscevo bene, purtroppo, per esperienza diretta. Grazie, babbo, la tua fiducia era miele per il mio cuore.

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Domani sarebbe stato il tuo compleanno, già da qualche anno ormai festeggiato in tono minore, ma ora ricordo le vecchie tavolate col cacciucco alla livornese

e i fiumi di vino e il sigaro toscano e le discussioni accese su politica, religione e tutto.

Non c’era argomento su cui non si potesse litigare, per il divertimento di chi ci ascoltava… e come mi scaldavo! E tu non me ne passavi una… ma io sapevo che era AMORE, perché ne avevo fatto scorta in abbondanza quando mi coccolavi da piccina… GRAZIE

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Mi è mancato quest’anno il dolce incarico di portare dall’Elba per la tua festa la schiaccia briaca rossa di Aleatico

schiaccia briaca riese

Sarà un giorno difficile domani, non che in questo mese ci sia stato un giorno senza ricordarti o una notte senza piangerti, ma… le ricorrenze… siamo animali affamati di senso, esseri simbolici, le date speciali ci smuovono roba

dove, come… non lo so

 

arc en ciel.jpgma ci ritroveremo.
Stamani con Sandro e Viola e mia madre (e tua moglie) siamo stati a vedere dove è sepolto il tuo corpo.

Viola triste e sgomenta “avevo capito che si andava a trovare il nonno… quindi in Cielo! Mamma, tu mi avevi detto che il nonno ora è in Cielo, abbracciato da Gesù… non era vero? Il nonno è lì sottoterra?”

“No, amore, portiamo un fiore a quel che resta qui del tuo nonno, ma tu pensalo in cielo e nel tuo cuore, come anch’io cerco in cuore e penso in cielo il mio babbo…”

 

Ogni estate esige il suo tributo di lacrime e sangue, questa non si è smentita. Altri lutti lontani e vicini, molto vicini, oltre alla tragedia assurda di Genova. Non ci sono parole con un senso e una logica, solo troppi pensieri e tanti ricordi, in ordine sparso…

Tutti sanno quanto amassi mia nonna Gabriella e il nonno Giuliano (mamma e babbo del mio babbo), eppure neanche so dove sono di preciso i loro resti (a Trespiano e a Soffiano, sì, ma non sono andata a cercare le loro tombe)… non sono incline a far visita ai miei cari defunti sotto centimetri di terra o dietro lastre di marmo, mentre a Parigi ho visitato cimiteri monumentali e anche altrove ho fatto sosta davanti alla tomba di qualcuno. Per babbo, eccezione. Ma non sei lì sotto, Lodo, lo so, almeno credo… non so più niente, mi manca il terreno sotto i piedi, cammino nel mondo senza un pezzo di cuore… forse un posto ci vuole, sapere che un pezzo di terreno ci appartiene, in qualche modo, non piace alla me senza patria (anima sans toit ni loi), ma un pochino frena il mal di terra… la vertigine del quotidiano senza te.

A Portoferraio, sul molo dove zio Enzo mi insegnava a pescare quando ero piccolina, ho ricordato lui e te che lo prendevi in giro affettuosamente… siete vivi nei miei ricordi, nei profumi della terra, nei riflessi del mare…

In mare non avverto quella nausea e quelle vertigini, in acqua e sugli scogli, sulla nave o nuotando, mi sento in pace. La febbre alta al rientro in città dopo una settimana all’Elba si è bruciata un po’ di magone, ora riaffiorano le immagini del mare stampate nel cuore… dalla nave dell’andata, l’Oglasa che prendevo con babbo e mamma e Pietro e Paolo piccino,

alla villa di Napoleone, visitata con Viola come babbo portava me e i miei fratellini sempre a vedere tutto di ogni posto… a qualsiasi età, magari a cinque anni nessuna interrogazione di storia, ma a scuola Viola saprà già chi era Napoleone. E dove è stato in esilio. Ne ha visto anche la vasca da bagno e la scrivania, la serra e la terrazza…

e gli alberi, da riconoscere per le foglie e i rami, gli uccelli anche dai versi, le stelle dalla posizione in cielo… e poi godere della bellezza senza dover dare a tutto nome e misura, anzi, proprio nella smisurata bellezza di tanto, sentire la gratuità della vita… i pentagoni dorati disegnati dal sole sul fondo sabbioso a volte si coloravano dei colori dell’arcobaleno, abbandonarsi all’acqua verde azzurra blu (sì, piccola, l’acqua è trasparente, come l’aria, i colori sono dati da onde, vibrazioni, energia… tutto è vivo nell’universo, profondità e correnti riflettono il cielo in mare) insegna la fiducia in qualcosa di più grande di noi e sconosciuto…

nuotare e insegnare a galleggiare e iniziare a muoversi in mare … gioia pura. La scarsa connessione (wi-fi solo a pochi metri dalla reception dell’hotel, in camera neanche campo per telefonare) ci ha regalato una vera vacanza.

E quel pianoforte…

babbo capì tutto al volo quando dissi che non mi piaceva più mentre avevo solo sentito lui e mamma parlare del momento di difficoltà economica e del costo di lezioni di piano e noleggio del pianoforte… “non mi piace più suonare, ho cambiato idea, babbo possiamo restituire il piano?” Non dimentico il suo abbraccio. Amo ancora il pianoforte, ascoltarne la voce… chiunque lo suoni. E sfiorarne i tasti con un filo di nostalgia.

Il ritorno mi ha fatta ammalare perché non c’era babbo Lodovico a casa a Firenze a cui raccontare tutto e portar la schiaccia briaca per il compleanno…il 24 agosto sarà un mese dalla morte, il 25 agosto …il primo compleanno mancato. Poi posso dar la colpa a microbi sparsi, all’aria condizionata troppo ghiaccia sulla nave, ma so che mi sono ammalata quando ho mollato dentro, quando ho lasciato cadere la diga e ho iniziato a piangere in auto…

Dopo ogni notte, fino all’ultima ora che non spetta a noi decidere, ci aspetta un’alba nuova

 

Assenza in casa, presenza in cuore.

Mentre in tanti scrivono elogi, ricordi, parole nobili, alte e ben elaborate in tua memoria, voglio ricordarti come in quella foto con me nata da poco, non ne ho memoria di pensiero, ma di sentire… al sicuro come tra le tue braccia non mi sono mai più sentita.
E considero un regalo grande esserti stata accanto nell’ora della tua morte, poter accogliere tra le mie braccia di donna ormai adulta, mamma, disincantata a volte, ancora troppo ingenua forse, le tue ultime parole di amore puro e fede profonda. Non volevi tornare all’ospedale, babbo Lodo, mi hai chiesto di pregare con te per aiutarti nel momento del passaggio… GRAZIE

Oggi inizio a rendermi conto della tua assenza, potente quanto la tua presenza negli anni in cui eri un vulcano, prima della malattia  che ti ha allontanato un po’ dal mondo, non dalle finestre sul mondo e sull’eterno fuori dal mondo, che ti ha sottratto in parte a chi ti ricorda e onora come maestro, guida, professore, intellettuale, collega… e ti ha dato tutto a noi come marito (mamma sente tanto il vuoto, ora), babbo indimenticabile, suocero amato e nonno dolcissimo…

Fino al funerale, il tuo corpo è rimasto in casa, la sera stessa della tua morte, Viola, cinque anni, lo ha visto e salutato e il mattino dopo si è svegliata presto e ha fatto un disegno con “lettera dietro”:

25 luglio 2018 Viola per il nonno dis

“…lo so che il nonno è morto, ma io gli ho scritto una letterina che lui non può leggere, così me lo ricordo meglio… e ora che è andato in Cielo da Gesù gli voglio ancora più bene”

Ma ieri iniziava a prenderla peggio… non voleva andare al centro estivo “perché oggi portano in cielo il nonno” e la sera “ma, dopo che è stato un po’ da Gesù, quando torna il nonno?” Il nonno non torna…

Il 25 luglio, il giorno dopo la morte, le parole di un amico:

“Ieri è morto Lodovico Grassi, vecchio amico e maestro, direttore emerito della Rivista Testimonianze, che aveva contribuito a fondare e diretto a lungo. Sono quindi quanto mai vicino alla famiglia, ed in particolare a Caterina, a Pietro e a Paolo in questo momento funesto.
Figura importante del cattolicesimo fiorentino, legato per una vita ad Ernesto Balducci e perciò particolarmente colpito dal vuoto lasciato anche nel suo mondo dalla prematura scomparsa di Padre Ernesto. 
Una conversazione con Lodovico non era un percorso ma una navigazione. Lodovico Grassi aveva inventato l’interattività e la multimedialità ben prima di Internet: apriva, parlando, una pagina dietro l’altra senza mai la pretesa di chiuderla ma solo per suggerire, incuriosire, evocare.
Intellettuale ricchissimo di cultura e umanità.
Sempre generoso di sè fino ad essere prodigo. Mai preoccupato di far fruttare i propri notevoli talenti, ma solo di distribuirli a chi mostrava interesse, accettando anche il rischio di sprecarli.
Ciao Lodovico anzi a te si può dirlo senz’altro nel senso piu pieno: addio caro Lodo!”
(Luca Biagi Mozzoni)

Babbo, scusa se ieri ho letto male, con poca voce… per il funerale, dopo aver chiesto consiglio anche a don Fulvio che è venuto a celebrare e ti ha accompagnato alle porte del cielo con la sua delicatezza unica, avevo scelto il mio amato Isaia. Ero incerta con un’altra lettura che a te forse sarebbe piaciuta di più, ma il funerale è anche o forse soprattutto per chi resta…

 

Oggi Letizia Pancani mi ha mandato un messaggio di Filippo, suo marito:

“… il pensiero alle tantissime occasioni di incontro con Lodovico quando andavo alla Badia Fiesolana a portargli le bozze di “Testimonianze”.
Ricordo con nostalgia la sua generosità nel dedicare un po’ del suo tempo al giovane (allora….) stampatore della rivista, la sua gentilezza nel richiedere qualche correzione dell’ultimo minuto, la sua cultura grande ma mai ostentata; sarei rimasto ore ad ascoltarlo parlare dei più disparati argomenti e non è retorico per me affermare che Lodovico è tra le persone che hanno contribuito significativamente alla mia crescita personale.
Insieme a Letizia lo ricorderemo sempre con molto affetto”

 

Ieri, tra chi ha parlato per ricordare il mio babbo, tengo in cuore soprattutto Andrea Cecconi, il caro Andrea che mi soccorse per strada dopo un incidente (sì, ho la scusa, ho battuto la testa da piccina!)… non so ridir quel che ha toccato tutti nel profondo.


…pomeriggio di lacrime e messaggi di condoglianze da tante tante persone… poi, la sera, fuori a rendere omaggio al tuo amore per la vita e la pace, per il sapere e i sapori, gli incontri e la musica, il buon cibo e la conoscenza di ogni cultura. Con l’amico Fulvio alla serata del Balagan Café già in mente da prima che tu, babbo mio adorato, ci lasciassi così. Nel giardino del Tempio c’è aria fresca anche nell’afa del luglio fiorentino,

con la Luna piena e la musica di Lyron Meyuhas con Manuela Iori (pianoforte e clarinetto) e Simone Solazzo (chitarra e violino). Canzoni bellissime che mettevano voglia di ballare…

Una dolce serata, tra il funerale e la notte più triste  – quella della consapevolezza che neanche il tuo corpo è più in casa – accanto a chi la mattina ti ha dato l’ultimo saluto prima di affidarti alle braccia del Padre.

E al comune amico, lo chef Jean-Michel Albert Carasso… ebbri di musica, un paio di aperitivi leggermente alcolici e la mania delle foto non solo alla candida sorella in cielo… ecco le strane ombre degli incapaci del selfie (moi et JM, don Fulvio ne ha scattato uno migliore, con la Luna e la Sinagoga alle spalle, ma non ce lo ha ancora fatto vedere!)

PS bastava aver un briciolo di pazienza… virtù che a me notoriamente manca

Moi, Fulvio et JM.jpg

Addio babbo, aspettami …altrove

ieri sera studiavi, leggevi, sembravi davvero guarito… oggi è stato così angosciante vederti peggiorare di minuto in minuto, sentire la fatica del tuo respiro, vederti le labbra blu … eppure mi sento di ringraziare per il privilegio di aver tenuto la tua mano fino alla fine di questo passaggio. Siamo di passaggio tutti. Vai avanti tu, come prima di me hai imparato a leggere, baciare, fumare, smettere di fumare, nominare le stelle per lo stupore di una figlia, chiedere aiuto, dare conforto, ridere, piangere, pregare, sognare, dare la vita…

Grazie per le tue ultime parole di amore puro.

Buon viaggio, babbo Lodovico, porta un po’ del mio cuore in cielo

Aprile è il più crudele dei mesi…

Un libro che volevo prendere per Viola, verso la fine di marzo è arrivato in dono a me da chi mi ha messa al mondo, qualche giorno prima che il centro del mio mondo vacillasse …

Sono giorni di pena e nottate di angoscia, senza notizie, con slanci di ottimismo e puntate di disperazione, alternando preghiere e pugni nel muro,

moccoli e rosari, visite e piccole evasioni.
La tenerezza di Viola che non vuole sentire parlare del nonno, perché sa, capisce, sente tutto e si difende e non mi lascia più portare Wiz in negozio, ma lo vuole a casa, se no se ne vanno tutti e invece “voglio dormire con tutta la mia famiglia”…

E tra lavoro e ospedale cerco pace sempre dove posso, quando posso…


Sono state giornate di lavoro come distrazione e gesti generosi.
Ringrazio don Fulvio per essersi fatto rapire una sera a dare conforto al mio babbo ancora in Terapia Intensiva Coronarica, quando si temeva il peggio dopo un primo illusorio recupero e prima di un altro miglioramento per ora meno fugace… e poi a cena con noi, a dividere pane, zuppa di farro e lenticchie, pollo alla curcuma, cioccolato fondente, peperoncino e foto rubate senza autorizzazione.

Chi di scatto condiviso ferisce, di scatto rubato gioisce…

Sono state mattine di scaramanzie infantili, come quando (nel giorno del peggioramento critico, per cui sembrava vicino l’addio temuto da quando ero ragazzina e mi dicevo che il giorno in cui sarebbe morto mio padre, padrone del mio cuore, mi sarei lasciata morire anch’io) gli ho comprato un sigaro che forse non potrà mai più fumare, anche quando (se) tornerà a casa, ma … un tiro o due per festeggiare ci starà (ci starebbe, dovrebbe starci).

E poi c’è stata una sera di pura bellezza, un regalo a far sabato il sabato. La gioia della musica e il dolore della Madre sotto la Croce

Sì, mi ero già sentita da sola lo “Stabat Mater” di Boccherini, ma sabato sera, a pochi metri dal soprano (bellissima e con voce d’angelo) e dagli archi….mi sono ricordata con tutti i sensi accesi la differenza tra un concerto dal vivo e l’ascolto di una registrazione, come tra mangiare e stare a guardare. E sono rimasta un po’ fuori dalla chiesa di San Jacopo in Polverosa a farmi risuonare dentro parole e note

e a salutare e ringraziare gli interpreti di tanta meraviglia.

E poi c’è lei, Sorella Luna…che a volte ancora chiamo “mamma”.

Mentre il mondo sembra sempre più sprofondare nell’odio e nella violenza delle guerre… desiderio di PACE

… babbo, non mi lasciare

Lodovico Grassi

Mi hai tirato soltanto uno schiaffo e me lo ricordo ancora…

Ti amo da quando sono nata, babbo Lodovico, solo tra le tue braccia mi sentivo sempre al sicuro, mi cullavi con Mozart e Beethoven, con Bach e Battiato, con i Beatles e Rino Gaetano… mi hai trasmesso la passione per la musica e per il peperoncino piccante, il vizio del fumo e quello della lettura,

ti ho rubato più di un libro, te ne ho sciupati diversi prima ancora di cominciare a camminare, ti ho sfracassato le palle con le mie domande facili facili, tipo, quando avevo meno anni che le dita delle mani, “Ma esistiamo davvero? O è tutto un teatro per un pubblico che non possiamo immaginare o ancora un sogno di un solo essere esistente…” e “perché muoiono i bambini?” e poi, crescendo – in età e non in saggezza o delicatezza – discutendo di politica e religione con un furore che pochi, sentendoci litigare tanto forte, sapevano leggere come amore smisurato, senza freni di educazione e rispetto delle formalità.

Mi hai fatta ballare e piangere, ridere e studiare… ti ricordi quando tra noi si parlava in latino, o all’occorrenza in greco, per non farci capire dagli altri? E se il francese resta la mia lingua del cuore è sempre colpa (o merito) del tuo amor per Parigi.
Ah, ti ho perdonato l’imposizione del classico quando volevo fare l’istituto d’arte e tu tornasti a casa col Rocci. In fondo, studiare latino e greco mi è servito. Ma a Viola non imporrò scelte diverse dalle passioni che spero si senta libera di manifestare.
Tu, spero, mi perdonerai i dispiaceri e gli spaventi che ti ho procurato, quando mi sono ridotta pelle e ossa, quando ti ho detto della prima canna e dell’ultimo amore sbagliato che poi non era mai l’ultimo, quando ho tentato di andare a vedere prima del tempo quel che forse c’è “di là” e mi avete riacciuffata per i capelli… 


Mi hai spiata leggendomi il diario quando ero adolescente e ti sei arrabbiato per quel che ci hai scoperto. Ero più arrabbiata di te, per quella violazione dei miei segreti. Se ci ripenso, sono ancora un po’ arrabbiata, anche se, ora che sono mamma, non oso promettere che non farò anch’io una simile orribile azione…
Mi hai tirato soltanto uno schiaffo in tutta la mia vita e me lo ricordo ancora, quando litigavo con Pietro per un giocattolo… “Mio e tuo sono le sole parolacce che non voglio sentire in questa casa! Siete fratelli, dovete condividere stanza e balocchi. Non si litiga per stupidi oggetti”

Sei diventato un tenero nonno per la mia piccolina, come sei stato un padre dolcissimo e furibondo, esplosivo e amoroso, ingombrante a volte, indispensabile sempre, ancora.

Non eri certo contento del mio essermi allontanata dalla chiesa, ma mi hai sempre rispettata. E, in questo, lasciata libera.
E quando mi sono riavvicinata… so che sei stato felice per il battesimo pur tardivo di Viola,

anche se non eri più nei tuoi cenci… sempre più debole e malconcio.

E quando, dopo 12 anni di matrimonio civile, mi sono sposata anche in chiesa con Sandro,

ti ho visto sorridere come quasi mai negli ultimi tempi, a parte nei momenti di gioco con la tua nipotina.

Ora ho paura.
E non so trattenere le lacrime e il tremito.
Sono stata abbastanza forte nei primi giorni, dopo lo shock del tuo infarto, la corsa al Pronto Soccorso, le prime – decisive, dicevano – 48 ore in Terapia Intensiva… sabato ti avevo visto meglio, domenica affaticato, ma liberato dal macchinario che lavorava al posto del tuo cuore e dei tuoi polmoni… ieri e oggi… peggio, stai peggio tu, sto crollando anch’io. L’adrenalina non basta a farti riprendere, ti hanno riattaccato la macchina per la respirazione forzata, quel debole segnale non incoraggia a esser fiduciosi, la luce che avevo visto nei tuoi occhi sabato, ora dov’è finita? Non posso fare più altro per te se non pregare e aspettare, cercar di lavorare, prendermi cura di Viola, pregare, sperare, tornarti a trovare… ti voglio tener la mano finché posso.

Non mi lasciare