un sorso di felicità

in giorni strani, con tanti problemi (possono forse mancare errori e problemi, finché siamo vivi?), immani dolori pubblici, piccole gioie private, in cammino tra cicatrici ancora fresche e nuova rinascita, dopo cadute e scivoloni… non scrivevo più tra le mie briciole, ma oggi voglio appoggiare solo qualche immagine a pezzettini di memoria futura, per non dimenticare la felicità assaporata in una serata di puro affetto.

Con don Fulvio e con Anna, con il padre spirituale (e amico speciale) e con la madrina (e amica vera e testimone e sorella di cuore) all’incontro di ieri del Balagan Café

anche per stare un po’ con Jean-Michel, lo chef più charmant della diaspora e …altro amico super!

che ci ha deliziati con fagottini brik (li ho scelti nella versione vegetariana anche se non sono veg io, ma ero curiosa …ripieni di patate e spezie invece che di carne speziata), carote alla marocchina con mandorle e cumino, melanzane al forno allo za’atar, tabbuleh di bulgur alle erbe e poi la salsa tahina…

ma soprattutto si è seduto accanto a noi a mangiare anche lui.

Tra noi non potremmo dire (e non da ieri sera, anche se ieri sera per la prima volta tutti e quattro insieme) quel che si ripete quando si vuol sottolineare una distanza “ma abbiamo mai mangiato insieme, noi?”

Le vere amicizie passano anche dalla condivisione del cibo.

Mentre il cielo regala giochi di luce e colori sulla bellezza uscita da mani umane a gloria dell’infinito…

Tra un assaggio di cibo preparato con cura e un sorso di vino, tra i rami e le foglie del giardino della sinagoga e il cielo sopra Firenze, tra un incontro e un canto, tra l’incanto e la memoria, la pace si costruisce nella bellezza, il sapere anche nei sapori.

Grazie per il vento lieve, grazie per il vino bianco, grazie per un sorriso e per gli occhi lucidi, grazie per gli abbracci e le carezze, grazie per le canzoni e le risate, grazie per i battiti del cuore accelerati dalle emozioni e placati dalla brezza e dalla musica… grazie, grazie per la vita

Una domenica al Tempio

Domenica 10 settembre, per la  Giornata Europea della Cultura Ebraica, erano in programma in tante città diversi incontri sul tema dell’esodo, mostre, concerti, degustazioni di prelibatezze della diaspora.

‘La Diaspora. Identità e dialogo’ era appunto il tema di quest’anno, davvero attuale per l’umanità intera.

10.9.2017 dentro la Sinagoga9jpg
A Firenze l’appuntamento era nella Sinagoga di via Farini, aperta al pubblico con la possibilità di visitare anche il Museo ebraico.

Una splendida occasione per ammirare un luogo non sempre aperto a tutti, per stare insieme, ascoltare racconti, disegnare (per i bambini, ma non solo), mangiare insieme, nella convinzione che la vicinanza, la condivisione, la conoscenza siano i migliori antidoti contro ogni forma di razzismo e intolleranza.

Jean-Michel Albert Carasso e Mike Hagen hanno fatto un menù Diaspora:
Trenette genovesi con sugo alla concia del Ghetto di Roma (squisite);

Insalata di ceci di Esaù che delle lenticchie non ne può più  (saporita);
gulash vegetale degli ebrei ungheresi con bicchierino di borscht di barbabietole degli ebrei ukraini (gusto insolito, da riprovare);
tajine di pollo al miele e cannella con cuscus degli ebrei marocchini (delizia);
crostini con mousse di tonno al curry degli ebrei dell’India (quel che mi è piaciuto di più);
Basbussa dolce di semolino degli ebrei egiziani (l’unica portata che non ho gradito tanto, giusto le mandorle intere sopra il couscous zuccherato e profumato di fiori d’arancio).

Emozionata come una ragazzina davanti a un mito alla presenza del grande chef JM Carasso. Ah, il dolce troppo morbido non l’aveva preparato lui, ci avrei scommesso. Piaciuto molto, però alla mia nuova amica Sara che si è fatta fuori anche le porzioni  delle bimbe… già, perché ero andata con lei , il suo consorte e la sostanziosa prole: tre incantevoli bambine e un dolcissimo principino di pochi mesi.

Con la piccola Anna, smorfie in auto passando davanti a San Jacopo in Polverosa (voleva salutare don Fulvio che era impegnato altrimenti e l’avrei rivisto volentieri anch’io)

Maya invece si è divertita in giardino a interpretare in maniera particolare la “domenica delle palme”

E mi ha colpita con le sue osservazioni durante la visita alla Sinagoga:

“qui devono stare persone importanti” (brava, ragazzina, nel matroneo stanno le persone importanti, le donne!)

10.9.2017 dentro la Sinagoga nel matroneo

P.S. in tempo per fare gli auguri di Rosh Ha-shanà, ripensando al gusto dei chicchi di melograno sparsi tra ceci e couscous anche quella domenica

l’shanah tovah techatemu ve tikatevu

[che il tuo nome possa essere inscritto e serbato (nel Libro della Vita) per un buon anno]

 

shana tova