Don Pino. Il coraggio di amare

Solo se si è amati si può cambiare; è impossibile cambiare se si è giudicati. Si può contribuire a cambiare qualcuno solo se gli si esprime il proprio amore, e nel proprio amore gli si dice: appunto perché ti voglio bene così come sei, desidero per te che tu cambi
(Don Pino Puglisi)

Il 15 settembre 1993 don Pino Puglisi, parroco del quartiere palermitano di Brancaccio, venne ucciso da killer mafiosi.
Oggi, 15 settembre, una delle più belle pagine del Vangelo, la parabola del Padre che ama e aspetta il figlio perduto e gli corre incontro… 

«Nessun uomo è lontano dal Signore.
Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore.
Non forza il cuore di nessuno di noi.
Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere.
Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà.»
(Don Pino Puglisi)

 


Padre Puglisi non era un prete ‘anti’ era PER. Dava noia alla mafia non perché facesse l’attivista antimafia, ma perché dava al suo popolo un’alternativa, una visione bella della vita insieme. E un sostegno concreto, in positivo, non contro qualcuno. 

«Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno.
Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio.
Questa è un’illusione che non possiamo permetterci.
E’ soltanto un segno per fornire altri modelli, soprattutto ai giovani.
Lo facciamo per poter dire: dato che non c’è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa.
E se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto…»

Trasmetteva il coraggio della speranza. 

“Quelli che riflettono troppo prima di fare un passo, trascorreranno tutta la vita su di un piede solo”

Don Giuseppe Puglisi, come ricordava Gian Carlo Caselli nel 2013  “… muore (ce lo racconta il mafioso che lo uccise) sorridendo e pronunziando le parole “me lo aspettavo”. Cosa voleva dire, con quel sorriso e con quelle parole? Per il sorriso la risposta è facile, tant’è che don Pino è stato – ieri, a Palermo – beatificato come martire. La sua fede era profonda e sincera. Sapeva che la conclusione della vita terrena è solo un passaggio all’aldilà. Un passaggio per crescere: perciò sorrideva. Ma le parole “me lo aspettavo”? Forse don Pino si è ricordato delle tante volte che – in vita – si era guardato intorno e si era trovato solo. Non perché fosse qualche passo avanti rispetto alla posizione che gli spettava. Ma perché restavano indietro, spesso molto indietro, coloro che avrebbero dovuto essere accanto a lui. E la solitudine, si sa, sovraespone”