Dolcezze d’autunno

Trovata la farina buona per uno dei miei dolci preferiti, anche se a Sandro non piace…pace.

Amo l’autunno, le foglie rosse e gialle in danza nel vento, l’olio nòvo e le castagne,


mi inebria anche solo il profumo della farina di castagne e col primo freddo a modino, promessa di inverno, mi parte irresistibile la voglia di castagnaccio.
Per amici golosi e curiosi, ricetta passo dopo passo.

Ingredienti:
farina di castagne (mezzo chilo)
acqua (650 grammi)
uvetta (100 grammi)
pinoli sgusciati (100 grammi)
gherigli di noci (100 grammi)
ramerino (un bel rametto o due piccini)
sale fine (un pizzico)
olio extravergine d’oliva (un cucchiaio)

 La farina va setacciata ben benino, staccia buratta

con colino a maglia fine e con la nuova frusta

22.11.2017 frusta

(che fine avrà fatto quella che usavo l’anno scorso?)
anche per mescolare bene con l’acqua

Sciacquata sotto acqua corrente l’uva passa, l’ho fatta rinvenire in acqua fresca per dieci minuti

 

e ho scaldato un po’ d’olio nòvo col ramerino (rosmarino per chi legge da fuori Firenze). Solo scaldato, per fargli prendere sapore e profumo del rosmarino elbano. Non deve prendere l’amaro di bruciaticcio.


Nel nostro castagnaccio NON c’è lievito, non c’è zucchero, non ci sono uova o burro…ma uvetta, pinoli e gherigli di noci tagliati grossolanamente…

gira gira mescola…

aggiunti pinoli interi, l’uvetta asciugata e i pezzetti di noci alla farinata di castagne (anche un pizzico di sale),

poi tutto sulla teglia leggermente unta (coperta di stagnola e carta forno per penar poco a lavarla dopo). 


Forno preriscaldato a 195 gradi, non ventilato, una mezz’ora circa.


Mi godo il panorama e fumo una sigaretta in terrazza con vista (ormai ridotta da alberi e palazzi) sul campanile di Giotto e la Torre di Arnolfo, poi, mentre il castagnaccio cuoce, lavo e asciugo subito quel che ho usato,


“a metà cottura” – dice qualche ricetta –  no, verso la fine proprio, solo in finale di cottura, quando compaiono le prime crepe, aggiungo, sopra la crosticina che si sta formando,  l’olio al ramerino che così non piglia l’amaro, questo è il passaggio importante.

Un’occhiata alle news (amare) e …il profumo dal forno avvisa che il castagnaccio è cotto. 

GRAZIE

e portato un assaggio a don Fulvio. Che mi sta salvando la vita, non da solo, con Chi me l’ha messo sul cammino. Luce nel buio, rose oltre il cancello

22.11.2017 davanti casa di Fulvio

una merenda speciale

25-11-2016-manca-ancora-la-stella-natale

e tra un mese è Natale. Che non c’entra o forse sì… e se non si fanno per i bambini i dolci a volte fanno male, ma se si preparano per loro e se si mangiano con loro non fanno neanche ingrassare. 
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Che poi si gioca e ci si emoziona (Oreste e Viola incantati dalle lucine) 
25-11-2016-tra-un-mese-natalee una fetta tira l’altra e il pomeriggio è volato (che gioia conoscere i genitori del primo amico di Viola che viene a casa dopo l’asilo*) e mi stavo dimenticando che oggi è il mio onomastico, quello che festeggiava la bisnonna Caterina (in Piemonte) e per cui mi faceva gli auguri nonna Gabriella. 

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Gli altri, quasi tutti, mi fanno gli auguri per Santa Caterina da Siena, nonna me li faceva per Santa Caterina d’Alessandria.

santa-caterina-d-alessandria-di-michelangelo-merisi-da-caravaggio

Santa patrona di sarte e studenti, filosofi e  mugnai, ceramisti e cartai…

santa-caterina-d-alessandria-di-raffaello

Auguri anche a me


*che Oreste abbia il sostegno sembrava un problema per qualche mamma prima ancora che iniziasse l’anno scolastico (“C’è un bambino col sostegno, disturberà? Rallenterà il programma?” di grazia, quale sarebbe il programma alla materna? Non è forse soprattutto imparare a stare con gli altri?). Possibile che ancora non sia chiaro come un bambino disabile porti doni e ricchezza in una classe? Un’insegnante in più, intanto, quella del sostegno. Un esempio di difficoltà da accogliere e conoscere senza paura… e tanto affetto

briciole dolci

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briciole di biscotti con burro lasciato sciogliere dal calore della stanza (o fuso in un pentolino per chi ha fretta), mentre fuori pioveva. 

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mescolare, mescolare… qui si gira tanto il mestolo.

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Spianare su teglia ricoperta di cartaforno anche se non andrà in forno, ma in frigorifero per almeno mezzora 

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(la mia base ci è rimasta un’ora buona, messa in freddo prima di correre a riprendere Viola all’asilo, 

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tirata fuori con lei che preferiva la schiacciata all’olio di Tato Pane)

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E preparare la crema (o ripieno) con ricotta, philadelphia, panna, limone…

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e frusta (o due forchette… la mia frusta da panna si sta rompendo, vanno bene anche due forchette e girare con tanta energia come cinguettava Viola… piccola sadica “dai, mamma, forza, più veloce, più energia!”), 
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come ci voleva energia per grattugiare la scorza dei limoni con la grattugina a prova di bambini (gratta una …bip!), 

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unire lo zucchero a velo, 

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resistere alla tentazione di finire a cucchiaiate quella dolcezza bianca…

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soprattutto al momento di versare sulla base la soffice tentazione, 

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ma ripulire la ciotola col dito è goduria concessa

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Ore di frigorifero (alla fine mi ero stufata di aspettare e ho messo in freezer…la prossima volta direttamente nel ghiaccio, ma qui parlo delle prime volte e questa era la mia prima volta alle prese col cheesecake) prima di fare la glassa con zucchero, amido di mais e limone…

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per farla così gialla t’ha’ voglia a cercare limoni di Sorrento… o colorante alimentare o mezzo cucchiaino di curcuma.

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E si era fatta notte…

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…però bello andare a letto dopo aver messo fiori di zucchero sulla glassa. 

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Dopo una nanna in frigorifero, oggi altri fiori di zucchero se ho tempo… poi ci sarà una merenda speciale.
Ingredienti: una bambina affettuosa e vivace, un amico di scuola o un’amica…e un po’ di nuvole in cielo e voglia di fare nuvole di panna.
Per il dolce, invece, stavolta anche un po’ di dosi 😉

Ingredienti per la base:
biscotti (tipo Digestive o Grancereale… io ho preso quelli ai cereali del supermercato) circa 200 grammi
burro (un panetto da 125 grammi va benissimo)

Ingredienti per la crema …cheese 🙂
ricotta di mucca 500 grammi
Formaggio fresco spalmabile (io ho messo il Philadelphia) 250 grammi
Zucchero a velo (anche vanigliato, volendo… e io volevo) 150 grammi
Succo e scorza grattugiata di due limoni
Panna fresca liquida 100 grammi (a me ne è cascata dentro un po’ di più)
miele al posto della gelatina in fogli (non mi ispira la gelatina alimentare ricavata dal maiale… )

Ingredienti per la glassa:
ancora succo di limone (altri due limoni grandi o tre piccoli),
amido di mais (Maizena) 50 grammi
Zucchero a velo (vanigliato o no) 100 grammi
Acqua (un bicchiere colmo)
curcuma (mezzo cucchiaino) per colorare
Decorazioni a piacere (fiori di zucchero, fettine di limone…)

 

Un frigorifero e tanta pazienza

 

 

ripasso di passi

Nostra Signora, quella vera…

meraviglia rinnovata appena intravista vicina tra le foglie nell’Ile de la Cité. Ripassati dal point zéro per il desiderio di tornare nella città magica ancor prima di lasciarla.
Sosta davanti al portale del Giudizio Universale


e via dentro, meno emozionata della prima volta, più serena e curiosa, sempre incantata

dentro Notre-Dame de Paris. Stavolta mi sono fermata anche davanti alla ricostruzione della costruzione


e commossa davanti alla deposizione

…per motivi di spazio devo rinunciare a inserire in un post tutte le foto scattate dentro la cattedrale, ma le immagini mi si sono impresse nell’anima.


Fuori, in una sosta della pioggia, ci siamo goduti i giardini intorno a Notre-Dame

fiori in terra,

statue al cielo…

nutrimento per lo spirito prima di ripercorrere le vie del Quartier Latin, a passi svelti in salita,

con dolce mèta, per contentare anche i sensi