per la notte di San Giovanni

Vigilia di plenilunio, volo di rondine colto al volo ieri sera, con le speranze tremanti per il bimbo scomparso e stamattina finalmente ritrovato vivo!

Mattina a caccia di erbe e fiori per la nostra acqua di San Giovanni, con Viola in vena di avventure sì, ma con la mamma (non è andata alla gita al parco avventura coi compagni del centro estivo, voleva stare con me), zaino in spalla fino all’Indiano e ritorno. Brava!

C’era anche un papavero rosa o viola chiaro…

e tante farfalle bianche che si nascondevano nella luce abbagliante nel chiarore di erba secca e fiori pallidi, lungo le rive dell’Arno e sul letto disfatto del Mugnone in secca.

Ore senza pensieri scuri, gratitudine e infinita tenerezza.

Come in una favola, ogni particolare della natura intorno ci faceva immaginare storie…

e sogni colorati.

Che la notte di San Giovanni porti sogni buoni, segni belli, rivelazioni e desideri importanti,

con la tradizione diventata un gioco, sotto un plenilunio velato

perché anche Signora Luna vuole giocare stanotte.

A nascondino con le nuvole.

provvisoriamente

E Natale è passato, con il suo carico di luce e nostalgia, amore presente e presenze perdute, lacrime senza freni davanti al posto vuoto di chi non passerà più con noi il Natale in terra e un velo di malinconia anche per le assenze provvisorie… pranzo senza fratelli, cognate e nipotini, ma con la gioia straripante di Viola che cresce sana, dolce, bella e intelligente… è stato un bel Natale, un vero Natale buono, con lo sposo e mia madre e letture, film d’animazione, coccole in casa mentre fuori è arrivato l’inverno.

Il giorno dopo, al parco con Viola e Sandro, a rivedere i miei amici alberi e a riaccordare i pensieri coi passi, a rincorrere a piedi la monella buffa in bicicletta,

a godermi i suoi abbracci teneri

Tra ieri e oggi, invece, ancora tempere.

Per una signora della parrocchia di San Jacopino, devota di Sant’Antonio, che compie gli anni oggi… la mitica Dolly, novantenne senza peli sulla lingua, cuore d’oro dietro una scorza burbera che si scioglie in dolcezza autentica, quando riconosce affetto sincero.

…devo smettere di ritoccarlo e lasciarlo asciugare in pace o rovino tutto. Non sono mai contenta di quel che faccio, ma solo se mi esercito e accetto di sbagliare, posso sperare di ritrovare la mano. E devo esercitarmi anche a non cedere alla furia autodistruttiva che mi ha portata più di una volta a fare a pezzi i miei disegni e anche le tele già dipinte… oggi forse ho sfiorato il fondo di quella smania che mi divora, mi auguro che la consapevolezza mi sia di aiuto per domare questo tratto del mio essere che non porta a nulla di buono

consolazioni d’autunno

I colori a olio di nonno Giuliano ormai erano secchi e non sono riuscita a rimetterli in gioco, ma le tempere sono un buon punto di equilibrio tra la trasparenza degli acquarelli e l’intensità della pittura ‘seria’… soprattutto erano quel che avevo a disposizione quando mi è tornata la voglia di dipingere e di abbozzarla col perfezionismo paralizzante. Non sono Monet, posso divertirmi senza pretendere di sfornare un capolavoro.

Volevo farlo prima del 6 novembre, per l’anniversario delle nozze… era un desiderio di Sandro che riprendessi a dipingere. Il nostro quadretto è appeso alla parete del salotto, alla vigilia del nostro anniversario

La scuola di danza è chiusa dal DPCM del 25 ottobre (maledetto Covid!), Viola era così felice di aver iniziato a studiare alla Scuola del Balletto di Toscana…

in questi giorni un po’ cerco di farle sentire meno la mancanza delle lezioni con esercizi a casa

Oggi una magnifica passeggiata nel parco tra le meraviglie dell’autunno.

E sto. Mi nutro di bellezza tra fiume, funghi, foglie…

GRAZIE

pozze di cielo

Il cielo in una pozza, in una tregua della pioggia.

Una passeggiata tra gli alberi amati (ormai gli unici amici non conviventi che posso abbracciare… maledetto Covid)

E le rive del fiume, sotto un cielo carico di nubi scure… promessa di nuova pioggia.

Incornicio con gratitudine due ‘incontri’: una strana foglia che mi ha incuriosita e un fiore bellissimo che mi incantava, ma di cui non sapevo il nome.

Un’amica, vista la foto, mi ha detto che si tratta dell’Orchidea ballerina!

L’autunno a Firenze, nel parco vicino a casa, non smette di farmi regali.

Passeggiate di settembre

Una mattina di settembre, non oggi, dopo la pioggia del giorno prima.

Briciole di cielo in terra, riflessi e luci e ombre

Una sera fuori con lo sposo, nelle vie di Firenze tornate a vivere dopo il lockdown (con la speranza che non ci si ricada a breve, vista la disinvoltura di tanti in questa estate che non vuol finire).

Davanti a Sant’Ambrogio mi incanto sempre…

Una cena deliziosa al ristorante di nuova apertura, a due passi dal Tempio.
Riporto qui la mia recensione a caldo dopo la serata chez Ba’ Ghetto:

Nella via della splendida sinagoga di Firenze, di fronte allo storico ristorante Ruth’s (vegetariano), di recente, in piena crisi da restrizioni per via della pandemia, finalmente un’alternativa con carne e pesce, dalla tradizione giudaico romana senza togliere spazio all’anima mediorientale. I tavolini all’esterno e l’interno spazioso consentono il distanziamento necessario per complicar la vita al coronavirus, l’igiene è scrupolosamente rispettata, ma il clima non è freddo o asettico, anzi, la simpatia del personale di sala, unita a una professionalità impeccabile, aiuta a scordare almeno per il tempo della cena ogni preoccupazione e tristezza. Prima volta, quindi posso parlare solo dello squisito carciofo alla Giudia scelto da me, dell’espressione felice di mio marito mentre gustava l’antipasto da lui scelto, la caponatina di verdure in agrodolce con uvetta, pinoli e carne stagionata croccante, poi per me i paccheri allo scorfano e per lo sposo bucatini all’amatriciana, cui si abbinava il principe dei vini, un Merlot rosso di casa Gamla che portava con sé il profumo delle alture del Golan (ma la lista dei vini è ricchissima, ci vorranno altre cene per farne una minima recensione). Ci è stato offerto anche un extra, l’assaggio di concia di zucchine che meritava, anzi… impone una prossima visita a breve. Tra i dolci difficile scegliere. Alla fine abbiamo optato per la torta mandarino e curcuma mio marito, per me pistacchio ( e visto che ne era rimasta solo una fettina, mi è stato portato un bel pezzo anche della variante pistacchio e crema di nocciole con spolverata di cacao). Anche il caffè era ottimo. Un’esperienza di gioia per occhi e palato. Consigliato davvero

foglie, colori, luce…

La prima mattina dopo il ritorno dall’isola, una bella passeggiata alle Cascine mi ha consolata con i giochi di colori e luci tra le foglie degli alberi che tanto amo.

Promesse di autunno…

L’emozione di seguire un cavallo bianco…

Venerdì, invece, in occasione di una visita oculistica per la bimba, giratina a Lastra a Signa. Una casa forse non proprio abbandonata, solo chiusa e parecchio trascurata, con un lucchetto abbastanza nuovo al cancello arrugginito mi ha incantata… fantasie di storie e sogni.

A casa, a Firenze, intanto, la piantina di pomodoro seminata e curata da Viola cresce.

Ripenso alla macchia mediterranea tra scogli e stelle

e al sentiero per il mare, dove all’olivo si abbracciava la vite…

E alle foto che la piccina scattava a me e al suo babbo, felice dei nostri abbracci,

con il cuore pieno di bellezza e gli occhi stanchi la sera dopo tanta luce dall’alba…

GRAZIE

in cielo e in acqua

sollievo e bellezza anche in periferia.

Firenze in agosto è sempre bella, sa essere soffocante per l’afa, ma certe sere si respira

e tra gli alberi delle Cascine c’è il rifugio acquatico della piscina delle Pavoniere.

Per la prima volta ci sono stata, ieri, con Viola.

A Viola avevo promesso una giornata in piscina e ieri mi è toccata. Ero un po’ in ansia, sinceramente, non sapevo come me la sarei cavata… prima volta in piscina, e poi da sole… però l’avevo promesso e non volevo deludere la mia bimba. Ci siamo divertite tanto, Viola era proprio felice, non voleva mai uscire dall’acqua, anche se non sa nuotare, ma alle Pavoniere c’è la vasca per i bambini, profonda solo un metro e dieci, dove lei toccava. In quella accanto, con acqua alta due metri e venti, mi sono concessa diverse bracciate a dorso e non so quante volte avanti e indietro a rana, mentre Viola giocava in acqua e faceva le prove di galleggiamento, sotto lo sguardo del bagnino e con i bimbi più piccoli con cui aveva fatto già amicizia (e quindi guardata anche da babbo, nonna, mamma dei diversi compagni di giochi in acqua).

A volte mi chiamava nella piscina bassa e ‘nuotava’ usando un mio braccio come ‘tavoletta’ oppure mi abbracciava da dietro e sbatteva le gambe magre e lunghe mentre io correvo nell’acqua… sfinite, fisicamente sfinite dopo tante ore di piscina, ma rigenerate dentro. Il pranzo al bar delle Pavoniere, schiacciatine farcite e scaldate, al tavolino sotto una tenda, io e lei, mamma e bimba… e poi subito di nuovo in acqua, a giocare, nuotare, saltare, ballare anche (avevano messo la musica a bordo piscina) ma sempre in acqua e il ritorno a casa col costume bagnato, ai primi brividi, quando Scirocco ha ceduto il passo a Libeccio, stanche e leggere come dopo una giornata al mare e invece a dieci minuti a piedi da casa, a Firenze… Viola e io, bimba e mamma, un sogno che non osavo permettermi fino a non tanti anni fa e oggi realtà

GRAZIE

E stamattina la sua emozione quando ha visto il verde tenero spuntato nel suo vaso… da un semino di pomodoro (preso da un pomodoro a spicchi) sta nascendo una pianta nuova 😍


E Viola l’annaffia mattina e sera “bevi, piccolina”

briciole di ozio

sorsi di bellezza senza utilità,

lusso di tempo, il vero lusso è sempre il tempo, soprattutto il tempo per godere di quel che non ha prezzo,

colori, fiori, pendenze, vita che spacca la pietra, tenerezza che germoglia e spunta ovunque, 

anche sotto un sole che abbaglia e fonde, confonde, fa svenire, 

e sfoca in controluce immagini che un giorno saranno ricordi dolci, spero…

sarò il tuo passato, che ti dia fiducia nell’essere stata sempre voluta e amata, Viola cara, sei il mio presente, sarai il futuro del mio amore.

Guarda il cielo ogni volta che puoi, non è mai uguale, non è mai muto.

E un giorno forse tornerai da sola all’Indiano, “dove mamma faceva foto e prendeva boccate di libertà…”

soste su sedute non banali,

in pezzi di spazio quasi fuori dal tempo,

soprattutto quando non c’è gente, sembra di poter tornare ai tempi lontani di quando fu costruito il monumento all’Indiano. E ti ricorderai forse la storia, a me la raccontava lo zio di mia madre: un giovane principe indiano di ritorno in patria dopo un viaggio a Londra, dove era stato a studiare e a salutare la regina, si ammalò di tubercolosi e un malore lo uccise a soli ventun anni mentre era a Firenze, al Grand Hotel, alla fine di novembre del 1870. Il suo corpo fu bruciato, secondo il rito indù, alla confluenza di due fiumi (Arno e Mugnone, fiume e affluente in questo caso) dove vennero sparse le sue ceneri e in sua memoria fu costruito il monumento funebre, di recente restaurato, con il busto del defunto, il principe Rajaram Chuttraputti di Kolhapur sotto un baldacchino sorretto da quattro sottili colonne.

Spero che ricorderai anche di abbracciare un pino ogni tanto

e nel vento sentirai una mia carezza

 

Candelora palindroma 02.02.2020

rami e reti

fili

e foglie. 

1 febbraio 2020 rami e foglie
Con una pioggia fitta non forte che riporta ricordi autunnali in questo pallido inverno troppo caldo.

Bello correre sotto la pioggia, bello poter ancora riprovare a correre.

Non era scontato.

GRAZIE

Per tutto il resto graziella e graziealcazzo (e juvemerda sempre)