tutto passa

passa tutto
prima o poi, 
se non passa
passiamo noi…

Ultimi doni di autunno per via, anche una pozza può farsi specchio di cielo


e le foglie che cadono al passaggio del tempo regalano luce agli occhi e musica ai passi, oro tra cielo e terra, tappeti fruscianti sotto le scarpe 

Novembre si è chiuso con una brutta esperienza, ma scrivo sulla sabbia quel che mi fa male e incido sulla roccia (e in foto salvo anche qui tra volatili pixel che sembrano eterni pur se eterei) quel che mi ha fatto danzare il cuore nella gioia. Le foglie colorate nel vento, al parco 

o il ritorno della Luna in uno squarcio di sereno dopo giorni e notti di pioggia…

Grazie

umore

Umidità, umori, umiltà, umanità… humus… 

Lunedì volevo correre, di nuovo. Le gambe mi hanno detto di no.
La bellezza del parco in ottobre mi ha consolata.

All’inizio avevo anche provato a sforzarmi, ma sentivo male e, dopo un piccolo momento di rabbia con me stessa, mi sono goduta la lunga passeggiata senza far più tentativi oltre i limiti. Lunedì dovevo solo recuperare e rallentare.
Non è  precisamente questa l’umiltà, lo so, ma un po’ anche imparare la pazienza con i limiti temporanei o strutturali del corpo mi ricorda che di terra siamo fatti e alla terra torneremo, polvere impastata di Spirito…

respiro di vita che rende fertile l’humus

Ancora danza di foglie gialle dai rami e uno sproposito di funghi ovunque,

ma a parte alcuni che dicevano chiaro e tondo

“non mi toccare neanche, chi mi assaggia muore”

non so distinguere quelli buoni da quelli velenosi e non avrei saputo dove metterli…

 

colti con le foto e respirati i profumi dell’autunno con gratitudine. Davvero, dal profondo del cuore… GRAZIE

Ieri tornata a correre, invogliata dai colori del primo mattino, alba nuvolosa e raggi di arancio e d’oro tra nuvole viola…

 

Grazie per il silenzio sospeso quando il cielo si è fatto scuro,

per la pioggia fine e dolce che mi ha colta per via,
e per il momento di incertezza in cui ho pensato di rinunciare…

sotto quelle nuvole cariche d’acqua mi sentivo così piccola! GRAZIE
E per la voglia di provarci lo stesso. Un passo dopo l’altro, veloce e leggera sopra un tappeto di foglie gialle bagnate…

non era un temporale come l’altra volta, solo pioggia a volte più forte a volte appena percettibile in movimento. Un’ora di puro incanto e… senza pensarci, il miglior ritmo medio! Il bello è che dopo la corsa ero meno stanca di quando ero uscita. GRAZIE
Ero contenta della bella corsa, della bellezza intorno a me e dei sorrisi scambiati con altre persone che si allenavano: una ragazza che incontro spesso, un signore anziano, una donna con qualche chilo di troppo che cammina con costanza a ritmo sostenuto… eravamo in pochi, quando piove e il parco è quasi deserto di umani, tra i pochi che si riconoscono scatta qualcosa che sarebbe naturale eppure non sperimento spesso nelle vie cittadine… un sentimento di fraternità, più o meno.

Prima di rientrare, mi sono fermata ammirata a contemplare la scia umida argentata di una lenta, paziente, pura lumaca. Né buona né cattiva, solo viva, pura vita senza pensieri… 

e l’umore?
Anche nel senso della disposizione d’animo, quando i liquidi dentro e fuori giocano bene insieme, non può che migliorare

Dolce ottobre

Una passeggiata per gustare con calma la bellezza in cui sono immersa quando corro, castagne per terra, i colori d’autunno sui rami e sui sentieri…

Respirare cielo per tornare a portare i pesi che in terra mai mancano, dimenticare per un momento di pace quel che pace e luce non è e sembra prevalere. Ricarica di fiducia per non scoraggiarsi.

Nella sinfonia d’autunno offerta ai sensi. Sole ancora caldo, aria fresca, profumo di terra bagnata e funghi, muschi, foglie, rami, zolle, insetti… ma quanti e di quanti tipi sono gli alberi alle Cascine?

E mettere un piede davanti all’altro, lentamente o correndo, resta la mia forma preferita di preghiera senza parole. Ogni passo uno slancio di gratitudine e lode a Chi ha creato il cielo e la terra e tutte le meraviglie che contengono. Al parco come per via, come i piccoli melograni sul marciapiedi…

e le rosee l’olivo nel giardino di don Fulvio,

per non parlare di zenzero e cannella, vaniglia e scorza di limone, succo d’arancia , frutti di bosco cotti con lo zucchero… che hanno profumato tutta la casa mentre provavo una ricetta di salsa per la copertura di una torta.

Ma solo la corsa di stamattina mi ha ricordato la bellezza grande di ottobre,

col primo velo di umido freddino

e una danza continua di foglie gialle giù dai rami mentre correvo… stavo per piangere commossa, come ieri al giardino di via Maragliano,

da poco intitolato a Samb e Diop

Ore e colori

Di mattine al parco e tramonti per via.

 

Correre al parco mi piace tanto, non solo per la gioia del movimento all’aria aperta, scoperta abbastanza recente, mare a parte, ma proprio per il contatto ravvicinato con l’aria e i mutamenti di odori e colori nella danza delle stagioni. Se già a luglio avevo notato tante foglie gialle in alcuni spazi delle Cascine, da metà settembre è un crescendo di rossi e marroni… sinfonia d’autunno con qualche nota di verde estivo nell’erba fresca e dissonanze primaverili sparse.

Tra i fiori spesso la presenza lieve della carezza di babbo, nel volo di una farfalla bianca, come nel vento fresco sulla pelle accaldata mi ostino a sentire il respiro di Chi fa vivere l’universo. Respiro che non è solo nel vento.

Né solo nella luce che gioca a nascondino con le foglie tra i rami alti…

le prime castagne in terra e certi funghi grossi…

con un profumo inconfondibile, mescolato a quello della terra ancora umida

dopo la pioggia del giorno avanti, tra le foglie cadute.
L’ultimo giorno di settembre, a metà percorso, una sorpresa mi ha fatta quasi piangere, commossa: due scoiattoli che giocavano, salivano e scendevano dagli alberi vicino alla radura che precede il ponte all’Indiano… che meraviglia!

Mentre intorno alla vasca con la fontana candide rose cantano una stagione andata…

Fiori e foglie, cuori ovunque

briciole di bellezza per terra.

L’ultimo giorno di settembre ho letto che è morto il mio prof di italiano al liceo.
Sono sempre più le briciole di cuore che mi volano via…
sempre meno le radici che mi tengono… 

Prima e poi

Primo giorno di autunno (sì, quest’anno l’equinozio di autunno era stamattina),

prima corsa sotto il temporale per me

Ero uscita quando non pioveva, tregua dopo una domenica di pioggia fitta e un’altra notte d’acqua e un altro risveglio bagnato…

I primi tuoni mi sembravano lontani, la pioggia mi piace e non volevo fermarmi e tornare indietro, stavo correndo felice, avevo trovato un buon ritmo…

Poi, però, la pioggia si è fatta più intensa, tuoni forti, fulmini vicini… anche un po’ di paura. Cielo sempre più scuro, scrosci violenti, sorrisi tremanti scambiati con gli altri due ‘pazzi’ a correre come me in tutto il parco delle Cascine sotto il temporale.

Sapevo che forse era meglio finirla e andare a casa, ma solo arrivata all’Indiano ho iniziato a pensare di rincasare e a quel punto c’era qualche chilometro da macinare nelle pozze.

Mentre tornavo indietro, a volte dovevo rallentare perché correvo dentro l’acqua, enormi pozzanghere… a volte invece acceleravo per paura dei lampi. Ma mi è piaciuto un sacco, un’esperienza nuova, un contatto speciale con le mie sorelle nuvole e le loro lacrime, una conversazione senza risposte a parole con Chi vive al di là delle nuvole…

Nel pomeriggio il cielo si è riaperto, sono andata a prendere Viola a scuola e da oggi le prime classi della primaria escono dal cortile dove passavo l’intervallo da piccina (la mia bimba va a scuola dove ho fatto anch’io le elementari). Lei gioca felice dove ho lasciato brutti ricordi…

prima di tornare a casa mi voleva far vedere dove gioca a campana.

Brava, bimba, salta e corri e ridi dove…

sopra…

non importa più.

Passato.

Ora c’è la dolcezza di un nuovo autunno

Dolcezze d’autunno

Trovata la farina buona per uno dei miei dolci preferiti, anche se a Sandro non piace…pace.

Amo l’autunno, le foglie rosse e gialle in danza nel vento, l’olio nòvo e le castagne,


mi inebria anche solo il profumo della farina di castagne e col primo freddo a modino, promessa di inverno, mi parte irresistibile la voglia di castagnaccio.
Per amici golosi e curiosi, ricetta passo dopo passo.

Ingredienti:
farina di castagne (mezzo chilo)
acqua (650 grammi)
uvetta (100 grammi)
pinoli sgusciati (100 grammi)
gherigli di noci (100 grammi)
ramerino (un bel rametto o due piccini)
sale fine (un pizzico)
olio extravergine d’oliva (un cucchiaio)

 La farina va setacciata ben benino, staccia buratta

con colino a maglia fine e con la nuova frusta

22.11.2017 frusta

(che fine avrà fatto quella che usavo l’anno scorso?)
anche per mescolare bene con l’acqua

Sciacquata sotto acqua corrente l’uva passa, l’ho fatta rinvenire in acqua fresca per dieci minuti

 

e ho scaldato un po’ d’olio nòvo col ramerino (rosmarino per chi legge da fuori Firenze). Solo scaldato, per fargli prendere sapore e profumo del rosmarino elbano. Non deve prendere l’amaro di bruciaticcio.


Nel nostro castagnaccio NON c’è lievito, non c’è zucchero, non ci sono uova o burro…ma uvetta, pinoli e gherigli di noci tagliati grossolanamente…

gira gira mescola…

aggiunti pinoli interi, l’uvetta asciugata e i pezzetti di noci alla farinata di castagne (anche un pizzico di sale),

poi tutto sulla teglia leggermente unta (coperta di stagnola e carta forno per penar poco a lavarla dopo). 


Forno preriscaldato a 195 gradi, non ventilato, una mezz’ora circa.


Mi godo il panorama e fumo una sigaretta in terrazza con vista (ormai ridotta da alberi e palazzi) sul campanile di Giotto e la Torre di Arnolfo, poi, mentre il castagnaccio cuoce, lavo e asciugo subito quel che ho usato,


“a metà cottura” – dice qualche ricetta –  no, verso la fine proprio, solo in finale di cottura, quando compaiono le prime crepe, aggiungo, sopra la crosticina che si sta formando,  l’olio al ramerino che così non piglia l’amaro, questo è il passaggio importante.

Un’occhiata alle news (amare) e …il profumo dal forno avvisa che il castagnaccio è cotto. 

GRAZIE

e portato un assaggio a don Fulvio. Che mi sta salvando la vita, non da solo, con Chi me l’ha messo sul cammino. Luce nel buio, rose oltre il cancello

22.11.2017 davanti casa di Fulvio

tra cielo e terra

nella dolcezza dell’autunno, sia pur primaverato, umido, con caldo anomalo e scosse inquietanti, mi vivo ottobre con gratitudine per ogni foglia in danza dai rami ai viottoli del giardino vicino all’asilo,

per le bacche colorate (forse velenose?)

sul tavolo di legno che chiamo “il mio ufficio” e che raccolgo anche se non è romantico
…però mi diverto con poco, tra ventate e sbalzi d’amore.
A metà mese (il 16) c’è stato il compleanno di Manu, ormai un uomo, festeggiato da noi anziani e dalla sorellina anche con una sfida a bowling

vinta dal ragazzo, strapersa da me che però mi sono svagata alla grande (era la prima volta che giocavo a tirar giù birilli con quelle palle pesanti)

e mille pensieri, non tutti lievi, tante corse e grane e …speranze, sogni, emozioni.
Momenti di sosta di vitale importanza, anche in una chiesa vista spesso da fuori,

chiesa di San Jacopo in Polverosa, detta di San Jacopino

chiesa di San Jacopo in Polverosa, detta di San Jacopino

scorcio diSan Jacopino

scorcio di San Jacopino

dove non ero mai entrata, forse (o almeno non ricordo), in tanti anni in questa zona di Firenze, ora invece tappa amata tra la scuola di Viola e le commissioni mattutine,

ingresso (o uscita) di San Jacopino

ingresso (o uscita) di San Jacopino

dove ho trovato tanta luce e pace

e un padre buono, un prete goloso, un confessore col cuore in punta di lingua, sguardo e mani, un confratello di tifo viola, un amico nuovo… e si è pure mangiato insieme con Anna, da Nicola. Grazie, don Fulvio per essere entrato nella mia vita. 

24-ottobre-2016-a-pranzo-con-don-fulvio-e-anna-da-nicola

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