a piccoli passi verso la verità

13.7.2015 I LOVE RIKY

Domani, alle ore 13, nel Palazzo di Giustizia di viale Guidoni a Firenze si terrà una nuova udienza del processo per la morte di Riccardo Magherini. Dovrebbe essere l’ultima udienza preliminare, per poi iniziare in ottobre a ritmo serrato, anche un’udienza alla settimana, il processo vero e proprio.
Stavolta temo che non potrò esserci fisicamente e mi dispiace, ma farò il possibile per passare dal tribunale anche domani. C’ero l’undici giugno, finita anche nei servizi al tg3 regionale e nel video a cura di Matteo Calì (leggete il dossier Speciale Magherini sul Sito di Firenze, c’è tutto, leggete il libro di Matteo Calì, Raccontate la mia storia).

Ci saranno comunque tanti amici, lo so, ci saranno il fratello di Riccardo, Andrea Magherini, il babbo Guido, la mamma Clem, Ljuba e Ivano, Giulia, Jeanne, Rossano, Lucia…

11 giugno 2015 gruppo
Ci saranno le magliette gialle e le lacrime, i sorrisi dell’amore che Riky ha seminato in vita e anche dopo, facendo sbocciare una primavera infinita.

magliette gialle per il processo

Riccardo Magherini era un giovane di quasi quarant’anni, promessa della Fiorentina, fermato da un infortunio dopo aver giocato non solo nella Primavera viola, e diventato poi piccolo imprenditore. La notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 Riccardo era fuori per una cena di lavoro. Dopo la cena, nel tragitto verso casa qualcosa lo spaventa terribilmente…in preda al panico (o terrore concretamente motivato?) arriva nel suo quartiere, diladdarno, in San Frediano, cercando aiuto, gridando “AIUTO!”. Diverse persone sollecitano un intervento per la presenza di una persona in evidente difficoltà. I carabinieri giunti sul posto immobilizzano Riccardo tenendolo a terra in posizione prona. Il tutto avviene per strada, davanti a testimoni che raccontano di calci sferrati a Riccardo mentre era immobilizzato, ammanettato faccia a terra. Molti si affacciano alla finestra e assistono alla scena filmando tutto. Si sente Riccardo che grida “aiuto”, “aiuto aiuto sto morendo” qualcuno grida “no, i calci no!”. In seguito, nella ricostruzione dei concitati momenti dell’intervento, le lacune non tardano ad evidenziarsi: alle ore 1,21 uno dei militari chiama la centrale operativa spiegando che sono intervenuti su una persona “completamente di fuori, a petto nudo, che urla”.
All’1,24, il 118 invia un’ambulanza. Parte un mezzo dalla vicina sede della Croce Rossa, con tre volontari a bordo. All’1,31 la centrale operativa dei carabinieri chiama di nuovo il 118 perché si sente la sirena ma l’ambulanza non è ancora arrivata e l’arrestato “fa ancora come un matto”. All’1,32, il 118 contatta la sede della Croce Rossa e un minuto più tardi, uno dei volontari chiama il 118, annuncia di essere sul posto e spiega che l’uomo “ha reagito in maniera violenta, gli sono addosso in due per tenerlo fermo e vogliono il medico per sedare l’arrestato”. Si saprà poi che all’arrivo di quella prima ambulanza, Riccardo giace a terra ormai immobile e silenzioso. Condizione, la sua, di cui il volontario non fa cenno, anzi, omette di specificarla alla centrale del 118, che all’1,35 contatta l’automedica .
La situazione , invece, si profila immediatamente difficile e viene trascurata fino al tragico epilogo, tanto che l’operatrice, non avendo il minimo sentore del dramma dice: “freddo non gli prende perché ci ha due carabinieri sopra”. Da questa frase si capisce che almeno due carabinieri continuano a stare sul corpo di Riccardo anche dopo che quest’ultimo ha smesso di urlare e divincolarsi: Riccardo è già morto e i necessari primi soccorsi di fatto vengono impediti. I testimoni hanno affermato che per immobilizzare Riccardo i 4 agenti abbiano usato, come si legge nella denuncia fatta dalla famiglia, “un uso della forza non previsto e contemplato nelle tecniche di immobilizzazione delle forze dell’ordine, fra cui: presa e stretta del collo con le mani; calci quantomeno ai fianchi e all’addome anche nel momento in cui era già steso prono a terra; prolungata pressione di più agenti sul suo corpo, compreso il tronco, in posizione prona sull’asfalto”. Inoltre, in attesa dell’ambulanza con il medico, durante l’intervento dei primi sanitari sul posto «non hanno provveduto nemmeno a rimuovere Riccardo da quella posizione né a liberarlo dalle manette, al fine di consentirgli quantomeno una migliore respirazione». E’ importante sottolineare, che nel verbale autoptico redatto dalla procura fiorentina si esclude che la morte sia stata causata esclusivamente da overdose di cocaina, come sostenuto invece dai legali della difesa, dal momento che nel sangue è stato trovato un quantitativo di coca pari a 0,3 mg. L’autopsia indica che le concause della morte sono la disfunzione cardiaca dovuta allo stato di agitazione e stress procurati dalla situazione che stava vivendo Riccardo in quel momento e l’asfissia. Sul corpo sono stati inoltre rinvenuti numerosi segni della violenza subita quella notte, dalla frattura costale e dello sterno, alle varie emorragie interne tra cui quella al fegato in corrispondenza dei calci subiti. I 4 agenti coinvolti provvedono a farsi refertare per i danni subiti nella presunta colluttazione e denunciano Riccardo per resistenza a pubblico ufficiale, violenze e furto di un telefonino ( lo aveva preso proprio per chiedere aiuto). Infine, non tutto il materiale audio fornito dal 118 è stato prodotto dalla procura, tant’è che risulta mancante proprio un colloquio telefonico in cui si rileva come i soccorsi siano stati impediti dagli agenti presenti. Riccardo muore schiacciato sull’asfalto…

“Aiuto, ho un figliolo, basta”.

Muore quando il primo 118 arriva senza medico a bordo; muore perché la seconda ambulanza giunge dopo quindici minuti e la manovra di rianimazione è oramai inutile.

Riccardo Magherini era un giovane di quasi quarant’anni, promessa della Fiorentina… era un figlio, un fratello, un babbo, un amico, un cugino, un marito, un uomo. Un uomo morto mentre era tra le mani di chi avrebbe dovuto difenderlo. Un cittadino morto mentre era affidato a chi dovrebbe difendere i cittadini. Vogliamo giustizia

un incontro

Quando Viola sarà nata, dal rientro a casa al suo primo anno di vita almeno, per un’ora alla settimana, ogni martedì mattina, sarà anche nello sguardo attento di una bella persona conosciuta meglio oggi pomeriggio.

Mi aveva accennato qualcosa la maestra di danza del ventre, appena saputo che ero in attesa: una sua allieva, da noi già ammirata in una serata danzante, lavora come psicologa infantile e si sta specializzando per diventare psicoterapeuta. Per i suoi studi aveva bisogno di conoscere una futura mamma disposta ad accoglierla in casa per consentirle di vedere come cresce un neonato nel suo ambiente di vita reale, non sui libri di testo e nelle tabelle teoriche.
Ricordavo Laura come una splendida giovane donna e deliziosa odalisca,

anche per questo (e per la fiducia nei confronti di Luisa, la maestra di danza araba che ha curato più di tante medicine i nodi del mio ventre), nessuna esitazione a fissare un incontro quando si è rivolta a me. E poi è la prima volta che una psicologa mi chiede aiuto e dice di aver bisogno di me, in passato è successo l’inverso…
Laura sembrava preoccupata di dover sciogliere dubbi o dissipare timori e perplessità, ma l’unico dubbio per me era di ordine pratico: fissare già da ora un incontro settimanale per un anno almeno e sentirmi “in obbligo”… ma no, nessuna rigidità. In caso di impegni imprevisti, visite mediche, una vacanza, un viaggio, un lavoro fuori casa (e magari!) si potrà cambiare giorno, orario o anche saltare un incontro. Evito di prendere impegni se solo sospetto di non poterli rispettare, questo era l’unico timore.
Mi piace molto, invece, l’idea che chi dovrà prendersi cura di piccoli vivi e veri faccia esperienza diretta di una piccola persona che vive e cresce davvero.
E se un anno di osservazione è il minimo e per la nostra specializzanda sarebbe meraviglioso continuare anche per il secondo anno o ancora più a lungo, perché no? Salvo imprevisti, ovviamente.

Oggi, intanto, mi ha fatto piacere conoscere meglio una persona che mi era piaciuta d’istinto a suo tempo, conferma che la prima impressione raramente inganna. E non conta poi molto il contesto o il momentaneo ruolo… la sensibilità e la grazia di mente e cuore si erano già rivelate nello sguardo luminoso e sorridente con cui danzava e oggi le ho sentite di nuovo nelle parole scelte di chi ha studiato e ama quel che ha scelto come professione.
E poi mi ha fatto bene ripercorrere in sua presenza e con lo sposo i mesi dell’attesa dalla scoperta inattesa a questo momento, ora che si avvicina il parto, la fine di un viaggio che sarà solo una nuova partenza, l’inizio della nostra vita con una nuova presenza, ben presente già, ma per ora solo attraverso la mia pancia, suo mare e sua nave verso il mondo.
Sì, mi ha fatto piacere e mi ha fatto molto bene poter parlare liberamente di quel che ci aspetta e dare forma e voce a speranze e paure per quel che sta per arrivare… mentre chi sta per venire alla luce, e che aspettiamo, già c’è e si muove e si manifesta, ma senza una sua voce.

***

In mattinata era arrivato un regalo per Viola da parte mia: avevo ordinato on line un cappellino di lana e cotone per neonata.

Una piccola follia, un lusso per le mie tasche, ma almeno una cosina di Petit Bateau gliela dovevo prendere. E se la taglia zero sarà portata poco… au diable il “buon senso”! Le prime ore, i primi giorni della mia piccina saranno preziosi e unici, come unico e prezioso è ogni momento che vivo già con lei in questa pancia animata che mi mancherà…

A Firenze, contro l’omofobia

Domani doppio flash mob di Amnesty Firenze in Piazza della Repubblica e sul Ponte Vecchio.
Il gruppo 014 Amnesty International Firenze organizza per il giorno 17 maggio, giornata internazionale contro l’omofobia, un flash mob.
Il ritrovo sarà tra le 19 e le 19.15 in Piazza della Repubblica (Firenze) sotto la colonna, dove gli attivisti presenti saranno riconoscibili grazie all’adesivo giallo di Amnesty “io pretendo dignità” per poter essere distinti tra la folla.

Chi vorrà partecipare potrà rivolgersi agli attivisti che distribuiranno il materiale necessario e daranno tutte le indicazioni sulle modalità di svolgimento del Flash Mob, che saranno le seguenti: alle 19.30 tre fischi comunicheranno a tutti coloro che vorranno partecipare di collocarsi al centro della piazza. In base ai compiti indicati a ciascuno dieci persone avranno un cartello con una lettera che andrà a formare la scritta NO OMOFOBIA, una persona avrà il cartello con scritto “17/5 Giornata Internazionale No Omofobia” e due avranno lo striscione di Amnesty International. Gli altri potranno avere dei cuori colorati e si abbracceranno in segno di affetto. Naturalmente servirà un fotografo per immortalare il momento. Invitiamo poi tutti coloro che faranno foto e video a diffonderli e mandarli al gruppo Amnesty Firenze tramite il profilo facebook.

Il tempo di fare un paio di foto (ne faremo, mi porto dietro la fedelissima compatta digitale) e sorprendere le persone intorno a noi  e un fischio finale indicherà di disperdersi tra la folla. Ci ritroveremo poi  con le stesse modalità all’altezza delle arcate (venendo dal centro le arcate di sinistra che guardano verso gli Uffizi) al centro di Ponte Vecchio alle 20.00  (non so se potrò trattenermi anche per il secondo flash mob, con il cuore sì, intanto dedico all’evento una mia foto del ponte in un tramonto di dicembre scorso) e di nuovo tre fischi indicheranno l’inizio del flash mob e uno finale il termine dell’iniziativa.

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