sovrapposizioni benefiche

SAN VALENTINO DELLE CENERI  
da Paolo Curtaz 

Per una curiosa sovrapposizione liturgica quest’anno il giorno delle Ceneri, il primo del cammino di Quaresima, cade il 14 febbraio, data che celebra la memoria di san Valentino vescovo di Trani, protettore degli innamorati.

Dubito che questa coincidenza scuota le coppie o che segni una vertiginosa flessione di presenze nei ristoranti romantici a lume di candela, essendo, teoricamente, un giorno di digiuno. Ma questa Dioincidenza (copyright di Francesco Lorenzi) mi permette di fermarmi a riflettere su una delle caratteristiche di questo sentimento che tanto ricerchiamo e che tante gioie e dolori lascia nelle vite delle persone.

L’amore è senz’altro quanto di più bello e intenso possiamo sperimentare nella vita e, per noi credenti, addirittura una delle caratteristiche, se non la principale, dell’identità di Dio. E l’amore diventa, per esplicito comando del Maestro, il segno che contraddistingue le relazioni dei e fra i discepoli. Eppure quando dall’Amore passiamo all’amore o scivoliamo nell’amorrre, le cose si complicano. Quando quei principi esaltanti si devono declinare nella fatica del quotidiano, quando devono fare pesantemente i conti con i nostri limiti e le contraddizioni. rischiamo di farci e di fare un sacco di male.
Ci fosse un manuale di istruzioni!
Ecco, allora, una caratteristica di una sana esperienza d’amore: il senso del limite.
Chi parteciperà all’imposizione delle Ceneri si sentirà ricordare che polvere siamo e che in polvere torneremo.
Che è un modo un po’ brutale ma efficace di ricordarci che su questa terra siamo di passaggio, che il nostro cuore è un vuoto a rendere, che la nostra anima ha un percorso ben più lungo ed efficace di questo breve tempo che ci è dato da vivere. Fare memoria della fragilità dell’essere anche nelle relazioni affettive potrebbe aiutare. Evitare o indirizzare meglio tante discussioni, evitare ripicche e sensi di colpa, cancellare le manipolazioni, smetterla di aspettarsi dall’altro/a (partner, figli genitori) la soluzione ai nostri problemi.
Diventare liberi, insomma, perché memori della pochezza di ciò che siamo.
Imparando così ad amare come Dio ci ama.

 

Non aggiungo, non commento, sottolineo soltanto col grassetto quel che più mi tocca

E le Ceneri

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

Quaranta giorni che ci dedichiamo ogni anno, per fare in modo che l’anima raggiunga il nostro corpo, per ristabilire le priorità, per dedicare a Dio più tempo di quello che Cesare ci ruba costringendoci a vivere da inconsapevoli schiavi. Giorni di silenzio e di preghiera, di attenzione agli altri, da quelli di casa, ai vicini, ai colleghi d’ufficio. Giorni di elemosina vera, di scoperta dei poveri, di sostegno dei progetti di aiuto verso i più deboli. Una giornata intensa, iniziata con un digiuno, pratica da riscoprire e valorizzare in questo mondo bulimico, e con segno inquietante e liberante; l’imposizione delle ceneri. Siamo polvere, polvere che Dio illumina e trasfigura, in cui soffia il vento dello Spirito, ma sempre polvere. Ce ne ricordassimo quando ci rodiamo il fegato nella gelosia, quando ci scanniamo durante le riunioni condominiali, quando ci snerviamo per la perdita della squadra del cuore. Non siamo che polvere, pulviscolo che abita un minuscolo pianeta che ruota intorno ad un sole, in una galassia che ha cento miliardi di soli, in un universo che ha cento miliardi di galassie. Polvere. Solo polvere. Iniziamo bene, allora, questo percorso di liberazione da tutte le stupidaggini che ci impediscono di vivere.

La tenda e la stella

“si fece tenda per noi”

Ieri, nel primo pomeriggio, una corsa a San Jacopino in cerca di riconciliazione e ricarica di grazia, prima delle ultime ore di lavoro nel caos, per non portarmi troppi affanni e pesi, macchie e cicatrici nella Vigilia che oggi respira piano, col fiato sospeso, il cuore gonfio di stupore e tenerezza… e, prima di entrare in chiesa, il saluto alle rose di don Fulvio, acciaccate dal freddo finalmente arrivato e da qualche pioggia, ma sempre lì, bellissime e profumate di bene. E la tenda. Un simbolo che interroga ancora. E un preparativo…


Stamattina, tornata per la messa della quarta domenica di Avvento, vista la trasformazione dei preparativi per il presepe vivente. 
La tenda e la paglia per il Signore che viene e viene come bimbo indifeso, l’Infinito fatto pelle e sangue, gioia e pianto, sete e fame… di noi.

Le rose di Fulvio, la tenda e la stella cometa.

Lo scenario in fieri per rappresentare e ripresentare la più grande rivoluzione, l’irruzione dell’Eterno nel tempo, la discesa dell’Infinito nella fragilità carnale di noi creature, l’Onnipotenza che si fece vagito di bimbo tra pastori, animali, precarie sistemazioni contro il gelo della notte.
Tra tenda e tenda, la porta di casa di un saggio servo del Re dei re … dietro quella porta a me ormai assai cara, quante lacrime e parole e sorrisi… ci ho lasciato fardelli pesanti e raccolto consolazione, moniti, perdono e doni, domande e consigli.

E un po’ di campagna in città.

“mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda”… letture di stamani.
Ormai la IV di Avvento è diventata Vigilia. Mi sarebbe piaciuto vedere da vicino e vivere stasera il frutto di quei preparativi, magari lo vedrò in foto di altri. Mi tengono in casa diverse cose, anche il bisogno di riprendere fiato dopo mesi concitati.
Qualcuno è alla Messa solenne della sera, qualcuno forse a tavola, qualche mamma, come me prima, misura la temperatura alla carne della sua carne e cerca di abbassarla con la Tachipirina, altri bimbi senza febbre guardano un cartone animato aspettando Babbo Natale…
Mi riguardo con gli occhi chiusi occhi che mi hanno parlato, segni che non trascuro anche se a volte ci metto un po’ a fidarmi…

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» 

Viola non ci arriva a mezzanotte, qui è nato un po’ prima

Non aspetto regali da scartare, i regali più belli si sono sciolti piano piano nel cuore.
Parole note rilette con animo nuovo. Canzoni come doni e carezze (o anche salutari ceffoni) riascoltate tutte in fila.
Persone incontrate da non molto che sono diventate di casa nella mente.
Un po’ di pace nel turbamento, un po’ di gioia nuova tra cicatrici e sfinimento.
Un po’ di silenzio e casa e fermare le corse …

E dubbi che fanno ripartire la meraviglia.
Cadute che donano la gioia di rialzarsi e gratitudine per le braccia aperte di Chi non viene per chi non inciampa mai.
Affetti splendenti, amiche ritrovate, nuovi incontri e un timido, acuto, generoso, paziente, speciale punto di riferimento.

E la bimba che mi è nata e mi obbliga a non spegnermi…Viola con la febbre che si affida completamente al nostro amore… babbo e mamma accanto, non chiede altro.
Che in questa fredda notte torni a scaldarci l’assurdo della Luce che si è fatta carne
Buon Natale

in attesa… sia canto e danza in cuore

 

… ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote….

 

Mercoledì 20 dicembre

Vangelo secondo Luca 1,26-38
” Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l’angelo si allontanò da lei. “

Paolo Curtaz
Commento su Luca 1,26-38

” Maria dialoga con l’angelo. (…) Se ieri abbiamo letto l’incontro fra l’angelo e Zaccaria, nella solenne cornice del rinato tempio, vicino al gigantesco altare degli incensi, in un contesto che farebbe tremare i polsi anche al più temerario, qui, invece, è tutta un’altra atmosfera. Certo: la paura c’è, come accade a chiunque si avvicini e sfiori il mantello di Dio, c’è paura ma anche tantissima concretezza e forza. La ragazzina adolescente discute alla pari col principe degli angeli: non si spaventa, chiede, obietta, cerca di capire. No, non fa problema il fatto che non conosca uomo: se Dio diventa uomo può anche far partorire una vergine. Sì, sarà chiamato grande suo figlio, sarà la luce per tutti popoli.
Tua cugina Elisabetta, la sterile, è incinta. Non temere, Maria, nulla è impossibile a Dio.
Ecco, tutto è chiaro. Folle, ma chiaro. Incomprensibile, ma chiaro. Maria lo guarda. Tutto il creato guarda Maria. Se prendesse tempo, se volesse ancora riflettere, chi potrebbe biasimarla? Chi non compatirebbe un’adolescente che si fa carico della salvezza del mondo? Maria ha riflettuto, consegna il messaggio al messaggero: Dio faccia di me ciò che ha deciso. “

Giovedì 21.12

Lc 1,39-45

” In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». “

E il Vangelo di oggi, venerdì 22 …

Vangelo secondo Luca  1,46-55

” In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre». “

Paolo Curtaz
Commento su Luca 1,46-55

” Ma come hai fatto a credere così tanto, piccola Maria! La tensione di Maria si scioglie in un largo sorriso. Allora è tutto vero! Allora è accaduto! Nessuna follia, nessuna allucinazione, nessun demone! Si abbracciano le donne, mentre i bimbi, dal ventre, scalciano e si agitano. Sì, è tutto vero: Dio si manifesta, Dio interviene, Dio salva il suo popolo. Dio non si dimentica delle sue promesse e le donne, ora, cantano e danzano inebriate dalla gioia, roteando nella polvere del cortile mentre gli uomini, divertiti e perplessi, guardano con rispetto il mistero della maternità. Canta, Maria, intessendo il suo canto con citazioni bibliche, con le parole dei salmi e dei profeti ascoltate nella penombra della sinagoga di Nazareth, lo shabbat. Fa i complimenti a Dio: per come è intervenuto, per come interverrà. E per lei, piccola e umile figlia del popolo, chiamata a diventare la porta d’ingresso di Dio nel mondo. Loda il Signore, anche se la sua vita sarà intessuta di fatica e di tenebra, di lotta e di perseveranza nella fede. Ecco: Dio è alle porte, anche noi lodiamo il Signore per le grandi meraviglie che continua a compiere nella nostra vita…”

E poi la tenerezza e le domande di Viola, a voce bassa davanti al presepe fatto insieme quest’anno…

“mettiamo il fuoco anche se il bambino non è nato? Bisogna scaldare anche la mamma di Gesù…”

Sembra ieri che dovevo farlo in alto sulla libreria per mettere in salvo le statuine di terracotta ereditate dai nonni… ora la “monella” se ne prende cura come e più di me.

e il presepe che ha fatto all’asilo e che ieri ha regalato a me… lei, il regalo più bello che mi abbia fatto la vita, non aspetta Natale per i regali “perché il mio regalo sei tu, mamma” e io mi sciolgo

Un altro compleanno mancato

Firenze notturna, foto di Riccardo Magherini

Una notte di marzo, in Borgo San Frediano, un giovane fiorentino è morto. Era spaventato, confuso, disarmato, chiedeva aiuto… sono arrivati i carabinieri e l’hanno tenuto fermo a terra per diversi minuti. Poco dopo è morto. Era in preda a una crisi di panico o aveva davvero paura per motivi ben precisi, dicevano fosse morto per asfissia, poi hanno detto anche altre cose… noi ricordiamo che chiedeva aiuto, implorava AIUTO, ricordava che aveva un bimbo piccino… 
Riccardo Magherini, ex calciatore delle giovanili viola, fratello di Andrea, babbo di Brando, figlio di Guido, amico di tanti, avrebbe compiuto quarant’anni il 17 giugno di quell’anno, il 2014.

Riccardo Magherini giovanili viola

E per quel primo compleanno mancato lo hanno ricordato in tanti.
Gli volevano bene in tanti, davvero, perché era un ragazzo speciale, estroso, fragile, certo non un violento. E la sua morte è stata un insulto alla ragione e al cuore.

Riki flash mob di maggio

La notte tra il 2 e il 3 marzo 2014, Riccardo, immobilizzato a terra gridava “Aiuto! Non mi ammazzate… ho un figliolo piccino”. Sul suo corpo escoriazioni e lividi su gambe, braccia, volto, schiena denunciano la violenza testimoniata da più parti. Violenza subita da chi avrebbe dovuto aiutarlo.
A un certo punto venne chiamata anche l’ambulanza invocata da chi non c’è più e chiamata in ritardo da chi forse non pagherà… senza fretta, “freddo non ne prende, con due carabinieri sopra”.
Ci sono video, registrazioni di telefonate, testimoni intimiditi… due testimonianze in particolare sono state raccolte in modo inquietante:

“… circostanze molto gravi. Una è la ragazza che per prima, parlando con un cronista di “Repubblica”, ha raccontato di calci sferrati su Riccardo mentre era a terra ammanettato. Racconta di essere stata convocata al palazzo di giustizia alle ore 9,30 dell’8 marzo con una comunicazione alle ore 22 del 7 marzo. Spiega che il suo interrogatorio è durato dalle 9,30 alle 15. Dichiara: “Prima che iniziassi a rispondere alle domande, uno dei carabinieri ha definito il mio atteggiamento “immorale” poiché non mi ero rivolta immediatamente di mia spontanea volontà nei loro uffici e “avevo preferito lasciare interviste a sconosciuti”(cioè un giornalista – ndr)”. La ragazza racconta di essersi messa a piangere e di aver spiegato che l’atteggiamento del carabiniere la metteva in soggezione, che aveva ricevuto la convocazione con pochissimo preavviso e che quel giorno stesso sarebbe dovuta partire per Roma. “A questo punto – racconta – lo stesso carabiniere mi ha detto con un tono arrogante e minaccioso che ovunque mi fossi trovata lui stesso sarebbe venuto a cercarmi”. Aggiunge che durante tutto il corso della sua deposizione “il carabiniere e il poliziotto presenti mi hanno fatto specificare che mi trovavo a mio agio e mi hanno ripetuto frequentemente di ricordarmi del reato di falsa testimonianza”.

Sconcertante anche il racconto dell’altra testimone. Lei conosceva di vista Riccardo Magherini e per un attimo se lo era visto salire sulla sua auto mentre percorreva Borgo San Frediano e Riccardo era fuori di sé, convinto che qualcuno volesse ucciderlo. Poi, dopo aver assistito al fermo, era tornata a casa. Riferisce che alle 5,15 fu svegliata dalla telefonata di un maresciallo dei carabinieri che la convocò seduta stante in caserma in Borgognissanti, spiegandole che era urgente perché c’erano delle vetrine infrante, un furto (di un telefonino) e c’era bisogno della sua testimonianza in vista del processo per direttissima. In realtà Riccardo Magherini era stato dichiarato morto al pronto soccorso di Santa Maria Nuova alle 3 del mattino, quindi non poteva esservi alcun processo per direttissima. Ma la testimone, giunta verso le 6 in Borgognissanti, riferisce che, alla sua richiesta di informazioni sullo stato di salute di Riccardo Magherini, il maresciallo rispose in maniera evasiva. “Come sta questo ragazzo? E’ in ospedale?” Risposta: “Eh sì”. “Ma gli faranno un Tso (trattamento sanitario obbligatorio)?” Risposta: “Mi sa che glielo hanno già fatto”. Riccardo era già morto da ore e alla teste, invece, fu fatto credere che doveva deporre in un processo per direttissima. E quando riferì che il fermo era avvenuto senza violenza ma di aver visto dei calci mentre l’arrestato era a terra, si accorse che il maresciallo non premeva più sui tasti del computer. Protestò. Risposta del maresciallo: “Non so, la deposizione è la sua, signorina, lo vuol scrivere?”.

Ci sono testimoni, video, tentativi di alterare le indagini e ci sono un fratello, un padre, tanti amici che non stanno zitti. 

Riki flash mob 10 maggio Riki flash mob di maggio

Riki mio babbo

Mi rifiuto di pubblicare qui le foto del suo cadavere, tante volte ripassasse a leggere la sua mamma, dolcissima Clementina, che non merita altre pugnalate al cuore, ma un’occhiata basta a capire che non è morto per l’attacco di panico. Non aprite il link se non siete forti.
Qui lo ricordo così, col suo sorriso strappato troppo presto a chi lo amava

Riccardo Magherini e gigli

E ora? Oggi un altro compleanno mancato, ma un altro dono di amore per Firenze. E una presenza viva, sempre.

17 giugno 2017 Guido Magherini e il defibrillatore in piazza

Oggi, 17 giugno, Riccardo Magherini avrebbe compiuto 43 anni. 
Brando sta crescendo senza il babbo, anche se circondato d’amore, con un super nonno e uno zio favoloso e tutta una famiglia di cuore che gli farà sempre ricordare da chi è nato. 
Brando, il tuo babbo ha pensato a te fino all’ultimo minuto della sua vita, non ti avrebbe mai lasciato solo di sua volontà e infatti non ti ha lasciato solo. Questo non ti consolerà, non lenirà il dolore dell’assenza, ma nessuno dovrà permettersi di gettare fango sulla memoria di tuo padre. Che ti amava e veglia su te e i nipotini Duccio e Stella da … da non saprei dirti, da qualche punto oltre le stelle, oltre il tempo e lo spazio, sopra ogni violenza e ingiustizia.

17 giugno 2017 per Riky

Viola a casa

Ultima sigaretta all’alba di nascosto dai guardiani… mercoledì 7 giugno.

Ultimi saluti a nuvole e olivi dal parcheggio esterno del Meyer…

Medaglia del coraggio da Riky per la piccola forza della natura che ha smentito chi sosteneva fosse necessario il sondino per nutrirla… 

Ultimo pranzo a bischero in attesa della dimissione (e primo latte nella tazza nuova dei Super Pigiamini per la paziente in uscita).

E Viola è a casa da mercoledì pomeriggio.
L’ultima volta che ho scritto “E Viola è a casa” con lo stesso pieno di emozioni è stato quando ci hanno lasciate tornare dal reparto Maternità. Primo ricovero in quattro anni di vita. Non posso dire che sarà l’ultimo, ma voglio sperare sia stato l’ultimo per tanto tanto tempo. In ospedale non si sta bene. Ci si va quando è necessario, ci si resta SOLO finché strettamente necessario. La vita è fuori.
Grazie alla principessa Elsa che continua a far arrivare gelato magico …

 8 giugno 2017 gelato a casa

… dal ditino curioso alla paletta golosa…

8 giugno 2017 gelato con la paletta

“Posso venire a farmi truccare da principessa da te?” E me lo chiedi, amore mio?

in negozio con mamma e a casa dei nonni …

Oggi non si sentiva di uscire, la classe era in gita, la baby-sitter impegnata altrove, mamma a lavoro… l’ho lasciata dai miei e a metà mattina mia madre mi ha fatta piangere di gioia: nipotina e nonno allo stesso tavolo, la mia bimba e il mio babbo venuti fuori entrambi da ricoveri lunghi e con incerte diagnosi… Viola e Lodovico, le mie ragioni del cuore, oltre all’amore per il babbo di Viola che, però, è altro.  


Tante coccole… abbiamo da recuperare più di una domenica insieme, piccolina.

Ma lunedì si torna all’asilo!

 

Regine e principesse

Domenica mattina, dopo uno scambio di messaggi all’alba, appuntamento col cappellano del Meyer, il dolcissimo don Fabio, per la confessione prima della messa di Pentecoste. Scoperto un angolo di pace in questo posto, considerato un’eccellenza della sanità (in effetti è un ottimo ospedale pediatrico e ci lavorano specialisti di primo livello), ma pur sempre un ospedale. Per me, in fondo, poco diverso da un carcere.

La sera, con la minaccia incombente non solo di nuovi esami invasivi per la nostra bimba, ma soprattutto del sondino nasogastrico per alimentarla artificialmente (le flebo dopo tanti giorni non facevano molto, ancora Viola non riusciva a mangiare né a bere e neanche a deglutire la saliva), con lo sposo disperato e una stanchezza infinita addosso (anche per altre ragioni mie personali che qui non dirò), un tentativo di aggirare il blocco psicologico della piccina, perché ormai la tonsilla infetta si era sgonfiata e impedimenti meccanici alla deglutizione non erano visibili.
Il mio doc mi aveva suggerito le parole per rassicurarla, “non ti può succedere nulla, ma se proprio dovesse succedere…siamo già in ospedale e ti salvano subito le dottoresse brave” e di portarle cibi irresistibili, morbidi, come Nutella o gelato.
Inutile dire che Viola finora non aveva mai assaggiato la Nutella o il gelato. Nutella di domenica sera non sapevo dove trovarla (in casa solo cioccolato fondente), ma il gelato… mentre tornavo al Meyer dopo una sosta a casa, mi sono fermata in gelateria lungo la strada e in una coppa viola, con paletta viola, ho fatto mettere fior di latte, crema e yogurt. Non doveva essere per Viola il gelato comprato da mamma, ma il gelato magico preparato per lei dalla principessa Elsa in persona, autoesiliata dal regno di Arrendelle, nel favoloso castello di Frozen.

E Viola l’ha assaggiato. Pochino, ma l’ha messo sulla lingua.

All’alba ne parlavo su un social e un’amica lontana solo nello spazio si è prestata a impersonare Elsa in un messaggio vocale. Grazie, Eli!

Insomma, la mattina dopo Viola era felice di dire alla principessa Elsa che aveva gradito il dono e che prometteva di essere coraggiosa. E, vincendo la paura di soffocare (la TAC aveva evidenziato microgranuli di muco e saliva e forse anche frammenti di cibo andati giù per la via sbagliata), si è messa a leccare il cucchiaio dello yogurt.

Poi c’è stato un incontro con tutto un team di specialisti, la neuropsichiatra, la logopedista (che le ha ricordato come si ingoia), la dietista, la dottoressa di medicina interna. E si è cominciato un lavoro…che oggi stavano per mandare in vacca per mancanza di comunicazione non solo con noi, pure tra colleghi dello stesso meraviglioso nosocomio. 

Lunedì mattina a lavoro. Mi chiamano dal Meyer: “è richiesta la sua presenza alle 14 in reparto”. Chiudo il negozio e corro al pediatrico.

Volevano farmi autorizzare l’inserimento del sondino. NO! Lasciatemi parlare con mia figlia, prima. “Ma non deve dirle… non deve spaventarla…”.

Viola è piccola, non scema. Ha solo quattro anni, ma capisce, lei.

“Viola, stanno per metterti un tubo che dal naso farà passare il cibo nel pancino, visto che non stai usando abbastanza la gola. Che vogliamo fare?” E Viola ha chiesto latte e biscotti. Non ha più smesso di chiedere latte e biscotti e oggi le hanno staccato le flebo.
E siamo uscite a rincorrere farfalle e lucertole…sempre al Meyer, ma all’aria.


A volte le favole aiutano più che le medicine e le preghiere possono evitare esami invasivi.

Non sempre.

Quando serve la medicina, il resto può aiutare, non sostituire.

Ma a volte…

E stavolta Frozen batte gastroscopia, sondini, ecc…


 

Poi c’è sempre chi ti ruba la felicità, magari solo per poche ore. Ne scriverò, forse… ma non ora, ora c’è da passare l’ultima notte al Meyer, perché domani, in un modo o nell’altro, la Principessa Viola torna a casa, parola di strega o di “Regina mamma” come mi chiama la cucciola coraggiosa e buona che mi è toccata come figlia. Se la dimettono come promesso stamattina, bene. Se saltano fuori altre cose spiacevoli come oggi pomeriggio… si firma e ce la portiamo via. Mamma e Re Babbo.

… solo per te

Piccola mia, vorrei rivederti presto così, beata nella casetta di legno, sorridente con un pallone al giardino, non attaccata a tubi, aghi e “brutto filo che fa male”… lo so che vuoi tornare a casa, non c’è bisogno che tenti di staccarti la flebo e cerchi le scarpe per andare via. Ora c’è babbo Sandro con te, mamma cerca di lavorare un po’  dopo la notte al Meyer… certo, non è stata una bella domenica, ieri, tra la mattina al Pronto Soccorso dell’ospedale pediatrico e il ricovero in reparto nel pomeriggio senza sapere quando ne uscirai, ma… hai visto gli alberi? La vita è anche tanto bella, Viola, non dire che non vuoi guarire… 

Mamma cercherà di non aver più bisogno di rifugiarsi nelle aree riservate … (non prometto quel che so che non sarà facile mantenere, lezione imparata tardi, non prometto più un cazzo, ci provo e basta),

Il maggiolino celeste… mi ha ricordato un periodo della mia vita prima di te in cui le flebo non si contavano… non ci devi finire anche tu, tesoro!

Qui ti aiuteranno. Spero.

E sarebbe anche un bellissimo posto, se non ci fossero tanti bimbi malati… mon Dieu che tenerezza e che pena… 

Quando torno su ti porto a salutare draghi, dinosauri e coccinelle…

E chi ha tagliato la testa a Pinocchio?

E verrà la pioggia?

Ora ti affido al babbo e alla Luna, nostra sorella, amica, mamma… rivista in cielo ieri sera, sfogando lontano dai tuoi occhi il pianto che non sapevo più trattenere. Lo sai, Viola, la tua mamma lunatica non regge a lungo chiusa in una stanza… ogni tanto devo cercare aria.

No, non è stata una bella domenica ieri come oggi è davvero lunedì, giorno di cacca per antonomasia, ma …
che regalo incredibile sei tu sempre per me! Solo Chi sa tutto poteva salvarmi anche così. Addormentarmi abbracciata con te in quel letto di ospedale, trovare finalmente sonno senza incubi solo cercando di consolare e far dormire te, come quando eri appena nata, come nei giorni alla maternità, poco più sotto, a Careggi… è stata la cosa più bella e intensa degli ultimi mesi. Noi due, due vite diverse, da sempre unite. Guarisci presto, piccina, mi hai fatta sentire di nuovo mamma-medicina come quando ti ho data alla luce, ma sei tu  la luce che cura me

Voci precedenti più vecchie