acqua benedetta

Ieri sera, vigilia di San Giacomo, il parroco di San Jacopo in Polverosa in trasferta a Lourdes ci ha mandato una foto come una benedizione e una preghiera di pace e pioggia… e solo grazie a don Fulvio mi sono ricordata di fare oggi gli auguri di buon onomastico anche a Jacopo e a Jacques, non solo a Giacomo. 

La pioggia, acqua davvero benedetta, dopo tanta sete di piante e terra, a metà giornata è arrivata a dare sollievo dall’afa che ci faceva boccheggiare in città.

Bello camminare sotto il temporale, al ritmo dei tuoni, nell’aria fresca, a piedi quasi nudi tra le pozze, col cielo riflesso nelle crepe delle vie…

…e poi scorgere piccoli segni in cose e simboli, come l’angelo guardiano che si è rotto le ali proprio stamattina,

ripararne la schiena spogliata delle ali mi ha fatto pensare al vero angelo custode che non vedo mai e che sempre mi riacciuffa per i capelli. Oggi toccava a me prendermi cura di quel che è fragile, dentro e fuori di me.

Si vive a volte anche di gesti simbolici e piccoli segni esteriori sottolineano cambiamenti dentro. “Diamoci un taglio” con le strade sbagliate si può dichiarare anche con un banale taglio di capelli e una smorfia di stupore. Un giorno forse riderò di come mi sembrava difficile il passaggio che quando è il momento si lascia fare senza troppo sforzo… c’è poco al mondo – tra le cose rimediabili – che non si curi con acqua salata: lacrime, sudore o mare. In attesa del mare, stanchi di sudare, un bel pianto prepara al riso della rinascita. L’ennesima. Senza paura di chiedere una mano dopo ogni caduta, perché quando il cammino è in salita ci sta di inciampare e cadere ogni tanto, l’importante è riconoscerlo e tornare in piedi.  E guardare avanti. 

 

Luglio rovente, ma di sera anche dolce

Luna piena, l’otto luglio, rossa al suo levarsi da dietro i tetti dei palazzi che in parte chiudono la vista sulle luci della mia città, 

magnetica e incantatrice anche dietro un velo di nuvole, custode silenziosa di speranze e segreti …

e mentre si aspettava la venuta al mondo del fratellino di Franci, giochi e coccole in casa in una domenica bollente con la mia piccola immensa gioia: “Mamma, proviamo a far le faccine strane?” 

e ancora spiazzata da Viola che prendeva nella sua manina il Crocifisso che porto al collo da un paio d’anni, dalla mia tardiva Cresima e mi chiedeva “ma chi è questo signore che tieni vicino al cuore?”

“Il Signore…”
e una balbettante spiegazione di quel che non so come raccontare a una quattrenne…
E un’amica a trovarmi in negozio in una mattinata di smarrimento,

poi la voglia di fare un dolce freddo per invitare a cena chi mi sta salvando la vita. E forse salvando in senso più alto.


Cheesecake con cioccolato per il mio padre spirituale, gourmet anche se costretto a non essere gourmand… deve tenere sotto controllo la glicemia per la salute, ma l’occasione valeva uno strappo alla regola, visto che con qualche equilibrismo s’era trovata una sera in cui era libera anche Anna!
E Anna ci ha fatto le foto mentre Viola si divertiva   

14 luglio 2017 don Fulvio e il cheesecake

14 luglio 2017 don Fulvio Viola e cheesecake

 (anche se non ha voluto assaggiare il dolce preparato insieme)
13 luglio uno specchio di cioccolato

13 luglio 2017 Viola mescola

“I dritti e la torta”
by Fulvio Capitani

Un 14 Luglio dolce e brillante (nel senso che la notte poi ero brilla, dopo aver seccato il Prosecco portato da don Fulvio!)
Intanto, il 13 luglio, Carmela ha dato alla luce il piccolo Andrea. 

E siamo stati a vederlo appena tornato a casa, sabato 15, con Sandro e Viola (che si è divertita con l’amico suo, Franci)

Pensavo fosse già abbastanza per sentire gratitudine e combattere i cattivi pensieri e le paure…. poi, ier sera, don Fulvio mi ha dedicato una canzone e mi sono commossa fino alle lacrime.

… è come nei sogni, è come nelle avventure
ma il principe azzurro stavolta forse non viene
e contro i pirati dovrai lottare davvero!
Ma ormai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare.
Ti potranno insultare, minacciare, in fondo è il loro mestiere
(…) per questo si allenano davanti allo specchio
quasi tutte le sere….
lo fanno per cercare di vincere le 
loro stesse paure.
Ormai già lo sai dai pirati cosa ti puoi aspettare,
ma è proprio questo il tuo vantaggio
e non ci rinunciare!

    GRAZIE

 

 

Regine e principesse

Domenica mattina, dopo uno scambio di messaggi all’alba, appuntamento col cappellano del Meyer, il dolcissimo don Fabio, per la confessione prima della messa di Pentecoste. Scoperto un angolo di pace in questo posto, considerato un’eccellenza della sanità (in effetti è un ottimo ospedale pediatrico e ci lavorano specialisti di primo livello), ma pur sempre un ospedale. Per me, in fondo, poco diverso da un carcere.

La sera, con la minaccia incombente non solo di nuovi esami invasivi per la nostra bimba, ma soprattutto del sondino nasogastrico per alimentarla artificialmente (le flebo dopo tanti giorni non facevano molto, ancora Viola non riusciva a mangiare né a bere e neanche a deglutire la saliva), con lo sposo disperato e una stanchezza infinita addosso (anche per altre ragioni mie personali che qui non dirò), un tentativo di aggirare il blocco psicologico della piccina, perché ormai la tonsilla infetta si era sgonfiata e impedimenti meccanici alla deglutizione non erano visibili.
Il mio doc mi aveva suggerito le parole per rassicurarla, “non ti può succedere nulla, ma se proprio dovesse succedere…siamo già in ospedale e ti salvano subito le dottoresse brave” e di portarle cibi irresistibili, morbidi, come Nutella o gelato.
Inutile dire che Viola finora non aveva mai assaggiato la Nutella o il gelato. Nutella di domenica sera non sapevo dove trovarla (in casa solo cioccolato fondente), ma il gelato… mentre tornavo al Meyer dopo una sosta a casa, mi sono fermata in gelateria lungo la strada e in una coppa viola, con paletta viola, ho fatto mettere fior di latte, crema e yogurt. Non doveva essere per Viola il gelato comprato da mamma, ma il gelato magico preparato per lei dalla principessa Elsa in persona, autoesiliata dal regno di Arrendelle, nel favoloso castello di Frozen.

E Viola l’ha assaggiato. Pochino, ma l’ha messo sulla lingua.

All’alba ne parlavo su un social e un’amica lontana solo nello spazio si è prestata a impersonare Elsa in un messaggio vocale. Grazie, Eli!

Insomma, la mattina dopo Viola era felice di dire alla principessa Elsa che aveva gradito il dono e che prometteva di essere coraggiosa. E, vincendo la paura di soffocare (la TAC aveva evidenziato microgranuli di muco e saliva e forse anche frammenti di cibo andati giù per la via sbagliata), si è messa a leccare il cucchiaio dello yogurt.

Poi c’è stato un incontro con tutto un team di specialisti, la neuropsichiatra, la logopedista (che le ha ricordato come si ingoia), la dietista, la dottoressa di medicina interna. E si è cominciato un lavoro…che oggi stavano per mandare in vacca per mancanza di comunicazione non solo con noi, pure tra colleghi dello stesso meraviglioso nosocomio. 

Lunedì mattina a lavoro. Mi chiamano dal Meyer: “è richiesta la sua presenza alle 14 in reparto”. Chiudo il negozio e corro al pediatrico.

Volevano farmi autorizzare l’inserimento del sondino. NO! Lasciatemi parlare con mia figlia, prima. “Ma non deve dirle… non deve spaventarla…”.

Viola è piccola, non scema. Ha solo quattro anni, ma capisce, lei.

“Viola, stanno per metterti un tubo che dal naso farà passare il cibo nel pancino, visto che non stai usando abbastanza la gola. Che vogliamo fare?” E Viola ha chiesto latte e biscotti. Non ha più smesso di chiedere latte e biscotti e oggi le hanno staccato le flebo.
E siamo uscite a rincorrere farfalle e lucertole…sempre al Meyer, ma all’aria.


A volte le favole aiutano più che le medicine e le preghiere possono evitare esami invasivi.

Non sempre.

Quando serve la medicina, il resto può aiutare, non sostituire.

Ma a volte…

E stavolta Frozen batte gastroscopia, sondini, ecc…


 

Poi c’è sempre chi ti ruba la felicità, magari solo per poche ore. Ne scriverò, forse… ma non ora, ora c’è da passare l’ultima notte al Meyer, perché domani, in un modo o nell’altro, la Principessa Viola torna a casa, parola di strega o di “Regina mamma” come mi chiama la cucciola coraggiosa e buona che mi è toccata come figlia. Se la dimettono come promesso stamattina, bene. Se saltano fuori altre cose spiacevoli come oggi pomeriggio… si firma e ce la portiamo via. Mamma e Re Babbo.

Romanzo popolare. Non proprio una recensione

perché non è il mio mestiere, non saprei neanche da dove iniziare per una vera recensione, non sono più nel giro dell’editoria da tempo, non mi paga nessuno, non credo sia giusto condizionare i lettori con un’analisi sempre parziale, ma un parere, una manciata di impressioni e un invito alla lettura per chi ancora non ha scoperto un libro capace di accarezzare l’animo e far emozionare, commuovere, riflettere …sì, questo penso sia nelle mie corde, anche rubando minuti al lavoro, tra un cliente in negozio e un ordine…

Le ultime pagine di questo delicato e potente romanzo mi hanno liberato un pianto trattenuto da troppo tempo.
E ringrazio la funzione catartica dell’arte, ancora una volta. Se un libro non mi porta alle lacrime o al riso, difficilmente mi resta in cuore. Romanzo popolare lascia dentro qualcosa, non è “soltanto” una lettura di intrattenimento (nulla contro i romanzi che aiutano a vivere altre vite nella fantasia e permettono così di non “agire” il desiderio umanissimo di evasione e distrazione, l’altra importante funzione dell’arte è proprio questa).
Il mio parere è poi condizionato dalla conoscenza dell’autrice. Un’amica di blog nell’altro altrove e poi nei “social”, non ci siamo mai incontrate (per il momento), faccia a faccia, occhi negli occhi, ma sento come una fortuna e un privilegio l’aver visto crescere negli anni il suo talento, dai brevi racconti sul blog alla prima raccolta stampata, la deliziosa silloge Succo di melograna, attraverso il primo romanzo, il sognante anche se dolente, La casa dal pergolato di glicine, fino a questo concentrato di ritratti di vite (non solo di donne, stavolta anche i protagonisti maschili hanno uno spessore e una tragica dignità che fanno sentire la maturazione di Lucia Guida come scrittrice) in un piccolo mondo ben noto all’autrice, sempre fedele alla vita autentica.
Che cosa resta della prima prova d’autore? La cura minuziosa dei dettagli e la ricerca di un linguaggio mai banale. Che cosa si è aggiunto? Una sempre maggiore libertà di esprimere i sentimenti senza descriverli, la capacità di inchiodare chi legge alle pagine, l’abilità nel farti affezionare ai personaggi senza dare giudizi.

Il destino e le scelte. Le scelte difficili di donne votate al sacrificio, ma non per questo prive di desideri, sogni, prepotente voglia di felicità, oltre le ferite, gli errori, gli orrori. Non sante, non tutte donne forti, anzi… la povera Giselda, la più fragile e ingenua, si lascia trascinare dal suo destino, la saggia Teresa non cambia il suo destino, ma lo accetta e vi aderisce con tanta dedizione da farlo diventare una sua scelta, Maria tenta di dargli una sterzata violenta, ma capisce che non le è servito, forse. 
Resta inciso nella carne e nel cuore il monito del proverbio abruzzese citato nel romanzo: “Chi pequere se fa, lupe se la magne” (chi si fa pecora, il lupo se lo mangia).

E quella lezione torna in tutta la storia, però, alla fine non restano i lupi, in mente, ma le madri, a volte pecore, più spesso leonesse nel difendere i figli dallo scacco del destino. Persino la più debole, in qualche modo, spiazza tragicamente il suo povero lupo.

Da leggere.

3 Marzo, 3 anni da una morte assurda. Tre anni senza Riky

Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 diladdarno, moriva Riccardo Magherini, a Firenze, nella sua città, in Borgo San Frediano, dove tutti lo conoscevano. 

riky
Per la sua morte sono stati condannati dal Tribunale di Firenze tre carabinieri che intervennero in seguito a chiamate di altri cittadini residenti.
Oggi vogliamo ricordare la morte di questo giovane uomo che non aveva ancora quarant’anni.

3 Marzo 2015 con lo striscione per Riky

Vogliamo far capire che il “caso” Magherini altro non è se non la morte, violenta e inaccettabile, di una persona. Di un essere umano. Di un figlio, di un fratello, di un babbo, di un cugino, di un amico. Di una promessa dello sport, anche.
Riccardo Magherini era il babbo di un dolcissimo bambino, era un cittadino incensurato e di buona famiglia. E diciamo “di buona famiglia” non perché, se non lo fosse stato, la sua morte avrebbe potuto essere più accettabile come taluni politici si sarebbero affrettati a sostenere, ma perché il nonno di Riccardo era stato un grande Carabiniere. Egli, infatti, per essersi rifiutato di togliersi la divisa ignorando l’invito del generale Badoglio, ha affrontato a testa alta la deportazione nei campi di concentramento tedeschi.
Questa era la famiglia di Riccardo. Di Guido e Andrea e della loro appassionata, ma composta battaglia per ottenere verità e giustizia sulla morte del loro caro già tutti sappiamo. Abbiamo imparato a conoscerli e amarli.

3 marzo 2015 carezza di Ilaria Cucchi a Guido Maherini

Riccardo non aveva mai fatto male a nessuno ma, quella maledetta sera del 2 marzo, era in grave difficoltà.
Aveva paura e chiedeva aiuto.
Temeva per la sua vita. Aveva paura che qualcuno gli facesse del male e scappava, gridava e scappava, scappava e chiedeva aiuto. Aveva preso di mano un cellulare a qualcuno perché aveva perso il suo e voleva chiamare la polizia.
Di fronte ai Carabinieri che nel frattempo erano arrivati, si era inginocchiato chiedendo aiuto. Li aveva persino abbracciati.
Quell’intervento di soccorso richiesto da tutti i cittadini che li avevano chiamati si è poi trasformato in un arresto insensato terminato con la voce rotta di Riccardo che supplica AIUTO! e che dice di chiamare l’ambulanza perché aveva un bambino che lo aspettava a casa “AIUTO, HO UN FIGLIOLO”. Quelle parole dette con quella voce sono le ultime gocce di vitalità di quel ragazzo che muore, steso a terra, con la faccia sull’asfalto mentre viene sovrastato dai militari operanti.
Non possiamo accettare che una persona che si possa trovare in difficoltà emotiva e psichica debba subire un trattamento quale quello inflitto a Riccardo Magherini.
Per questo ci sono state le condanne.
Ma non possiamo accettare che questo processo venga strumentalizzato politicamente da coloro che lo vogliono faziosamente interpretare come una guerra contro l’Arma.
Noi siamo accanto alla famiglia Magherini proprio perché abbiamo profondo rispetto per l’Arma esattamente tanto quanto lo hanno loro. Prova ne sia il fatto che, il 10 aprile, al processo d’appello, ci sarà con loro anche la procura generale per tutelare lo Stato dì Diritto.

3-marzo-2017

P.S. fino alle 19.30 dovrò stare in negozio, ma per tutto il giorno terrò Riky in vetrina e di ora in ora racconto la sua storia a chi passa. Qui non si vendono solo creme, qui si AMA e ci si mette sempre il cuore.

I ♥ Riky

3-marzo-2017-in-vetrina

e ancora una volta è nato

21-12-2016-con-viola-e-bernardo

e lo abbiamo aspettato ogni giorno con giochi e colori, calendario dell’avvento e pasta di sale, canzoni, progetti di lavoro, incontri…

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certo che siamo fortunate a vivere a Firenze! Ci diamo appuntamento al Battistero, davanti al Duomo.
Quest’anno sono riuscita a vedere il presepe allestito accanto alla Cattedrale senza i mitra puntati… i militari si erano spostati un momento.

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E una luce bellissima danzava intorno alle statue.

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Anna, rapita ai suoi doveri per aggiornare la mia madrina e testimone degli ultimi sviluppi esistenziali, mi ha fatto scoprire un’osteria incantevole, piena di fiori, profumata di poesia, dove si mangia bene e si spende i’ giusto, a un passo dal Duomo, senza ressa di turisti. Grazie!

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Il nome del locale è l’ideale per noi.

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Via Martelli senza macchine, con tanta gente a spasso, il suono di una fisarmonica e l’albero di Natale in piazza …mi ha alleviato la nostalgia per Parigi. Firenze è più piccina della mia amata Paris, ma l’è la mi’ città e bella è sempre bella.

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Giorni di corse, ritorni e sentimenti scombussolati, poi il silenzio della notte più dolce quando il cuore è ancora bambino o torna allo stupore dell’infanzia nonostante il male fatto e ricevuto dal mondo.
E la mi’ bimba che spiava il presepe per vedere se nasceva il Bambino… poi si è addormentata forse sognando il mistero per lei magia, forse i regali chiesti a Babbo Natale.
E a me è tornata la voglia di aspettare la mezzanotte per fare memoria della follia più tenera: il Dio degli eserciti che si butta nel mondo e diventa uno di noi nel grembo di una ragazza… figlio, pianto, fame di mamma, fragile neonato venuto al mondo, ma non del mondo, Luce fatta bambino, venuto alla luce per far fare pace a cielo e terra.

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Non ci sono parole per la gioia e la meraviglia di Viola stamattina, felice che il Bambino fosse finalmente arrivato.

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Silenzio amoroso e poi Astro del ciel a nastro… “tu scendi dalle stelle o Reee del cieeelooo e vieni in una grottaaa al freeddo e al geeelooo…”

25-12-2016-viola-accanto-al-presepe1

 

Buon Natale, ancora e a tutti.
Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini, che Egli ama

per il cuore di Riky

che ha smesso di battere una notte di marzo. 

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Riccardo chiedeva aiuto, implorava aiuto, è stato fermato e ha perso la vita nelle mani dello Stato. Noi non lo scordiamo.
Firenze non dimentica i suoi figli.

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E non smettiamo di raccontare la sua storia.
Per Valeria che veniva sabato da Venezia a Firenze a consegnare una copia della sua tesi di laurea a Guido Magherini (tesi dedicata a Riky, doveva averne una copia il suo grande Babbo), mi sono trovata in centro con Matteo Calì, venerdì…

2-dicembre-2013-matteo-cali-e-la-copia-con-dedica-per-vaeria

Una copia con dedica a Valeria e un caffè con un giornalista vero, un vero signore.
Come grande Babbo e vero signore si è dimostrato una volta di più Guido, un padre che si è visto strappare in quella maniera il figlio avrebbe potuto lasciarsi andare alla disperazione e chiudersi nel suo dolore, invece… sempre affettuoso, disponibile, si è precipitato a ricevere Valeria dove Riky ha lasciato la vita nelle mani di chi avrebbe dovuto difenderlo e soccorrerlo.
3-dicembre-2016-vale-davanti-al-tabernacoloAlla stazione ero andata a prenderla con Sandro e Viola,
3-dicembre-2016-alla-stazione-valeria-cate-e-viola

Viola con voglia di viaggiare…
3-dicembre-2016-viola-viaggiatrice-nei-sogni…principessa dolcissima, quasi coetanea di Brando, il bimbo di Riky, il nipotino di Guido…
A Soffiano, portate in auto da Guido Magherini, preghiere per tanti cari defunti, davanti al sorriso in foto di Riccardo…

3-dicembre-2016-riky-tomba-a-soffiano

Guido si è allontanato, non si può chiedere a un babbo di sostare davanti alla tomba di un figlio ucciso giovane… Valeria è scoppiata in lacrime… io ho rinnovato la promessa di non scordare e non smettere di raccontare la storia per chi è rimasto.
Per Brando, soprattutto, per mamma Clem, per Andrea e Duccio, per tutti gli amici del Maghero.

Riky è libero ora, non era un santo in vita, non ne vogliamo fare il santino. Faceva male a se stesso, non avrebbe fatto male a nessuno.
Le parole di Guido mi bagnano gli occhi… mi accendo un cicchino alla memoria di un grande innamorato della vita, a volte deragliato, che anche dall’altrove in cui forse ha ritrovato tutta la musica e i colori che amava continua a generare oceani di affetto e piccoli miracoli.

Chi avrebbe mai detto a Valeria, con la sua patologia (data per spacciata da piccina) che sarebbe venuta da sola a Firenze a consegnare una tesi di laurea?
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E il suo bastone non ha spaventato Viola, abituata alle stampelle della nonna, il trolley rotto l’abbiamo portato insieme, Valeria ha visto la mia vita da vicino (ha dormito da noi, ha mangiato con noi, è stata con la bimba mentre facevo delle commissioni, è venuta con me alla messa stamattina, mi ha girato il mestolo nella zuppa dimenticata sul fuoco… ormai è di casa) e un’altra testimone dell’ennesima rinascita.

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Per più di un anno mi ero allontanata da tutto, udienze, incontri, eventi… ora che ho ricominciato a vivere fuori, nel mondo, anche se con la testa e il cuore sempre un po’ fuori dal mondo, ora che sto persino imparando a tener a bada casa e fantasmi… si ricomincia a raccontare a tutti, insieme.

3-dicembre-2016-alla-stazione-smn-valeria-cate-e-violaMa sarà Valeria, se vuole, a raccontare di sé …

Anche per lei, certa che sia concorde, un immenso abbraccio al caro Guido… GRAZIE

Super Luna, la sera dopo

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Sì, era ieri sera la straordinaria coincidenza di plenilunio e perigeo lunare, ma non è meno bella stasera la nostra magnetica sorella in cielo.

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Ier sera poi la fotografavano tutti, più o meno, con belle e potenti macchine reflex o con il cellulare, mentre la mia piccola compatta digitale aveva la batteria scarica come me. Freddo, sonno, digestione del lutto… ier sera non mi ero preparata in tempo per l’evento.
Le immagini catturate dai veri fotografi sono inarrivabili, ma con i consigli giusti anche una dilettante senza grandi mezzi qualcosa può combinare…

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La mia nuova amica, portata da Anna al matrimonio per farci qualche foto come si deve (e presto mi farà avere la chiavetta o il disco con le immagini delle nozze…), oggi pomeriggio mi ha chiamata e le ho chiesto qualche dritta per beccare Sorella Luna senza effetto pallina da ping pong sotto lampadina. Abbassare ISO ecc…

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Grazie, Viola! Sì, anche la fotografa che non è gelosa dei trucchi del mestiere si chiama Viola, come la mi’ bimba, per questo la chiamiamo “Viola grande” (non solo perché è una grande, davvero, una forza della natura!), 

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forse per questo è scattato subito un bel feeling con Viola piccola?
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E se le foto della cerimonia mi fanno ancora commuovere, alcune foto scattate da Viola P. al Fuoco Matto mi regalano sorrisi


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(Anna, con chi l’avevi?)


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sms dell’angelo briaho durante il pranzo al Fuoco Matto:  “…ti adoro per il coraggio (salto qualcosa di troppo personale)…e con te c’è un uomo fantastico
Sandro: “Oh, o chi è quest’uomo fantastico?”
Il Norfo: “O Sandrino, Simone parla di me, ovvio”

oggi sposi…

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ancora.

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E sempre

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e per sempre.

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Con una nuova vita già presente a darci gioia e fatica,

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impegno e felicità… 

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Con gli amici più cari, amici nuovi, amici presenti col cuore e amici vicini anche fisicamente.
Con la famiglia che già siamo …


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con la gioia di vedere fuori di casa e sorridente il mio babbo (che regalo! Grazie)
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Con un pranzo solo noi sposi, figli e testimoni…

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Con il sorriso di Manu che era così piccolo dodici anni fa, quando ci siamo sposati in Comune.

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Con qualche ruga in più intorno agli occhi, ma la voglia di gustare ogni sorso di vita

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P.S. c’è anche un video  del brindisi in sala parrocchiale e un video dell’accoglienza

 

fedi rinnovate

6-novembre-2004-nozze-in-comune

6 Novembre 2004, Sala rossa di Palazzo Vecchio, fedi di oro bianco col giglio su cuscino viola per le nozze civili.
Dopo 12 anni, festeggiamo l’anniversario con il matrimonio religioso. Emozione, tanta.
In Comune ero vestita di viola chiaro, fuori, dopo il rito civile, sciarpa viola della Fiorentina.
In chiesa sarò vestita con l’abito nuziale di Roberta… che regalo commovente e unico! (per questo era venuta a Firenze… per portarmi l’abito da Roma, il suo vestito non bianco, ma chiaro e bellissimo, semplice, elegante, speciale…GRAZIE).
Di viola ci sarà Viola, il nostro amore diventato persona nuova (mi farà da damigella la treenne convinta di sposare la sua mamma)

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E una signora della parrocchia brava a cucire mi ha regalato l’orlo al vestito (“quanto ti devo?” “sii felice”), la ragazza che lavora in un centro estetico vicino casa mi ha regalato la french manicure (“quanto spendo?” “Auguri!”), un’amica finora virtuale verrà da Livorno per pettinarmi e adornare Viola… insomma, per ora ho pagato solo bouquet (non di fiori) e scarpe nuove.
Commossa da tanti doni, felice da sentirmi scoppiare il cuore per il regalo più grande… grazie, Amore