Libellule nell’ombra

Pagine che cantano e fanno volare sentimenti e fantasia, ore lievi mentre il quotidiano si fa davvero stretto, a volte soffocante (nel corso della quarta ondata del Covid, se non ho perso il conto, anche nel romanzo, finito di scrivere nel corso della seconda ondata, inevitabile più di un accenno alla pandemia). Ci voleva proprio un’evasione romantica, temperata di sano umorismo, come una gita, di questi tempi una vera vacanza senza valigia, tra Firenze e Mugello, come un sogno o un dipinto in cui sostare.

Le anime, libellule dell’ombra, mosche crepuscolari, fremono fra tutti questi canneti neri che chiamiamo passioni ed eventi (Victor Hugo)

La citazione di Victor Hugo, nel romanzo, è riportata dal protagonista e narratore attraverso il ricordo di Philippe Daverio: rimandi e citazioni non mancano, omaggi a capolavori del cinema, critici d’arte, architetti e musicisti… forse un richiamo a quel che ci fa(ceva) umani e che in questi tempi ristretti sembra superfluo? Senza la bellezza si potrà sopravvivere, la vita è oltre.

P.S.

Libro divorato in un pomeriggio, una sera e finito stamattina. Conosco l’autore, Paolo Marini, nato a Firenze, attualmente vive a Vicchio, ci siamo incontrati a San Jacopino per il funerale della sua mamma, la grande Silvana. Quando ha visto che avevo preso il suo libro (siamo amici di social, su Facebook), Paolo mi aveva promesso una dedica autografa “appena le circostanze permetteranno di rivedersi”. Ora, Paolo non poteva sapere che lo avrei finito di leggere proprio oggi, quando alle 9 circa mi ha scritto che oggi sarebbe venuto a Firenze… “scusa se te lo dico all’ultimo, ma di questi tempi si vive alla giornata, disturbo se passo a trovarti?” e Viola è rimasta a bocca aperta “cioè, fammi capire, mamma, se si legge un libro in due giorni poi l’autore viene a farti la dedica a casa?”. Le foto ce le ha scattate la mia bambina agli ‘arresti domiciliari’ (DAD).

e novembre consola

Foglie colorate sempre più belle sui rami via via più nudi, come se arrossissero gli alberi spogliati…

Il vento accarezza o prende a schiaffi, l’aria si fa più fredda, i colori più caldi.

Le foglie cadono dai rami, a volte però sostano un poco in aria, sembrano davvero danzare tra cielo e terra, per poi stendere tappeti magnifici a passi tristi o distratti, a pensieri umidi di pianto per chi non c’è più o per quel che resta del giorno, anzi, dei giorni…

In certi angoli di bene sbocciano ancora rose, baci di bellezza gratis.

A volte basta una passeggiata nel parco con un vecchio amico e il muso dolce della sua cagnolina per cambiare ritmo al respiro e riaprirsi al presente

Prima di lasciare questo mondo, c’è chi tira fuori il meglio… come “per consegnare alla morte una goccia di splendore”

dall’alba al tramonto

da Firenze a Pistoia, ieri, una bellissima esperienza.

Il mio primo pellegrinaggio a piedi, in compagnia, non solo una camminata di tutto rispetto, una trentina di chilometri, forse più… (ma il primo chilometro, col buio, prima dell’alba, da casa a San Jacopino da sola mi ha fatto battere il cuore più forte, per un’ansia di vecchia data poi lasciata per strada nei chilometri dopo), dalla chiesa di San Jacopo in Polverosa alla Cattedrale di San Zeno, per il Piccolo cammino di Santiago, anche e soprattutto un viaggio dentro il cuore, dalle paure e dalle lotte con ombre e fantasmi all’abbandono nel cuore della misericordia. GRAZIE

Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine. L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte

(Christian Bobin, L’uomo che cammina, citato da chi ci ha accolti a Santa Maria a Campi)

Ogni tappa un timbro sulle credenziali dei pellegrini, ogni sosta un bicchiere d’acqua offerto perché siamo suoi… e non solo acqua! Ci hanno accolti con uva, friselle pugliesi e pomodori, riso e verdure, torta di mele, schiacciate e tanta, tanta acqua fresca, preziosa per chi cammina sotto il sole per ore. E caffè. E preghiere, sorrisi, come abbracci GRAZIE

e i pellegrini ebbero fame…

La gioia grande di veder arrivare Don Fulvio (accompagnato in auto) a Pistoia ha cancellato il dolore alle estremità e la stanchezza…

L’accoglienza in cattedrale è stata commovente. Una messa bellissima. E il dono della pace in cuore per il cammino che riprende, ogni giorno. Il cammino non finisce certo dopo aver varcato la Porta Santa

GRAZIE

Un sabato ricco di grazie

quattro passi tra le nuvole

Via le scarpe, voglia di libertà e leggerezza dopo la salita tra sassi e fiori, appena arrivati in terza punta, a Poggio all’Aia in cima a Monte Morello,

dal rifugio Gualdo, con Alberto e Wallander, canina favolosa!

Gambe dolenti, il giorno dopo, ma il cuore ancora colmo di bellezza e gratitudine per la scarpinata nella natura, l’aria buona pulita e fresca, l’amicizia vera, la gioia di vivere, i dispiaceri affidati al di là delle nuvole

Ricarica di aria buona

Con un vero amico a Monte Morello, a respirare aria pulita, fuori dalla città, in disparte dai casini del quotidiano, a pestare con la camminata in salita (e le scivolate nel fango in discesa, al ritorno) tutti i ‘mostriciattoli’ di dipendenza, disistima, ricadute in vecchi autolesionismi.

Alberto, vigile in pensione, tifoso viola, volontario VAB, amico fidato: “Cate, pensa meno alla ricaduta e vedi di non cadere su questi sassi”

Sperimentare un ripido sentiero e capire perché si chiami “Rompistinchi”

La sana distrazione e la fatica (per non cadere faccia nel fango) sono stati un bel passo per rinforzare la scelta presa e sperare di dormire.

perdere e cercare

Nessuno stupido si avvicinerebbe al fuoco dopo aver capito che scotta.
Nessuno tranne chi ha un valido motivo per bruciarsi
(A. Einstein)

Ritrovare fiducia e libertà, guarire insomma, dopo aver perso lucidità e autostima… a volte vengono in aiuto citazioni impreviste e armi insolite. Stare lontana dal fuoco, certo, ma soprattutto curare i motivi per bruciarsi e nutrire le ragioni per vivere invece senza farsi male, ecco.

… trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole. Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Luca 2, 43-52)

Un abbozzo al volo, senza disegno, subito con le tempere sulla piccola tela e poi…

…mai contenta, sempre a fare, disfare, rifare. Alla fine si sciupa la tela, ma l’esercizio mi serve e il tutto aveva una sua funzione ulteriore. Arma di distrazione in un combattimento impari GRAZIE

Oggi poi una bella camminata alle Cascine con un caro amico, anche lui reduce dal medesimo combattimento, lui vittorioso da qualche anno. E con la sua dolcissima canina, Wallander, che proprio oggi festeggiava il suo quinto compleanno!

Al ritorno, la tempera era asciutta e ho appeso il quadretto ricordo della battaglia vinta. GRAZIE

provvisoriamente

E Natale è passato, con il suo carico di luce e nostalgia, amore presente e presenze perdute, lacrime senza freni davanti al posto vuoto di chi non passerà più con noi il Natale in terra e un velo di malinconia anche per le assenze provvisorie… pranzo senza fratelli, cognate e nipotini, ma con la gioia straripante di Viola che cresce sana, dolce, bella e intelligente… è stato un bel Natale, un vero Natale buono, con lo sposo e mia madre e letture, film d’animazione, coccole in casa mentre fuori è arrivato l’inverno.

Il giorno dopo, al parco con Viola e Sandro, a rivedere i miei amici alberi e a riaccordare i pensieri coi passi, a rincorrere a piedi la monella buffa in bicicletta,

a godermi i suoi abbracci teneri

Tra ieri e oggi, invece, ancora tempere.

Per una signora della parrocchia di San Jacopino, devota di Sant’Antonio, che compie gli anni oggi… la mitica Dolly, novantenne senza peli sulla lingua, cuore d’oro dietro una scorza burbera che si scioglie in dolcezza autentica, quando riconosce affetto sincero.

…devo smettere di ritoccarlo e lasciarlo asciugare in pace o rovino tutto. Non sono mai contenta di quel che faccio, ma solo se mi esercito e accetto di sbagliare, posso sperare di ritrovare la mano. E devo esercitarmi anche a non cedere alla furia autodistruttiva che mi ha portata più di una volta a fare a pezzi i miei disegni e anche le tele già dipinte… oggi forse ho sfiorato il fondo di quella smania che mi divora, mi auguro che la consapevolezza mi sia di aiuto per domare questo tratto del mio essere che non porta a nulla di buono

finché ce n’è

Colori, riflessi, passi, emozioni, corsette e pieno di bellezza…

all’aria aperta finché si può, finché la stagione, dolce autunno di colori incantati, lo consente, finché le restrizioni alla libertà di movimento non ci faranno di nuovo chiudere in casa o uscire quasi di nascosto col timore dei delatori da balcone

Tra le foglie belle del giardino di San Jacopino

stamattina da sola, prima della messa.

Nel pomeriggio con Sandro e Viola alle Cascine (di domenica c’è troppa gente, abituata a godermi il parco in solitudine nei giorni da lunedì a venerdì mi scordo sempre che nel week end sarebbe meglio evitare, ma solo di domenica posso andarci anche con lo sposo e la bimba… qualcuno lavora ancora, grazie al cielo),

C’erano tanti pappagalli verdi tra le foglie gialle… forse qualcuno li ha liberati? O sono fuggiti? Mai visti tanti così!

Viola era contenta di farmi vedere come ha imparato a pedalare

E poco prima di tornare a casa, a strappare ancora qualche immagine bella al fiume …

un incontro a sorpresa, bellissimo: Alma

che ballava con me quando Viola era nella mia pancia e che mi aveva fatto foto col pancione durante le ultime lezioni di danza del ventre prima della nascita della nuova ballerina, oggi in versione ciclista e monella dalla mascherina rosa

e finalmente…

Sabato di arrivi. Dalla stazione dei treni, accanto ai binari della tramvia, è arrivata a trovarmi a Firenze, per la seconda volta, Roberta, per la prima volta con suo figlio Matteo. Con Roberta ci siamo scritte e sentite sempre, da più di dieci anni ci confidiamo ogni cosa, ma occhi negli occhi e a voce nuda, senza telefono in mezzo, l’ultima volta ci siamo viste in ottobre nel 2016, prima delle mie nozze in chiesa con il mio sposo, il secondo matrimonio con lo stesso marito… quando venne a portarmi il suo abito da sposa. Matteo è diventato un giovane uomo, fisicamente, alto, bello come il sole… psicologicamente in qualche modo resta un bambino speciale ipersensibile a voci, suoni, rumori… il primo che apprezza davvero la mia voce bassa come un sussurro “Cate non alza mai la voce”… GRAZIE

La ‘gita’ a Firenze di Roberta e Matteo era un sogno da tempo, il progetto per farla accadere sul serio è roba di prima dell’impennata di contagi che porterà a nuove restrizioni e chiusure a breve… l’ultima occasione, probabilmente, fino alla fine della pandemia.

Con le mascherine, ma insieme!
Davanti al Biancone… tolte le mascherine per il tempo di una foto.

Oggi mi sono improvvisata ‘guida turistica’ per un’amica che sento sorella e per il suo figliolo difficile, ma speciale anche nel bene, perché dona amore almeno quanto chiede attenzione… e, tra un cenno di storia e un racconto di vita vissuta, quanti passi tra insperate ore di sole e la pioggia più gentile del previsto, tra piazza del Duomo e Palazzo Vecchio e poi dal Ponte Vecchio lungo l’Arno fin verso le Cascine… anche a Matteo piace camminare!

E poi in pizzeria (forse l’ultima volta che si mangia fuori per chissà quanto tempo) con Sandro e Viola. Viola che quattro anni fa proprio grazie a ‘zia Roby’ assaggiò per la prima volta la pizza (perché Viola era molto selettiva nel mangiare).

E finalmente, dopo giorni di attesa, dopo una notte di ansia, dopo altre ore di attesa rinnovata… la notizia felice che resterà legata nella data del 24 ottobre 2020 al ponte di amore tra Firenze e Roma (Roberta ha trovato l’immagine del ponte per la nostra amicizia e di ponti ne abbiamo visti oggi e costruiti negli anni!), la nascita del mio secondo nipotino, la nascita del primo bimbo del mio fratellino Paolo… benvenuto al mondo, Dario, amore della zia!

Benvenuto, benedizione di vita nuova in un tempo di paure e chiusure…
È nato oggi. Arrivato a dare amore e gioia.
È la vita che ci cambia e chiede sempre amore
, sempre inizi, sempre oltre

a cielo aperto

Prima serata post lockdown per il Balagan Cafè, ieri sera, nel giardino della bellissima sinagoga di Firenze, una serata davvero speciale. Che a nutrire il cuore a volte basterebbe il rosa di cui si tinge la facciata del tempio al tramonto… ma in compagnia degli affetti più cari è roba da far scoppiare il cuore e dispiace archiviare persino l’autoscatto di gruppo sfuocato

(almeno il don con mascherina del calcio storico – coi colori di Fiorenza – e un occhio mio – uno solo – sono a fuoco! )

Mentre suonava Lorenzo Bianchi per la novità dell’estate: la Muzika Shelanu, che vuol dire “la nostra musica” (ogni giovedì sera, nella prima ora di apertura del Balagàn, giovani talenti della comunità ebraica di Firenze offriranno un intrattenimento musicale prima dell’inizio degli incontri) ci siamo rifocillati con le prelibatezze della cucina ebraica a cura di Jean-Michel Albert Carasso e Michele Hagen (ier sera JM non c’era, purtroppo per noi e buon per lui finalmente un po’ al mare, ma, a parte l’assenza di cumino nel couscous con i profumi del mediterraneo, Mike è stato all’altezza dello chef in vacanza), dal couscous con verdure ai dadi di ceci e spezie, hummus e melanzane alla marocchina… si viaggia anche con i sapori, cucina e cultura non sono mai separate. E per tetto il cielo, per tende le foglie.

Intensa commozione al ricordo di Daniela Misul e non sembra sia già passato un anno dalla sua morte, forse i lunghi e pesanti mesi di questo tempo sospeso per la pandemia hanno sbalestrato tutto, a partire dalla percezione del tempo, appunto… o forse semplicemente è tale il peso della perdita, per Ugo Caffaz che con lei organizzava i Viaggi della Memoria, per l’amica di infanzia, per i rappresentanti della comunità islamica, per tutti coloro che non possono trattenere le lacrime nel parlarne, anche se devono ricordarne il sorriso, la gioia di vivere, la passione per creare allegria e rapporti veri.. in ogni caso la sua memoria sia benedizione, donna di pace, tessitrice di incontri e conoscenza, anima libera e bella. Grazie!

E infine la meraviglia di musica e memoria, storia e festa, umanità viva nel concerto davvero trascinante in danza di tradizioni ebraica e rom intrecciate, vera festa Romanò Simchà con l’Alexian Group di Santino Spinelli insieme con Enrico Fink e l’Orchestra Multietnica di Arezzo.

La voglia di ballare era difficile da trattenere, infatti ci si muoveva un po’ tutti, anche accampati nel giardino, su panchine con i simboli del distanziamento o su sedie di fortuna, chi muovendo solo il piedino e pure l’altro, chi battendo il tempo con le mani, chi alzandosi e… un paio di vere ballerine almeno le ho notate. Ma ci sono stati momenti anche di riflessione. Se dal dramma nasce arte… è poesia.

Una serata emozionante e indimenticabile, con Sandro, Anna e don Fulvio.