… babbo, non mi lasciare

Lodovico Grassi

Mi hai tirato soltanto uno schiaffo e me lo ricordo ancora…

Ti amo da quando sono nata, babbo Lodovico, solo tra le tue braccia mi sentivo sempre al sicuro, mi cullavi con Mozart e Beethoven, con Bach e Battiato, con i Beatles e Rino Gaetano… mi hai trasmesso la passione per la musica e per il peperoncino piccante, il vizio del fumo e quello della lettura,

ti ho rubato più di un libro, te ne ho sciupati diversi prima ancora di cominciare a camminare, ti ho sfracassato le palle con le mie domande facili facili, tipo, quando avevo meno anni che le dita delle mani, “Ma esistiamo davvero? O è tutto un teatro per un pubblico che non possiamo immaginare o ancora un sogno di un solo essere esistente…” e “perché muoiono i bambini?” e poi, crescendo – in età e non in saggezza o delicatezza – discutendo di politica e religione con un furore che pochi, sentendoci litigare tanto forte, sapevano leggere come amore smisurato, senza freni di educazione e rispetto delle formalità.

Mi hai fatta ballare e piangere, ridere e studiare… ti ricordi quando tra noi si parlava in latino, o all’occorrenza in greco, per non farci capire dagli altri? E se il francese resta la mia lingua del cuore è sempre colpa (o merito) del tuo amor per Parigi.
Ah, ti ho perdonato l’imposizione del classico quando volevo fare l’istituto d’arte e tu tornasti a casa col Rocci. In fondo, studiare latino e greco mi è servito. Ma a Viola non imporrò scelte diverse dalle passioni che spero si senta libera di manifestare.
Tu, spero, mi perdonerai i dispiaceri e gli spaventi che ti ho procurato, quando mi sono ridotta pelle e ossa, quando ti ho detto della prima canna e dell’ultimo amore sbagliato che poi non era mai l’ultimo, quando ho tentato di andare a vedere prima del tempo quel che forse c’è “di là” e mi avete riacciuffata per i capelli… 


Mi hai spiata leggendomi il diario quando ero adolescente e ti sei arrabbiato per quel che ci hai scoperto. Ero più arrabbiata di te, per quella violazione dei miei segreti. Se ci ripenso, sono ancora un po’ arrabbiata, anche se, ora che sono mamma, non oso promettere che non farò anch’io una simile orribile azione…
Mi hai tirato soltanto uno schiaffo in tutta la mia vita e me lo ricordo ancora, quando litigavo con Pietro per un giocattolo… “Mio e tuo sono le sole parolacce che non voglio sentire in questa casa! Siete fratelli, dovete condividere stanza e balocchi. Non si litiga per stupidi oggetti”

Sei diventato un tenero nonno per la mia piccolina, come sei stato un padre dolcissimo e furibondo, esplosivo e amoroso, ingombrante a volte, indispensabile sempre, ancora.

Non eri certo contento del mio essermi allontanata dalla chiesa, ma mi hai sempre rispettata. E, in questo, lasciata libera.
E quando mi sono riavvicinata… so che sei stato felice per il battesimo pur tardivo di Viola,

anche se non eri più nei tuoi cenci… sempre più debole e malconcio.

E quando, dopo 12 anni di matrimonio civile, mi sono sposata anche in chiesa con Sandro,

ti ho visto sorridere come quasi mai negli ultimi tempi, a parte nei momenti di gioco con la tua nipotina.

Ora ho paura.
E non so trattenere le lacrime e il tremito.
Sono stata abbastanza forte nei primi giorni, dopo lo shock del tuo infarto, la corsa al Pronto Soccorso, le prime – decisive, dicevano – 48 ore in Terapia Intensiva… sabato ti avevo visto meglio, domenica affaticato, ma liberato dal macchinario che lavorava al posto del tuo cuore e dei tuoi polmoni… ieri e oggi… peggio, stai peggio tu, sto crollando anch’io. L’adrenalina non basta a farti riprendere, ti hanno riattaccato la macchina per la respirazione forzata, quel debole segnale non incoraggia a esser fiduciosi, la luce che avevo visto nei tuoi occhi sabato, ora dov’è finita? Non posso fare più altro per te se non pregare e aspettare, cercar di lavorare, prendermi cura di Viola, pregare, sperare, tornarti a trovare… ti voglio tener la mano finché posso.

Non mi lasciare

che fretta c’era…

è già primavera.

E ho paura degli sbalzi d’amore.
E non ho fiato per correre dietro al tempo che scivola via…
Era marzo e ballavo con la mia piccola come se quella magia della prima infanzia potesse durare per sempre…

e oggi è andata a teatro con la scuola, la sua prima matinée.
E ancora le manco quando lavoro tutto il giorno e si diverte con i trucchi naturali quando me la porto in negozio se l’asilo chiude per un giorno o un pomeriggio.

Ma Viola ormai gioca soprattutto con gli altri bambini e vola ogni giorno più sicura e libera… 

 

Che il cielo ti guardi con tenerezza sempre, piccina mia sempre meno piccina …
e che doni pace ai battiti sballati del cuore della tua mamma lunatica

Vigilia dell’otto marzo

LOTTO E M’ARZO TUTTI I GIORNI
L’OTTO MARZO celebro la Giornata della Donna lavorando per le donne che si amano.
Omaggi alle clienti, prove gratuite di cosmetici naturali, massaggi, trucco, cure per il benessere di corpo e spirito e un piccolo rinfresco nel pomeriggio, dopo aver ripreso da scuola la mia piccola donna che vorrei crescesse in un mondo più giusto per tutti e tutte.

Senza iniziative di cui non intendo il senso.

Il lavoro, quando c’è, è la prima carta che possiamo giocarci per essere libere.
Rinunciare a un giorno di stipendio (se lavoratrici dipendenti), a una giornata di impegno e possibili ricavi (se autonome), di servizi per le altre donne che lavorano (se occupate in ospedali, scuole, trasporti), non mi pare una mossa geniale.
Chi ci rimette? Non chi vorrebbe le donne a casa.

A casa, al lavoro, in ogni ambito della nostra vita, possiamo fare molto di più, a cominciare dalla pulizia delle parole

Dall’artiglio del diavolo…

all’aspirina. Contro i dolori, con dolcezza

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CREMA NODOLEX

Gli ingredienti di questo splendido prodotto sono, a parte acqua, olio di girasole e olio di cocco come base, estratti di piante curative selezionati per l’azione specifica contro i dolori: Harpagophytum procumbens* (Artiglio del diavolo), Urtica dioica (ortica), Tiglio, Spirea ulmaria, Salvia sclarea. E poi c’è la tormalina, come in tutte le creme della linea “Secret of Longevity”

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La crema Nodolex, formulata nei laboratori di ricerca Amatè, si è dimostrata capace di calmare i dolori articolari e tutta una serie di fastidi che possono colpire collo, schiena, mani, ginocchia e piedi. Nodolex crema naturale non ha effetti collaterali indesiderati e rapidamente aiuta a ridurre il dolore, con in più una piacevole azione idratante per la pelle.
Istruzioni: si applica per massaggio nelle zone interessate con movimenti circolari fino a completo assorbimento. Per ottenere i risultati migliori, utilizzare almeno tre volte al giorno in fase acuta, per poi ridurre la frequenza dell’applicazione nel mantenimento.

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*Harpagophytum procumbens, chiamato anche volgarmente artiglio del diavolo, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Pedaliacee, presente nell’Africa del Sud, nelle aree di savana e del deserto Kalahari. È ampiamente usato nella medicina tradizionale africana.
I fiori sono rosso-violetto.
L’efficacia anti-reumatica e anti-infiammatoria degli Harpagosidi (principi attivi della radice) è paragonabile a quella degli antinfiammatori di sintesi. È coadiuvante per artrite reumatoide, reumatismo infiammatorio, tendiniti, contusioni, dolori di schiena, sciatica e simili. Molto efficace contro il torcicollo e altre infiammazioni muscolari.
La radice dell’artiglio del diavolo, di cui si usa l’estratto secco, favorisce anche l’eliminazione dell’acido urico e a questo titolo è efficace nel trattamento della gotta, specie se associato a preparati di frassino, che hanno una componente antinfiammatoria.
È indicato per ridurre l’assunzione di cortisonici utilizzati per i reumatismi.
Alle popolazioni africane i suoi effetti sono noti da secoli; le sue radici erano utilizzate da boscimani, ottentotti e bantu per curare le ferite e lenire i dolori articolari. Gli venivano inoltre attribuite proprietà digestive e terapeutiche per problemi gastrointestinali. In Europa queste qualità iniziarono a essere studiate solo nei primi del Novecento; fu dapprima usato come amaro tonico nei casi di indigestione e solo successivamente furono confermate le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche.

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L’ erba moscatella o schiarea (Salvia sclarea L.) è una pianta erbacea molto odorosa, appartenente alla famiglia delle Lamiacee.
La pianta è abbastanza decorativa sia per il suo fogliame che per i suoi fiori. Alla maturità raggiunge 1 m di l’altezza.Il fusto è eretto, di diametro 5–9 mm, con peli crespi di 1–2 mm.
Le foglie inferiori sono grandi (fino a 20 cm.), ricoperte da uno strato uniforme di peluria e appaiono vellutate; le foglie cauline sono minori, irregolarmente dentellate.
L’infiorescenza è ampia, con rami eretto-patenti; le brattee sono membranose, violacee, di 2–3 cm; il calice è con tubo ispido di 7 mm e denti spinulosi di 3–5 mm. Fiorisce tra giugno e luglio. I frutti sono piccoli acheni.
Cresce nell’Europa meridionale e nel sud della Siria.
In Italia si trova in tutto il territorio anche se rara e spesso inselvatichita. Predilige un suolo fresco, leggero, leggermente calcareo e un’esposizione piena di sole.
Originaria del Mediterraneo, viene coltivata dall’Italia alla Siria fino in Russia. Tale pianta viene coltivata sin dall’epoca romana. In Italia la coltivazione è principalmente concentrata in Piemonte (per la produzione del vermut e altri liquori fra i quali il Fernet Branca) e nelle regioni meridionali.
La sua coltura al giorno d’oggi è principalmente destinata a produrre un olio essenziale utilizzato nella fabbricazione di vermuth, di liquori o di profumi.
Come tutte le salvie, è anche una pianta mellifera, molto attraente per le api.
È stato usata anche per aromatizzare il vino, per intensificare l’aroma di Moscato, per dare vitalità all’organismo, curare la depressione, regolare il sistema nervoso Nelle birre inglesi, la sclarea è stata usata come aroma prima che l’uso del luppolo divenisse comune.
Le foglie possono essere utilizzate, fresche o essiccate, per aromatizzare i piatti di carne: maiale, vitello, pecora, selvaggina, le salse. Le foglie inoltre sono state utilizzate come verdura.
È stata usata anche per aromatizzare alcuni prodotti del tabacco.
La Salvia sclarea dimostra buone proprietà tonico-stimolanti nei confronti dell’apparato digerente, antispasmodiche, battericide e contro l’eccessiva sudorazione, regola il flusso mestruale, migliora il tono muscolare.

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La Spirea ulmaria è una pianta della famiglia delle Rosaceae. Nota per le sue proprietà antinfiammatorie e diuretiche, è utile contro dolori articolari e stati febbrili.
I fiori e le sommità fiorite della spirea sono usate in fitoterapia nel trattamento dei dolori articolari, gli stati febbrili e influenzali per effetto delle sue proprietà antinfiammatorie, diuretiche e antispasmodiche. Il suo fitocomplesso contiene derivati salicilici (aldeide salicilica, salicilato di metile, salicilato di etile) ben conosciuti grazie all’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’aspirina, flavonoidi, vitamina C, oli essenziali e sali minerali.
Considerata insieme al salice, il “salicilato vegetale”, la pianta svolge azione antinfiammatoria, analgesica e antipiretica, perché inibisce la sintesi delle prostaglandine (PGE2), responsabili del dolore e del processo infiammatorio dei tessuti. Viene perciò utilizzata in caso di febbre e per alleviare gli stati dolorosi causati da artrosi, artrite reumatoide, dolori articolari, mal di testa, mal di denti, mal di schiena e cervicale.
Tuttavia a differenza dei farmaci antinfiammatori di sintesi, non presenta azione ulcerogena (gastrite, ulcera), effetto collaterale di questa categoria di farmaci. La presenza delle mucillagini, infatti, conferisce alla spirea un’azione protettiva per le mucose, in grado di ridurre gli spasmi e i processi erosivi delle pareti gastriche.
Studi recenti dimostrano le proprietà immunomodulanti della spirea, perché è capace di sopprimere svariate reazioni anomale dei nostri anticorpi che provocano la liberazione d’istamina e conseguenti attacchi del nostro stesso sistema immunitario, caratteristico delle malattie autoimmuni.
Per la presenza dei flavonoidi (quercetolo-4-glucoside, quercetolo-3-galattoside), si impiega anche nel trattamento della ritenzione idrica ed edemi. Il suo utilizzo risulta pertanto utile nel trattamento della cellulite, perché esercita azione vasoprotrettice sulle pareti dei vasi sanguigni e fluidificante del sangue, con effetto decongestionate sul sistema circolatorio.
Pianta erbacea perenne con rizoma strisciante, alta fino a 150 cm. Le foglie sono decidue, dentate o lobate, verde scuro sulla pagina superiore, biancastre su quella inferiore. I fiori sono bianchi o rosati, piccoli e raccolti in vistose infiorescenze, chiamate corimbi. I frutti sono piccole capsule.
La spirea cresce bene nei luoghi umidi (da qui il nome di olmaria palustre) delle regioni continentali, dalla pianura fino a 1500 m di altitudine. Manca nelle zone costiere mediterranee.
Il nome botanico deriva dal greco speira, perché la forma dei frutti è a “spirale”.
Era una delle erbe sacre maggiormente tenute in considerazione dai Druidi, ma non è noto se veniva anche usata per le sue proprietà medicamentose.
Nel Rinascimento, la spirea è stata per lungo tempo un rimedio popolare in molti paesi europei, poi cadde nell’oblio, finché fu riabilitata da un prete di campagna, per i successi ottenuti contro l’idropisia o eccesso di umori linfatici, secondo la Teoria Umorale di Ippocrate.
L’importanza terapeutica di questa pianta divenne notevole quando intorno al 1845, Hermann Kolbe riuscì per primo a isolare l’acido salicilico, per distillazione dai fiori. Il 6 marzo 1899 unendo il prefisso “a-” (per il gruppo acetile) con “-spirina” (dalla spirea, da cui si ricava l’acido salicinico), fu brevettato dalla Bayer con il nome “aspirin“, il principio attivo di acido acetilsalicilico per essere messo in commercio.

tende la mano

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.
Il tentatore allora gli si accostò e gli disse:
“Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane”

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“ Oggi, prima domenica di quaresima. Il Vangelo parla delle tentazioni di Gesù.
Ebbene sì, come uomo anche lui fu tentato, come lo è ogni uomo sulla terra.
Se Cristo non si fosse lasciato tentare dal diavolo non ci avrebbe insegnato a vincere“, diceva sant’Agostino.
Quindi è possibile superare la tentazione!
Se lasciamo che essa diventi atto concreto, allora emergerà dal nostro cuore la parte più squallida.
Se riusciamo, con l’aiuto di Dio, a vincerla, allora emergerà una interiorità più rafforzata.
Come vincere, dunque? Ascoltiamo Gesù e seguiamo le sue orme, il suo esempio. Dice:
1. C’è una fame più profonda, nel nostro animo, che non può essere saziata solo col consumismo sfrenato. Solo la Parola di Dio realizza la quiete dell’anima, perché educa la nostra inquietudine;
2. Cerchiamo Dio per fede e amore, fiduciosi sempre della sua bontà, come fa un figlio e non solo per servirci di Lui quando ci fa comodo;
3. Adorate il bene, adorate Dio, il sommo bene, perché sentiremo di vivere da uomini veramente liberi; perché se adoreremo il male, vivendo solo in funzione dei soldi, del potere e della gloria, presto scopriremo di essere diventati schiavi dentro, non liberi per vivere davvero felici.
Dunque, buon cammino di vita. E se ti dovesse succedere di cadere, non dimenticare che Cristo ha già la mano tesa per aiutarti a rimetterti in piedi.
Dio ti benedica e io ti abbraccio ”

Don Luigi
Domenica, 5 marzo 2017
I Domenica di Quaresima – Anno A

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nella pioggia e nella fragilità, nella fame che nessun pane sazia, nell’ora dell’inquietudine… gocce di bellezza.

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momenti di sosta, ricerca di quiete, abbandono fiducioso…

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e poi un arc en ciel dopo pioggia e sonno…

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un doppio arcobaleno, come se il cielo tendesse entrambe le mani a risollevar chi vacilla e cade, ma non cede.

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3 Marzo, 3 anni da una morte assurda. Tre anni senza Riky

Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 diladdarno, moriva Riccardo Magherini, a Firenze, nella sua città, in Borgo San Frediano, dove tutti lo conoscevano. 

riky
Per la sua morte sono stati condannati dal Tribunale di Firenze tre carabinieri che intervennero in seguito a chiamate di altri cittadini residenti.
Oggi vogliamo ricordare la morte di questo giovane uomo che non aveva ancora quarant’anni.

3 Marzo 2015 con lo striscione per Riky

Vogliamo far capire che il “caso” Magherini altro non è se non la morte, violenta e inaccettabile, di una persona. Di un essere umano. Di un figlio, di un fratello, di un babbo, di un cugino, di un amico. Di una promessa dello sport, anche.
Riccardo Magherini era il babbo di un dolcissimo bambino, era un cittadino incensurato e di buona famiglia. E diciamo “di buona famiglia” non perché, se non lo fosse stato, la sua morte avrebbe potuto essere più accettabile come taluni politici si sarebbero affrettati a sostenere, ma perché il nonno di Riccardo era stato un grande Carabiniere. Egli, infatti, per essersi rifiutato di togliersi la divisa ignorando l’invito del generale Badoglio, ha affrontato a testa alta la deportazione nei campi di concentramento tedeschi.
Questa era la famiglia di Riccardo. Di Guido e Andrea e della loro appassionata, ma composta battaglia per ottenere verità e giustizia sulla morte del loro caro già tutti sappiamo. Abbiamo imparato a conoscerli e amarli.

3 marzo 2015 carezza di Ilaria Cucchi a Guido Maherini

Riccardo non aveva mai fatto male a nessuno ma, quella maledetta sera del 2 marzo, era in grave difficoltà.
Aveva paura e chiedeva aiuto.
Temeva per la sua vita. Aveva paura che qualcuno gli facesse del male e scappava, gridava e scappava, scappava e chiedeva aiuto. Aveva preso di mano un cellulare a qualcuno perché aveva perso il suo e voleva chiamare la polizia.
Di fronte ai Carabinieri che nel frattempo erano arrivati, si era inginocchiato chiedendo aiuto. Li aveva persino abbracciati.
Quell’intervento di soccorso richiesto da tutti i cittadini che li avevano chiamati si è poi trasformato in un arresto insensato terminato con la voce rotta di Riccardo che supplica AIUTO! e che dice di chiamare l’ambulanza perché aveva un bambino che lo aspettava a casa “AIUTO, HO UN FIGLIOLO”. Quelle parole dette con quella voce sono le ultime gocce di vitalità di quel ragazzo che muore, steso a terra, con la faccia sull’asfalto mentre viene sovrastato dai militari operanti.
Non possiamo accettare che una persona che si possa trovare in difficoltà emotiva e psichica debba subire un trattamento quale quello inflitto a Riccardo Magherini.
Per questo ci sono state le condanne.
Ma non possiamo accettare che questo processo venga strumentalizzato politicamente da coloro che lo vogliono faziosamente interpretare come una guerra contro l’Arma.
Noi siamo accanto alla famiglia Magherini proprio perché abbiamo profondo rispetto per l’Arma esattamente tanto quanto lo hanno loro. Prova ne sia il fatto che, il 10 aprile, al processo d’appello, ci sarà con loro anche la procura generale per tutelare lo Stato dì Diritto.

3-marzo-2017

P.S. fino alle 19.30 dovrò stare in negozio, ma per tutto il giorno terrò Riky in vetrina e di ora in ora racconto la sua storia a chi passa. Qui non si vendono solo creme, qui si AMA e ci si mette sempre il cuore.

I ♥ Riky

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Le Ceneri

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Tu ami tutte le tue creature, Signore,
e nulla disprezzi di ciò che hai creato;
tu dimentichi i peccati di quanti si convertono
e li perdoni,  perché tu sei il Signore nostro Dio.
( Sap 11,23-26)

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Laceratevi il cuore e non le vesti.

Dal libro del profeta Gioèle

Così dice il Signore:
«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso,
lento all’ira, di grande amore,
pronto a ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion,
proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra.
Radunate il popolo,
indite un’assemblea solenne,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al ludibrio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov’è il loro Dio?».
Il Signore si mostra geloso per la sua terra
e si muove a compassione del suo popolo.

Parola di Dio

 

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Le ceneri richiamano lo specifica funzione liturgica del primo giorno di quaresima, durante il quale il celebrante sparge un pizzico di cenere benedetta sulla fronte dei fedeli per ricordare la loro impermanenza nella vita terrena ed invitarli alla penitenza Quaresimale.

Il rito dell’imposizione delle ceneri comprende la frase rituale

Ricordati che sei polvere e che polvere tornerai”.

Le Ceneri sono il segno della debole e fragile condizione dell’uomo, così come Abramo rivolgendosi a Dio disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…(Gen 18,27), anche Giobbe riconoscendo il limite  della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, affermò: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). Sono numerosi i passi biblici dove possiamo riscontrare questa dimensione precaria dell’uomo raffigurata dalla cenere ad esempio in (Sap 2,3; Sir 10,9; ).

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)
Rit: Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.

Riconciliatevi con Dio. Ecco ora il momento favorevole.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
«Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Sal 94,8)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO (Mt 6,1-6.16-18)
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

quaresma

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