finestre

Di maggio è raro mi venga sollievo da altro che non sia il cielo al tramonto e dopo… ieri sera, dopo altro conforto alla smania volgare (riprovo a smettere di fumare dopo la ricaduta durante il lockdown, quando ho bruciato per puro autolesionismo due anni e due mesi di libertà dalla nicotina, brava bischera! Oggi sono al quarto giorno senza neanche un tiro, in teoria la dipendenza fisica dovrebbe essere vinta, ma la catena più pesante è nella mente), tornata a casa dopo la messa (l’altro conforto, insomma, sempre dal cielo viene), prima di preparar la cena, spettacolo che mi ha risollevata dal mucchietto di ansie e dubbi su cui mi appoggio troppo spesso e che non può far altro che tirarmi giù…

 

I colori del tramonto e il riaffacciarsi della Luna, sottile sottile e potente

calamita per lo sguardo e il cuore,

da riaprire e risollevare

come in un volo al volo.
GRAZIE

E a proposito di voli… stamattina, tra le 10.30 e le 11, mentre Viola faceva matematica in cucina, un volo diverso dal solito, non i nostri amici uccellini canterini, non le amate rondini… ma quel fumo colorato ha fatto sorridere emozionata la mia bimba, tanto triste da giorni per questi mesi senza scuola, senza amici, senza compagnia di coetanei…

grazie anche alle Frecce, via… sì, per Viola dico grazie anche alle Frecce tricolori su Firenze.

…tenero di verdefoglia

Ieri sera mi sono fermata davanti al ramoscello d’olivo appeso l’anno scorso. Una lacrima silenziosa “ecco la Domenica delle Palme. Quando c’era babbo Lodovico era lui a portare i rami benedetti a casa, finché ha potuto. Poi mi ha passato il testimone… la sua ultima Pasqua non poteva uscire. E ora? Le benedizioni arrivano oltre i muri e le porte chiuse, ma dei rami dell’anno scorso che faccio?” 

Affidato tutto.

Al mattino era sbocciato un altro fiore e l’orchidea ricevuta in dono sta preparando nuove gemme.

Le ‘palme’ della Pasqua passata sono rimaste al posto che spetta loro, in attesa e con la speranza che l’anno prossimo saranno sostituite da verde nuovo, benedetto insieme…

Insieme. Anche in casa sono benedetta dallo stare insieme con chi amo.

Per questa Pasqua senza andare alla messa, senza processioni, senza “Osanna” sventolando palme… coinvolta Viola nella preparazione di omaggi in carta e acquarelli, poi raccolto un ramo verde, non di olivo, nella passeggiata vicino a casa. 

«Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!»

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt 21,1-11)

Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

5 aprile 2020 con Viola

Venuta la sera

Luna e Venere dalla finestra.

Luci nel buio di queste sere chiusi in casa, con un silenzio triste intorno, ferito dalle sirene delle ambulanze che passano più spesso in direzione di Careggi. Sofferenze che ci toccano tutti, più o meno da vicino.

Negli occhi ancora la piazza vuota che ci ha incollati in tanti allo schermo, ieri, vuota di persone fisicamente presenti, ma piena di suppliche, paure, speranze, lacrime e desideri, deserta sotto la pioggia, vuota davanti alle telecamere, ma popolata e animata verso sera dalle preghiere di tutti unite alla preghiera straordinaria di Papa Francesco. Un abbraccio di amore alle sofferenze condivise. 

I passi faticosi del Papa, commovente e grande uomo di Dio. Le sue parole da rileggere e meditare…

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.
(…)

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli….”

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto…

E allora, senza disperdere o scordare (lasciar cadere dal cuore) il turbamento e la commozione, oggi ripartita piano dalle priorità autentiche, semplici, quotidiane. Da quelle che non va bene scrivere alle gioie condivisibili, piccole in sé, immense se segni della forza inarrestabile della vita come dono, bellezza gratis

Curare le piante ricevute in dono, le foglie del filodendro, le radici e i fiori dell’orchidea, i fiori del ciclamino dato per spacciato e rinato…

 

Portare a fare due passi all’aria aperta la mia bimba viva, da troppo chiusa in casa come una pianta d’appartamento, liberata nel suo bisogno di muovere le gambe e confidarmi paure e desideri. Viola è una bambina buona, non faceva storie per uscire, dice di essere contenta di stare con me anche sempre in casa, a ‘giocare alla scuola’ e disegnare, ma le mancano i compagni di classe, le maestre, la scuola vera. E il nonno, il mio babbo… 

Siamo state a distanza di sicurezza da tutti i non conviventi, in questo tempo sospeso che prende allo stomaco e fa piangere dentro. Solo una breve passeggiata lungo il Mugnone, dove spesso incontro Kebe.  Tenerle la mano, ascoltarne le confidenze,   abbracciarla, asciugarle le lacrime

e affidare tutto, gettando tra le braccia dell’Amore la gioia e il dolore

Viola e Suwapat

Pochi giorni prima del compleanno di Viola,

festeggiato due volte, a casa della nonna, con noi, la sera di sabato 8 

e il giorno dopo con i compagni di classe,

a scuola è arrivata una nuova bambina, Suwapat, nome italiano Anna,

che non parla ancora italiano, anche se il padre è fiorentino, ma si era trasferito per lavoro in Thailandia e solo da un paio di settimane è tornato con la moglie, Wilai, e la figlia…

accolta con il truccabimbi alla festa, dove mi sono divertita a far più colorate le amiche della mia bimba

e lei

fatina un po’ monella e dolcissima ballerina.

La tenerezza delle due bimbe insieme e la psicosi da coronavirus che ha portato troppi a isolare, evitare, addirittura insultare e aggredire gli asiatici, mi hanno spinta a un invito a merenda per Suwapat e i suoi genitori

e così Viola ha imparato a dipingere anche la bandiera della Thailandia. Il sorriso di Suwapat appena ha visto il festone di benvenuta…

la bellezza dell’amicizia

Sette

Sette anni dalla notte di neve in cui la mia briciola impaziente è venuta al mondo.
Sette anni dal primo respiro della vita mia fuori da me. Il mio cuore per sempre anche fuori da me.

Sette paia di scarpe ho consumate… 
Sette fiasche di lacrime…

ma da quando ci sei tu anche le lacrime amare si mescolano con quelle dolci della gioia commossa e la vita mi pare bella anche quando i gorghi cupi del passato tornano a chiamare, a suggerire inganni…

8 febbraio 2013 mezzanotte in sala parto

Ero ancora a danza, giovedì 7 febbraio 2013, quando si ruppero le acque sotto il velo che volava e colorava, ma non copriva il pancione…

poi i dolori, la corsa a Careggi, lo stupore di chi nella mattina mi aveva detto che no, mi sbagliavo, non stavi per nascere e invece… invece la tua mamma sapeva più del dottore quanta fame di vita premesse da dentro (lo stesso dottorino che la mattina del 7 febbraio mi aveva pronosticato una probabile induzione del parto per il mese seguente mi ha poi, non molte ore dopo, dato i punti di sutura per la tua uscita precipitosa!), sentivo sempre più forte la tua voglia di venire al mondo e infatti danzando e tremando (e perdendo troppo sangue, ma questo me lo hanno raccontato dopo, non me ne ero accorta, non pensavo più a me, soltanto a te) ti ho data alla luce nella notte, mentre il cielo preparava neve per le tue prime giornate fuori da me.

Eri piccina piccina e le tutine taglia zero ti stavano grandi

I tuoi occhi sono sempre più belli, un tuo sguardo sa cancellare dolori, paure, ferite e arrabbiature…
Ma la prima volta che ho visto i tuoi occhi … non potrò mai scordare quell’emozione.
Enorme.
Minuscola tu.


Ti sei presa tutto e a tutto dai un senso nuovo.

Sette anni di te fuori di me e sembra ieri. E invece è passata una vita, la tua vita.
Una vita che cresce senza smettere di meravigliarmi.

28 gennaio 2020 prove col costume da fata.jpg

Ti abbiamo portata anche in Curva, volevi vedere lo stadio “il posto dove vi siete conosciuti”…sì, babbo e mamma si sono conosciuti in Curva Fiesole, uniti dalla passione per la Fiorentina. Ora la Viola che ci unisce sei tu.

Buon compleanno, amore mio

 

Ombre

ombre sotto gli occhi, 

ombre in cielo…

un’ombra sul cuore, ma quella non si vede. E la luce vince

Plenilunio velato di nuvole e non solo…

un’ombra in più, anzi, una penombra.

Eclissi lunare di penombra in corso…

 

Luce

Il tramonto sul fiume,

i passi tra una riva e l’altra,

ogni ponte un respiro più lento e un pensiero in volo…

mi mancavano le mie passeggiate.

Alberi e passi, nuvole e foglie riflesse nell’acqua,

rami spogli a svelare più cielo dopo le volte aranciate e i tappeti d’oro dell’autunno, colori nuovi in terra, marrone, nero, verde cupo, fiammate di rosso, sfumature di rosa e viola nel tramonto… e il suono dell’Arno, il vento sul viso, i versi degli uccelli, i profumi del bosco.

Certo, per tornare a correre ci vorrà pazienza, nessun infortunio stavolta, solo lo strascico di fatica e fiato corto di una broncopolmonite che mi ha debilitata (di suo e per via della cura, gli antibiotici che hanno stroncato i microbi mi lasciano a terra). Intanto mi godo le luci più belle, l’amore di Sandro e Viola, l’Amore che chiede ancora di nascere in noi e di farci rinascere, celebrato in tanti modi. Nel modo più semplice e dolce, con i presepi che mi piace allestire e ammirare. In casa il presepe di sempre, quello di quando ero bambina, con il Bambinello nuovo, da pochi anni, dono di un’amica di Napoli, in terracotta e lino, un piccolo gioiello per sostituire il Gesù perduto. 

Quello bello in chiesa, a San Jacopino, 

ancora a San Jacopino in giardino

dove si nota bene, meglio prima del tramonto, la nuova ospite della scenografia del presepe vivente della Vigilia; la gattina nera Stina, presto mamma di nuovi micini, ora spesso ai piedi del Bambino.

E di nuovo in chiesa, in San Donato in Polverosa: con le pecore e i pastori vicino all’ingresso,

ma il Bambino Gesù anche accanto all’altare, sotto il Crocifisso.

Nato per morire per noi, morto per farci nascere alla vita che non passa più.
GRAZIE

28 dicembre 2019 San Donato in Polverosa2

Non a caso il giorno dopo Natale si ricorda il primo martire, Santo Stefano, che mentre moriva perdonava e vedeva spalancarsi il cielo…

Per Santo Stefano il Concerto di Natale a San Jacopino, per organo e quartetto di ottoni. Bellezza, cibo per l’anima.

26 dicembre 2019 concerto organo e ottoni san Jacopino2.jpg

Ci ho portato anche Viola.

26 dicembre 2019 con Viola al concerto organo e ottoni san Jacopino (1)

A pranzo eravamo da mia madre, il 26 come il 25, mi manca sempre babbo, sedermi al suo posto a tavola mi fa ancora un certo effetto, ma lo sento in giro per casa il suo amore. Viola sta volentieri dove il mio babbo ascoltava musica, pregava, leggeva… lei ci disegna e mentre noi ‘grandi’ eravamo al caffè mi ha chiamata: “Mamma sono al tavolino del nonno, vieni accanto a me?” mi ci sedevo spesso a fumare col babbo, prima del suo infarto, lui il sigaro Antico Toscano, io le maledette sigarette ormai abbandonate da quasi due anni. Ora ci si colora con matite o pennarelli.

Vita.
Luce

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