in cielo e in acqua

sollievo e bellezza anche in periferia.

Firenze in agosto è sempre bella, sa essere soffocante per l’afa, ma certe sere si respira

e tra gli alberi delle Cascine c’è il rifugio acquatico della piscina delle Pavoniere.

Per la prima volta ci sono stata, ieri, con Viola.

A Viola avevo promesso una giornata in piscina e ieri mi è toccata. Ero un po’ in ansia, sinceramente, non sapevo come me la sarei cavata… prima volta in piscina, e poi da sole… però l’avevo promesso e non volevo deludere la mia bimba. Ci siamo divertite tanto, Viola era proprio felice, non voleva mai uscire dall’acqua, anche se non sa nuotare, ma alle Pavoniere c’è la vasca per i bambini, profonda solo un metro e dieci, dove lei toccava. In quella accanto, con acqua alta due metri e venti, mi sono concessa diverse bracciate a dorso e non so quante volte avanti e indietro a rana, mentre Viola giocava in acqua e faceva le prove di galleggiamento, sotto lo sguardo del bagnino e con i bimbi più piccoli con cui aveva fatto già amicizia (e quindi guardata anche da babbo, nonna, mamma dei diversi compagni di giochi in acqua).

A volte mi chiamava nella piscina bassa e ‘nuotava’ usando un mio braccio come ‘tavoletta’ oppure mi abbracciava da dietro e sbatteva le gambe magre e lunghe mentre io correvo nell’acqua… sfinite, fisicamente sfinite dopo tante ore di piscina, ma rigenerate dentro. Il pranzo al bar delle Pavoniere, schiacciatine farcite e scaldate, al tavolino sotto una tenda, io e lei, mamma e bimba… e poi subito di nuovo in acqua, a giocare, nuotare, saltare, ballare anche (avevano messo la musica a bordo piscina) ma sempre in acqua e il ritorno a casa col costume bagnato, ai primi brividi, quando Scirocco ha ceduto il passo a Libeccio, stanche e leggere come dopo una giornata al mare e invece a dieci minuti a piedi da casa, a Firenze… Viola e io, bimba e mamma, un sogno che non osavo permettermi fino a non tanti anni fa e oggi realtà

GRAZIE

E stamattina la sua emozione quando ha visto il verde tenero spuntato nel suo vaso… da un semino di pomodoro (preso da un pomodoro a spicchi) sta nascendo una pianta nuova 😍


E Viola l’annaffia mattina e sera “bevi, piccolina”

Bere con gli occhi

Luce e bellezza. A Firenze, con un caldo da svenire che però non è il caldo assurdo tipico del mese di luglio a Firenze…

(non c’è più il deserto, non è tornato ancora il turismo da affaroni)
(a ogni passo cambia tutto)

Bere con gli occhi la bellezza

(e mangiare con la maglietta)

Anna in rosso, me in giallo… poi con schizzi rossi di pomarola
pausa pranzo in un posto carino
un giogo non dolce, temo, ma saporito e piccante

E verso la fine di una caldissima giornata ricca di bene, gusto, bellezza, affetto, colori, sorprese… la placida eleganza della gatta adottata dal giardino della canonica di San Jacopino. Stina, la gattina rinata…

ancora passettini a Firenze

dettagli forse meno noti della piazza più famosa… 

anche se il Duomo è il Duomo

e, se mi capita di poter fare la turista nella mia città anche solo per mezza mattinata (come venerdì, in centro per una commissione, la bimba affidata alla nonna), lì mi fermo senza fiato ogni volta. A bere la bellezza dagli occhi.

Come in una piazza San Lorenzo quasi deserta ancora, anche se il ‘lockdown’ è finito, 

strana pace, spazio… 

c’era più movimento in cielo con le nuvole in danza

tempo e spazio per dedicarsi ai dettagli

e smarrimento felice.
Solo una nota per chi non è di Firenze (e visto che ho sonno copio e incollo spudoratamente da Wikipedia) :

Palazzo Aldobrandini si trova in piazza Madonna degli Aldobrandini 8 a Firenze.

La donna (“madonna” secondo l’italiano antico, non riferito a Maria, madre di Gesù) che dà il nome alla piazza situata sul retro della basilica di San Lorenzo, proprio dove si trova l’ingresso alle Cappelle Medicee, era Giovanna Altoviti, sposata con il mercante Benci Aldobrandini, che visse in questo palazzo. Essa era una donna molto pia ed era abituata a fare molta beneficenza, che la rese molto amata dalla gente e morì in odore di santità.

 

dettagli che quando c’era la ressa dei turisti o per il mercato non si notavano davvero

E ancora una volta mi innamoro del cielo sopra Firenze.

Oggi invece scorpacciata di fiori, alle Cascine, nel giardino della parrocchia di San Jacopino e a casa

frammenti

Stava per sbocciare il dodicesimo fiore e invece l’ultimo boccio è caduto prima di fiorire. Undici. Undici bellissimi fiori di un tempo sospeso che resta incompiuto e chiede di tornare fuori alle piante con le radici nella terra e i rami in cielo, non di chiudersi tra vasi e vasini.

Cinque anni dal battesimo di Viola. Era già abbastanza grande da camminare da sola… aveva due anni e mezzo. C’era babbo Lodovico. E frequentavo la chiesa sotto casa da qualche mese. Il battesimo di Viola e, il mese dopo, la mia cresima in Battistero… ricordi emozionanti di un cammino interrotto e ripreso, non senza attriti…


Sere di lunatici incanti

e silenzi e resa. Finiti i giorni di resistenza alle crisi di astinenza, mi arrendo alla consapevolezza che sono vulnerabile e con certe spinte compulsive dovrò fare i conti fino alla fine dei miei giorni, ma, debole, mi lascio abbracciare dal mistero più forte e rinasco ancora, aggrappata a qualcosa oltre il cielo visibile, con i suoi splendori nel buio…

Ieri, dopo mesi, anche i miei capelli hanno riassaggiato le forbici… un taglio di capelli per una donna vuol dire sempre qualcosa di più di un cambiamento di look? Stavolta era semplice necessità di decenza post lockdown, ma… sì, un modo visibile per sancire i cambiamenti meno evidenti.

Quel che non cambia è l’amore per le nuvole e il bisogno di camminare vicino all’acqua…

per le occhiaie basterebbe forse dormire un po’ la notte… per le lacrime, non voglio trovare rimedio. Amo le lacrime di gioia e ringrazio anche quelle di dolore e smarrimento. Gli occhi asciutti e l’incapacità di piangere sono il primo sintomo quando torna la ‘bestia’…

Un bel ritorno, invece, alla messa di San Jacopino, per la solennità della Trinità. Don Fulvio, entrato in chiesa ancora con la carrozzina, si è alzato in piedi e più di una volta GRAZIE

(solo un fermo immagine ricavato dal video della messa trasmessa in diretta su Facebook e poi pubblicato su YouTube, non scattavo foto alla consacrazione… )

Al termine della messa, a ciascun partecipante è stato donato un rametto di olivo benedetto nella messa senza popolo, celebrata a porte chiuse la Domenica delle Palme… che il diluvio sia terminato?

finestre

Di maggio è raro mi venga sollievo da altro che non sia il cielo al tramonto e dopo… ieri sera, dopo altro conforto alla smania volgare (riprovo a smettere di fumare dopo la ricaduta durante il lockdown, quando ho bruciato per puro autolesionismo due anni e due mesi di libertà dalla nicotina, brava bischera! Oggi sono al quarto giorno senza neanche un tiro, in teoria la dipendenza fisica dovrebbe essere vinta, ma la catena più pesante è nella mente), tornata a casa dopo la messa (l’altro conforto, insomma, sempre dal cielo viene), prima di preparar la cena, spettacolo che mi ha risollevata dal mucchietto di ansie e dubbi su cui mi appoggio troppo spesso e che non può far altro che tirarmi giù…

 

I colori del tramonto e il riaffacciarsi della Luna, sottile sottile e potente

calamita per lo sguardo e il cuore,

da riaprire e risollevare

come in un volo al volo.
GRAZIE

E a proposito di voli… stamattina, tra le 10.30 e le 11, mentre Viola faceva matematica in cucina, un volo diverso dal solito, non i nostri amici uccellini canterini, non le amate rondini… ma quel fumo colorato ha fatto sorridere emozionata la mia bimba, tanto triste da giorni per questi mesi senza scuola, senza amici, senza compagnia di coetanei…

grazie anche alle Frecce, via… sì, per Viola dico grazie anche alle Frecce tricolori su Firenze.

Candelora palindroma 02.02.2020

rami e reti

fili

e foglie. 

1 febbraio 2020 rami e foglie
Con una pioggia fitta non forte che riporta ricordi autunnali in questo pallido inverno troppo caldo.

Bello correre sotto la pioggia, bello poter ancora riprovare a correre.

Non era scontato.

GRAZIE

Per tutto il resto graziella e graziealcazzo (e juvemerda sempre)

Lunedì 20 gennaio 2020

Acqua che scorre, vento freddo, luce, luce, luce… 

terra sotto i piedi, nuvole sopra la testa, fiducia e sentimento di libertà bella,

passi e pensieri, preghiere e corsa… primi chilometri a ritmo dignitoso dopo lo stop per malanni sparsi.
Voglia di ricominciare alla grande, in culo al Blue Monday  e a tutte le sciocchezze che ci propinano per inventarci ‘bisogni’ e desideri di conforti da comprare… 

Voli in inverno

Al parco, a passi svelti nel freddo umido tornato a dire, con i rami spogli, che non è primavera, per affidare pensieri al respiro e respiri al vento e grida al cielo con gli occhi, quasi sempre senza voce (stamattina anche con la voce, in mezzo agli alberi, lontana da tutti, spaventando forse gli scoiattoli che infatti oggi non si sono fatti vedere), ombre tra mancanze e speranza e richieste di aiuto e perdono… e tra le rare foglie arrossate un volo verde, musicale distrazione

Un po’ magri per essere pappagalli… poi il nome giusto, era una coppia di parrocchetti.

erano vicini alle Pavoniere, lui col collare sfumato di rosa e viola, lei tutta verde chiaro con la coda azzurrina… una lenta danza colorata.
E poi, mentre camminavo lungo le rive in direzione del ponte all’Indiano,

un incanto di ali bianche,

un accordo e poi il volo.

 

Grazie

doni e sorprese

come uno scoiattolo rosso all’improvviso, comparso elegante e silenzioso, veloce e leggero e quasi scomparso in rapidi salti simili a un volo su su tra i rami, verso la fine di una lunga passeggiata piena di pensieri non proprio lievi. O come la luce vivace in danza sull’acqua dell’Arno, luce quasi abbagliante eppure di conforto dopo una notte velata di pianto. Troppo forte per gli occhi stanchi, mai troppa per il cuore, la luce.

E crochi in fiore,

colazione di un’ape golosa di aprile nel cuore dell’inverno. 

E un cavallo bianco lungo le rive del fiume…

e allora le rive diventano mura di un castello fortificato 

e fantasie di fossato e ponte levatoio… 

non fosse metà gennaio direi che ho preso troppo sole…

16 gennaio 2020 Cascine scoiattolo1

I rami spogli ricordano che siamo in inverno.
L’oro dell’autunno è passato, i pollini non sono ancora sparsi… solo sprazzi di petali e tanta vita che preme e freme

di luce e luci

Passi e pensieri affidati al vento e all’acqua che scorre…

Raggi di luce inclinati a sfiorare i passi e accarezzare i pensieri…

Luce riflessa, luci e colori in continuo cambiamento… 

” In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità…”
(Dal Vangelo secondo Giovanni,
Parola di oggi)

I riflessi del tramonto sull’acqua, che sia il fiume o il mare, sempre mi incantano, come la Luna

Luci, colori, sfumature, lacrime, pensieri in volo… 

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