Lunedì 20 gennaio 2020

Acqua che scorre, vento freddo, luce, luce, luce… 

terra sotto i piedi, nuvole sopra la testa, fiducia e sentimento di libertà bella,

passi e pensieri, preghiere e corsa… primi chilometri a ritmo dignitoso dopo lo stop per malanni sparsi.
Voglia di ricominciare alla grande, in culo al Blue Monday  e a tutte le sciocchezze che ci propinano per inventarci ‘bisogni’ e desideri di conforti da comprare… 

Voli in inverno

Al parco, a passi svelti nel freddo umido tornato a dire, con i rami spogli, che non è primavera, per affidare pensieri al respiro e respiri al vento e grida al cielo con gli occhi, quasi sempre senza voce (stamattina anche con la voce, in mezzo agli alberi, lontana da tutti, spaventando forse gli scoiattoli che infatti oggi non si sono fatti vedere), ombre tra mancanze e speranza e richieste di aiuto e perdono… e tra le rare foglie arrossate un volo verde, musicale distrazione

Un po’ magri per essere pappagalli… poi il nome giusto, era una coppia di parrocchetti.

erano vicini alle Pavoniere, lui col collare sfumato di rosa e viola, lei tutta verde chiaro con la coda azzurrina… una lenta danza colorata.
E poi, mentre camminavo lungo le rive in direzione del ponte all’Indiano,

un incanto di ali bianche,

un accordo e poi il volo.

 

Grazie

doni e sorprese

come uno scoiattolo rosso all’improvviso, comparso elegante e silenzioso, veloce e leggero e quasi scomparso in rapidi salti simili a un volo su su tra i rami, verso la fine di una lunga passeggiata piena di pensieri non proprio lievi. O come la luce vivace in danza sull’acqua dell’Arno, luce quasi abbagliante eppure di conforto dopo una notte velata di pianto. Troppo forte per gli occhi stanchi, mai troppa per il cuore, la luce.

E crochi in fiore,

colazione di un’ape golosa di aprile nel cuore dell’inverno. 

E un cavallo bianco lungo le rive del fiume…

e allora le rive diventano mura di un castello fortificato 

e fantasie di fossato e ponte levatoio… 

non fosse metà gennaio direi che ho preso troppo sole…

16 gennaio 2020 Cascine scoiattolo1

I rami spogli ricordano che siamo in inverno.
L’oro dell’autunno è passato, i pollini non sono ancora sparsi… solo sprazzi di petali e tanta vita che preme e freme

di luce e luci

Passi e pensieri affidati al vento e all’acqua che scorre…

Raggi di luce inclinati a sfiorare i passi e accarezzare i pensieri…

Luce riflessa, luci e colori in continuo cambiamento… 

” In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità…”
(Dal Vangelo secondo Giovanni,
Parola di oggi)

I riflessi del tramonto sull’acqua, che sia il fiume o il mare, sempre mi incantano, come la Luna

Luci, colori, sfumature, lacrime, pensieri in volo… 

a spasso nella nebbia

Risveglio ovattato a Firenze, oggi avvolta da una nebbia insolita e spessa, 

ancora fitta stasera a smorzare luminarie e rumori.

4 Gennaio 2020 nebbia di sera da casa.jpg

Con la nebbia tutto sembra più lento, morbido e soffice.

La passeggiata alle Cascine oggi mi è sembrata un sogno,

lungo le rive del fiume,

non sembrava di essere a Firenze…

aria bagnata, silenzio di umani,

versi di uccelli, voli maestosi…

punti di riferimento cancellati, 

distanze accordate ai respiri e ai pensieri, non alla vista… 

esperienza affascinante.

Tra le curve dell’Arno, 

le foglie, i rami e i rari umani.

Grazie!

nel tempo, per non finire

Nel tempo vale la frase letta oggi pomeriggio tra gli amati alberi alle Cascine: “Ogni cosa è fatta di tempo e scorre veloce, ogni minuto perso non tornerà più uguale, come le foglie di un albero”. Di polvere e nel tempo, ma impastati anche di libertà e respiro di vita che non si ferma nel finito. L’Infinito si è fatto di carne per essere via di vita senza fine. Oggi, primo giorno dell’anno nuovo per il tempo, si festeggia la solennità di Maria, donna vera, Madre di Dio, mistero ineffabile e gioioso. Mi piace tanto la preghiera scritta da Papa Francesco, non la riporto tutta…

Madre del silenzio, che custodisci il mistero di Dio,
liberaci dall’idolatria del presente a cui si condanna chi dimentica…
Madre della bellezza, che fiorisce dalla fedeltà al lavoro quotidiano,
destaci dal torpore della pigrizia, della meschinità e del disfattismo…
Madre della tenerezza, che avvolge di pazienza e di misericordia,
aiutaci a bruciare tristezze, impazienze e rigidità…

(dalla preghiera “A Maria, Madre del silenzio” scritta da Papa Francesco )

Oggi, primo giorno del nuovo anno, prima passeggiata in libertà, da sola la mattina, con Sandro e Viola nel pomeriggio. A fare il pieno di luce, aria, colori

“lo chiederemo agli alberi…”


e il fiume continua a scorrere…

1 Gennaio 2020 Cascine3

Alla messa ero andata ieri, per la prima volta a quella vespertina della vigilia, con l’esposizione del Santissimo, il canto del Te Deum e la benedizione eucaristica. Tanto per cui ringraziare, in breve… per la vita.

Tra l’immensità del cielo e la fragilità delle minime creature,

nel mistero

Luce

Il tramonto sul fiume,

i passi tra una riva e l’altra,

ogni ponte un respiro più lento e un pensiero in volo…

mi mancavano le mie passeggiate.

Alberi e passi, nuvole e foglie riflesse nell’acqua,

rami spogli a svelare più cielo dopo le volte aranciate e i tappeti d’oro dell’autunno, colori nuovi in terra, marrone, nero, verde cupo, fiammate di rosso, sfumature di rosa e viola nel tramonto… e il suono dell’Arno, il vento sul viso, i versi degli uccelli, i profumi del bosco.

Certo, per tornare a correre ci vorrà pazienza, nessun infortunio stavolta, solo lo strascico di fatica e fiato corto di una broncopolmonite che mi ha debilitata (di suo e per via della cura, gli antibiotici che hanno stroncato i microbi mi lasciano a terra). Intanto mi godo le luci più belle, l’amore di Sandro e Viola, l’Amore che chiede ancora di nascere in noi e di farci rinascere, celebrato in tanti modi. Nel modo più semplice e dolce, con i presepi che mi piace allestire e ammirare. In casa il presepe di sempre, quello di quando ero bambina, con il Bambinello nuovo, da pochi anni, dono di un’amica di Napoli, in terracotta e lino, un piccolo gioiello per sostituire il Gesù perduto. 

Quello bello in chiesa, a San Jacopino, 

ancora a San Jacopino in giardino

dove si nota bene, meglio prima del tramonto, la nuova ospite della scenografia del presepe vivente della Vigilia; la gattina nera Stina, presto mamma di nuovi micini, ora spesso ai piedi del Bambino.

E di nuovo in chiesa, in San Donato in Polverosa: con le pecore e i pastori vicino all’ingresso,

ma il Bambino Gesù anche accanto all’altare, sotto il Crocifisso.

Nato per morire per noi, morto per farci nascere alla vita che non passa più.
GRAZIE

28 dicembre 2019 San Donato in Polverosa2

Non a caso il giorno dopo Natale si ricorda il primo martire, Santo Stefano, che mentre moriva perdonava e vedeva spalancarsi il cielo…

Per Santo Stefano il Concerto di Natale a San Jacopino, per organo e quartetto di ottoni. Bellezza, cibo per l’anima.

26 dicembre 2019 concerto organo e ottoni san Jacopino2.jpg

Ci ho portato anche Viola.

26 dicembre 2019 con Viola al concerto organo e ottoni san Jacopino (1)

A pranzo eravamo da mia madre, il 26 come il 25, mi manca sempre babbo, sedermi al suo posto a tavola mi fa ancora un certo effetto, ma lo sento in giro per casa il suo amore. Viola sta volentieri dove il mio babbo ascoltava musica, pregava, leggeva… lei ci disegna e mentre noi ‘grandi’ eravamo al caffè mi ha chiamata: “Mamma sono al tavolino del nonno, vieni accanto a me?” mi ci sedevo spesso a fumare col babbo, prima del suo infarto, lui il sigaro Antico Toscano, io le maledette sigarette ormai abbandonate da quasi due anni. Ora ci si colora con matite o pennarelli.

Vita.
Luce

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