dove, come… non lo so

 

arc en ciel.jpgma ci ritroveremo.
Stamani con Sandro e Viola e mia madre (e tua moglie) siamo stati a vedere dove è sepolto il tuo corpo.

Viola triste e sgomenta “avevo capito che si andava a trovare il nonno… quindi in Cielo! Mamma, tu mi avevi detto che il nonno ora è in Cielo, abbracciato da Gesù… non era vero? Il nonno è lì sottoterra?”

“No, amore, portiamo un fiore a quel che resta qui del tuo nonno, ma tu pensalo in cielo e nel tuo cuore, come anch’io cerco in cuore e penso in cielo il mio babbo…”

 

Ogni estate esige il suo tributo di lacrime e sangue, questa non si è smentita. Altri lutti lontani e vicini, molto vicini, oltre alla tragedia assurda di Genova. Non ci sono parole con un senso e una logica, solo troppi pensieri e tanti ricordi, in ordine sparso…

Tutti sanno quanto amassi mia nonna Gabriella e il nonno Giuliano (mamma e babbo del mio babbo), eppure neanche so dove sono di preciso i loro resti (a Trespiano e a Soffiano, sì, ma non sono andata a cercare le loro tombe)… non sono incline a far visita ai miei cari defunti sotto centimetri di terra o dietro lastre di marmo, mentre a Parigi ho visitato cimiteri monumentali e anche altrove ho fatto sosta davanti alla tomba di qualcuno. Per babbo, eccezione. Ma non sei lì sotto, Lodo, lo so, almeno credo… non so più niente, mi manca il terreno sotto i piedi, cammino nel mondo senza un pezzo di cuore… forse un posto ci vuole, sapere che un pezzo di terreno ci appartiene, in qualche modo, non piace alla me senza patria (anima sans toit ni loi), ma un pochino frena il mal di terra… la vertigine del quotidiano senza te.

A Portoferraio, sul molo dove zio Enzo mi insegnava a pescare quando ero piccolina, ho ricordato lui e te che lo prendevi in giro affettuosamente… siete vivi nei miei ricordi, nei profumi della terra, nei riflessi del mare…

In mare non avverto quella nausea e quelle vertigini, in acqua e sugli scogli, sulla nave o nuotando, mi sento in pace. La febbre alta al rientro in città dopo una settimana all’Elba si è bruciata un po’ di magone, ora riaffiorano le immagini del mare stampate nel cuore… dalla nave dell’andata, l’Oglasa che prendevo con babbo e mamma e Pietro e Paolo piccino,

alla villa di Napoleone, visitata con Viola come babbo portava me e i miei fratellini sempre a vedere tutto di ogni posto… a qualsiasi età, magari a cinque anni nessuna interrogazione di storia, ma a scuola Viola saprà già chi era Napoleone. E dove è stato in esilio. Ne ha visto anche la vasca da bagno e la scrivania, la serra e la terrazza…

e gli alberi, da riconoscere per le foglie e i rami, gli uccelli anche dai versi, le stelle dalla posizione in cielo… e poi godere della bellezza senza dover dare a tutto nome e misura, anzi, proprio nella smisurata bellezza di tanto, sentire la gratuità della vita… i pentagoni dorati disegnati dal sole sul fondo sabbioso a volte si coloravano dei colori dell’arcobaleno, abbandonarsi all’acqua verde azzurra blu (sì, piccola, l’acqua è trasparente, come l’aria, i colori sono dati da onde, vibrazioni, energia… tutto è vivo nell’universo, profondità e correnti riflettono il cielo in mare) insegna la fiducia in qualcosa di più grande di noi e sconosciuto…

nuotare e insegnare a galleggiare e iniziare a muoversi in mare … gioia pura. La scarsa connessione (wi-fi solo a pochi metri dalla reception dell’hotel, in camera neanche campo per telefonare) ci ha regalato una vera vacanza.

E quel pianoforte…

babbo capì tutto al volo quando dissi che non mi piaceva più mentre avevo solo sentito lui e mamma parlare del momento di difficoltà economica e del costo di lezioni di piano e noleggio del pianoforte… “non mi piace più suonare, ho cambiato idea, babbo possiamo restituire il piano?” Non dimentico il suo abbraccio. Amo ancora il pianoforte, ascoltarne la voce… chiunque lo suoni. E sfiorarne i tasti con un filo di nostalgia.

Il ritorno mi ha fatta ammalare perché non c’era babbo Lodovico a casa a Firenze a cui raccontare tutto e portar la schiaccia briaca per il compleanno…il 24 agosto sarà un mese dalla morte, il 25 agosto …il primo compleanno mancato. Poi posso dar la colpa a microbi sparsi, all’aria condizionata troppo ghiaccia sulla nave, ma so che mi sono ammalata quando ho mollato dentro, quando ho lasciato cadere la diga e ho iniziato a piangere in auto…

Dopo ogni notte, fino all’ultima ora che non spetta a noi decidere, ci aspetta un’alba nuova

 

Cinque anni, Viola che cresci

Cinque dita, una mano spalancata…

Dovevo diventare mamma per capire con il cuore e la pancia quanto sono amata come figlia. E non parlo dei genitori in terra…

Luna calante, pioggia e vento freddo.
Tregua di luce e pioggia di ricordi tra le pozze e il cielo.

Cinque anni da quella notte gelata in cui quella briciola frettolosa è venuta al mondo.
Ricordo quasi con un sorriso, adesso, i dolori che mi piegavano in due.
Ricordo con un velo di lacrime, cuore in gola, gratitudine rinnovata, la gioia immensa di quando ho dato alla luce la mia ragione di vita.

8 febbraio mezzanotte in sala parto

Viola, quanta fretta di nascere! Ero ancora a danza, giovedì 7 febbraio 2013, quando si ruppero le acque sotto il velo che non copriva il pancione… poi i dolori, la corsa a Careggi, lo stupore di chi nella mattina mi aveva detto che no, mi sbagliavo, non stavi per nascere e invece… invece la tua mamma sapeva più del dottore quanta fame di vita premesse da dentro (lo stesso dottorino che la mattina del 7 febbraio mi aveva pronosticato una probabile induzione del parto per il mese seguente mi ha poi, non molte ore dopo, dato i punti di sutura per la tua uscita precipitosa!), sentivo sempre più forte la tua voglia di venire al mondo e infatti danzando e tremando (e perdendo troppo sangue, ma questo me lo hanno raccontato dopo, non me ne ero accorta, non pensavo più a me) ti ho data alla luce nella notte, mentre il cielo preparava neve per le tue prime giornate fuori da me.

Eri piccina piccina e le tutine taglia zero ti stavano grandi

febbraio 2013 (attenti crescerò)

Febbraio 2013, con la mano di Viola nella mano…

febbraio 2018 …

I tuoi occhioni spalancati sono sempre più belli, ogni giorno un tuo sguardo cancella dolori, paure, ferite e arrabbiature…occhi dolci e incantati a volte, spesso birichini e curiosi, sguardi affascinati e affascinanti, divertenti e divertiti!
M
a la prima volta che ho visto i tuoi occhi … non potrò mai scordare quell’emozione.
Enorme.
Minuscola tu.
Ti sei presa tutto e a tutto dai un senso nuovo.

Dopo più di trent’anni di fumo, per la prima volta, grazie a te ho deciso di smettere.
Ti avevo promesso che avrei smesso di fumare per il tuo compleanno, l’ultima sigaretta risale al 7 gennaio.
Un mese senza neanche un tiro.
Per la mia salute, per imparare a prendermi cura anche di me, per volermi bene, per darti una mamma più serena, libera, viva.

Cinque anni di te fuori di me e sembra ieri. E invece è passata una vita, la tua vita.
Una vita che cresce senza smettere di meravigliarmi.

Ti abbiamo portata anche in Curva, volevi vedere lo stadio “il posto dove vi siete conosciuti”…sì, babbo e mamma si sono conosciuti in Curva Fiesole, uniti dalla passione per la Fiorentina. Ora la Viola che ci unisce sei tu.

Buon compleanno, amore mio

un mare di emozioni… ricordo del mare

Forse in una vita precedente ero un pesce? Non credo alle esistenze multiple, ma da qualche parte dentro di me c’è un richiamo invincibile al mare vero. Se già nuotare al largo mi rimette al mondo, come un grembo sconfinato il mare aperto, fuori dalle baie e dai ripari di scogliere e promontori, mi accoglie e mi abbraccia e mi regala la pace che altrove stento a trovare.
A volte mette i brividi, può fare anche tanta paura, ma lì come in pochi altri contesti sento la magnifica ricchezza dell’Amore che ha creato tutto. E allora sono brividi di emozione e gioia commossa, non di paura.

Solo che avevo promesso di non avventurarmi oltre la Punta da sola.
Ora la nuvola è mamma e deve rispettare doveri prima ignorati, come non mettere a rischio la pelle… questa estate, in agosto, qualcuno mi ha accompagnata e mi è stato regalato un sogno realizzato.

Solo ier sera il Mago della luce, grande fotografo, vero amico e ottimo nuotatore, mi ha mandato gli scatti della nostra nuotata oltre la Punta di Fetovaia… 

…gli scogli dietro la Punta non si vedono dalla riva,

la barca a vela non era nostra o saremmo arrivati in Corsica (ma l’estate prossima magari ci si prova a nuoto, come i messaggeri del mare… oggi è il compleanno di uno di loro),

Con la testa sott’acqua mi scordavo tutti i pensieri brutti…

Senza maschera, senza pinne, solo con il costume (e solo per decenza), confusa con i pesci veri e le onde oltre la baia.
Poi una gita in canoa, per la prima volta mi sono divertita a remare su una specie di kajak…

e tornata quasi alla base, che bel riposo per braccia e gambe felicemente stanche!
L’ho già detto che amo il mare?
E che all’Elba sono felice?
Quanto manca alla prossima nave per la mia isola?

 

Ricordi colorati per i momenti di buio.

GRAZIE

Ventiquattro anni dopo

olivo della pace Georgofili

“Sia detta per te, Firenze,
questa nuda implorazione…”

 

Strage dei Georgofili 22 anni dopo

Strage dei Georgofili 24 anni dopo

Era una notte di maggio da stare con la finestra spalancata. Un maggio caldo, confuso nella memoria con gli altri mesi e anni di cui ricordo poco e in disordine, perché non stavo bene, ero un po’ fuori dal mondo e parecchio di fuori. Pesavo meno di una bambina, ossa e nervi a pelle, un’angoscia divorante che si è mangiata tanta parte della mia vita e dei miei ricordi… anche ora che con i chili tornati a far da confine tra l’anima e il mondo non conto più gli anni di vita nuova e mi sono ripresa decisamente, sento a volte il buco nella memoria come una ferita che non si rimargina. Ma ricordo con precisione quella notte.
Ero alla finestra di cucina, con vista sulle luci di Firenze, a fumare una sigaretta dopo aver salutato il ragazzo che frequentavo… Massimiliano, che abitava diladdarno, in centro, a due passi dai luoghi colpiti quella notte, a una sigaretta dal Ponte Vecchio… zona di piazza Pitti.
Sentire un boato proveniente proprio da quella parte… un tuffo al cuore.
Ma, come molti quella notte a Firenze, lì per lì pensai a una fuga di gas, a un brutto incidente, non immaginavo un attentato lì, qui. Proprio qui a Firenze, proprio lì, a due passi dal Ponte Vecchio.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, Angela Fiume, 36 anni, suo marito Fabrizio Nencioni di 39 anni, le loro bambine Nadia, piccola poetessa di 9 anni, e Caterina, vita nuova nuova, di soli 50 giorni… e lo studente di architettura Dario Capolicchio (22 anni) persero la vita per una bomba che provocò anche una quarantina di feriti, distrusse la storica Torre de’ Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, causò ingenti danni a tutto il patrimonio culturale e abitativo circostante, lasciando moltissime famiglie senza un tetto.

Torre de' Pulci dopo l'esplosione

Torre de’ Pulci dopo l’esplosione

Quella bomba la mise la mafia.
Le indagini svolte e i processi celebrati in questo lungo intervallo di tempo hanno permesso di individuare, grazie all’impegno di un pool di magistrati fra i quali Gabriele Chelazzi, gli esecutori e i mandanti interni della strage, appartenenti all’organizzazione criminale Cosa Nostra.

Altre bombe esplosero lo stesso anno a Roma e Milano, a conferma di un disegno criminoso che voleva condizionare il funzionamento degli istituti democratici e lo svolgimento della vita civile del Paese. Da allora i responsabili sono stati consegnati alla giustizia, ma la volontà di fare luce sulle ombre che ancora permangono resta intatta, come intatto resta nella nostra memoria il ricordo di quelle vittime innocenti.

Gerard van Honthorst, Adorazione dei pastori (1622) conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia. La copia conservata agli Uffizi è andata perduta nell'attentato

Gerard van Honthorst
Adorazione dei pastori, 1622 conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia: la copia conservata agli Uffizi è andata perduta nell’attentato

 

« Sia detta per te, Firenze,
questa nuda implorazione.
Si levi sui tuoi morti,
sulle tue molte macerie,
sui tuoi molti
visibili e invisibili tesori
lesi nella materia,
offesi nell’essenza,
sulle tue umili miserie
ferma, questa preghiera.
I santi della tua storia
e gli altri, tutti,
della innumerabile corona
la portino in alto,
le soffino spirito e potenza,
ne cingano d’assedio
le stelle, i cieli,
le superne stanze:
«giustizia non ti negare
al desiderio degli uomini,
scendi in campo, abbi la tua vittoria!»
Sia detta a te, Firenze,
questa amara devozione:
città colpita al cuore,
straziata, non uccisa;
unanime nell’ira,
siilo nella preghiera.
Vollero accecarti, essi,
della luce che promani,
illumina tu, allora,
col fulgore della collera
e col fuoco della pena
loro, i tuoi bui carnefici,
perforali nella tenebra
della loro intelligenza, scavali
nel macigno del loro nero cuore.
Sii, tra grazia e sofferenza,
grande ancora una volta,
sii splendida, dura
eppure sacrificale.
Ti soccorra la tua pietà antica,
ti sorregga una fierezza nuova.
Sii prudente, sii audace.
Pace, pace, pace »

 

Mario Luzi

che fretta c’era…

è già primavera.

E ho paura degli sbalzi d’amore.
E non ho fiato per correre dietro al tempo che scivola via…
Era marzo e ballavo con la mia piccola come se quella magia della prima infanzia potesse durare per sempre…

e oggi è andata a teatro con la scuola, la sua prima matinée.
E ancora le manco quando lavoro tutto il giorno e si diverte con i trucchi naturali quando me la porto in negozio se l’asilo chiude per un giorno o un pomeriggio.

Ma Viola ormai gioca soprattutto con gli altri bambini e vola ogni giorno più sicura e libera… 

 

Che il cielo ti guardi con tenerezza sempre, piccina mia sempre meno piccina …
e che doni pace ai battiti sballati del cuore della tua mamma lunatica

e sono quattro

8 febbraio mezzanotte in sala parto

Quattro anni terribili e favolosi, quattro anni da quell’ultima spinta, tre minuti dopo la mezzanotte, prima di dare alla luce la mia briciola frettolosa e ardente di voglia di vivere… buon compleanno, mia ragione di vita!

8.2.2013 con Viola neonata al seno

Ricordo ogni secondo della notte tra il sette e l’otto febbraio 2013, una notte fredda carica di neve, una notte calda rigonfia di paura, gioia, fatica, dolori, emozioni, urla e dolcissimo pianto di una vita tutta nuova che veniva al mondo. Affamata di latte e carezze.

10 febbraio in collo a babbo

Uno scricciolo sottopeso, nata prima del termine… con tanta voglia di crescere in fretta. 
E dopo avermi rubato il cuore, oggi ancora ogni tanto ci ruba il letto 🙂
Ma se è vero che le regalerei il mondo solo potessi, come resistere alla sua tenera richiesta di un mappamondo? Lo voleva l’anno scorso: “quando avrò quattro anni vorrei un mappamondo verde”. Credevo se ne fosse scordata e le ho chiesto, nei giorni scorsi, che cosa avrebbe gradito per la sua festa. “Mamma, te l’ho già detto: il mappamondo verde!”

8-febbraio-2017-regalo-a-viola

E dopo avermi fatta piangere di stanchezza e spaventi, oggi mi regala le più fresche risate, come quando viene in negozio a truccarsi con la palette Intensissimi della Neve

3-febbraio-viola-truccata-neve

4-febbraio-2017-feroce
4-febbraio-2017

Ti Amo, piccina mia … cresci tanto in fretta, ma nel mio cuore sei sempre la briciola di quel febbraio di neve

13 febbraio dopo la poppata

P.S. sì che c’era la torta

8-febbraio-2017-torta

8-febbraio-2017-viola-e-la-torto-non-a-fuoco

Avvento

peanuts

Odiavo il Natale… no, odiavo la frenesia, il consumismo, le troppe luminarie, l’ipocrisia degli auguri forzati tra persone che durante l’anno manco si considerano… ora voglio il Natale, l’Avvento, l’attesa… un biglietto colorato, una preghiera  e un fiocco oggi, un pensiero e una pallina domani, il presepe piano piano… voglia di pace, vita rinnovata, tenerezza e magia… per Viola per me per i miei sogni di bambina spezzati …e non mi importa se sono in anticipo. Iniziato l’albero per l’Avvento ambrosiano, anche se non siamo a Milano, non aspetto l’otto dicembre per il presepe. 
Per anni niente, né albero né presepe. Voglia di fuga dal 23 dicembre al 6 gennaio. Fuga o ibernazione.
L’albero, per la prima volta da quando ero bambina e ci pensavano i miei, l’ho fatto quando è nato Bernardo. Solo l’albero e solo quell’anno. E pure piccino. 

alberino-2010
Il presepe l’anno in cui è nata Viola. Solo il presepe e solo quell’anno.

mi si era sdraiato un pastore per una scossa di terremoto

E mi si era sdraiato un pastore per una scossa di terremoto.

Poi, l’anno scorso, ricaduta in depressione e nessun addobbo. 
Stavolta anticipo il tempo dell’attesa forte. E coloro, provo, cambio… tra doveri e fatiche, mettiamoci anche qualcosa di bello e luminoso!

15-novembre-2016-viola-e-albero-in-fieri

La gioia di Viola è il senso.

15-novembre-2016-viola-felice-con-albero-in-fieri

E la mia non si vede, ma forse si sente… intanto cielo stellato, capanna e muschi… prove di lucine e Giuseppe e Maria e un angelo.
Non ho più Gesù bambino di terracotta, non mi voglio arrendere a quelli di plastica, ma dove lo trovo piccino come il mio presepe?
Cercherò il Bambino…

20-novembre-2016-presepe

 

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