non dimentichiamo Khaled Asaad, vi prego

Siria-Palmira

Khaled al Asaad aveva quasi 82 anni. Da mezzo secolo si prendeva cura del patrimonio artistico di Palmira.
Era il custode della culla della nostra cultura. 

Khaled Asaad

Un archeologo esperto, un uomo anziano, saggio, dignitoso, ospitale e gentile come sono i veri figli del deserto.
Chi l’ha sequestrato, torturato, ucciso, esposto con la testa mozzata perché non voleva tradire il suo compito sia maledetto.
Chi lo ha ucciso ha ferito tutta l’umanità.

Khaled al Asaad era un musulmano, è stato barbaramente ucciso dai terroristi dell’Isis.
Come tantissimi altri musulmani. Ucciso da chi non ha il diritto di tirare in ballo alcun dio per certi orrori. Terroristi, mercenari, pedine sfuggite al controllo di chi li ha armati… di certo non musulmani, non religiosi.
Khaled è stato ucciso perché ha deciso di difendere l’arte, la storia, la cultura, la bellezza.
Storia, cultura, bellezza nate da incontri tra popoli, da scambi, relazioni, commerci, contaminazioni.
Non dimentichiamolo.

lutto-drappo-nero

Ieri a Firenze un drappo nero di lutto da Palazzo Vecchio e il Nettuno oscurato…
Gesto simbolico, forse inutile, ma necessario.

Nonna, mi manchi

da piccina tra nonno Giuliano e nonna Gabriella

Nonna Gabriella ci ha lasciati in novembre.
Nove mesi dopo, ancora sono tentata dalla voglia di chiamarla al telefono per un consiglio, un ricordo, una parola buona. Consigli su tutto, problemi legali o di salute (la teoria se l’era studiata aiutando per gli esami figli e nipoti medici e avvocati, la pratica …con tre figli cresciuti in tempo di guerra era inevitabile), dubbi esistenziali, curiosità.
E mentre Viola cresce e impara a parlare via via con più precisione e vivacità, mi dispiace tanto che non ci sia la sua meravigliosa bisnonna a sentirla e a goderne con noi.

Nonno Giuliano anche mi manca ancora, negli anni mi sono quasi dimenticata il suono della sua voce, non le sue battute e i sorrisi e i gesti che non avrebbe osato coi figli, mentre per noi nipoti faceva di tutto (per me si trasformava in un cavaliere, un lenzuolo per mantello, un manico di scopa come spada, per scacciare i mostri… nello specifico le mosche che mi inquietavano quando il mio fratellino era ricoverato al Meyer con la meningite e io venivo lasciata a casa dei nonni e in una visita all’ospedale avevo visto le mosche volare vicino alla mensa). E con chi ne parlavo? Con la nonna!
Se avevo un problema, un dubbio, un tormento… chi chiamavo (se la cosa era seria)? Nonna Gabriella.
Nonna Gabriella ci ha lasciati in novembre, dopo 104 anni di vita senza risparmiarsi. E non se n’è andata senza salutare… la mattina in cui è morta ho sentito che era successo in un modo che non saprei spiegare di nuovo, ma l’ho saputo e l’ho detto a un amico prima di tornare a casa a ricevere la notizia. E dopo il funerale, il doppio arcobaleno con cui è volata via…

13 arcobaleno doppio

Ora devo imparare a lasciarla vivere dentro me in tutto quel che mi ha lasciato, oltre a pregare per lei (ma sono convinta sia andata dritta in paradiso). E mi ha lasciato tanto. E non parlo dei libri, delle foto (rare, rubate in momenti di sua distrazione), dei vestiti del secolo scorso (stessa taglia, piccoline entrambe, stoffe buone, durano più dei vestiti nuovi comprati negli ultimi anni), delle riflessioni condivise a voce alta (parecchio alta nel suo finale di partita, era diventata quasi sorda), penso a qualcosa di meno facile da dire, più forte da sentire.
Per esempio l’atteggiamento nei confronti della paura.
Gabriella ha fatto in tempo a vedere le corde in riva al mare con le bagnanti legate che dovevano fingere paura per le onde, emettere gridolini almeno, se non urla di spavento…

bagnanti con corde

e ne rideva. Amava il mare, tanto.

nonna Gabriella giovane al mare

Maestra elementare, da ragazza andava a piedi da sola sulle montagne pistoiesi a far lezione ai minatori e ai carbonai, la sera, dopo aver fatto scuola la mattina. E non aveva paura. “Ero incosciente? Forse… il punto è che non mi sono mai sentita sola”

Pieve di Sammommè.  Appennino pistoiese

Pieve di Sammommè.
Appennino pistoiese

Quando partì (e ottenne la cattedra a Firenze), le fecero una festa. Ma non intendeva solo quello.
Negli ultimi giorni prima che rendesse il suo ultimo respiro mi confidava la sua sola paura, quella del giudizio dell’Eterno. 
“Che ci sia … ne sono certa, ne ho la prova: in più di un secolo di vita non mi sono mai sentita sola”.
Due guerre mondiali, tre figli, la fame, la miseria, le bombe e sempre un sorriso da far fiorire nel cuore, negli occhi e sulle labbra di chi aveva la fortuna di conoscerla.
Tra le sue tante lezioni (non insegnamenti solo a parole, lezioni donate con l’esempio), oggi scelgo questa per me preziosa: non curarsi del giudizio degli altri, non dare peso alle dicerie della gente, ignorare i pettegolezzi, farsi scivolare addosso malignità varie, temere solo il giudizio di Chi legge nel cuore.
E si vive con più leggerezza!

 

Ventidue anni dopo

Strage dei Georgofili 22 anni dopo

Strage dei Georgofili 22 anni dopo

Era una notte di maggio da stare con la finestra spalancata. Un maggio caldo, confuso nella memoria con gli altri mesi e anni di cui ricordo poco e in disordine, perché non stavo bene, ero un po’ fuori dal mondo e parecchio di fuori. Pesavo meno di una bambina, ossa e nervi a pelle, un’angoscia divorante che si è mangiata tanta parte della mia vita e dei miei ricordi… anche ora che con i chili tornati a far da confine tra l’anima e il mondo non conto più gli anni di vita nuova e mi sono ripresa decisamente, sento a volte il buco nella memoria come una ferita che non si rimargina. Ma ricordo con precisione quella notte.
Ero alla finestra di cucina, con vista sulle luci di Firenze, a fumare una sigaretta dopo aver salutato il ragazzo che frequentavo… Massimiliano, che abitava diladdarno, in centro, a due passi dai luoghi colpiti quella notte, a una sigaretta dal Ponte Vecchio…via Toscanella, zona di piazza Pitti.
Sentire un boato proveniente proprio da quella parte… un tuffo al cuore.
Ma, come molti quella notte a Firenze, lì per lì pensai a una fuga di gas, a un brutto incidente, non immaginavo un attentato lì, qui. Proprio qui a Firenze, proprio lì, a due passi dal Ponte Vecchio.

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, Angela Fiume, 36 anni, suo marito Fabrizio Nencioni di 39 anni, le loro bambine Nadia, piccola poetessa di 9 anni, e Caterina, vita nuova nuova, di soli 50 giorni… e lo studente di architettura Dario Capolicchio (22 anni) persero la vita per una bomba che provocò anche una quarantina di feriti, distrusse la storica Torre de’ Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, causò ingenti danni a tutto il patrimonio culturale e abitativo circostante, lasciando moltissime famiglie senza un tetto.

Torre de' Pulci dopo l'esplosione

Torre de’ Pulci dopo l’esplosione

Quella bomba la mise la mafia.
Le indagini svolte e i processi celebrati in questo lungo intervallo di tempo hanno permesso di individuare, grazie all’impegno di un pool di magistrati fra i quali Gabriele Chelazzi, gli esecutori e i mandanti interni della strage, appartenenti all’organizzazione criminale Cosa Nostra.

Altre bombe esplosero lo stesso anno a Roma e Milano, a conferma di un disegno criminoso che voleva condizionare il funzionamento degli istituti democratici e lo svolgimento della vita civile del Paese. Da allora i responsabili sono stati consegnati alla giustizia, ma la volontà di fare luce sulle ombre che ancora permangono resta intatta, come intatto resta nella nostra memoria il ricordo di quelle vittime innocenti.

Gerard van Honthorst, Adorazione dei pastori (1622) conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia. La copia conservata agli Uffizi è andata perduta nell'attentato

Gerard van Honthorst
Adorazione dei pastori, 1622 conservata al Wallraf-Richartz Museum di Colonia: la copia conservata agli Uffizi è andata perduta nell’attentato

Diladdarno, un anno dopo

Firenze notturna, foto di Riccardo Magherini

Una notte di marzo, in Borgo San Frediano, un giovane fiorentino è morto. Era spaventato, confuso, disarmato, chiedeva aiuto… sono arrivati i carabinieri, accolti con sollievo da chi aveva il nonno carabiniere e temeva per la vita e chiedeva aiuto. Si è buttato in ginocchio alzando le braccia e… l’hanno tenuto schiacciato a terra per diversi lunghi interminabili minuti. Poco dopo è morto. Era in preda a una crisi di panico, dicono sia morto per asfissia, chiedeva aiuto, ricordava che aveva un bimbo piccino… AIUTO! HO UN FIGLIOLO…

Era la notte tra il 2 e il 3 marzo 2014.


Riccardo Magherini, ex calciatore delle giovanili viola, figlio di Guido, fratello di Andrea, babbo di Brando, amico di tanti, avrebbe compiuto quarant’anni il 17 giugno dell’anno in cui è stato ucciso.

Riccardo Magherini giovanili viola

E in questo anno lo hanno ricordato in tanti. Gli volevano bene in tanti, davvero, perché era un ragazzo speciale, estroso, fragile, certo non un violento. E la sua morte è stata un insulto alla ragione e al cuore.

Riki flash mob di maggio

La notte tra il 2 e il 3 marzo, Riccardo, immobilizzato a terra gridava “Aiuto! Non mi ammazzate… ho un figliolo piccino”. Sul suo corpo escoriazioni e lividi su gambe, braccia, volto, schiena denunciano la violenza testimoniata da più parti. Violenza subita da chi avrebbe dovuto aiutarlo.
A un certo punto venne chiamata anche l’ambulanza invocata da chi non c’è più e chiamata in ritardo da chi forse non pagherà…  senza fretta, “freddo non ne prende, con due carabinieri sopra”.
Ci sono video, registrazioni di telefonate, testimoni intimiditi… due testimonianze in particolare sono state raccolte in modo inquietante:


“… circostanze molto gravi. Una è la ragazza che per prima, parlando con un cronista di “Repubblica”, ha raccontato di calci sferrati su Riccardo mentre era a terra ammanettato. Racconta di essere stata convocata al palazzo di giustizia alle ore 9,30 dell’8 marzo con una comunicazione alle ore 22 del 7 marzo. Spiega che il suo interrogatorio è durato dalle 9,30 alle 15. Dichiara: “Prima che iniziassi a rispondere alle domande, uno dei carabinieri ha definito il mio atteggiamento “immorale” poiché non mi ero rivolta immediatamente di mia spontanea volontà nei loro uffici e “avevo preferito lasciare interviste a sconosciuti”(cioè un giornalista – ndr)”. La ragazza racconta di essersi messa a piangere e di aver spiegato che l’atteggiamento del carabiniere la metteva in soggezione, che aveva ricevuto la convocazione con pochissimo preavviso e che quel giorno stesso sarebbe dovuta partire per Roma. “A questo punto – racconta – lo stesso carabiniere mi ha detto con un tono arrogante e minaccioso che ovunque mi fossi trovata lui stesso sarebbe venuto a cercarmi”. Aggiunge che durante tutto il corso della sua deposizione “il carabiniere e il poliziotto presenti mi hanno fatto specificare che mi trovavo a mio agio e mi hanno ripetuto frequentemente di ricordarmi del reato di falsa testimonianza”.

Sconcertante anche il racconto dell’altra testimone. Lei conosceva di vista Riccardo Magherini e per un attimo se lo era visto salire sulla sua auto mentre percorreva Borgo San Frediano e Riccardo era fuori di sé, convinto che qualcuno volesse ucciderlo. Poi, dopo aver assistito al fermo, era tornata a casa. Riferisce che alle 5,15 fu svegliata dalla telefonata di un maresciallo dei carabinieri che la convocò seduta stante in caserma in Borgognissanti, spiegandole che era urgente perché c’erano delle vetrine infrante, un furto (di un telefonino) e c’era bisogno della sua testimonianza in vista del processo per direttissima. In realtà Riccardo Magherini era stato dichiarato morto al pronto soccorso di Santa Maria Nuova alle 3 del mattino, quindi non poteva esservi alcun processo per direttissima. Ma la testimone, giunta verso le 6 in Borgognissanti, riferisce che, alla sua richiesta di informazioni sullo stato di salute di Riccardo Magherini, il maresciallo rispose in maniera evasiva. “Come sta questo ragazzo? E’ in ospedale?” Risposta: “Eh sì”. “Ma gli faranno un Tso (trattamento sanitario obbligatorio)?” Risposta: “Mi sa che glielo hanno già fatto”. Riccardo era già morto da ore e alla teste, invece, fu fatto credere che doveva deporre in un processo per direttissima. E quando riferì che il fermo era avvenuto senza violenza ma di aver visto dei calci mentre l’arrestato era a terra, si accorse che il maresciallo non premeva più sui tasti del computer. Protestò. Risposta del maresciallo: “Non so, la deposizione è la sua, signorina, lo vuol scrivere?”.

Ci sono testimoni, video, tentativi di alterare le indagini e ci sono un fratello, un padre, tanti amici che non stanno zitti. A maggio, “gli amici del Maghero” hanno organizzato un flash mob impressionante.

Riki flash mob 10 maggio Riki flash mob di maggio

e commovente. Ché se non vengono le lacrime agli occhi a vedere Brando, due anni, con quella maglietta… (molti avevano indossato una maglietta con la scritta “Riki è…” “mio fratello”, “mio amico”, “mio cugino”…)

Riki mio babbo

 

Mi rifiuto di pubblicare qui le foto del suo cadavere, ma un’occhiata basta a capire che non è morto per l’attacco di panico.
Qui lo ricordavo così, col suo sorriso strappato troppo presto a chi lo amava.

Riccardo Magherini e gigli

Stanotte, un anno dalla morte di un giovane amato da tanti, strappato a chi amava.
Diladdarno una notte è stato morto un fiore

Messa e fiaccolata per un anno senza Riky

Martedì 3 marzo 2015 
ritrovo ore 17.30 in piazza S. Spirito
ore 18.00 Messa nella chiesa di S. Spirito
a seguire fiaccolata in piazza S. Spirito

3 Marzo 2015 un anno senza Riky

a me piacevi tu

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A me me piace ‘o blues e tutt’ ‘e juorne aggia cantà

(Pino Daniele, Napoli 19 marzo 1955 – Roma 5 gennaio 2015)

 

Pino Daniele Nero a metà

 

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retenews24

 

 

Tu dimmi quando, quando
dove sono i tuoi occhi e la tua bocca
forse in Africa che importa.

Tu dimmi quando, quando
dove sono le tue mani ed il tuo naso
verso un giorno disperato
ma io ho sete
ho sete ancora.

Tu dimmi quando, quando
non guardarmi adesso amore
sono strano,
perché penso al futuro.
Tu dimmi quando, quando
siamo angeli
che cercano un sorriso
non nascondere il tuo viso
perché ho sete, ho sete ancora.

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andar via
fra i ricordi e questa strana pazzia
e il paradiso, che non esiste
chi vuole un figlio non insiste.

Tu dimmi quando, quando
ho bisogno di te, almeno un’ora
per dirti che ti amo ancora.

Tu dimmi quando, quando
lo sai che non ti avrò e sul tuo viso
sta per nascere un sorriso
ed io ho sete, ho sete ancora.

E vivrò, sì vivrò
tutto il giorno per vederti andar via
fra i ricordi e questa strana pazzia
e il paradiso, che forse esiste
chi vuole un figlio non insiste.

Ed io ho sete
Ho sete ancora,
Tu dimmi quando, quando…

Fine. E non solo di un anno

La libertà dell’uomo consiste nel sormontare l’angoscia della vita
(Jean-Paul Sartre)

30 Firenze a Natale

Ieri a spasso con lo sposo nel cuore di Firenze. Freddo e luci diverse. Sempre col naso in su e …ogni volta emozionata dalla mia città, come se non ci vivessi da più di quarant’anni.
Luna sul Duomo, meglio di qualsiasi addobbo natalizio.

30 Luna e Duomo

Strani effetti nelle foto scattate da Sandro… occasione di risate ier sera su facebook

30 il mistero della testa

(“ma la ragazza sulla sinistra è… è senza testa?” alla fine svelato il mistero dall’amica fotografa, grazie Anna, ma per quasi un’ora commenti e battute a sfare).


Ci voleva una giornata di svago prima di affrontare la dolorosa e insieme dolce incombenza di stamani.

31 ereditariaA casa di nonna Gabriella per salvare e portare con me ricordi e cose, almeno quanto mi voleva lasciare: la sua fede nuziale (e quella del nonno Giuliano), libri, quaderni, i dipinti del nonno, golfini fatti a mano e vestiti, appunti… e non è vero che non aveva fotografie! Era bella da giovane, innamorata del mare come me. Per questo mi chiedeva sempre di fare una nuotata anche per lei quando prendevo la nave per l’Elba.

nonna Gabriella giovane al mare

Lacrime amare appena entrata nella sua stanza. Vuota di lei.
Lacrime di tenerezza quando ho trovato una foto di me piccolina tra i nonni, ora insieme in cielo.

31 foto Cate piccina tra nonno Giuliano e nonna GabriellaCome per una carezza dal cielo ho preso la nevicata di stamani. Fiocchi bianchi in danza dalla finestra della sua stanza.
31 neve a Firenze

E, tornata a casa, sistemati i quadri al riparo di Viola (poi troverò il modo di appenderli), i libri idem, i vestiti in parte nell’armadio (altre cose rimaste nei sacchi, ci penserò presto), mi sono provata l’anello di matrimonio della nonna, sopra la fede col giglio delle mie nozze con Sandro

31 con la fede di nonna

 …solo per poche ore. Ora rimetto insieme gli anelli dei nonni.
E, soprattutto grazie a Viola, si guarda avanti.
Scarto i calendari per il 2015 …

31 calendari per 2015

Buona fine e buon principio

AUGURI

 

 

Addio, nonna Gabriella, grazie di tutto

rosa bianca per nonna

Stamattina è morta la mia nonna.
Non ho fiato che per piangerla, distratta solo dalla monella amorosa … ora che Viola dorme, nessun riparo alla piena del dolore.
Non era giusto che soffrisse ancora, ormai ridotta a pelle e ossa e dolori e smarrimenti… stava perdendo anche la memoria, lei, la donna più intelligente che abbia conosciuto. Non potevo chiederle di resistere ancora, ma già mi manca.
E il vuoto che ci lascia non si può raccontare, il pieno di amore che ci ha dato ci dovrà bastare per trovare almeno una briciola del coraggio che sempre ha dimostrato nei suoi 104 anni di vita senza risparmio di sé.

Due guerre, tre figli, tanti alunni, tanti nipoti e … anche bisnipoti. Sei riuscita a veder nascere Viola, la prima bimba della tua prima nipotina.

2.3.2013 con Gabriella e Viola a casa di nonna

E l’hai vista imparare a camminare, contare, ridere, cantare… anche se non ho foto recenti con te e lei insieme. Stavi male.
Ti ricordo con la luce strana che ci abbracciava  l’anno scorso tutte e tre, tre generazioni di donne innamorate della musica e dei colori…

14.7.2013 con Viola da nonna Gabriella luce strana

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