Tempere e tempo di attesa

In casa il presepe già all’inizio dell’Avvento Ambrosiano, anche se no, non siamo a Milano… sono stata anni senza fare presepe o albero, ora mi voglio ‘rifare’ e Viola mi aiuta, con il suo tenero entusiasmo.

In cucina, però, continuo a tenere il presepe stilizzato con dietro un portacandela (e accendo la piccola candela di cera d’api che ancora c’è) fatto da Viola all’asilo.

Un ricordo di bene in attesa di bene. Luce da riaccendere ogni sera e attendere e accogliere ogni mattina.

Stillate cieli dall’alto…

Luce da invocare nell’oscurità e da godere dopo un temporale.

E colori per giocare

(su commissione)
Omaggio a Vincent …

E presepi da ammirare

Chiesa del Preziosissimo Sangue di Gesù, a Firenze
Chiesa di San Jacopo in Polverosa, San Jacopino, a Firenze

e nuove albe

e nuove veglie, novene e candele in attesa della Luce

pozzanghere

forse davvero alcuni nostri ‘simili’ antagonisti percepiscono quando siamo più deboli, prese da diversa cura e da impegni che assorbono ogni energia, da pensieri grossi e lì scatta l’abuso. Pensieri a voce alta leggendo, nel blog di Roberta, parole arrivate non a caso in un’ora di pioggia e vento a rimescolare pensieri ricordi e dubbi “Viviamo in un mondo, da sempre, famelico di fragilità”…e allora indosso qualche corazza. E stivali con un po’ di punta e un po’ di tacco, per sfiorare pozze e segnare un ritmo diverso.

Inzuppata fino alle ossa sotto la pioggia battente nei giorni scorsi, vento ghiaccio e neve sulle colline intorno a Firenze… l’inverno bussa. E l’autunno lancia gli ultimi fuochi di meraviglia nei colori delle foglie

Starei ore a guardare la danza delle foglie nel vento e le bacche sui rami via via più nudi…

E in casa continuo a bere colori,

pasticciando con le tempere su tela sogni gelati

Calendari

Scoperta stamattina l’ultima pagina dei calendari di questo 2020 che tanti – non senza motivi – maledicono, ma che almeno a me ha portato anche verità e luce, doni di consapevolezza, salutari umiliazioni, schiaffi e ricadute da cui imparare, consolazioni e conferme di scelte buone… vita. Ho vissuto (o non vissuto, anzi, subìto o solo lasciato passare) anni peggiori. Tanti sbagli, troppi, e tante prove, in questo anno di cui iniziamo a vivere l’ultimo mese, dicembre carico di attesa e tentazione di bilanci, molto vero dolore per troppe persone, in questo “anno bisesto anno funesto”, diversi sacrifici per tutti, addii congelati, abbracci negati, ceffoni che a me servivano, sofferenze di cui avrei fatto volentieri a meno, ma vita vera, autentica gioia, voglia di ripartire e pochi, intensi, importanti incontri belli. GRAZIE

Condivido con Viola e i suoi sette anni e mezzo di meraviglia la gioiosa puntura di fremere di entusiasmo e curiosità sempre, in ogni circostanza, anche in tempo di sorrisi mascherati, relazioni interrotte, scuola in bilico (mesi senza scuola in presenza, ora almeno per lei che è alla primaria in presenza, sì, ma senza compagni di banco, ciascuno al suo banco monoposto con mascherina, gel disinfettante e distanziamento… le piattaforme per la DAD* già pronte per il primo caso in classe che porti tutti in quarantena). Da settimane mi chiedeva di farle il calendario dell’Avvento come l’anno scorso; da quando l’ho finito e appeso non vedeva l’ora che arrivasse dicembre e stamattina prima dell’alba era in piedi per aprire la prima casellina… desiderio e impazienza che non si capisce da chi abbia preso.

Le passeggiate alle Cascine regalano ancora meraviglia, respiri più larghi e pensieri accordati al ritmo dei passi. Ultime magie dell’autunno.

Oro in foglia su cielo grigio chiaro

Nel mese passato ho smesso di nuovo di fumare (spero sia la volta buona, non prometto nulla… dopo la ricaduta dopo due anni puliti non mi credo più) e ricominciato a dipingere.


Volevo fare una sorpresa a Don Fulvio, per l’otto dicembre, perché nella solennità dell’Immacolata, 31 anni fa, Don Fulvio Capitani è diventato sacerdote. Il Don però non è soltanto il parroco di San Jacopino e un buon sacerdote, è anche il mio confessore e padre spirituale quindi sa bene quali combattimenti siano in corso dentro me.

quel che avevo iniziato e poi distrutto

Per evitare che la furia (auto) distruttiva mi portasse a fare a pezzi un’altra tela, ieri finito e già consegnato il dono al destinatario. Per gli auguri aspetto il giorno giusto.
Perché ho anche ricominciato a mangiarmi il tempo…

*DAD didattica a distanza per chi non avesse figli in età scolare in tempo di pandemia

La guerriera che sorride

Prima o poi qualcuno dovrà spezzare la catena della violenza e della mancanza di amore

Appassiona come un romanzo, ma è una storia vera che insegna molto, non solo sulla realtà storica dei rapporti tra aborigeni e immigrati europei in Australia, la vita di Rina Louise Dal Cengio insegna molto sul cuore, sulla forza dei legami tra persone e sulla bellezza del perdono. Al termine del racconto, la guerriera che sorride nonostante tutto il male che le hanno fatto e di cui è stata testimone diretta, dichiara quel che desidera trasmettere: “Cerco di tramandare tutto l’affetto che non ho mai conosciuto nella mia infanzia. Prima o poi qualcuno dovrà spezzare la catena della violenza e della mancanza di amore”

La storia di Rina Louise Dal Cengio, il racconto di una vita difficile eppure bella davvero, grazie alla generosità immensa di questa donna e alla delicatezza con cui Stefano Girola le ha dato voce. Un viaggio nel passato non remoto, un sogno dall’altra parte del mondo.

Si legge in tre ore, ci ho messo quasi due settimane. L’avevo iniziato un pomeriggio di pace, con tisana calda e bimba tranquilla a fare i compiti…

Contenta di essermi regalata di nuovo il lusso di leggere un libro per volta.

Poi è ripartita una baraonda in testa e nel cuore e nella vita intorno… e riprese le letture sparse, ma non solo. Oggi, posati i pennelli e i colori dell’altra passione ritrovata, ricominciato e finito il bellissimo libro di Stefano Girola. Non mi ero fermata in un punto a caso, comunque, ma alla parte della vita in ‘famiglia’… non ero pronta a leggere di abusi…

Stasera è stato bello, dopo le lacrime anche di rabbia, raccogliere il sorriso del perdono, autentica vittoria di una fragile e fortissima bambina diventata donna, mamma, persona fiera delle sue origini e della sua novità…

grazie!

correzioni

e rifacimento.

Mi ero persa il punto di fuga, anche se il pasticcio di ieri mi aveva aiutata a fuggire qualche tentazione, le famose ‘occasioni prossime’…

Si fa prima a ricominciare da capo.

Mancava un minimo di prospettiva al mio sogno di neve. Foglio nuovo e via. Tanto non oso uscire fino all’ora in cui dovrò farlo per andare a riprendere la bimba a scuola, non mi fido di me. Mi tengo agli arresti domiciliari finché non sarò disintossicata a modino.

Quello piccolo è quello di ieri.

Mani sciupate da freddo e troppi lavaggi, tra pennelli e piatti… e disinfettanti. Ma meglio arrossate, gonfie e screpolate che gialle di nicotina. Non si fuma più!

sogni di neve

o soltanto di bianco, di luce, di silenzio.

Bisogno di spostare l’attenzione dai richiami velenosi di una dipendenza vinta per un bel po’ e poi tornata a schiacciarmi. Si riparte, ci riprovo, un giorno alla volta e intanto affido tutto, anche il passato che non deve più tenermi legata, ma mentre oso la fiducia in un aiuto invisibile, ci metto quel poco di impegno che posso, tengo le mani occupate a pasticciare con i colori e le immagini dei sogni confusi… una specie di terapia selvaggia.

Domenica pomeriggio in casa, a Firenze, nella Toscana zona rossa per tentare di arginare i contagi, nel primo freddo di questo autunno inoltrato… in piena pandemia.

Nei giorni scorsi ancora dolcezza di aria freddina, sì, ma caldo oro tra le foglie in danza dai rami tesi contro il cielo inondato di luce…

Mentre il mondo fronteggia il covid, dentro me altre battaglie… non da sola, però, mai da sola.

Dove le rose sbocciano in ogni stagione, dopo il buio dell’inganno e nella notte ancora dei dubbi, la luce della pace.

GRAZIE

sete di cielo

Ieri mattina mi ero svegliata con un’immagine di notte stellata da mettere in colori su tela, con le tempere tornate amiche.

Preparato lo sfondo, poi mi è ‘scappata’ una stella cometa e da lì la scena ha preso un verso natalizio…

come un presepe da lontano, come il bisogno di affidare tutto – ma proprio tutto – alla Luce che porta il cielo in terra

(comunque domenica abbiamo iniziato anche a fare il presepe

e l’albero di Natale, con Viola, per ora senza luci)

Un caso letterario

In questi giorni sono stata in Turchia e in India, ma soprattutto nelle strade di Ancona e in particolare a San Ciriaco, a vedere l’alba e il tramonto nello stesso giorno sullo stesso mare, “con le nuvole basse che confluivano fino al confine tra l’aria e l’Adriatico”, un incanto dipinto con colori che amo, mentre sull’Ararat sentivo la potenza di un silenzio temibile e amico insieme, un soffio di infinito, con l’eco di profumi e note capaci di far camminare il cuore e i pensieri.

Come si viaggia tanto in tempi di lockdown? E senza fare uso dell’erba della verità (“Peccato che quest’erba che unisce, da noi è sempre stata proibita, invece si approvano alcool e slot machine…”). Stamattina avevo quasi finito il noir scritto da Marina Malgioglio e Riccardo G. Palmieri… centellinavo le ultime pagine, perché mi dispiace sempre congedarmi da un libro che mi piace. Era tanto che non mi appassionavo a leggere per viaggiare con la mente, riconoscermi, evadere e tornare a me, non per dovere, insomma.
Non posso togliere a chi deve ancora leggerlo il gusto del giallo, anche se psicologico più che investigativo in senso classico, quindi nessun appunto su trama e personaggi. Stavo per scrivere “persone”, perché mi sembra di averci parlato e bevuto il tè insieme. E questo dice tutto sulla bravura degli autori. Notevoli le scene di sesso, mai banale o volgare, non è facile trovarne scritte senza banalità ridicole o volgarità che disturbano. Quel che mi disturbava, quel che non riuscivo a comprendere, non tanto con la testa, quanto per un istintivo senso di difesa (istinto di sopravvivenza psichica?), mi ha trattenuta dal cercar di pensare alla soluzione del giallo e ne era la chiave. Bel viaggio. Grazie!

Porte di luce

Sabato mattina di colori fatati nella nebbia che avvolgeva ancora Firenze, splendida anche se pervasa da uno sgomento da masticare.

Ultimo giorno di movimento nel territorio comunale senza bisogno di autocertificazione (ovviamente non vado al Cimitero delle Porte Sante per lavoro o salute, mentre le necessità dell’anima non sono contemplate dai DPCM o dalle disposizioni che variano più del mio umore in ‘quei giorni’… la Toscana è passata da zona gialla a zona arancione e ora – da domani – a zona rossa nel giro di una settimana, quando gli effetti di ogni misura andrebbero valutati dopo quattordici giorni almeno, ma lasciamo perdere, non c’è speranza di capirci qualcosa). Un’amica con le mani d’oro che mi aveva messo da parte un basco di lana, fatto a mano da lei prima del primo lockdown, mi ha scritto stamattina presto per chiedermi se lo volevo ancora (lo ha ritrovato mentre preparava la vetrina natalizia, a proposito, appena possibile, per chi sta a Firenze, fate un salto a visitare Ideafiore di Daniela Iannone, accanto alla Basilica di San Miniato al Monte, in via delle Porte Sante al numero 34) e non mi è parso il vero di proporre a sposo e bimba una piccola gita finché si può…

finché si poteva…

Daniela Iannone e alcuni suoi lavori

Mi sono portata a casa il basco rosso (Viola, invece, ha ricevuto in dono un campanellino dorato da appendere all’albero di Natale) e nel cuore i colori e la luce del posto più vicino al cielo che io conosca e il calore di un’anima buona con le mani d’oro.

Grazie, Daniela!