Suor Christen

Un invito commovente. Un sabato di pioggia e lacrime dolci, brividi di freddo e di emozione. La prima occasione per me di assistere a un evento così, la professione religiosa di una novizia che è diventata un’amica nei giorni del CRE, occasione anche per un ultimo abbraccio a Suor Anna che parte per Praga e non sarà catechista con noi quest’anno.

Paola mi ha offerto un passaggio in auto da Firenze a Campi Bisenzio, con il temporale che si è scatenato è stata proprio una buona azione la sua, grazie! Faceva impressione il nero del cielo, il vento scuoteva la macchina, ci siamo inzuppate bene bene appena scese, ma nulla rispetto a quel che ha devastato le Marche… pensieri e preghiere per le vittime.

Semplice e bella la pieve di Santo Stefano, silenzio rotto solo dalle campane e dal suono dei tacchi dei sandali estivi sul sagrato bagnato di pioggia … eravamo vestite da estate, solo ieri si ribolliva a Firenze, oggi non avrebbe scomodato un golfino di lana.

La gioia bella delle cose buone, tanta luce, tanta pace, silenzio e canti belli, occhi lucidi commossi e sorrisi larghi GRAZIE

Tanti auguri, Suor Christen di Gesù Buon Pastore!

Ai nuovi inizi

In piazza del Limbo, davanti alla chiesa dei Santi Apostoli, sotto un cielo azzurro e candide nuvole al posto del temporale previsto, con Viola che cresce sempre più bella, piena di curiosità, con i primi timori e dubbi, per il matrimonio di mio cugino Francesco. Lo sposo era bellissimo.

Bello riabbracciare i cugini e gli zii, dopo tanto isolamento e contatti ridotti al minimo nei due anni di pandemia, bello ritrovare la mia Marta, presenza amica quando ero piccina e, mentre mio fratello Pietro era ricoverato al Meyer, passavo le giornate dai nonni e non vedevo l’ora che arrivasse la cugina grande che usciva da scuola, ogni rumore all’ora del suo arrivo mi faceva correre alla porta e dire a nonna Gabriella “Ecco Matta!” (non pronunciavo la erre).

Zia Fiorella elegante e commossa, la madre dello sposo…

e le amiche della sposa emozionate quasi più di lei, entrata sicura e dolce, forte di amore.

Musica e bellezza, di arte riscoperta…

Tabernacolo di Andrea della Robbia

anche la sposa si sporgeva per guardare il tabernacolo di Andrea della Robbia?

Bellezza di velo e fiori

e parole ricche di senso. L’omelia di Padre Bernardo portava in alto.

Che bello ritrovare l’abate amico a benedire le nozze e l’amore che salva.

Belli i bambini, Viola contenta di stare con Bernardo…

e divertita al lancio di riso e petali di rose bianche.

Emozioni, tante. Padre Bernardo ha ricordato nonno Giuliano, nonna Gabriella e mio babbo Lodovico, zio dello sposo… a casa riportati occhi lucidi, immagini di Firenze vera

e ventagli bianchi (in omaggio sulle panche della chiesa con i libretti della celebrazione). La mascherina, bianca per l’occasione, a ricordarci che non è ancora finita… no, la pandemia non è archiviata, ma neanche la vita è finita, riparte e si rinnova.

Luna magnifica su Firenze, da dietro un velo di nuvole, a splendere sulla prima notte di nozze di una vita nuova

Sabato scorso

Un bambino che calcia nel giardino vicino allo stadio.

Un pallone dimenticato nel fango.

Una bicicletta rosa vicino alla Fiesole.

Residui di passione viola.

E Viola che fotografa me e Sandro accanto al ‘nostro’ ingresso alla Curva Fiesole, dove è nata la nostra storia, dove è scoppiato il nostro amore.

Sandro che gioca con Viola sulla rete, nei giardini vicino allo stadio.

Ricordi, emozioni, reti che si riannodano e si riparano quasi da sé.

E il nostro gol più bello

60 volte auguri a Don Fulvio!

Il 9 agosto del 1962 è nato Don Fulvio Capitani, dal 2009 amato parroco di San Jacopo in Polverosa a Firenze, per tutti San Jacopino, per gli intimi San Jack, anche se non dimentica mai la sua precedente missione, infatti è stato, prima, dal 1997, parroco di Mercatale in Val di Pesa, nel Chianti fiorentino e ricorda i suoi parrocchiani di allora come amici e fratelli, nelle gioie e nelle occasioni di lutto. A Firenze, ora, come prima a Mercatale, si prende cura delle Sue pecore, pasce gli agnelli, fascia di riconciliazione le pecore ferite, guida con dolcezza le pecore madri… a volte può anche far spavento con il suo vocione stentoreo, specie a chi non lo conosce molto, la sua voce poderosa però fa tanto bene quando spezza il pane della Parola e si rivela dolce, accogliente come un abbraccio, quando, nel ruolo di confessore, Don Fulvio sa farsi trasparenza in terra della Misericordia divina. Ama la musica, scrive cose che sembrano poesie, ma giustamente rifiuta di esser detto “poeta” (forse memore della citazione di De André – poet… cantante che amiamo entrambi – “Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa.”), fan di Guccini e di Branduardi, dei Genesis e dei Nomadi, senza disdegnare De Gregori, Bennato, Lucio Dalla, Paola Turci, Leonard Cohen….

novembre 2018, Angelo Branduardi al Teatro Verdi di Firenze (ci siamo stati con Sandro e Don Fulvio)

Amico e testimone di Pierluigi Ontanetti, Gigi dell’Operazione Colomba… volato in cielo nel 2017

“C’è una domanda che attraversa il mio sentire: quanto vale la vita di una persona per coloro che pensano ancora che una guerra possa essere giusta se considerata il male minore?
Se una persona vale tanto quanto tutto l’oro che c’è sulla terra, perché non si chiede a quella vita il permesso di bruciarla?
Se l’oro, quello giallo, quello nero o quello bianco non vale tanto quanto una persona, perché siamo così ipocriti da farne la misura con la quale la storia condanna milioni di persone a morire di fame e lascia che in pochi si godano i frutti che sono per tutti?
La mia misura è ogni essere vivente, solo questa misura conosco, le altre non mi interessano”.
Gigi
Ontanetti

Assistente ecclesiastico dei boy scout, mi ha fatto lasciar cadere una mia pregiudiziale antipatia per quell’ambiente che non conoscevo. Conosco un pochino lui, Don Fulvio, abbastanza per dire che se qualcosa lo appassiona e ci si dedica tanto non deve essere una cosa meno che buona.

Sono testimone diretta del suo impegno per i bambini e i ragazzi, come mamma di Viola che ha frequentato, in tempo di pandemia, la versione ridotta del CRE (centro ricreativo estivo) e quest’anno finalmente il CRE vero, dove, per la prima volta, mi sono ritrovata ingaggiata come responsabile adulta (lo so, fa ridere pensando a me accostarmi sia “responsabile” che “adulta” anche se l’età c’è). Non ci pensavo nemmeno, ovviamente, ma dopo aver accettato di diventare catechista per i bambini, quando Don Fulvio mi ha chiesto di entrare anche a far parte della squadra del CRE, tra gli educatori, invece che dare una mano solo per la sanificazione come negli anni del coronavirus… pensavo di dire no, spaventata dalle responsabilità e consapevole dei miei limiti e difetti. Al suo “il Signore chiama non chi si crede capace, ma chi è disponibile a dirgli di sì” che potevo fare se non acconsentire? Mi sono stancata tanto, mi ha fatto tanto tanto bene! GRAZIE

Il bene profondo che mi ha fatto il Signore tramite il Don è qualcosa che non si può dire qui, non si può raccontare. Ma tengo in cuore anche il tanto di bene che mi è venuto da Fulvio essere umano umano davvero. In occasione di alcune mie cadute (che dolgono ancora a volte, ma che benedico, ora, perché mi hanno fatto assaporare la Misericordia), nel momento della malattia e della morte del mio babbo, in occasioni anche più lievi e allegre… per esempio mi ha fatto scoprire lui il Balagan.

E ci ha presentato il suo grande amico Jean-Michel Albert Carasso, ora amico anche nostro davvero caro, di cui abbiamo assaggiato per la prima volta le delizie cucinate e narrate in occasione di una cena alla Trattoria da Burde, con la presentazione del suo libro “Cucinare lontano” (in foto il Don e noi sposi… io un po’ brilla per gli assaggi dei vini abbinati ai piatti di tutto il mondo, scelti dal sommelier Andrea Gori).

E Don Fulvio ha concelebrato (con Don Luigi, parroco della chiesa sotto casa che allora frequentavo) il matrimonio in chiesa tra me e Sandro, nell’anniversario delle nozze civili, con Viola già capace di ricordarselo poi, il matrimonio dei suoi genitori in mezzo a una messa della domenica, con il fratellone suo per testimone del babbo e la mia madrina di Cresima e sua madrina di Battesimo come mia testimone di nozze insieme con il padrino suo di Battesimo e amico presente alle nostre nozze in Comune quando lei non esisteva…

A settembre (25 settembre 2021) abbiamo condiviso un bel pezzo di cammino, il Don ci ha raggiunti a Pistoia… felici anche se sfranti per la camminata da Firenze.

Per un po’ di tempo ha ospitato e curato anche una gattina forse maltrattata e scappata da altri umani meno umani, la timida Stina, scomparsa d’estate l’anno scorso… a me a e Viola manca, immagino anche a Don Fulvio. Ma il bene che le ha voluto e dato fa parte del tesoro che quest’anima d’oro sta mettendo in Cielo.

Anche Stina, ne sono certa, sente la mancanza di Don Fulvio. Noi la aspettiamo sempre, vero? Il giardino della canonica di San Jack è meraviglioso, ma con Stina era più bello.

Dove le rose sbocciano anche fuori stagione, dove vive, prega, lavora, accoglie, guida, accompagna, sgrida, consola, ama un vero uomo di Dio.

La salute fisica non gli sorride particolarmente, ma siamo in tanti a pregare perché possa lasciare la sedia a rotelle e comunque se Papa Francesco adesso guida l’intera Chiesa da una carrozzina, può farlo anche il parroco di campagna prestato alla città del Fiore.
Intanto, un altro Bala… non Balagan, ma Balacinema insieme. Finché si gusta e conosce…

Buon compleanno, Don Fulvio!

Nel giorno della festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein.

Balacinema e omaggio a Guido Fink

Ieri sera, nel giardino del Tempio, invece del vivace Balagan cui siamo abituati e affezionati, per il particolare periodo dell’anno in cui è sconsigliato un eccesso di allegria e non si può fare musica dal vivo, al posto dei concerti dal ritmo travolgente, un film dedicato a David Grossman (bellissimo e commovente).

David Grossman

Durante il film cellulare in borsa, solo una foto di un momento della videoconferenza con la regista Adi Arbel e il produttore del biografilm, Arik Bernstein.

E, prima, quando ancora non era abbastanza buio per proiettare il film, la presentazione del libro dedicato a Guido Fink nell’anniversario della morte. Enrico Fink ha parlato di suo padre con le curatrici del volume “La doppia porta dei sogni. Scritti di cinema di Guido Fink” (Edizioni Cineteca di Bologna, 2022), Alessandra Calanchi e Paola Cristalli.

Una conversazione coinvolgente.

Nel giardino della sinagoga c’è sempre un po’ d’aria fresca, anche nelle più infuocate giornate della rovente estate fiorentina. GRAZIE

Tenevo molto a esser presente, ma prima di entrare nel giardino della sinagoga, come di rito, un saluto al mio liceo, il caro vecchio Miche

e ai ‘miei posti’ come il giardino di piazza d’Azeglio

Bello riabbracciare Emanuele Bresci, sorridente per la buona notizia sulla sua salute.

Bello gustare le delizie cucinate da Jean-Michel Albert Carasso

e Michele Hagen, in compagnia di Don Fulvio e di Don Leonardo

… bellezza senza tempo, nel tempo (quinta e ultima puntata)

Accanto alla meraviglia del Tondo Pitti ( con Maria che tiene un libro aperto sulle ginocchia, mentre Gesù bambino è dolcemente appoggiato alla sua mamma – il Creatore affidato alla creatura, il Verbo in collo a una ragazza, gira la testa! – lo sguardo oltre il figlio, meditando le profezie), in quella sala del Bargello, di Michelangelo c’era anche il Bacco, discretamente brillo… si resta sempre un po’ stupiti a vedere il marmo rendere l’idea di un barcollare incerto.

Marmo che diventa pieghe leggere di stoffa di una camicia da notte slacciata sul seno di Costanza, la bocca semiaperta, lo sguardo colmo di stupore, i capelli spettinati, come sorpresa in un’intimità pericolosa… ah, Bernini! Genio eppure anche tu vittima del demone della gelosia, sei stato capace di far vibrare la pietra e di far sfregiare la tua amata…

Si torna al bronzo, col ritratto scolpito di Cosimo I de’ Medici, di cui il Cellini rende anche lo sguardo di ghiaccio, con una sottile lamina di argento per gli occhi:

Direi che si possa finire con il più classico dei “Pisa merda!”… oltre due metri e mezzo di marmo per l’opera commissionata a Giambologna da Francesco de Medici per decorare la Sala grande di Palazzo Vecchio a Firenze:

Firenze vittoriosa su Pisa

Bella davvero la mostra “Donatello, il Rinascimento”.
Bella e curata l’esposizione a Palazzo Strozzi.
Bello il Bargello.

Bella Firenze.

Amo la mia città

… bellezza senza tempo (quarta parte)

Mentre uscivo da Palazzo Strozzi, incerta se andare anche al Bargello, lì per lì aveva vinto la stanchezza, solo fisica, perché l’anima si era rinfrancata… un occhio alle nuvole bianche e alla mia bella Firenze, un occhio ai turisti tornati alla grande. Senza di loro… tutto un altro fascino, ma di turismo si vive in questa città, allora va bene, basta guardare in alto.

Passi svelti nel caldo per tornare a casa, sognando di essere nuvola…

Sabato pomeriggio, per continuare a gustare la mostra “Donatello, il Rinascimento”, sono tornata in centro, mentre su Firenze si addensavano nuvole, nuvoloni, nuvolette… qualche goccia di pioggia per via a lasciarci soltanto una voglia di pioggia

La mia città…

non mi stanca mai.

E vederla di nuovo piena di turisti stranieri mi fa piacere.

Il Bargello è di suo bello, anche se, senza l’occasione della mostra (e col biglietto preso per Palazzo Strozzi avevo diritto a uno sconto per l’ingresso al Bargello), era troppo tempo che non ci tornavo.

La batteria del cellulare usato come macchinetta fotografica era prossima all’esaurimento, mi sono goduta molte sale senza un solo scatto! Ma alla sala di Donatello…

La prima meraviglia davanti a Della Robbia. Ne avevo già scritto, mi pare… e non solo le splendide Madonne in terracotta invetriata, con quel fondo color del cielo quando è bello, inconfondibili anche per chi non ha studiato storia dell’arte, ma citiamo di nuovo il Vasari, via:

«Et avendo una maravigliosa pratica nella terra, la quale diligentissimamente lavorava, trovò il modo di invetriare essa terra co ‘l fuoco, in una maniera che è non la potesse offendere né acqua né vento. E riuscitoli tale invenzione, lasciò dopo sé eredi i figliuoli di tal secreto.»

(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori)

la crocifissione di San Pietro era una vita che non la vedevo da vicino.

Marzocco, David vittorioso (con accanto quello del Verrocchio), San Giorgio (e la predella con lo stiacciato), ci vorrebbe un post per ogni opera, forse un giorno… oggi uno slideshow:

E le formelle di Ghiberti e Brunelleschi a confronto? Il sacrificio di Isacco come tema di competizione. Vinse il Ghiberti, nel concorso del 1401 per la porta nord del Battistero, ma quella di Brunelleschi è forte!

Resta il piano di sotto, al prossimo post!

(… continua)

… bellezza senza tempo, ancora (terza puntata)

L’immagine che mi ha toccata dentro forse più di tutte è quella del pianto dell’angelo mentre sorregge la fronte del Cristo morto. Imago Pietatis di Donatello, proveniente (per la mostra ammirata sabato a Palazzo Strozzi) dal Victoria and Albert Museum di Londra.

Dalla Basilica di Sant’Antonio, da Padova, veniva l’Imago Pietatis in bronzo parzialmente dorato, altro capolavoro di Donatello:

Se non piangi, di che pianger suoli? (cit.)

Belle, anche se non mi hanno scombussolata come le precedenti, le raffigurazioni di Flagellazione e Calvario, in terracotta e in bronzo e oro. Donatello lavorava tutto!

E a distanza di tempo dal Crocifisso ligneo della prima sala (proveniente da Santa Croce), il Crocifisso di bronzo in prestito da Padova, dalla Basilica di Sant’Antonio, come l’Imago Pietatis bronzea

E sempre da Padova, dalla Basilica del Santo, dalla serie dei Miracoli di Sant’Antonio per la decorazione dell’altare, a Palazzo Strozzi è arrivato il rilievo di Donatello con il miracolo della mula (o dell’asina):

Per concludere almeno la parte della mostra ospitata a Palazzo Strozzi, solo alcune immagini ancora: Andrea del Castagno, l’Apparizione della Trinità ai santi Girolamo, Paola e Giulia Eustochio, dalla Santissima Annunziata.

Niccolò di Giovanni Fiorentino, forse il misterioso quarto garzone di Donatello…

E tutta la serie degli spiritelli, poi il Pergamo del Sacro Cingolo dal Duomo di Prato (con Michelozzo), le porte di San Lorenzo, Fede e Speranza, l’enorme testa di cavallo… e opere di altri artisti. Mostra davvero ricca, meritava più giornate per godersela davvero.

Donatello se la meritava davvero, Vasari lo direbbe forte!

Uscita da Palazzo Strozzi ero incerta se continuare col Bargello, ma chi ha letto fin qui sa che poi ci sono andata. Ci vorrà almeno un altro post

(…continua)

nella calura riparo… bellezza senza tempo

Sabato di consolazione dall’arte, per non perdermi la mostra – meravigliosa – dedicata a Donatello, tra Palazzo Strozzi (in mattinata, saltando la fila col biglietto preso ieri sera on line) e il Museo del Bargello nel pomeriggio, con biglietto ridotto (bastava esibire il biglietto elettronico di Palazzo Strozzi), senza fila, perché non c’era la ressa trovata invece a Palazzo Strozzi, dove erano concentrati cento capolavori in prestito da varie sedi. Favolosa. Troppe foto da scaricare stasera, anche se non ho scattato foto a tutto, già così mi è parso di non godermi abbastanza l’esperienza diretta, pensando già a condividere tanta bellezza con gli amici lontani e con chi non poteva andarci di persona anche se a Firenze…

Un tuffo al cuore prima di entrare, già prima, anzi, passando da Via delle Belle Donne, dove ci eravamo fermate con Lara (e la terza donna in pancia, la mia piccola Viola che non conoscerà la ‘zia’ di Rimini).

con Lara,13 ottobre 2012

Ingoiate le lacrime, ma… Lara non dovevi andartene così presto!

Un primo David vittorioso (il più bello è quello al Bargello, ma la mostra seguiva un andamento cronologico),

prima del confronto tra il Crocifisso di Donatello

e quello di Brunelleschi

E poi un crescendo di emozioni e incanto… un po’ di foto stasera. Non solo Donatello, la mostra è intitolata “Donatello, il Rinascimento” e accosta i capolavori di Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386-1466) alle opere di tanti altri artisti. Roba da svenire per la meraviglia:

Delle Robbia, Madonna col Bambino tra i santi Stefano e Caterina d’Alessandria

(continua)

Sabato di luglio rovente e anniversario bruciante. Domenica di olivo e rosa bianca

QUESTA FU PER QUATTRO SECOLI
FINO AL 1875
LA RUOTA DEGLI INNOCENTI
SEGRETO RIFUGIO DI MISERIE E DI COLPE
ALLE QUALI PERPETUA SOCCORRE
QUELLA CARITÀ CHE NON SERRA PORTE

Ieri, sabato 23 luglio, otto anni dalla morte di mia suocera, Ida, la mamma di Sandro. Oggi, 24 luglio, quattro anni dalla morte di mio padre… due persone così diverse! Eppure in comune la sofferenza degli ultimi anni e la gioia per Viola, nipotina bellissima e inattesa… se ne sono andati a distanza di un giorno e quattro anni e davvero ormai mi colpisce di più il numero del giorno che l’anno, quest’anniversario incollato, che forse non significa nulla, ma che per me è un segno… spero che in cielo, tra le braccia della Sua grazia, Ida guarita dai suoi mali, sia a chiacchierare con babbo Lodovico liberato dalle sue crisi… che siate felici per le vite che avete contribuito a far venire al mondo.



Pomeriggio con le lacrime in tasca e allora via, fuori di casa nonostante il caldo e i dolori… vivo nella città più bella del mondo, posso forse seppellirmi viva in periferia? A passi svelti quando potevo, a passi lenti e con soste all’ombra quando mi girava la testa, visti da vicino i lavori in piazza della Libertà, i cambiamenti in piazza San Marco, i turisti tornati a frotte, tavolini e sedie per spettacoli… come non ci fosse stata la pandemia. Caldo rovente, ma ogni tanto un po’ d’aria o forse era la gioia di essere in centro? Mi ha fatto bene all’umore uscire, sì


Volevo andare al cimitero a portare un fiore al babbo, ma in estate è chiuso il pomeriggio e ieri mattina non ce la facevo… stamattina sì, ma ieri temevo di perdere la messa, che invece c’era, alle 11, nella chiesa accanto al cimitero… nel dubbio, anche ieri sono stata alla messa, quella delle 18 alla Santissima Annunziata…

era da tanto che volevo rivedere l’affresco acheropita

e il dipinto, ben più recente, di cui mi aveva parlato la signora Dolores: il Cristo della Divina Misericordia dipinto da Don Silvio Zannelli.

dipinto di Don Silvio

Per la messa, ieri, all’inizio pensavo al Duomo, invece mi sono fermata all’Annunziata.

Era presto, ho fatto la turista nella mia città, foto in piazza, agli Innocenti, foto in chiesa… confessionali invitanti…

una chiacchierata con Padre Gabriele, un pochino sordo e molto anziano, tanto affettuoso, che mi ha benedetta, assolta… e poi mi ha chiesto di aspettare un momento che andava in sacrestia… è tornato con un libriccino (novena e coroncina alla Divina Misericordia) e un pacchetto regalo, aperto a casa: il Diario di Suor Faustina Kowalska. GRAZIE


Belli i canti, accompagnamento solenne offerto da un coro di studenti stranieri, splendidi gli addobbi, importanti le opere d’arte, anche se a tanto sfarzo preferisco la bellezza sobria della chiesa di San Jack (San Jacopo in Polverosa, per tutti San Jacopino, per gli amici San Jack)… e la piccola Pieve di San Martino a Brozzi

Pieve che ospita anche un bel dipinto di Lorenzo Lippi, non sarà Filppo, ma sempre di un artista fiorentino si tratta…

L’olivo era ancora verde, ma gli ho dato un po’ d’acqua con un annaffiatoio in prestito, anche per infilare nella terra prima tutta secca la rosa bianca che ho portato dove riposa quel che resta in terra del mio babbo, nato al cielo ormai da quattro anni.

Quattro anni senza babbo Lodovico qui, presente e visibile, con cui poter scambiare qualche parola ancora (dal primo infarto erano finite le nostre mitiche discussioni da perderci la voce) e a volte solo sguardi in silenzio… ma vivo, ben più vivo di me, se non è un’illusione la nostra fede. E se i dubbi sfiorano il cuore, il cuore del cuore grida che no, non è illusione!