Eterno riposo

Cimitero di San Martino a Brozzi

IMG_20181102_154248

Requiem aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.
Requiescant in pace.

 

Con Viola a far visita alla sepoltura del babbo.
Non le abbiamo nascosto la sua morte il giorno stesso in cui ha smesso di respirare, non le abbiamo raccontato favole su viaggi lontani con possibili ritorni, in un certo senso un viaggio c’è… l’ultimo, il più importante. E un ritorno, il ritorno alla vera casa dopo l’esilio.
E senza catechismo ancora, la sua nipotina mi sa che l’ha capito meglio di me:  

“ ti voglio bene, nonno, saluta Gesù e ricorda che la mia mamma, che è la tua bambina, ti vuole tanto bene e sente la tua mancanza e non deve piangere troppo perché tu ci aspetti in cielo, vero?” 

mi ha ricordato la poesia-preghiera ricavata da S. Agostino:

Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.

Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto.

Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.

Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.

Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!

Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.

Non piangere più, se veramente mi ami

…non è facile.
Forse è presto.

Non smetto di piangere, perché mi manchi, babbo, ma non piango di continuo, lascio spazio quanto posso alla gioia e all’amore per la vita e la bellezza

e per il gioco… quando da sola non ci arrivo, mi nutro della gioia pura di tua nipote.

Ti amiamo

 

dove, come… non lo so

 

arc en ciel.jpgma ci ritroveremo.
Stamani con Sandro e Viola e mia madre (e tua moglie) siamo stati a vedere dove è sepolto il tuo corpo.

Viola triste e sgomenta “avevo capito che si andava a trovare il nonno… quindi in Cielo! Mamma, tu mi avevi detto che il nonno ora è in Cielo, abbracciato da Gesù… non era vero? Il nonno è lì sottoterra?”

“No, amore, portiamo un fiore a quel che resta qui del tuo nonno, ma tu pensalo in cielo e nel tuo cuore, come anch’io cerco in cuore e penso in cielo il mio babbo…”

 

Ogni estate esige il suo tributo di lacrime e sangue, questa non si è smentita. Altri lutti lontani e vicini, molto vicini, oltre alla tragedia assurda di Genova. Non ci sono parole con un senso e una logica, solo troppi pensieri e tanti ricordi, in ordine sparso…

Tutti sanno quanto amassi mia nonna Gabriella e il nonno Giuliano (mamma e babbo del mio babbo), eppure neanche so dove sono di preciso i loro resti (a Trespiano e a Soffiano, sì, ma non sono andata a cercare le loro tombe)… non sono incline a far visita ai miei cari defunti sotto centimetri di terra o dietro lastre di marmo, mentre a Parigi ho visitato cimiteri monumentali e anche altrove ho fatto sosta davanti alla tomba di qualcuno. Per babbo, eccezione. Ma non sei lì sotto, Lodo, lo so, almeno credo… non so più niente, mi manca il terreno sotto i piedi, cammino nel mondo senza un pezzo di cuore… forse un posto ci vuole, sapere che un pezzo di terreno ci appartiene, in qualche modo, non piace alla me senza patria (anima sans toit ni loi), ma un pochino frena il mal di terra… la vertigine del quotidiano senza te.

A Portoferraio, sul molo dove zio Enzo mi insegnava a pescare quando ero piccolina, ho ricordato lui e te che lo prendevi in giro affettuosamente… siete vivi nei miei ricordi, nei profumi della terra, nei riflessi del mare…

In mare non avverto quella nausea e quelle vertigini, in acqua e sugli scogli, sulla nave o nuotando, mi sento in pace. La febbre alta al rientro in città dopo una settimana all’Elba si è bruciata un po’ di magone, ora riaffiorano le immagini del mare stampate nel cuore… dalla nave dell’andata, l’Oglasa che prendevo con babbo e mamma e Pietro e Paolo piccino,

alla villa di Napoleone, visitata con Viola come babbo portava me e i miei fratellini sempre a vedere tutto di ogni posto… a qualsiasi età, magari a cinque anni nessuna interrogazione di storia, ma a scuola Viola saprà già chi era Napoleone. E dove è stato in esilio. Ne ha visto anche la vasca da bagno e la scrivania, la serra e la terrazza…

e gli alberi, da riconoscere per le foglie e i rami, gli uccelli anche dai versi, le stelle dalla posizione in cielo… e poi godere della bellezza senza dover dare a tutto nome e misura, anzi, proprio nella smisurata bellezza di tanto, sentire la gratuità della vita… i pentagoni dorati disegnati dal sole sul fondo sabbioso a volte si coloravano dei colori dell’arcobaleno, abbandonarsi all’acqua verde azzurra blu (sì, piccola, l’acqua è trasparente, come l’aria, i colori sono dati da onde, vibrazioni, energia… tutto è vivo nell’universo, profondità e correnti riflettono il cielo in mare) insegna la fiducia in qualcosa di più grande di noi e sconosciuto…

nuotare e insegnare a galleggiare e iniziare a muoversi in mare … gioia pura. La scarsa connessione (wi-fi solo a pochi metri dalla reception dell’hotel, in camera neanche campo per telefonare) ci ha regalato una vera vacanza.

E quel pianoforte…

babbo capì tutto al volo quando dissi che non mi piaceva più mentre avevo solo sentito lui e mamma parlare del momento di difficoltà economica e del costo di lezioni di piano e noleggio del pianoforte… “non mi piace più suonare, ho cambiato idea, babbo possiamo restituire il piano?” Non dimentico il suo abbraccio. Amo ancora il pianoforte, ascoltarne la voce… chiunque lo suoni. E sfiorarne i tasti con un filo di nostalgia.

Il ritorno mi ha fatta ammalare perché non c’era babbo Lodovico a casa a Firenze a cui raccontare tutto e portar la schiaccia briaca per il compleanno…il 24 agosto sarà un mese dalla morte, il 25 agosto …il primo compleanno mancato. Poi posso dar la colpa a microbi sparsi, all’aria condizionata troppo ghiaccia sulla nave, ma so che mi sono ammalata quando ho mollato dentro, quando ho lasciato cadere la diga e ho iniziato a piangere in auto…

Dopo ogni notte, fino all’ultima ora che non spetta a noi decidere, ci aspetta un’alba nuova

 

l’acqua di San Giovanni, vigilia fiorita

Punirò con la verga la loro ribellione
e con flagelli la loro colpa.
Ma non annullerò il mio amore
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

(Mt 6,24-34)

 

e domani è San Giovanni
e il Salmo canta


Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

Mentre tornavo a casa dopo la mattinata di lavoro (con l’orario estivo, il sabato pomeriggio chiudo il negozio), ho preso da un muro per via alcuni fiori che notavo da qualche giorno… la bellissima passiflora veste il tragitto casa-lavoro, sopra un grigio marciapiedi, davanti ai cassonetti… non c’è bisogno di andar in una serra per trovare le meraviglie della flora. A gennaio ho smesso di fumare, sono quasi sei mesi e ancora a volte non ci credo, dopo più di trent’anni mi sono liberata di una brutta dipendenza, anche grazie a un gruppo di altri ex fumatori… per stanotte qualcuno ha proposto di preparare l’acqua di San Giovanni, antica tradizione da solstizio d’estate, rito contadino, omaggio popolare al Santo più amato da tanti (stessa tradizione per la Madonna, almeno al sud, l’ho saputo da un amico un po’ anziano, a Firenze da tanti anni, ma originario di Napoli) e l’idea mi è piaciuta. Oltre la passiflora presa per strada, nella bacinella ho messo i fiori colti alle Cascine, tra un po’ di corsa e un po’ di camminata al parco con Jacopo e la sua innamorata arrivata da poco dal Perù… dolcissima Vanesa, che gioia vedere due giovani belli e innamorati e indicarle la Luna in una pausa per cogliere anche con gli occhi la bellezza gratis

 

e poi al tramonto misticanza in terrazza…

dove passerà la notte, sotto la Luna e le stelle

mescolando la rugiada dell’alba di San Giovanni con il raccolto senza semina della vigilia.
Un tempo tornavo a casa con le dita che puzzavano di fumo, stasera profumata di fiori dalle mani ai capelli… GRAZIE

un sorso di felicità

in giorni strani, con tanti problemi (possono forse mancare errori e problemi, finché siamo vivi?), immani dolori pubblici, piccole gioie private, in cammino tra cicatrici ancora fresche e nuova rinascita, dopo cadute e scivoloni… non scrivevo più tra le mie briciole, ma oggi voglio appoggiare solo qualche immagine a pezzettini di memoria futura, per non dimenticare la felicità assaporata in una serata di puro affetto.

Con don Fulvio e con Anna, con il padre spirituale (e amico speciale) e con la madrina (e amica vera e testimone e sorella di cuore) all’incontro di ieri del Balagan Café

anche per stare un po’ con Jean-Michel, lo chef più charmant della diaspora e …altro amico super!

che ci ha deliziati con fagottini brik (li ho scelti nella versione vegetariana anche se non sono veg io, ma ero curiosa …ripieni di patate e spezie invece che di carne speziata), carote alla marocchina con mandorle e cumino, melanzane al forno allo za’atar, tabbuleh di bulgur alle erbe e poi la salsa tahina…

ma soprattutto si è seduto accanto a noi a mangiare anche lui.

Tra noi non potremmo dire (e non da ieri sera, anche se ieri sera per la prima volta tutti e quattro insieme) quel che si ripete quando si vuol sottolineare una distanza “ma abbiamo mai mangiato insieme, noi?”

Le vere amicizie passano anche dalla condivisione del cibo.

Mentre il cielo regala giochi di luce e colori sulla bellezza uscita da mani umane a gloria dell’infinito…

Tra un assaggio di cibo preparato con cura e un sorso di vino, tra i rami e le foglie del giardino della sinagoga e il cielo sopra Firenze, tra un incontro e un canto, tra l’incanto e la memoria, la pace si costruisce nella bellezza, il sapere anche nei sapori.

Grazie per il vento lieve, grazie per il vino bianco, grazie per un sorriso e per gli occhi lucidi, grazie per gli abbracci e le carezze, grazie per le canzoni e le risate, grazie per i battiti del cuore accelerati dalle emozioni e placati dalla brezza e dalla musica… grazie, grazie per la vita

Addio, Capitano

lacrime e pioggia in una sera che ha sciolto diversi muri …

che strana domenica! Iniziata con la prima fila al seggio elettorale dopo anni (e spero non solo per la novità del tagliando antifrode… forse davvero le persone iniziano a voler ricominciare, dare un segnale, esprimere una preferenza? Vedremo presto). 
La nausea per certi simboli sulla scheda elettorale, uno in particolare…

Il sollievo di luce e verità dove non c’è spazio per compravendite.

 

L’amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge (…)
Dio non si compra ed è di tutti. Non si compra neanche a prezzo della moneta più pura. Dio è amore, chi lo vuole pagare va contro la sua stessa natura e lo tratta da prostituta. «Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio» (S. Fausti): io ti do preghiere e offerte, tu mi dai lunga vita, fortuna e salute
(Ermes Ronchi a proposito del Vangelo di oggi)

 

Poi, mentre tornavo a casa, appena riacceso il telefono dopo la messa, un messaggio mi ha gelata: “morto il capitano della Fiorentina” e due faccine tristi, da un amico non appassionato di calcio, ma che sa del mio amore per la Fiore… e non ci volevo credere, non capivo, ho pensato a qualche capitano del passato… no, no, era proprio Astori 😥

Un sorriso per tutti, una faccia pulita, un ragazzo perbene in un mondo che insudicia un po’ tutto e troppi…

Ciao, Davide

Astori in cielo

 

Primo Marzo, prima neve dell’anno a Firenze

fiocchi fitti nella notte e risveglio imbiancato.
Il primo per Viola,

che non ha memoria della neve nei giorni della sua venuta al mondo… 

e stamattina non si teneva

“usciamo, usciamo… voglio andare a fare un pupazzo di neve e a tirar palle di neve…”

mentre ci si preparava a turni… un bagno per quattro… ancora sguardi e foto dalle finestre:  lato strada e chiesa,

lato cortile e vista su Firenze e San Miniato al Monte velata dalla nevicata ancora in corso.

Il tempo di mettere un cartello in vetrina per non tener proprio sbarrato il negozio (bandone tirato su all’ora di apertura e luci accese ancora… se non passa nessuno a piedi magari chiudo davvero prima e vado a casa presto, oggi)

e prime pallate di neve per via, raccogliendo le munizioni dalle automobili ricoperte di soffice bianco…


a rincorrerci facendo attenzione a non cadere in mezzo alla strada scivolando sul ghiaccio


per poi scatenarci in piazzetta,

dove il prato e il cemento e le differenze coi giardini seri

…tutto era confuso, cancellato, coperto dalla candida sorella che porta magie e risate a tutti i bambini,

anche a quelli cresciuti o solo invecchiati senza diventare adulti

Grazie, grazie, grazie… questa spruzzata di candore è scesa dal cielo a lenire cicatrici che bruciano ancora troppo.
E sembra una pagina bianca per provare a scrivere un capitolo nuovo di una storia soltanto interrotta…

fiocchi di cielo

Nostalgia di quel silenzio soffice che scende a coprire spigoli, cancellare strappi, sfumare punte e nascondere ferite… 

Il freddo vero è arrivato, la neve, a Firenze, no.
Viola l’aspettava… spiava la danza di fiocchi nel vento…

il vento freddo che già in mattinata aveva portato riccioli bianchi (e dita viola mentre tornavo a passi svelti a casa)


e ci si era fatta la bocca, per uno spettacolo come verso la fine di dicembre nel 2010

anche se non si dimenticano i disagi di quel venerdì sera, quando lo sposo non tornava da lavoro, bloccato dalla neve e dal ghiaccio su strade impreparate a certi fenomeni… eppure, quel ritardo alla fine di una settimana di tensione, fece scattare qualcosa nel mio cuore incantato dalla coperta di zucchero a velo…

e lo scintillio del sole nel gelo del mattino dopo…

e poi le bacche rosse sul fondo bianco nel febbraio 2012, nel giardino vicino a casa,

e la neve che non ho fotografato quando ero ricoverata alla Maternità di Careggi, febbraio 2013… perché Viola è il mio fiore d’inverno, la mia briciola di luce nata di corsa mentre fuori si gelava …

Ieri, solo un

Valzer di fiocchi di neve, mentre i rami ondeggiano nel vento,
perché gli alberi non sanno volare,
ma oggi cielo e terra vogliono  danzare
insieme

(i miei post a bischero sciolto su fb… miele on line quando dentro brucia l’enfer)

 

però sono tornati a trovarci Giorgio e Simone, portando allegria e tenerezza e portandosi via la promessa di neve… 

se la sono portata a Roma!

oggi qui sereno e gelido… e buffo vedere ogni tanto nel sole che splende qualche balletto di neve portata dal vento,

forse da Monte Morello

 

 

 

 

Voci precedenti più vecchie