arc en ciel

e pace in terra agli uomini e alle donne, ai bambini e ai vecchi, ai bravi ragazzi e agli sbandati, agli operai chiamati all’alba e agli sfaccendati dell’ultima ora, agli uomini che il folle padrone della vigna ama e ama e amae a nessuno potrà dare meno o più che tutto intero il ‘denaro’ del suo Amore che è dono e non ricompensa misurata, soffio di vita, respiro senza cui non si cade nel nulla, ma proprio non ci si sarebbe...

Poi si può anche ragionare sulla solo apparente ingiustizia del salario identico a fronte di orari di lavoro assai diversi e notare che forse gli ultimi non erano stati solo sfortunati, ma pure un po’ svogliati (fossero stati lì anche loro all’alba o alle nove o a mezzogiorno o persino alle tre invece che alle cinque, quasi a far finta di cercar lavoro, quel pazzo innamorato avrebbe chiamato anche loro, forse mentono pure… e allora? Non vanno aiutati a portare a casa il minimo per la dignità e la sussistenza della famiglia?), sulla gioia e gratitudine che ci si aspetterebbe dai primi, certi sin dalle prime luci del giorno di aver risolto la giornata, senza l’angoscia di non aver un posto, un incarico...

poi si scopre, per una tragedia, che un prete cinquantenne che sembrava un ragazzo portava in giro il Vangelo ai giorni nostri e si resta davvero senza altre parole che GRAZIE

Don Roberto Malgesini, una delle poche foto…

Il vecchio molo

Nei giorni di Scirocco in cui era meno piacevole nuotare, nelle ore di ressa in spiaggia quando Maestrale tirava fuori il meglio dalla baia di Fetovaia, trovavo rifugio e facevo scorpacciate di bellezza al vecchio molo costruito dai pescatori vicino agli scogli dalla parte opposta rispetto alla punta.

Momenti che voglio ricordare, non solo con le foto. Nelle immagini non è venuto il vento fresco sulla pelle accaldata, il profumo di rosmarino e il sapore di sale anche senza bagnarsi, portato alle labbra dagli schizzi delle onde sugli scogli e sui gradini di pietra…

e la calma in testa, quando il suono del mare è più forte del frastuono dei pensieri. E la luce che abbaglia mette a tacere paure e ricordi brutti.

Solo lacrime buone, ricordi di persone amate e ormai altrove, se mai avesse senso parlare di luoghi o momenti oltre il tempo e lo spazio del nostro esistere. Zio Enzo che mi insegnava a pescare vive dove? Quando? Vive davvero, mentre noi ancora impariamo a vivere, forse. E babbo? Nel viaggio di ritorno ho pianto pensando a lui. Non gli ho preso la schiaccia briaca (dolce tipico elbano che gli piaceva tanto e che gli portavo per il compleanno, il 25 agosto) o l’Aleatico… sono due anni che mio padre non c’è più, ma l’anno scorso in Calabria era diverso, quest’estate, a Portoferraio, ricordi vivissimi… eppure c’è, qualcosa di lui vive in me. E con lui non più ‘qui’ ora, ma non svanito nel nulla assurdo, parlavo sotto le stelle di Fetovaia. Sotto le stelle dell’Elba mi aveva insegnato a riconoscere il Carro e l’Orsa… 

Venti

Con il soffio di Ponente o Maestrale, l’acqua di Fetovaia regala trasparenze affascinanti… ogni baia, cala, spiaggia, insenatura dell’isola d’Elba risponde con luci e colori particolari ai diversi venti. Al nostro arrivo all’hotel Scirocco, sull’isola già lasciata per tornare a Firenze, soffiava il Maestro.

Ringraziavo ogni mattina per la meraviglia dell’alba… dormivo poco, ma godevo del passaggio dalla notte al mattino, dalle ultime stelle al rosa sul mare… e mi alzavo presto e potevo gustare la spiaggia deserta, il silenzio, la dolcezza dei passi lenti in riva al mare, all’isola d’Elba, nei giorni più caotici dell’anno per i posti di vacanza… quest’anno poi, con tutti i ‘giovani’ che per via della pandemia non sono andati all’estero, affollamento inevitabile. All’alba dormivano quasi tutti.

In passato mi sono svegliata anche prima, ma non mi alzavo e soprattutto non andavo in giro prima del caffè… nelle mattine elbane di quest’estate camminavo e nuotavo senza neanche il caffè, incredibile per me! Segno che sto meglio, penso… la bellezza mi nutriva e mi chiamava.

Poi, dopo una bella colazione con Sandro e Viola, vita di mare insieme, con gioia, cercando di evitare la ressa…

e tra scogli e sentieri era possibile ritagliarsi momenti di pace e distanziamento fisico, per me vitale al di là del virus…

e lunghe nuotate in un’acqua spettacolare, incantevole a starci dentro, meravigliosa anche vista dal vecchio molo dei pescatori…

Anche ieri mattina a Portoferraio, prima di salire sulla nave che ci avrebbe portati via dalla mia isola, un momento diverso dal solito con Viola a farci dire i nomi di tutti i pesci presi dal motopeschereccio appena attraccato: sgombro, sardina, salpa, sarago, triglia, orata… un pescatore ne prendeva uno per tipo e lo mostrava a Viola curiosa (e a me golosa). GRAZIE!

A volte, la mattina presto sulla spiaggia, mi faceva compagnia un gabbiano… e il volo di un gabbiano è l’ultima immagine marina, foto scattata dalla nave, prima di sbarcare a Piombino ieri a fine mattinata

Agosto a Firenze

può iniziare con una passeggiata a senza fiato, il mese in cui è bello inebriarsi di vino e di calore…

E oggi bastava il calore, a confondere i contorni e l’aspetto abituale delle cose. Non mi ero mai soffermata come oggi a guardare gli stemmi alla base degli avelli

e la facciata di Santa Maria Novella sembrava sul punto di staccarsi da terra e spiccare il volo

L’occasione per la giratina nel giorno da bollino di non so più che colore (non amo il caldo, soprattutto a Firenze, ma che il primo agosto il calore sia un’emergenza da allerta…), la ricerca di pace, in più sensi.

Non so immaginare un posto migliore per affidare, nel silenzio e nel fresco, un rovente esame di coscienza e alcune intenzioni speciali…

E ci tenevo a riconciliarmi oggi, per il Perdono di Assisi . Non si possono mettere limiti all’infinita Misericordia, ma i timori sono naturali e fa bene sapere di poter contare sul dono di un perdono sovrabbondante, grazie a San Francesco promesso a tutti i pentiti e comunicati che vogliano chiederlo e

che oggi e fino alla mezzanotte del 2 agosto si può gustare in tutte le chiese parrocchiali e francescane, non solo ad Assisi, mentre alla Porziuncola è possibile ogni giorno dell’anno. Per la confessione e per pregare, fino a mezzogiorno (e poi da metà pomeriggio) ingresso libero a Santa Maria del Fiore, senza le code dei turisti, ma concedendomi poi qualche scatto da turista nella mia città… sei troppo bella Fiorenza!

E, dopo, il caldo fuori sembrava meno feroce, eppure il sole era più alto… era più alto e alleggerito anche il cuore.

…che poi volevo tornare subito a casa, Vostro Onore, ma la mia città è così bella… e il centro storico è più bello della periferia dove abito, dove si trova comunque tanta bellezza, almeno nel verde e sempre alzando gli occhi al cielo, ma mi potete comprendere, vero?

Mancava solo il ritorno lungo il fiume, ringraziando per il Lungarno Acciaiuoli rimesso a nuovo e reso pedonale…

GRAZIE

Estate ragazzi a San Jack

Summerlife a San Jacopino


A Firenze quest’anno, causa emergenza covid, la scuola è finita a marzo (per Viola a fine febbraio, era già a casa con una tonsillite e sarebbe tornata proprio nei giorni della decisione ‘provvisoria’ di chiudere tutte le scuole…) , in altre città d’Italia anche prima. Sì, la didattica a distanza, ok… ma per i bambini e i ragazzi di elementari e medie i compiti su piattaforma digitale e le videochiamate con zoom o meeting potevano davvero sostituire le lezioni in classe, lo stare insieme con i coetanei in un contesto sano? A San Jacopino dai primi di luglio è iniziato un bel progetto che non vuol esser chiamato ‘centro estivo’ perché non c’è paragone con il CRE degli anni passati, dati i limiti imposti dalla normativa anti covid, ma per i bambini piccoli almeno è davvero una bella esperienza. Nelle prime due settimane, fino a ieri, c’è stata anche la mia bimba alla Summerlife di San Jack e si è divertita tanto. Vedevo felici anche gli altri bimbi, nel mio doppio ruolo di mamma e di volontaria per le operazioni di ‘sanificazione’: pulire, disinfettare tutto quel che usano (dai giochi ai pennarelli, dai bagni ai tavoli, dalle maniglie di porte e finestre ai palloni), aerare i locali. Piccole attenzioni che consentono di far stare bene i più dimenticati nella pandemia, i bambini non sono aziende, ma la loro crescita dovrebbe stare a cuore a tutti come e più delle imprese economiche, penso…


I don e gli educatori stanno offrendo una bella esperienza a bambini e ragazzi privati della scuola da mesi e provati dalla mancanza di contatti con i coetanei…


Tra giochi in giardino, gare, gite alla scoperta di Firenze e della sua storia, come il primo giorno al Palagio di Parte Guelfa


a scoprire i colori del Calcio Storico


o come a Orsanmichele, nella seconda settimana, per imparare a conoscere le arti e usarne i nomi anche nelle gare di gavettoni a distanza

(per la cronaca, ha vinto l’Arte della Lana)


Tra educatori, don, genitori, volontari, si sta attenti anche all’uso delle mascherine (al chiuso sempre, all’aperto solo se non è possibile mantenere la distanza minima) e al rispetto delle distanze, se non sempre sempre all’interno dei piccoli gruppi o ‘bolle’, almeno tra i gruppi, perché se si dovesse ammalare un bambino o un animatore, si fermerebbe solo quel piccolo gruppo, non tutti.


Distanziamento per cautela, ma solo fisicamente. Uniti per crescere insieme, distanti per evitare contagi pericolosi per i più deboli. I ‘centri estivi’ al tempo della pandemia…

Don Daniele (in maglietta rossa) con educatori (in verde) e animatori (in giallo)


E in mezzo alla bellezza di fiori e muri, stanze e spazi aperti, conoscersi e riconoscersi fratelli

San Jack

ancora passettini a Firenze

dettagli forse meno noti della piazza più famosa… 

anche se il Duomo è il Duomo

e, se mi capita di poter fare la turista nella mia città anche solo per mezza mattinata (come venerdì, in centro per una commissione, la bimba affidata alla nonna), lì mi fermo senza fiato ogni volta. A bere la bellezza dagli occhi.

Come in una piazza San Lorenzo quasi deserta ancora, anche se il ‘lockdown’ è finito, 

strana pace, spazio… 

c’era più movimento in cielo con le nuvole in danza

tempo e spazio per dedicarsi ai dettagli

e smarrimento felice.
Solo una nota per chi non è di Firenze (e visto che ho sonno copio e incollo spudoratamente da Wikipedia) :

Palazzo Aldobrandini si trova in piazza Madonna degli Aldobrandini 8 a Firenze.

La donna (“madonna” secondo l’italiano antico, non riferito a Maria, madre di Gesù) che dà il nome alla piazza situata sul retro della basilica di San Lorenzo, proprio dove si trova l’ingresso alle Cappelle Medicee, era Giovanna Altoviti, sposata con il mercante Benci Aldobrandini, che visse in questo palazzo. Essa era una donna molto pia ed era abituata a fare molta beneficenza, che la rese molto amata dalla gente e morì in odore di santità.

 

dettagli che quando c’era la ressa dei turisti o per il mercato non si notavano davvero

E ancora una volta mi innamoro del cielo sopra Firenze.

Oggi invece scorpacciata di fiori, alle Cascine, nel giardino della parrocchia di San Jacopino e a casa

Firenze mia (2)

…quanto mi eri mancata!  E già penso alla prossima giratina, dopo questa della vigilia di Pentecoste.

Con sosta in Duomo,

dove la mattina era stata finalmente celebrata la messa crismale ‘sospesa’ per il covid (quella del giovedì santo mattina),

( e qualcuno a me molto caro non aveva potuto partecipare – per gravi motivi di salute – per la prima volta in vita sua…  )

a cercare pace

a trovare luce e perdono

GRAZIE

… e quindi uscimmo a rivedere le nuvole candide lassù

Firenze mia (1)


… quanto mi eri mancata!

Vivere a Firenze e non viverti… 

 

Mesi di distacco dal cuore della mia città. Ieri mi è bastato un sabato pomeriggio, con la bimba affidata al suo babbo, per tornare a respirare i luoghi del mio cuore. Vie e piazze che i piedi sanno a memoria, anche se gli occhi non ne hanno mai abbastanza.

Insolito ‘deserto’ – non il vuoto del vero lockdown, ma per essere un sabato pomeriggio di primavera… 

Ogni passo un battito del cuore ritrovato, anche grazie a un artista di strada improvvisato

a dare ritmo terrestre mentre la testa si perdeva…

perché a Firenze come alzi lo sguardo ti prende la sindrome di Stendhal

Venuta la sera

Luna e Venere dalla finestra.

Luci nel buio di queste sere chiusi in casa, con un silenzio triste intorno, ferito dalle sirene delle ambulanze che passano più spesso in direzione di Careggi. Sofferenze che ci toccano tutti, più o meno da vicino.

Negli occhi ancora la piazza vuota che ci ha incollati in tanti allo schermo, ieri, vuota di persone fisicamente presenti, ma piena di suppliche, paure, speranze, lacrime e desideri, deserta sotto la pioggia, vuota davanti alle telecamere, ma popolata e animata verso sera dalle preghiere di tutti unite alla preghiera straordinaria di Papa Francesco. Un abbraccio di amore alle sofferenze condivise. 

I passi faticosi del Papa, commovente e grande uomo di Dio. Le sue parole da rileggere e meditare…

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.
(…)

La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità.

Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli….”

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, la tua Parola stasera ci colpisce e ci riguarda, tutti. In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto…

E allora, senza disperdere o scordare (lasciar cadere dal cuore) il turbamento e la commozione, oggi ripartita piano dalle priorità autentiche, semplici, quotidiane. Da quelle che non va bene scrivere alle gioie condivisibili, piccole in sé, immense se segni della forza inarrestabile della vita come dono, bellezza gratis

Curare le piante ricevute in dono, le foglie del filodendro, le radici e i fiori dell’orchidea, i fiori del ciclamino dato per spacciato e rinato…

 

Portare a fare due passi all’aria aperta la mia bimba viva, da troppo chiusa in casa come una pianta d’appartamento, liberata nel suo bisogno di muovere le gambe e confidarmi paure e desideri. Viola è una bambina buona, non faceva storie per uscire, dice di essere contenta di stare con me anche sempre in casa, a ‘giocare alla scuola’ e disegnare, ma le mancano i compagni di classe, le maestre, la scuola vera. E il nonno, il mio babbo… 

Siamo state a distanza di sicurezza da tutti i non conviventi, in questo tempo sospeso che prende allo stomaco e fa piangere dentro. Solo una breve passeggiata lungo il Mugnone, dove spesso incontro Kebe.  Tenerle la mano, ascoltarne le confidenze,   abbracciarla, asciugarle le lacrime

e affidare tutto, gettando tra le braccia dell’Amore la gioia e il dolore

Ubi amor ibi oculos

16 marzo 2020 San Jacopino, foto di don Daniele

San Jacopino, foto da Don Daniele. Dove non posso andare con i piedi, mi porta l’occhio di un uomo di Dio. GRAZIE

19 marzo 2020

19 Marzo 2020

Rosario tutti insieme, ciascuno da casa … restiamo a casa, sì, ma senza chiuderci o isolarci dentro. L’anima vola, il cuore grida, la mente cerca…

MISTERI DELLA LUCE

19 marzo2020

20 marzo 2020

un’orchidea in omaggio nell’uscita consentita per le necessità della famiglia. Regalo del direttore del supermercato. GRAZIE

20 marzo 2020

Dopo la messa in diretta social da casa di Don Fulvio, prima della Via Crucis dalla chiesa chiusa, celebrata da Don Daniele in San Jacopino e filmata da Don Gilles…. uno sguardo dalla finestra di cucina e … San Miniato a colori! GRAZIE

20 marzo 2020 san miniato al monte tricolore verso sera

Povere foto tremanti dal cellulare…

20 marzo 2020 san miniato al monte tricolore dalla finestra

Poi la foto mandata da Padre Bernardo Francesco Gianni GRAZIE

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