Porte di luce

Sabato mattina di colori fatati nella nebbia che avvolgeva ancora Firenze, splendida anche se pervasa da uno sgomento da masticare.

Ultimo giorno di movimento nel territorio comunale senza bisogno di autocertificazione (ovviamente non vado al Cimitero delle Porte Sante per lavoro o salute, mentre le necessità dell’anima non sono contemplate dai DPCM o dalle disposizioni che variano più del mio umore in ‘quei giorni’… la Toscana è passata da zona gialla a zona arancione e ora – da domani – a zona rossa nel giro di una settimana, quando gli effetti di ogni misura andrebbero valutati dopo quattordici giorni almeno, ma lasciamo perdere, non c’è speranza di capirci qualcosa). Un’amica con le mani d’oro che mi aveva messo da parte un basco di lana, fatto a mano da lei prima del primo lockdown, mi ha scritto stamattina presto per chiedermi se lo volevo ancora (lo ha ritrovato mentre preparava la vetrina natalizia, a proposito, appena possibile, per chi sta a Firenze, fate un salto a visitare Ideafiore di Daniela Iannone, accanto alla Basilica di San Miniato al Monte, in via delle Porte Sante al numero 34) e non mi è parso il vero di proporre a sposo e bimba una piccola gita finché si può…

finché si poteva…

Daniela Iannone e alcuni suoi lavori

Mi sono portata a casa il basco rosso (Viola, invece, ha ricevuto in dono un campanellino dorato da appendere all’albero di Natale) e nel cuore i colori e la luce del posto più vicino al cielo che io conosca e il calore di un’anima buona con le mani d’oro.

Grazie, Daniela!

consolazioni d’autunno

I colori a olio di nonno Giuliano ormai erano secchi e non sono riuscita a rimetterli in gioco, ma le tempere sono un buon punto di equilibrio tra la trasparenza degli acquarelli e l’intensità della pittura ‘seria’… soprattutto erano quel che avevo a disposizione quando mi è tornata la voglia di dipingere e di abbozzarla col perfezionismo paralizzante. Non sono Monet, posso divertirmi senza pretendere di sfornare un capolavoro.

Volevo farlo prima del 6 novembre, per l’anniversario delle nozze… era un desiderio di Sandro che riprendessi a dipingere. Il nostro quadretto è appeso alla parete del salotto, alla vigilia del nostro anniversario

La scuola di danza è chiusa dal DPCM del 25 ottobre (maledetto Covid!), Viola era così felice di aver iniziato a studiare alla Scuola del Balletto di Toscana…

in questi giorni un po’ cerco di farle sentire meno la mancanza delle lezioni con esercizi a casa

Oggi una magnifica passeggiata nel parco tra le meraviglie dell’autunno.

E sto. Mi nutro di bellezza tra fiume, funghi, foglie…

GRAZIE

en attendant…

e mentre aspetto, mi godo i colori nel parco, le foglie che insegnano a cambiare prima di passare oltre…

Rose in boccio sotto la pioggia,

sanno sbocciare anche nella stagione in cui tante piante vanno a dormire

…e vedo cuori ovunque.

Nelle tregue di pioggia, luci che incantano… lo spicchio di Luna me per via, le luci della cucina la farfalla notturna volata a portarmi una carezza dall’oltre

pozze di cielo

Il cielo in una pozza, in una tregua della pioggia.

Una passeggiata tra gli alberi amati (ormai gli unici amici non conviventi che posso abbracciare… maledetto Covid)

E le rive del fiume, sotto un cielo carico di nubi scure… promessa di nuova pioggia.

Incornicio con gratitudine due ‘incontri’: una strana foglia che mi ha incuriosita e un fiore bellissimo che mi incantava, ma di cui non sapevo il nome.

Un’amica, vista la foto, mi ha detto che si tratta dell’Orchidea ballerina!

L’autunno a Firenze, nel parco vicino a casa, non smette di farmi regali.

arc en ciel

e pace in terra agli uomini e alle donne, ai bambini e ai vecchi, ai bravi ragazzi e agli sbandati, agli operai chiamati all’alba e agli sfaccendati dell’ultima ora, agli uomini che il folle padrone della vigna ama e ama e amae a nessuno potrà dare meno o più che tutto intero il ‘denaro’ del suo Amore che è dono e non ricompensa misurata, soffio di vita, respiro senza cui non si cade nel nulla, ma proprio non ci si sarebbe...

Poi si può anche ragionare sulla solo apparente ingiustizia del salario identico a fronte di orari di lavoro assai diversi e notare che forse gli ultimi non erano stati solo sfortunati, ma pure un po’ svogliati (fossero stati lì anche loro all’alba o alle nove o a mezzogiorno o persino alle tre invece che alle cinque, quasi a far finta di cercar lavoro, quel pazzo innamorato avrebbe chiamato anche loro, forse mentono pure… e allora? Non vanno aiutati a portare a casa il minimo per la dignità e la sussistenza della famiglia?), sulla gioia e gratitudine che ci si aspetterebbe dai primi, certi sin dalle prime luci del giorno di aver risolto la giornata, senza l’angoscia di non aver un posto, un incarico...

poi si scopre, per una tragedia, che un prete cinquantenne che sembrava un ragazzo portava in giro il Vangelo ai giorni nostri e si resta davvero senza altre parole che GRAZIE

Don Roberto Malgesini, una delle poche foto…

Il vecchio molo

Nei giorni di Scirocco in cui era meno piacevole nuotare, nelle ore di ressa in spiaggia quando Maestrale tirava fuori il meglio dalla baia di Fetovaia, trovavo rifugio e facevo scorpacciate di bellezza al vecchio molo costruito dai pescatori vicino agli scogli dalla parte opposta rispetto alla punta.

Momenti che voglio ricordare, non solo con le foto. Nelle immagini non è venuto il vento fresco sulla pelle accaldata, il profumo di rosmarino e il sapore di sale anche senza bagnarsi, portato alle labbra dagli schizzi delle onde sugli scogli e sui gradini di pietra…

e la calma in testa, quando il suono del mare è più forte del frastuono dei pensieri. E la luce che abbaglia mette a tacere paure e ricordi brutti.

Solo lacrime buone, ricordi di persone amate e ormai altrove, se mai avesse senso parlare di luoghi o momenti oltre il tempo e lo spazio del nostro esistere. Zio Enzo che mi insegnava a pescare vive dove? Quando? Vive davvero, mentre noi ancora impariamo a vivere, forse. E babbo? Nel viaggio di ritorno ho pianto pensando a lui. Non gli ho preso la schiaccia briaca (dolce tipico elbano che gli piaceva tanto e che gli portavo per il compleanno, il 25 agosto) o l’Aleatico… sono due anni che mio padre non c’è più, ma l’anno scorso in Calabria era diverso, quest’estate, a Portoferraio, ricordi vivissimi… eppure c’è, qualcosa di lui vive in me. E con lui non più ‘qui’ ora, ma non svanito nel nulla assurdo, parlavo sotto le stelle di Fetovaia. Sotto le stelle dell’Elba mi aveva insegnato a riconoscere il Carro e l’Orsa… 

Venti

Con il soffio di Ponente o Maestrale, l’acqua di Fetovaia regala trasparenze affascinanti… ogni baia, cala, spiaggia, insenatura dell’isola d’Elba risponde con luci e colori particolari ai diversi venti. Al nostro arrivo all’hotel Scirocco, sull’isola già lasciata per tornare a Firenze, soffiava il Maestro.

Ringraziavo ogni mattina per la meraviglia dell’alba… dormivo poco, ma godevo del passaggio dalla notte al mattino, dalle ultime stelle al rosa sul mare… e mi alzavo presto e potevo gustare la spiaggia deserta, il silenzio, la dolcezza dei passi lenti in riva al mare, all’isola d’Elba, nei giorni più caotici dell’anno per i posti di vacanza… quest’anno poi, con tutti i ‘giovani’ che per via della pandemia non sono andati all’estero, affollamento inevitabile. All’alba dormivano quasi tutti.

In passato mi sono svegliata anche prima, ma non mi alzavo e soprattutto non andavo in giro prima del caffè… nelle mattine elbane di quest’estate camminavo e nuotavo senza neanche il caffè, incredibile per me! Segno che sto meglio, penso… la bellezza mi nutriva e mi chiamava.

Poi, dopo una bella colazione con Sandro e Viola, vita di mare insieme, con gioia, cercando di evitare la ressa…

e tra scogli e sentieri era possibile ritagliarsi momenti di pace e distanziamento fisico, per me vitale al di là del virus…

e lunghe nuotate in un’acqua spettacolare, incantevole a starci dentro, meravigliosa anche vista dal vecchio molo dei pescatori…

Anche ieri mattina a Portoferraio, prima di salire sulla nave che ci avrebbe portati via dalla mia isola, un momento diverso dal solito con Viola a farci dire i nomi di tutti i pesci presi dal motopeschereccio appena attraccato: sgombro, sardina, salpa, sarago, triglia, orata… un pescatore ne prendeva uno per tipo e lo mostrava a Viola curiosa (e a me golosa). GRAZIE!

A volte, la mattina presto sulla spiaggia, mi faceva compagnia un gabbiano… e il volo di un gabbiano è l’ultima immagine marina, foto scattata dalla nave, prima di sbarcare a Piombino ieri a fine mattinata

Agosto a Firenze

può iniziare con una passeggiata a senza fiato, il mese in cui è bello inebriarsi di vino e di calore…

E oggi bastava il calore, a confondere i contorni e l’aspetto abituale delle cose. Non mi ero mai soffermata come oggi a guardare gli stemmi alla base degli avelli

e la facciata di Santa Maria Novella sembrava sul punto di staccarsi da terra e spiccare il volo

L’occasione per la giratina nel giorno da bollino di non so più che colore (non amo il caldo, soprattutto a Firenze, ma che il primo agosto il calore sia un’emergenza da allerta…), la ricerca di pace, in più sensi.

Non so immaginare un posto migliore per affidare, nel silenzio e nel fresco, un rovente esame di coscienza e alcune intenzioni speciali…

E ci tenevo a riconciliarmi oggi, per il Perdono di Assisi . Non si possono mettere limiti all’infinita Misericordia, ma i timori sono naturali e fa bene sapere di poter contare sul dono di un perdono sovrabbondante, grazie a San Francesco promesso a tutti i pentiti e comunicati che vogliano chiederlo e

che oggi e fino alla mezzanotte del 2 agosto si può gustare in tutte le chiese parrocchiali e francescane, non solo ad Assisi, mentre alla Porziuncola è possibile ogni giorno dell’anno. Per la confessione e per pregare, fino a mezzogiorno (e poi da metà pomeriggio) ingresso libero a Santa Maria del Fiore, senza le code dei turisti, ma concedendomi poi qualche scatto da turista nella mia città… sei troppo bella Fiorenza!

E, dopo, il caldo fuori sembrava meno feroce, eppure il sole era più alto… era più alto e alleggerito anche il cuore.

…che poi volevo tornare subito a casa, Vostro Onore, ma la mia città è così bella… e il centro storico è più bello della periferia dove abito, dove si trova comunque tanta bellezza, almeno nel verde e sempre alzando gli occhi al cielo, ma mi potete comprendere, vero?

Mancava solo il ritorno lungo il fiume, ringraziando per il Lungarno Acciaiuoli rimesso a nuovo e reso pedonale…

GRAZIE

Estate ragazzi a San Jack

Summerlife a San Jacopino


A Firenze quest’anno, causa emergenza covid, la scuola è finita a marzo (per Viola a fine febbraio, era già a casa con una tonsillite e sarebbe tornata proprio nei giorni della decisione ‘provvisoria’ di chiudere tutte le scuole…) , in altre città d’Italia anche prima. Sì, la didattica a distanza, ok… ma per i bambini e i ragazzi di elementari e medie i compiti su piattaforma digitale e le videochiamate con zoom o meeting potevano davvero sostituire le lezioni in classe, lo stare insieme con i coetanei in un contesto sano? A San Jacopino dai primi di luglio è iniziato un bel progetto che non vuol esser chiamato ‘centro estivo’ perché non c’è paragone con il CRE degli anni passati, dati i limiti imposti dalla normativa anti covid, ma per i bambini piccoli almeno è davvero una bella esperienza. Nelle prime due settimane, fino a ieri, c’è stata anche la mia bimba alla Summerlife di San Jack e si è divertita tanto. Vedevo felici anche gli altri bimbi, nel mio doppio ruolo di mamma e di volontaria per le operazioni di ‘sanificazione’: pulire, disinfettare tutto quel che usano (dai giochi ai pennarelli, dai bagni ai tavoli, dalle maniglie di porte e finestre ai palloni), aerare i locali. Piccole attenzioni che consentono di far stare bene i più dimenticati nella pandemia, i bambini non sono aziende, ma la loro crescita dovrebbe stare a cuore a tutti come e più delle imprese economiche, penso…


I don e gli educatori stanno offrendo una bella esperienza a bambini e ragazzi privati della scuola da mesi e provati dalla mancanza di contatti con i coetanei…


Tra giochi in giardino, gare, gite alla scoperta di Firenze e della sua storia, come il primo giorno al Palagio di Parte Guelfa


a scoprire i colori del Calcio Storico


o come a Orsanmichele, nella seconda settimana, per imparare a conoscere le arti e usarne i nomi anche nelle gare di gavettoni a distanza

(per la cronaca, ha vinto l’Arte della Lana)


Tra educatori, don, genitori, volontari, si sta attenti anche all’uso delle mascherine (al chiuso sempre, all’aperto solo se non è possibile mantenere la distanza minima) e al rispetto delle distanze, se non sempre sempre all’interno dei piccoli gruppi o ‘bolle’, almeno tra i gruppi, perché se si dovesse ammalare un bambino o un animatore, si fermerebbe solo quel piccolo gruppo, non tutti.


Distanziamento per cautela, ma solo fisicamente. Uniti per crescere insieme, distanti per evitare contagi pericolosi per i più deboli. I ‘centri estivi’ al tempo della pandemia…

Don Daniele (in maglietta rossa) con educatori (in verde) e animatori (in giallo)


E in mezzo alla bellezza di fiori e muri, stanze e spazi aperti, conoscersi e riconoscersi fratelli

San Jack

ancora passettini a Firenze

dettagli forse meno noti della piazza più famosa… 

anche se il Duomo è il Duomo

e, se mi capita di poter fare la turista nella mia città anche solo per mezza mattinata (come venerdì, in centro per una commissione, la bimba affidata alla nonna), lì mi fermo senza fiato ogni volta. A bere la bellezza dagli occhi.

Come in una piazza San Lorenzo quasi deserta ancora, anche se il ‘lockdown’ è finito, 

strana pace, spazio… 

c’era più movimento in cielo con le nuvole in danza

tempo e spazio per dedicarsi ai dettagli

e smarrimento felice.
Solo una nota per chi non è di Firenze (e visto che ho sonno copio e incollo spudoratamente da Wikipedia) :

Palazzo Aldobrandini si trova in piazza Madonna degli Aldobrandini 8 a Firenze.

La donna (“madonna” secondo l’italiano antico, non riferito a Maria, madre di Gesù) che dà il nome alla piazza situata sul retro della basilica di San Lorenzo, proprio dove si trova l’ingresso alle Cappelle Medicee, era Giovanna Altoviti, sposata con il mercante Benci Aldobrandini, che visse in questo palazzo. Essa era una donna molto pia ed era abituata a fare molta beneficenza, che la rese molto amata dalla gente e morì in odore di santità.

 

dettagli che quando c’era la ressa dei turisti o per il mercato non si notavano davvero

E ancora una volta mi innamoro del cielo sopra Firenze.

Oggi invece scorpacciata di fiori, alle Cascine, nel giardino della parrocchia di San Jacopino e a casa