Fiumefreddo. Ancora ricordi del mare e del caldo

Il mare di Guardia ruggiva sui sassi roventi…

un’amica fino a quel pomeriggio solo ‘virtuale’, amica da tempo, però, nella vita reale di don Fulvio, ci aveva invitati ‘per una granita’. E ci ha fatto scoprire un posto bellissimo, oltre a gustare la deliziosa cremolata e… la sua ospitalità generosa e lieve. Che bella persona, Anna di Calabria!

Difficile scegliere poche foto tra le tante scattate in quel borgo incantevole

per non dir nulla della vista che si gode da quelle terrazze…

e la mia prima cremolata!

e il tramonto sul mare dalla finestra della sua casa,

sul mare appunto,

tornati dalla gita su al borgo

ore di stupore e gioia e la nascita di un’altra vera amicizia!

GRAZIE

Il mare di Guardia. Ricordi vicini

La vacanza estiva, breve (come da qualche anno) o lunga (da bambina coi miei, da ragazza, insomma tanto tempo fa…), vicini o a tanti chilometri da Firenze, deve farmi mettere i piedi in mare o non è.


E in Calabria merita mettere les pieds dans l’eau (e mangiare invece a tavola, con i piedi all’asciutto).

Al mare si arrivava in pochi minuti a piedi dall’hotel, passando sotto la ferrovia.

Dalla camera si vedeva la roccia del monte.

La vista sul mare dal terrazzo in comune

Ovunque colori, luce, mare, cielo, fiori… e ogni tanto il passaggio di un treno.
Un suono che mi manca e che mi faceva sognare di viaggi e viaggiatori…

 

 

 

 

il rientro…

va reso più dolce con le immagini raccolte per via e più piccante coi doni portati in città

ieri sera, sul tardi, siamo tornati.
A Firenze, dove abitiamo, ma… non ‘a casa’.
Non mi sento più a casa in alcun posto a lungo e mi sento un po’ a casa un po’ ovunque per un po’…


Nuvola, vivo con il vento. Amo viaggiare, amo partire, non mi piace arrivare, soprattutto per stare.


Tornati ieri sera, bagagli in parte ancora sparsi in corridoio, panni stesi e qualcosa già piegato e messo a posto, ma l’anima è rimasta tra gli scogli della Calabria, il borgo valdese di Gardia,

gli incontri a senza fiato di cui racconterò

alla faccia del virtuale

16 agosto 2019 a Fiumefreddo con Viola, Anna Ringa e Sandro

e la scoperta di Fiumefreddo,

i tramonti sul mare

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e l’Abbazia di Montecassino…

sì, perché il viaggio era lungo e abbiamo pensato bene di allungarlo ulteriormente!

Sandro mi ha fatto proprio un bel regalo portandomi a visitare la ricostruzione della ricostruzione della ricostruzione della ‘casa’ di San Benedetto.

Amo viaggiare e conoscere, amo le visite in più e la vista della bellezza ovunque.

Avrei tanta voglia di raccontare tutto e non so da dove cominciare, tante foto, anche troppe, tante emozioni… mai troppe, mai troppe le emozioni. Amo vivere

 

Lunedì

… dopo domenica c’è lunedì…

 

“… Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni…”

dal Salmo 89, uno dei miei preferiti, nelle letture di domenica, insieme con il magnifico prologo del Qoelet

“Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.

Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male. Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!”

I beni finiti non sono un male in sé, ma non sono il Bene. Non sono male le cose belle, i raccolti abbondanti (Vangelo di ieri), un lavoro, la salute fisica, la simpatia dei vicini, ma non bastano a saziare il cuore affamato di senso e di Infinito. Non sono male in sé, ma possono diventarlo se ne diventiamo schiavi, se sacrifico il sonno alla reputazione o il tempo da passare con la mia bimba per aver ragione in una discussione o per tornare in forma o per guadagnare (o guadagnare di più) e comprare un vestito nuovo alla mia bimba… che sì, desidera regalini (a sei anni la bramosia di cose è naturale, il guaio è che a volte ne restiamo dipendenti anche da ‘grandi’), ma capisce subito il peso della questione… “voglio due regali: uno è qui con me, uno a casa” mi ha detto oggi durante una passeggiata con pochi euro in tasca… “il primo è stare con te. E tu sei accanto a me” “e quello a casa?” “che tu giochi con me a casa e non diventi triste davanti al computer quando guardi le cose di lavoro…”

E poi c’è la bellezza gratis del cielo e la bellezza coltivata, con qualcosa che sfugge sempre al controllo…

ci si può prender cura di una rosa, non dominarne il fiorire,

lo sfiorire, l’ammalarsi e il rinascere

cuore a fuoco

L’ultima volta che sono stata a Parigi con lo sposo, nell’aprile del 2012, mi ero soffermata incantata sulle statue che proteggevano Notre-Dame e Parigi… 

Uno dei luoghi più belli del mondo, il più caro al mio cuore tra le meraviglie della città che spesso mi ha curata con la sua eleganza e grazia.

Non a caso era stato il regalo per un anniversario di nozze, novembre 2010…

Parigi, certo, le Quartier Latin, il Marais,

la bellezza di Place des Vosges,

ma non posso andare a Paris senza una sosta a Notre-Dame

Ieri sera…

Notre DRAME

…senza parole davanti a tg, news on line… 

e stamattina le prime immagini dell’interno: incendio domato nella notte, la struttura non è collassata,

altare e croce… si riparte da qui

 

limiti

Correre per me era gioia di scoprirmi più viva all’aria aperta dopo anni di respiri interrotti, una forma di preghiera senza parole, meditazione in movimento, sfida a me stessa e a mille piccole paure, anche ai limiti immaginari prodotti da malattie del passato, educazione, traumi… 

Correre con le nuvole per soffitto e l’erba sulle rive del fiume come bordo della pista era e sta tornando una terapia selvaggia per l’inclinazione alla chiusura, alla malinconia, al mettermi all’angolo da sola. 

Correre o camminare in ogni stagione, con la pioggia

con il freddo col caldo con il tempo incerto tra nuvole e sole di una strana primavera piena di estivi papaveri rossi e ventate fredde e foglie marroncine ancora autunnali, terra secca crepata

e pozze da primo acquazzone, mi fa vedere ogni volta nuovi i luoghi che ormai saprei a memoria…

e vedersi alzare in volo tutti insieme i piccioni spaventati da un ramo secco spezzato in un salto…

o ascoltare cinguettar di passeri e strida di cornacchie, spiare merli e qualche rara nitticora… anche se i voli più teneri sono quelli effimeri delle farfalle. Ogni volta che una farfalla bianca mi sfiora la mano o il viso sento una carezza del babbo, immagino una sua carezza dal cielo.

Correre mi ha fatto anche fare (quasi) pace con la primavera, per me allergica e con i nervi a fior di pelle, la stagione più irritante, per occhi e naso per via del polline (ma da quando ho smesso di fumare, ormai da più di un anno e tre mesi, ne soffro meno), per l’umore col contrasto tra l’esplosione di bellezza intorno e le ombre nude dentro. Con la corsa mi stavo mettendo in sintonia con i ritmi della luce e delle stagioni.

Poi lo stop, l’infortunio, il dolore e la diagnosi con prognosi di almeno sei mesi a riposo forzato. Ultima corsa intensa a fine gennaio…

a metà febbraio iniziata la riabilitazione con un giovane fisioterapista mio amico e in due mesi mi ha già rimessa in condizioni di camminare svelta per due ore e correre (piano) un chilometro a volta. Non di più, ma sono tornata! Gioia che può capire a fondo solo chi ha corso per amore della corsa e per qualche ragione ha smesso o interrotto a malincuore.

Riprendere è commovente, come la bellezza intorno, ricominciare è esaltante anche se non dovessi mai vincere una gara, perché la vera sfida è con i miei limiti e anche con il più grosso dei miei limiti: l’insofferenza ai limiti.

Sembra un gioco di parole, ma è importante scoprire fin dove è bello superarsi, spostare in avanti i confini del possibile, dissolvere con l’esperienza i paletti immaginari costruiti dalla mente o dalle paure altrui senza però oltrepassare i limiti reali, senza forzare, senza farsi male. Ascoltarsi, conoscersi, mettersi alla prova. Un allenamento buono anche per altre sfide, per le prove che non ci diamo da soli, forse

Note di luce

Domenica sera pieno di bellezza, a San Miniato al Monte con lo sposo per il Concerto dell’ensemble Il Rossignolo (flauto traverso, flauti dolci, oboi, clavicembalo, viola, violini, violoncello e contrabbasso) “Telemann virtuoso”, tra gli eventi di straordinaria grazia per il millenario dell’abbazia.

Tante persone accorse per gustare la musica, attratte anche dal carisma dell’abate Padre Bernardo 

e dalla vista meravigliosa che si gode dalla ianua coeli

con lo spicchio di Luna tornata a danzare nel cielo sopra Firenze.

Prima di salire alla Basilica,

passeggiata nel tramonto

e poi, in attesa del concerto, giochi di specchi

e gioia di essere insieme in mezzo all’incanto

Grazie

 

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