Balliamo balliamo o siamo perduti

 

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Un paio d’anni fa, dopo aver visto un breve filmato sul ballerino siriano a Parigi,

ho letto la storia di Ahmad Joudeh, un ragazzo cresciuto in un campo profughi di Damasco.

Un ragazzo sì, anche un sogno fatto carne, però, una scintilla di luce in un punto del tempo e dello spazio dove da un po’ è difficile trovare la bellezza. A riprova della verità che dentro di noi sappiamo: in ogni luogo può brillare la scintilla di bellezza nata da un sogno e in ogni tempo quella scintilla può divampare in un fuoco di passione.

Ahmad è figlio di madre siriana e padre palestinese, da quando è bambino ha sempre avuto il sogno di fare il ballerino. Quando il padre se ne accorge si infuria, gli vieta severamente di accostarsi in qualsiasi maniera alla danza, ma Ahmad continua a ballare e non solo, insegna danza, offre lezioni di danza gratis ai bambini orfani e disabili (e in zone di guerra i bambini orfani o con disabilità causate da ferocia, armi, mine e non da malattie sono tanti).

Ahmad insegna a ballare, balla, ama la danza. Non la smette, no! Suo padre se ne accorge e lo picchia, lo prende anche a bastonate sulle gambe, ma non esiste bastonata che possa uccidere una passione.

Ahmad sfida suo padre e sfida anche l’Isis e la minaccia di morte. Ahamd  si fa tatuare sul collo la scritta «Danza o muori» e lo fa nel punto preciso dove i boia dell’Isis calano la spada per eseguire le condanne capitali.

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Per mesi e mesi   Ahmad balla sui tetti di Damasco flagellata dalle bombe e posta in rete i video delle sue coreografie.

Un regista olandese, Rusbel Kanonif, lo vede e capisce al volo di avere tra le mani una storia eccezionale, così si precipita in Siria per realizzare un documentario su di lui. Girano anche a Palmira, dove viveva la famiglia di Ahmad… casa distrutta. I sogni no.

Grazie a Kanonif, il Dutch National Ballet di Amsterdam nota il talento di Ahmad e lo aiuta ad espatriare in Olanda, dove Ahmad inizia a danzare professionalmente nel corpo di ballo… e arrivò Parigi e poi un incontro con Roberto Bolle e 

il libro DANZA O MUORI

Deserti di gioia

Ieri un’amica mi ha invitata a passare in chiesa il sabato sera, perché c’era un incontro speciale, una suora che raccontava la sua storia e che “…danza, è una ballerina, Cate devi venire. Appena ho visto la parola DANZA ho pensato a te!”. C’era suor Anna Nobili, ballerina per Dio.

Un passato di cubista e ballerina per le tv commerciali, nottate in discoteca, alcol, tanti soldi, un uomo dietro l’altro, rapporti senza amore, il vuoto nel cuore, poi l’incontro con Gesù, i voti, la riscoperta della danza che non andava rinnegata, solo vissuta con gioia e non per fuggire il dolore e mendicare surrogati d’amore…

Racconta di quando da ragazza aveva iniziato danza: “… nonostante io non mi piacessi, agli altri il mio corpo piaceva. Il movimento della danza attirava gli sguardi su di me, e siccome avevo un gran bisogno di affetto, di attenzioni, avevo visto in questo un mezzo per ottenerle (…) passavo fuori tutta la notte. Ho iniziato a usare la sensualità del mio corpo e non capivo che non era una cosa buona perché non avevo la percezione del peccato. Pensavo che quella che mi si presentava fosse l’unica vita per me. (…) Senza rendermene conto, mi stavo ferendo sempre di più e il vuoto dentro di me si dilatava. Stavo male e non capivo. Passavo da un uomo all’altro e non provavo alcun sentimento.(…)  è stato in quel momento, il peggiore e più buio della mia esistenza, che Dio mi ha raggiunta attraverso mia mamma che aveva nel frattempo scoperto la fede. La sera, quando stavo davanti allo specchio a truccarmi e a pettinarmi, lei mi veniva accanto e mi parlava della Parola di Dio. Allora non capivo assolutamente il senso di questo suo comportamento. Mi ribellavo a ciò che mi diceva e non le risparmiavo insulti e parolacce. Allora mia mamma decise di rimanere in silenzio e di pregare e di far pregare per me”.

deserti di gioia

Ne parla e lo mette in scena. Danza la fede e la sua storia, prega danzando, danzando racconta. E loda la Parola, cibo per l’anima, il cuore e la mente, preziosa per contrastare le parole brutte che il mondo e il nemico dicono di noi, a noi, contro di noi.

Tra incontri, inviti a ritiri, preghiere delle persone care, Anna scopre la fede. Dio la trova nel deserto: “La mia conversione è stata molto lenta e graduale. Vivevo una doppia vita: ero divisa tra l’adrenalina e l’euforia della notte, la musica, l’alcol e la gioia che provavo in chiesa dove incontravo belle persone che volevano solo conoscermi e non usarmi”

“È iniziato da lì un processo di guarigione, lento, faticoso che è proseguito anche da consacrata, e mi ha portato a sentire, poco a poco, l’amore di Dio dentro di me, a non più a cercarlo fuori da me stessa. Dopo la mia conversione si sono presentate davanti a me due scelte: la consacrazione o il matrimonio. Non era facile capire quale fosse la strada più giusta, è stata una ricerca difficile (…) mi viene data l’opportunità di fare un ritiro presso le suore Operaie della Santa casa di Nazareth che ha sede a Botticino, in provincia di Brescia. Folgorata dai loro visi pieni di gioia, alcune di loro più grandi di età dimostravano meno anni di me, tanto erano radiose, mi trattengo da loro più a lungo per capire meglio e ho toccato con mano che il loro entusiasmo era autentico. Durante quel tempo, ho ricevuto una luce mentre stavo meditando la Parola di Dio. Ho capito che il matrimonio non faceva per me. Si è schiarita la nebbia (…) Ho trovato una famiglia religiosa speciale. Mi ha dato tanta fiducia e amore e questo ha permesso a Gesù di guarirmi. Ho sentito dentro di me l’amore di Dio, e piano piano, con tanta sofferenza, ho cominciato ad amarmi e accettarmi. Avevo 28 anni quando ho preso i primi voti”

Holy Dance

“Un paio di anni prima avevo smesso la danza e l’insegnamento perché pensavo fuorviasse i ragazzi. Sono andata in crisi. L’errore è stato di tagliare con tutto, per tendere a una vita spiritualizzata, reprimendo la mia femminilità, le mie emozioni. E questo mi ha portato alla depressione. Invece ho capito che devo andare a Dio con tutta me stessa, col mio passato, il mio presente, con tutto. Ed è Lui che mi ha raggiunta al punto in cui stavo, ed è intervenuto dove ne avevo bisogno, guarendo le mie ferite, plasmandomi e aiutandomi a trovare un nuovo equilibrio interiore, donandomi fiducia in Lui. Ho capito che quel senso di abbandono e vuoto che mi ha accompagnato da sempre, non è altro che il luogo sacro di Dio, in cui nessuno può entrare. E finché Dio non prende la Sua terra, sarà sempre terra di ladri. Dopo essere entrata nel loro ordine (nel 2008 ho preso poi i voti perpetui) le mie consorelle mi hanno esortato a riprendere la danza”

Adesso sta per aprire la quinta scuola di Holy Dance in Italia. Progetti belli, non solo scuole di danza, anche centri di ascolto, accoglienza e aiuto per giovani in crisi, ragazze madri, persone ferite nel profondo…

Ieri sera, dopo il racconto della sua vita, Anna ha ballato e pregato danzando e poi ci ha coinvolti tutti in una speciale adorazione…

Non trovo parole per quel che ho provato a un passo dall’ostensorio con Gesù Eucaristia, mai stata così a lungo così vicina… e quando il viceparroco lo ha portato a ciascuno, per toccarlo o dargli un bacio, inginocchiarsi, dirgli GRAZIE, starci solo in silenzio… che pianto!

Ma non lacrime tristi, anzi, un pianto di gioia, una gioia luminosa che non è svanita il mattino dopo, quando, però, sono tornata per la messa all’altra parrocchia, alla chiesa dove ho incontrato la misericordia in ascolto

e la gioia

23 Viola alla scuola di danza

la gioia di Viola quando balla è contagiosa per chi la guarda, ma stamattina qualcosa di più.
Mentre la portavo al giardino, passando davanti alla mia vecchia scuola di danza, con la porta spalancata per il caldo, le note dal pianoforte di accompagnamento alla lezione in corso sono volate in strada e ci hanno rapite entrambe. E siamo entrate.
Viola si è incantata a guardare gli allievi del corso di danza classica, prima davanti all’aula dei ragazzi, poi nella sala per le ragazze e poi di nuovo davanti ai ballerini (con gioia anche per gli occhi della mamma.. ehm ehm). Le piaceva danzare nel corridoio e correre da un’aula all’altra, come una farfalla …veloce e leggera, sulle ali della musica e della sua voglia di vivere. Ero quasi alle lacrime per la felicità.
E non so descrivere
 la gioia dei ballerini quando sono usciti uno per uno dall’aula della lezione di danza e Viola ha riservato a ciascuno un applauso: “Bravo! Bravo hai ballato bene! Bravi tati che ballano! Evvira (evviva)!”

Balletto di Toscana


Ci siamo salutati con un invito da parte del maestro di danza per qualche lezione appena sarà cresciuta un pochino ancora, perché per il balletto classico è decisamente piccina, anche se cresce a vista d’occhio. Per ora ci accontentiamo di ballare in casa o dovunque ci sia musica, saltellando sulle scale dei giardini,

21 Viola al giardinosenza trascurare il pallone e le corse tra i colori.

21 Viola e i, murales al giardino

E di correre in libertà tra un incontro e un gioco nuovo (ieri una variante del nascondino di cui non ho capito tutte le regole, ma Viola ha pazienza con la sua mamma che “non ha capito” e alza gli occhi al cielo rassegnata prima di farmi un sorriso e una linguaccia, non sempre in questo ordine).

 

22 Viola al giardino con bici e tati

Per la danza classica ci sarà tempo, ora è tempo di non perdersi un solo sogno in altalena

 

 

23 altalena

in piedi

“…tenersi in piedi. Ha constatato un discreto numero di danni cerebrali tra persone abbastanza sfortunate da finire a terra davanti ai loro aggressori.
Il piede, come una specie di barbara contrada, è la remota provincia del cervello che la distanza solleva da ogni responsabilità.
Un calcio è meno intimo di un pugno, e un calcio solo per giunta non sembra mai essere abbastanza…”

(da Sabato di Ian McEwan)

mcewan sabato

mentre leggevo “Sabato” il pensiero correva ai calci che hanno illividito il corpo del Maghero. E non erano calci di teppisti sbandati come nell’aggressione del romanzo. I piedi che hanno colpito un giovane babbo erano quelli di chi avrebbe dovuto proteggerlo e soccorrerlo.
Ma con i piedi si possono fare anche meraviglie.
Eleonora Abbagnato dedicherà a Riccardo la sua prossima esibizione a Livorno.

Eleonora Abbagnato

“Fratello mettiti la calza maglia e fatti la barba che tua sorella Eleonora  venerdi sera ti porta a ballare…
I Love  Riky” (pubblicato dall’étoile nel gruppo facebook Gli Amici del Maghero)

Ieri mattina è morta la mamma di Sandro, la nonna di Viola… la madre di chi mi ha resa madre: dolore, pena, ma… era anziana, malata, stava soffrendo e non si rendeva più conto che di soffrire. La mia nonna, Gabriella, lucida ancora e fino a pochi anni fa autonoma, da qualche tempo soffre molto e l’ultima volta che l’ho vista mi ha chiesto “Caterina, aiutami a … andare di là”. La morte è sempre un evento doloroso, ma questi sono addii naturali, cui bisogna prepararsi.
La morte violenta di un quasi quarantenne no. Riki lascia un bimbo piccino e la sua mamma, due genitori affranti , un fratello combattivo e una marea di amici… e…  non è giusto

Riccardo-Magherini-

a piedi nudi

12.6.2014 fotogramma dal video del saggio
e pancia all’aria

12 giugno 2014 prima del saggio danzadopo due anni dall’ultimo saggio di danza orientale

2012 saggio danza… era giugno 2012 e già ero incinta di Viola, senza saperlo.

saggio-danza-giugno 2012Poi neanche col pancione avevo smesso, una vera gravi-danza:

a danza col pancione

Dopo il parto e l’allattamento, ripresa lentamente la danza e finalmente, giovedì sera, il saggio.

12.6.2014 ancora un fotogramma dal video del saggio

Una bella esperienza, una serata divertente dopo tante tensioni. Grazie

12 giugno 2014 foto di gruppo dopo il saggio danzaE intanto Viola se la dorme a piedi nudi tra le sbarre del lettino

14 Viola dorme a piedi nudi

sarai una ballerina, forse

20.2 pugni chiusi, occhi aperti

o forse una scienziata, curiosa come sei già del mondo intorno a te (per ora ristretto, limitato a qualche stanza che dovrà sembrarti enorme). O quel che vorrai tu. Per ora si capisce che la danza ti piace, come quando eri nella mia pancia … mi hai lasciata ballare fino al travaglio, iniziato a metà ora di danza del ventre!

7 febbraio rotte acque
E la prima cosa che abbiamo notato in te, oltre vivacità e magrezza, la forza dei tuoi piedi.

8 febbraio 2013 piedi di Viola

E le tue mani con le dita lunghe, agili, sottili… che mi stringono un dito dilatando il mio cuore all’infinito

19.2 nanna con dito mamma… verso sera, quando ti prende la crisi di pianto del tramonto, ti calmi se ballo con te tra le mie braccia. Ora che la ferita inizia a guarire, posso.
Ieri sera si ballava sulle note di I love you Marianna (Rino Gaetano)

19.2 ballando con Viola

e The Passenger (Iggy Pop)

19.2 dopo ballo con ViolaOggi è venuta a vederti Laurina, dottoressa dei bimbi, sì, ma soprattuto ballerina …e  tu l’hai capito, non ti sei innervosita come quando “annusi” medici et similia… stavi buona buona, sentivi che di chi ama ballare ci si può fidare 🙂

20.2 Viola in culla con Laura che osserva

e Viola è a casa

11 febbraio a casa

Giovedì 7 febbraio, a metà lezione di danza del ventre, Luisa mi diceva “ma la fai nascere qui?”… ma io non avevo capito che quelle contrazioncine non erano le solite e la perdita del famoso tappo (cosa che mi è successa appunto a metà dell’ora di danza) sapevo che era un segnale di travaglio imminente, ma avevo anche letto che “imminente” poteva significare ore o diversi giorni o addirittura settimane… la data presunta del parto era il 24 febbraio! In mattinata ero uscita in lacrime da Careggi, dopo il secondo “check point” alla Margherita: esclusa dal percorso del parto super naturale e inserita in quello delle “gravidanze ad alto rischio”, non avevo alcuna intenzione di sottopormi agli ulteriori esami prescritti per le settimane mancanti al termine. Ero stanca di visite, ecografie, prelievi!
Dopo danza si sono rotte le acque. Tornati a casa, un po’ di cena e poi… a Careggi.
A mezzanotte e tre minuti, quindi venerdì 8 febbraio 2013, è nata Viola.

8 febbraio mezzanotte in sala parto

Travaglio veloce, molto veloce, forse troppo… senza alcun tipo di analgesia, ma alla fine un po’ di anestesia locale per i punti di sutura. Al momento delle dimissioni ho scoperto perché mi hanno tagliata e ricucita in finale di parto: mi stavo dissanguando. Sandro l’aveva capito, ma è stato coraggioso e bravissimo a non dirmi niente.

8.2.2013 con Viola neonata al seno
Viola è nata pretermine, piccolina, con un peso che l’ha fatta ritenere a rischio, ma… la visita neonatale ha rivelato che stava bene e poteva venire subito in camera con me. Meraviglioso il “rooming in”: 24 ore su 24 con la mia piccina accanto. A parte quando me la portavano via per i controlli e le pesate.

8 febbraio Viola Nutini

E i’ babbo quasi sempre con noi,

9 febbraio Viola e Sandro Nutininon solo in un orario di “passo”

10 febbraio in collo a babbo

Non volevano lasciarci andare a casa per il suo peso (nata di 2.340, calo fisiologico a 2.100 circa – per un errore loro un grosso spavento, quando mi hanno detto che era scesa a 1.900 e le hanno dato una giunta di latte… era tarata male la bilancia! – in risalita con la montata lattea che mi è arrivata già in terza giornata). Ieri mi sono arrabbiata e l’ho portata via con me, con l’impegno di riportarla per il controllo del peso.

11 febbraio Viola al seno a casa

Oggi, all’ambulatorio di Careggi, l’ostetrica mi ha detto che ho fatto bene a buttare via le “giunte” e a darle solo il mio latte: Viola è cresciuta già tanto (stamani alla bilancia del controllo era 2.280, poi tanto latte tutto il giorno) e sempre con me starà meglio che in reparto.
Ufficialmente dimesse. LIBERE! Con l’uomo che ci ama.

12 febbraio profilo di Viola in braccio a babboE a casa si dorme meglio (tutti e tre)

a casa si dorme meglio

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