scatti belli alla mia ballerina

una delle foto ‘scartate’… tutte belle

Dopo circa tre settimane dallo spettacolo al Teatro Puccini, la splendida maestra, coreografa e direttrice artistica di Poiein Danza, Chiara Fiaschi, ci ha inviato un album di foto fatte a modino, dal fotografo Alessandro Botticelli. Oggi, a tre settimane precise dall’esordio in scena della mia bimba, ho scelto alcuni scatti, commossa, incantata, felice per la sua passione bella.

Dall’album delle prove in teatro, senza i costumi di scena:

Dal balletto in bianco e azzurro:

Dal balletto ‘russo’ (si potrà scrivere?)

Con l’ombrellino:

Tirolese:

E tante altre, con le altre stupende danzatrici in erba e roselline tra i capelli…

Applausi non di circostanza alla Maestra Chiara, a Laura Sarri e a tutto lo staff che ha regalato due ore di spettacolo coinvolgente a noi e una formazione seria e gioiosa alle nostre bambine, perché non è affatto detto che il balletto classico debba far ammalare di perfezionismo senza emozione o di anoressia. GRAZIE

Viva la danza!

d’insonnia sciroccata

L’estate sarebbe appena iniziata, ma è da maggio che si bolle e stanotte sembra quasi di soffocare per l’opprimente, appiccicoso, straniante vento di scirocco. Firenze d’estate non è mai stata gradevole, ricordo più di un luglio rovente, ma tutto maggio e giugno dopo un aprile senza pioggia… così presto e così a lungo forse solo il 2003… bon, forse è la stanchezza che mi rende insofferente o forse le troppe primavere. Lamentarsi non va mai bene, del tempo poi… e troppi puntini di sospensione! Luna all’alba, nei giorni scorsi almeno avevo ancora voglia di foto. Da più di due settimane al massimo due ore di sonno per notte, non va bene. Le prime ore del mattino, almeno, si respira.

Tante cose sono successe dalla fine di maggio, tanta vita, poco tempo e poca voglia di stare al computer, ma qualcosa mi voglio appuntare in questa specie di ‘diario’ rarefatto per immagini, diario per modo di dire, appuntamento quasi mensile ormai…meglio così.


Una giornata al mare a trovare la zia Antonella, il 2 giugno.

Il giorno prima, ne parlo perché mi ha detto lei di farlo, Roberta, la mia amica e sorella di cuore che vive a Roma, è stata operata per un cancro al seno. Il primo giorno di giugno, verso mezzanotte, Roberta mi aveva scritto che era uscita dalla sala operatoria e che mi avrebbe mandato un vocale la mattina… io avevo già spento, non mi aspettavo più notizie prima di giorno. Ci siamo scritte e sentite più volte, soprattutto in mattinata, mentre lei aspettava che la mandassero a casa e mentre noi eravamo in coda sulla strada per il mare. La situazione non è facile, le hanno tolto molta roba, il cancro, cattivo (triplo negativo, mi pare) si era già allargato intorno a quanto rilevato da pochi giorni, l’hanno ripulita tutta, “anche i contorni”, ma dovrà fare chemio pesante e non è detto che basti. La sua paura è soprattutto per Matteo… no, non è facile affatto. Mi ha mandato foto della medicazione, si è sfogata con me per il dolore che ha sentito prima dell’anestesia, nei controlli con mezzo di contrasto… mi ha trattata davvero come una sorella, più che amica. Questo ponte di affetto che ci unisce è più bello di quanto sia brutta la situazione dal punto di vista medico. Mi ha chiesto di farle vedere il mare, le ho mandato foto e video… e visto che a lei piace Marina di Castagneto Carducci, anche se a me piacciono gli scogli, per una volta mi sono fatta piacere anche la sabbia. Per la gioia di Viola

Con Viola al mare, foto di Sandro

Poi c’è stato lo spettacolo di danza in cui finalmente ho visto ballare Viola in teatro, anche se già dall’entusiasmo con cui viveva lezioni e prove era chiaro che di vera passione si tratta…

(segue, forse)

sogni in pausa

Sogna e balla, ballerina!

La classe (terza della scuola primaria) in quarantena per due casi di bambini positivi al Covid ci ha riportate alla DaD, Viola ha perso due lezioni di danza, ma l’ultima che aveva frequentato era una lezione aperta (un solo genitore a bambina, con Green Pass) e ho potuto ammirare la mia bambina mentre impara e vive il suo sogno. Un sogno che stavolta non sarà interrotto, solo in pausa. Ora anche le sue compagne del corso di propedeutica alla danza classica saranno in vacanza e a gennaio riprenderanno le lezioni tutte insieme, lo spero, ci voglio credere, spero di aver convinto Viola… sì, tornerà a scuola in presenza e tornerà anche a danza. A gennaio sarà vaccinata anche lei (e terza dose per me). Se chiudessero le scuole di danza anche dopo le vaccinazioni per i bambini …no, non ci voglio neanche pensare. A casa resti chi non si è voluto vaccinare, a ‘sto giro

Viola a scuola di danza

‘Nata in danza’, Viola si è fatta strada dentro me per venire alla luce proprio mentre ballavo, poteva non amare la danza? Primi passi nella scuola davanti a casa, il suo corpicino delicato (eppure forte e pieno di energie) va curato, educato e seguito e sono felice di averla affidata a una maestra brava e sensibile, Chiara Fiaschi, danzatrice professionista, coreografa, maestra e direttrice artistica di Poiein danza, che mi manda ogni tanto foto della mia piccina a lezione, gioia per i miei occhi e per il mio cuore. GRAZIE

Chiara Fiaschi

Dalle prime rigidità (ma con un potenziale evidente)

a una felicità fisica in crescita.

(anche con i piccoli disagi in tempi di pandemia, come esercitarsi con la mascherina…)

Che la danza sia per te fonte di armonia e bellezza sempre, sia che continui, sia che tu scopra altro

consolazioni d’autunno

I colori a olio di nonno Giuliano ormai erano secchi e non sono riuscita a rimetterli in gioco, ma le tempere sono un buon punto di equilibrio tra la trasparenza degli acquarelli e l’intensità della pittura ‘seria’… soprattutto erano quel che avevo a disposizione quando mi è tornata la voglia di dipingere e di abbozzarla col perfezionismo paralizzante. Non sono Monet, posso divertirmi senza pretendere di sfornare un capolavoro.

Volevo farlo prima del 6 novembre, per l’anniversario delle nozze… era un desiderio di Sandro che riprendessi a dipingere. Il nostro quadretto è appeso alla parete del salotto, alla vigilia del nostro anniversario

La scuola di danza è chiusa dal DPCM del 25 ottobre (maledetto Covid!), Viola era così felice di aver iniziato a studiare alla Scuola del Balletto di Toscana…

in questi giorni un po’ cerco di farle sentire meno la mancanza delle lezioni con esercizi a casa

Oggi una magnifica passeggiata nel parco tra le meraviglie dell’autunno.

E sto. Mi nutro di bellezza tra fiume, funghi, foglie…

GRAZIE

Balliamo balliamo o siamo perduti

 

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Un paio d’anni fa, dopo aver visto un breve filmato sul ballerino siriano a Parigi,

ho letto la storia di Ahmad Joudeh, un ragazzo cresciuto in un campo profughi di Damasco.

Un ragazzo sì, anche un sogno fatto carne, però, una scintilla di luce in un punto del tempo e dello spazio dove da un po’ è difficile trovare la bellezza. A riprova della verità che dentro di noi sappiamo: in ogni luogo può brillare la scintilla di bellezza nata da un sogno e in ogni tempo quella scintilla può divampare in un fuoco di passione.

Ahmad è figlio di madre siriana e padre palestinese, da quando è bambino ha sempre avuto il sogno di fare il ballerino. Quando il padre se ne accorge si infuria, gli vieta severamente di accostarsi in qualsiasi maniera alla danza, ma Ahmad continua a ballare e non solo, insegna danza, offre lezioni di danza gratis ai bambini orfani e disabili (e in zone di guerra i bambini orfani o con disabilità causate da ferocia, armi, mine e non da malattie sono tanti).

Ahmad insegna a ballare, balla, ama la danza. Non la smette, no! Suo padre se ne accorge e lo picchia, lo prende anche a bastonate sulle gambe, ma non esiste bastonata che possa uccidere una passione.

Ahmad sfida suo padre e sfida anche l’Isis e la minaccia di morte. Ahamd  si fa tatuare sul collo la scritta «Danza o muori» e lo fa nel punto preciso dove i boia dell’Isis calano la spada per eseguire le condanne capitali.

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Per mesi e mesi   Ahmad balla sui tetti di Damasco flagellata dalle bombe e posta in rete i video delle sue coreografie.

Un regista olandese, Rusbel Kanonif, lo vede e capisce al volo di avere tra le mani una storia eccezionale, così si precipita in Siria per realizzare un documentario su di lui. Girano anche a Palmira, dove viveva la famiglia di Ahmad… casa distrutta. I sogni no.

Grazie a Kanonif, il Dutch National Ballet di Amsterdam nota il talento di Ahmad e lo aiuta ad espatriare in Olanda, dove Ahmad inizia a danzare professionalmente nel corpo di ballo… e arrivò Parigi e poi un incontro con Roberto Bolle e 

il libro DANZA O MUORI

Deserti di gioia

Ieri un’amica mi ha invitata a passare in chiesa il sabato sera, perché c’era un incontro speciale, una suora che raccontava la sua storia e che “…danza, è una ballerina, Cate devi venire. Appena ho visto la parola DANZA ho pensato a te!”. C’era suor Anna Nobili, ballerina per Dio.

Un passato di cubista e ballerina per le tv commerciali, nottate in discoteca, alcol, tanti soldi, un uomo dietro l’altro, rapporti senza amore, il vuoto nel cuore, poi l’incontro con Gesù, i voti, la riscoperta della danza che non andava rinnegata, solo vissuta con gioia e non per fuggire il dolore e mendicare surrogati d’amore…

Racconta di quando da ragazza aveva iniziato danza: “… nonostante io non mi piacessi, agli altri il mio corpo piaceva. Il movimento della danza attirava gli sguardi su di me, e siccome avevo un gran bisogno di affetto, di attenzioni, avevo visto in questo un mezzo per ottenerle (…) passavo fuori tutta la notte. Ho iniziato a usare la sensualità del mio corpo e non capivo che non era una cosa buona perché non avevo la percezione del peccato. Pensavo che quella che mi si presentava fosse l’unica vita per me. (…) Senza rendermene conto, mi stavo ferendo sempre di più e il vuoto dentro di me si dilatava. Stavo male e non capivo. Passavo da un uomo all’altro e non provavo alcun sentimento.(…)  è stato in quel momento, il peggiore e più buio della mia esistenza, che Dio mi ha raggiunta attraverso mia mamma che aveva nel frattempo scoperto la fede. La sera, quando stavo davanti allo specchio a truccarmi e a pettinarmi, lei mi veniva accanto e mi parlava della Parola di Dio. Allora non capivo assolutamente il senso di questo suo comportamento. Mi ribellavo a ciò che mi diceva e non le risparmiavo insulti e parolacce. Allora mia mamma decise di rimanere in silenzio e di pregare e di far pregare per me”.

deserti di gioia

Ne parla e lo mette in scena. Danza la fede e la sua storia, prega danzando, danzando racconta. E loda la Parola, cibo per l’anima, il cuore e la mente, preziosa per contrastare le parole brutte che il mondo e il nemico dicono di noi, a noi, contro di noi.

Tra incontri, inviti a ritiri, preghiere delle persone care, Anna scopre la fede. Dio la trova nel deserto: “La mia conversione è stata molto lenta e graduale. Vivevo una doppia vita: ero divisa tra l’adrenalina e l’euforia della notte, la musica, l’alcol e la gioia che provavo in chiesa dove incontravo belle persone che volevano solo conoscermi e non usarmi”

“È iniziato da lì un processo di guarigione, lento, faticoso che è proseguito anche da consacrata, e mi ha portato a sentire, poco a poco, l’amore di Dio dentro di me, a non più a cercarlo fuori da me stessa. Dopo la mia conversione si sono presentate davanti a me due scelte: la consacrazione o il matrimonio. Non era facile capire quale fosse la strada più giusta, è stata una ricerca difficile (…) mi viene data l’opportunità di fare un ritiro presso le suore Operaie della Santa casa di Nazareth che ha sede a Botticino, in provincia di Brescia. Folgorata dai loro visi pieni di gioia, alcune di loro più grandi di età dimostravano meno anni di me, tanto erano radiose, mi trattengo da loro più a lungo per capire meglio e ho toccato con mano che il loro entusiasmo era autentico. Durante quel tempo, ho ricevuto una luce mentre stavo meditando la Parola di Dio. Ho capito che il matrimonio non faceva per me. Si è schiarita la nebbia (…) Ho trovato una famiglia religiosa speciale. Mi ha dato tanta fiducia e amore e questo ha permesso a Gesù di guarirmi. Ho sentito dentro di me l’amore di Dio, e piano piano, con tanta sofferenza, ho cominciato ad amarmi e accettarmi. Avevo 28 anni quando ho preso i primi voti”

Holy Dance

“Un paio di anni prima avevo smesso la danza e l’insegnamento perché pensavo fuorviasse i ragazzi. Sono andata in crisi. L’errore è stato di tagliare con tutto, per tendere a una vita spiritualizzata, reprimendo la mia femminilità, le mie emozioni. E questo mi ha portato alla depressione. Invece ho capito che devo andare a Dio con tutta me stessa, col mio passato, il mio presente, con tutto. Ed è Lui che mi ha raggiunta al punto in cui stavo, ed è intervenuto dove ne avevo bisogno, guarendo le mie ferite, plasmandomi e aiutandomi a trovare un nuovo equilibrio interiore, donandomi fiducia in Lui. Ho capito che quel senso di abbandono e vuoto che mi ha accompagnato da sempre, non è altro che il luogo sacro di Dio, in cui nessuno può entrare. E finché Dio non prende la Sua terra, sarà sempre terra di ladri. Dopo essere entrata nel loro ordine (nel 2008 ho preso poi i voti perpetui) le mie consorelle mi hanno esortato a riprendere la danza”

Adesso sta per aprire la quinta scuola di Holy Dance in Italia. Progetti belli, non solo scuole di danza, anche centri di ascolto, accoglienza e aiuto per giovani in crisi, ragazze madri, persone ferite nel profondo…

Ieri sera, dopo il racconto della sua vita, Anna ha ballato e pregato danzando e poi ci ha coinvolti tutti in una speciale adorazione…

Non trovo parole per quel che ho provato a un passo dall’ostensorio con Gesù Eucaristia, mai stata così a lungo così vicina… e quando il viceparroco lo ha portato a ciascuno, per toccarlo o dargli un bacio, inginocchiarsi, dirgli GRAZIE, starci solo in silenzio… che pianto!

Ma non lacrime tristi, anzi, un pianto di gioia, una gioia luminosa che non è svanita il mattino dopo, quando, però, sono tornata per la messa all’altra parrocchia, alla chiesa dove ho incontrato la misericordia in ascolto

e la gioia

23 Viola alla scuola di danza

la gioia di Viola quando balla è contagiosa per chi la guarda, ma stamattina qualcosa di più.
Mentre la portavo al giardino, passando davanti alla mia vecchia scuola di danza, con la porta spalancata per il caldo, le note dal pianoforte di accompagnamento alla lezione in corso sono volate in strada e ci hanno rapite entrambe. E siamo entrate.
Viola si è incantata a guardare gli allievi del corso di danza classica, prima davanti all’aula dei ragazzi, poi nella sala per le ragazze e poi di nuovo davanti ai ballerini (con gioia anche per gli occhi della mamma.. ehm ehm). Le piaceva danzare nel corridoio e correre da un’aula all’altra, come una farfalla …veloce e leggera, sulle ali della musica e della sua voglia di vivere. Ero quasi alle lacrime per la felicità.
E non so descrivere
 la gioia dei ballerini quando sono usciti uno per uno dall’aula della lezione di danza e Viola ha riservato a ciascuno un applauso: “Bravo! Bravo hai ballato bene! Bravi tati che ballano! Evvira (evviva)!”

Balletto di Toscana


Ci siamo salutati con un invito da parte del maestro di danza per qualche lezione appena sarà cresciuta un pochino ancora, perché per il balletto classico è decisamente piccina, anche se cresce a vista d’occhio. Per ora ci accontentiamo di ballare in casa o dovunque ci sia musica, saltellando sulle scale dei giardini,

21 Viola al giardinosenza trascurare il pallone e le corse tra i colori.

21 Viola e i, murales al giardino

E di correre in libertà tra un incontro e un gioco nuovo (ieri una variante del nascondino di cui non ho capito tutte le regole, ma Viola ha pazienza con la sua mamma che “non ha capito” e alza gli occhi al cielo rassegnata prima di farmi un sorriso e una linguaccia, non sempre in questo ordine).

 

22 Viola al giardino con bici e tati

Per la danza classica ci sarà tempo, ora è tempo di non perdersi un solo sogno in altalena

 

 

23 altalena

in piedi

“…tenersi in piedi. Ha constatato un discreto numero di danni cerebrali tra persone abbastanza sfortunate da finire a terra davanti ai loro aggressori.
Il piede, come una specie di barbara contrada, è la remota provincia del cervello che la distanza solleva da ogni responsabilità.
Un calcio è meno intimo di un pugno, e un calcio solo per giunta non sembra mai essere abbastanza…”

(da Sabato di Ian McEwan)

mcewan sabato

mentre leggevo “Sabato” il pensiero correva ai calci che hanno illividito il corpo del Maghero. E non erano calci di teppisti sbandati come nell’aggressione del romanzo. I piedi che hanno colpito un giovane babbo erano quelli di chi avrebbe dovuto proteggerlo e soccorrerlo.
Ma con i piedi si possono fare anche meraviglie.
Eleonora Abbagnato dedicherà a Riccardo la sua prossima esibizione a Livorno.

Eleonora Abbagnato

“Fratello mettiti la calza maglia e fatti la barba che tua sorella Eleonora  venerdi sera ti porta a ballare…
I Love  Riky” (pubblicato dall’étoile nel gruppo facebook Gli Amici del Maghero)

Ieri mattina è morta la mamma di Sandro, la nonna di Viola… la madre di chi mi ha resa madre: dolore, pena, ma… era anziana, malata, stava soffrendo e non si rendeva più conto che di soffrire. La mia nonna, Gabriella, lucida ancora e fino a pochi anni fa autonoma, da qualche tempo soffre molto e l’ultima volta che l’ho vista mi ha chiesto “Caterina, aiutami a … andare di là”. La morte è sempre un evento doloroso, ma questi sono addii naturali, cui bisogna prepararsi.
La morte violenta di un quasi quarantenne no. Riki lascia un bimbo piccino e la sua mamma, due genitori affranti , un fratello combattivo e una marea di amici… e…  non è giusto

Riccardo-Magherini-