Dall’artiglio del diavolo…

all’aspirina. Contro i dolori, con dolcezza

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CREMA NODOLEX

Gli ingredienti di questo splendido prodotto sono, a parte acqua, olio di girasole e olio di cocco come base, estratti di piante curative selezionati per l’azione specifica contro i dolori: Harpagophytum procumbens* (Artiglio del diavolo), Urtica dioica (ortica), Tiglio, Spirea ulmaria, Salvia sclarea. E poi c’è la tormalina, come in tutte le creme della linea “Secret of Longevity”

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La crema Nodolex, formulata nei laboratori di ricerca Amatè, si è dimostrata capace di calmare i dolori articolari e tutta una serie di fastidi che possono colpire collo, schiena, mani, ginocchia e piedi. Nodolex crema naturale non ha effetti collaterali indesiderati e rapidamente aiuta a ridurre il dolore, con in più una piacevole azione idratante per la pelle.
Istruzioni: si applica per massaggio nelle zone interessate con movimenti circolari fino a completo assorbimento. Per ottenere i risultati migliori, utilizzare almeno tre volte al giorno in fase acuta, per poi ridurre la frequenza dell’applicazione nel mantenimento.

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*Harpagophytum procumbens, chiamato anche volgarmente artiglio del diavolo, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Pedaliacee, presente nell’Africa del Sud, nelle aree di savana e del deserto Kalahari. È ampiamente usato nella medicina tradizionale africana.
I fiori sono rosso-violetto.
L’efficacia anti-reumatica e anti-infiammatoria degli Harpagosidi (principi attivi della radice) è paragonabile a quella degli antinfiammatori di sintesi. È coadiuvante per artrite reumatoide, reumatismo infiammatorio, tendiniti, contusioni, dolori di schiena, sciatica e simili. Molto efficace contro il torcicollo e altre infiammazioni muscolari.
La radice dell’artiglio del diavolo, di cui si usa l’estratto secco, favorisce anche l’eliminazione dell’acido urico e a questo titolo è efficace nel trattamento della gotta, specie se associato a preparati di frassino, che hanno una componente antinfiammatoria.
È indicato per ridurre l’assunzione di cortisonici utilizzati per i reumatismi.
Alle popolazioni africane i suoi effetti sono noti da secoli; le sue radici erano utilizzate da boscimani, ottentotti e bantu per curare le ferite e lenire i dolori articolari. Gli venivano inoltre attribuite proprietà digestive e terapeutiche per problemi gastrointestinali. In Europa queste qualità iniziarono a essere studiate solo nei primi del Novecento; fu dapprima usato come amaro tonico nei casi di indigestione e solo successivamente furono confermate le sue proprietà antinfiammatorie e analgesiche.

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L’ erba moscatella o schiarea (Salvia sclarea L.) è una pianta erbacea molto odorosa, appartenente alla famiglia delle Lamiacee.
La pianta è abbastanza decorativa sia per il suo fogliame che per i suoi fiori. Alla maturità raggiunge 1 m di l’altezza.Il fusto è eretto, di diametro 5–9 mm, con peli crespi di 1–2 mm.
Le foglie inferiori sono grandi (fino a 20 cm.), ricoperte da uno strato uniforme di peluria e appaiono vellutate; le foglie cauline sono minori, irregolarmente dentellate.
L’infiorescenza è ampia, con rami eretto-patenti; le brattee sono membranose, violacee, di 2–3 cm; il calice è con tubo ispido di 7 mm e denti spinulosi di 3–5 mm. Fiorisce tra giugno e luglio. I frutti sono piccoli acheni.
Cresce nell’Europa meridionale e nel sud della Siria.
In Italia si trova in tutto il territorio anche se rara e spesso inselvatichita. Predilige un suolo fresco, leggero, leggermente calcareo e un’esposizione piena di sole.
Originaria del Mediterraneo, viene coltivata dall’Italia alla Siria fino in Russia. Tale pianta viene coltivata sin dall’epoca romana. In Italia la coltivazione è principalmente concentrata in Piemonte (per la produzione del vermut e altri liquori fra i quali il Fernet Branca) e nelle regioni meridionali.
La sua coltura al giorno d’oggi è principalmente destinata a produrre un olio essenziale utilizzato nella fabbricazione di vermuth, di liquori o di profumi.
Come tutte le salvie, è anche una pianta mellifera, molto attraente per le api.
È stato usata anche per aromatizzare il vino, per intensificare l’aroma di Moscato, per dare vitalità all’organismo, curare la depressione, regolare il sistema nervoso Nelle birre inglesi, la sclarea è stata usata come aroma prima che l’uso del luppolo divenisse comune.
Le foglie possono essere utilizzate, fresche o essiccate, per aromatizzare i piatti di carne: maiale, vitello, pecora, selvaggina, le salse. Le foglie inoltre sono state utilizzate come verdura.
È stata usata anche per aromatizzare alcuni prodotti del tabacco.
La Salvia sclarea dimostra buone proprietà tonico-stimolanti nei confronti dell’apparato digerente, antispasmodiche, battericide e contro l’eccessiva sudorazione, regola il flusso mestruale, migliora il tono muscolare.

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La Spirea ulmaria è una pianta della famiglia delle Rosaceae. Nota per le sue proprietà antinfiammatorie e diuretiche, è utile contro dolori articolari e stati febbrili.
I fiori e le sommità fiorite della spirea sono usate in fitoterapia nel trattamento dei dolori articolari, gli stati febbrili e influenzali per effetto delle sue proprietà antinfiammatorie, diuretiche e antispasmodiche. Il suo fitocomplesso contiene derivati salicilici (aldeide salicilica, salicilato di metile, salicilato di etile) ben conosciuti grazie all’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’aspirina, flavonoidi, vitamina C, oli essenziali e sali minerali.
Considerata insieme al salice, il “salicilato vegetale”, la pianta svolge azione antinfiammatoria, analgesica e antipiretica, perché inibisce la sintesi delle prostaglandine (PGE2), responsabili del dolore e del processo infiammatorio dei tessuti. Viene perciò utilizzata in caso di febbre e per alleviare gli stati dolorosi causati da artrosi, artrite reumatoide, dolori articolari, mal di testa, mal di denti, mal di schiena e cervicale.
Tuttavia a differenza dei farmaci antinfiammatori di sintesi, non presenta azione ulcerogena (gastrite, ulcera), effetto collaterale di questa categoria di farmaci. La presenza delle mucillagini, infatti, conferisce alla spirea un’azione protettiva per le mucose, in grado di ridurre gli spasmi e i processi erosivi delle pareti gastriche.
Studi recenti dimostrano le proprietà immunomodulanti della spirea, perché è capace di sopprimere svariate reazioni anomale dei nostri anticorpi che provocano la liberazione d’istamina e conseguenti attacchi del nostro stesso sistema immunitario, caratteristico delle malattie autoimmuni.
Per la presenza dei flavonoidi (quercetolo-4-glucoside, quercetolo-3-galattoside), si impiega anche nel trattamento della ritenzione idrica ed edemi. Il suo utilizzo risulta pertanto utile nel trattamento della cellulite, perché esercita azione vasoprotrettice sulle pareti dei vasi sanguigni e fluidificante del sangue, con effetto decongestionate sul sistema circolatorio.
Pianta erbacea perenne con rizoma strisciante, alta fino a 150 cm. Le foglie sono decidue, dentate o lobate, verde scuro sulla pagina superiore, biancastre su quella inferiore. I fiori sono bianchi o rosati, piccoli e raccolti in vistose infiorescenze, chiamate corimbi. I frutti sono piccole capsule.
La spirea cresce bene nei luoghi umidi (da qui il nome di olmaria palustre) delle regioni continentali, dalla pianura fino a 1500 m di altitudine. Manca nelle zone costiere mediterranee.
Il nome botanico deriva dal greco speira, perché la forma dei frutti è a “spirale”.
Era una delle erbe sacre maggiormente tenute in considerazione dai Druidi, ma non è noto se veniva anche usata per le sue proprietà medicamentose.
Nel Rinascimento, la spirea è stata per lungo tempo un rimedio popolare in molti paesi europei, poi cadde nell’oblio, finché fu riabilitata da un prete di campagna, per i successi ottenuti contro l’idropisia o eccesso di umori linfatici, secondo la Teoria Umorale di Ippocrate.
L’importanza terapeutica di questa pianta divenne notevole quando intorno al 1845, Hermann Kolbe riuscì per primo a isolare l’acido salicilico, per distillazione dai fiori. Il 6 marzo 1899 unendo il prefisso “a-” (per il gruppo acetile) con “-spirina” (dalla spirea, da cui si ricava l’acido salicinico), fu brevettato dalla Bayer con il nome “aspirin“, il principio attivo di acido acetilsalicilico per essere messo in commercio.