Mors tua vita mea … “Love Kaputt” di Antonio Giugliano

“Il suo più grande errore era stato proprio sposarsi, si disse. La sola verità che ne era emersa era che quando si cade nelle sabbie mobili difficilmente se ne esce in due. Mors tua vita mea, il detto latino non sbagliava mai”

Una storia di amore e disamore, una caduta agli inferi e un riscatto anomalo, una trama per niente banale, un’analisi penetrante del male che sanno farsi gli amanti. Love Kaputt è un sottile noir psicologico con finale davvero sorprendente, inatteso per quanto, alla luce degli indizi disseminati tra le pagine, perfettamente logico.
Niente spoiler, mai potrei rovinare il gusto di farsi prendere dalla storia di Maurizio e della morte di Elena, diventare partecipi del cupo dolore del vedovo sconvolto prima dai sospetti di aver ucciso la sua amata, poi dalla progressiva scoperta della doppia vita di quella donna con cui pensava di poter essere finalmente felice.
Appena un accenno alla trama, perché la storia è ben costruita, funziona, regge alla grande (che progresso nella tecnica narrativa dai tempi dei “Racconti bastardi”! Mi sento privilegiata a seguire la crescita dello scrittore che mi turbò con quell’infuocata raccolta e che ora inchioda i  lettori allo sviluppo di psicologie complesse e alla disamina spietata delle conseguenze delle passioni), merita nuovi lettori:

Maurizio Marullo è un agente di commercio, un solitario misantropo, ma non ancora vaccinato abbastanza contro il virus del sogno romantico. E si innamora della bella donna conosciuta in treno nel viaggio di ritorno alla terra natia, ben presto la sposa, inizia con lei una vita piena di cose buone fino al precoce logoramento della felicità coniugale. La vivace, brillante, originale, elegante, splendida Elena diventa distratta, spenta, smarrita, disorientata, forse gravemente depressa, forse malata di Alzheimer… finché un giorno viene ritrovata impiccata nell’ospedale dove lavora. Omicidio? Suicidio? All’inizio è proprio il marito il primo sospettato, poi però il caso viene archiviato come suicidio. Ma il vedovo non riesce a consolarsi nel gorgo di evasioni anche rischiose in cui si butta per  stordirsi, dimenticare, sentirsi di nuovo vivo, non può cancellare i dubbi, non può scansare il dover capire, si ritrova a scoprire un’altra donna, fino a pensare di non aver mai conosciuto davvero la moglie. Ritrova il suo cinismo e una speciale forma di sopravvivenza psichica oltre che fisica…

Da leggere. E godere. Per la storia e per il linguaggio pulito, asciutto, curato. 

prologo Love Kaputt

Editore: Augh! (1 marzo 2017)
Collana: Ombre
Autore: Antonio Giugliano … che io conoscevo come Woland nell’altro altrove…

Antonio Giugliano è nato a Napoli.
Alcuni suoi scritti sono stati inclusi in antologie edite da Giulio Perrone Editore (2005-2006). Ha pubblicato “Racconti bastardi” (Zona Editore, 2010) e il romanzo “Più nero che qui” (Monetti&Ragusa, 2014). Nel 2017 è uscita, in self publishing, la raccolta di racconti “Corpi

 

…”morire” di maggio, ci vuole ancora tanto coraggio

Un Dio, che è stato per trent’anni muratore e falegname, riuscirà a venire a capo delle macerie della mia anima.

Hans Urs von Balthasar, “Il chicco di grano”

Appunto salvato nella memoria da diversi anni, troppo spesso scordato nel senso profondo, ogni tanto riaffiora, quando mi sembra che, toccato il fondo, più che sperare di cominciare a risalire, non resti altro che scavare. Tra le macerie.


Assaggi di Misericordia in terra, nel giardino accanto alla chiesa di San Jacopo in Polverosa, dove don Fulvio (che non è il mio parroco, ma che ormai è diventato il mio confessore prioritario e il padre spirituale che mi mancava e un amico vero, senza nulla togliere al carisma di un altro sacerdote amico, il carissimo don Luigi,  parroco nella chiesa dove vado a messa, anche perché proprio sotto casa) riceve, come strumento dell’Unico che può salvarci tutti e ciascuno, il peggio delle mie scivolate fuori dal sentiero di un cammino scelto con tanta gioia e amore, solo per amore, all’inizio e poi reso parecchio accidentato dai “casi della vita”, diciamo così.
Don Fulvio riceve, ascolta, indaga, accoglie, guida – ascoltato, anche se non immediatamente costantemente seguito – trasforma piano piano la colpa, con il suo carico di dolore, in occasione di crescita, esperienza della felicità indicibile che è la riconciliazione, sia pur provvisoria e frammentata.  Evita, soprattutto, almeno cerca di evitare che una scivolata diventi caduta rovinosa, insegna la pazienza verso i limiti della nostra comune fragilità, riporta in cammino anche dopo altri inciampi. E se un essere umano, come me e come te che leggi, mi ha fatta sentire accolta e abbracciata da un affetto di padre buono mentre io mi giudicavo da sola degna soltanto di disprezzo e condanna, il Padre nostro che cosa mai potrà farmi provare se saprò, col Suo aiuto, afferrare la mano tesa per chi cade e vuole rialzarsi e tornare in cammino?


Diventa sciocco e resta inutile per le ferite in cuore, non solo dannoso per il fegato e il cervello, tentare di affogare negli alcolici il disagio che ormai sa nuotare meglio di me nell’ebbrezza artificiale.
Restano effimere parentesi di sollievo illusorio le fughe…e in fuga diventa poco, troppo poco, anche la pura bellezza che si coglie con gli occhi nel vento leggero delle colline, spendendo fuori dalla città bollente la pausa per il pranzo dove spesso non pranzo proprio.

Diventa invece finalmente possibile dare parole a dolori antichi rimasti sepolti troppo a lungo, portati di nuovo alla coscienza da colpi “nuovi” che riaprono vecchie ferite, portati finalmente dove li nomino e forse piano piano me ne libero… anche se la strada è lunga, molto più lunga del tragitto fisico per il posto dove si cerca di aggiustare un po’ il cumulo di macerie di cui mai verrò a capo da sola.

E poi respiri, con gli occhi agli alberi e il cuore alle sorelle nuvole.

E sguardi distratti alla strada, rapita dalla bellezza che si trova guardando sopra la folla e oltre le follie.

Che privilegio aspettare il cambio di autobus con gli occhi su San Marco… esser nata a Firenze e viverci (sia pure quasi ogni giorno bloccata in periferia) non mi ha ancora assuefatta all’incanto.

E andiamo avanti, senza perdere la speranza, ché a maggio, sempre, ci vuole coraggio quando lo splendore della primavera inoltrata cazzotta i lividi di un’anima a fettine… 

Poi ci sono le amiche, con cui dividere un pasto e un’attesa dolce di vita nuova

o un cicchino al sole dopo una notte in bianco, fregandosene delle occhiaie e dell’aria sbattuta.

E continuare a vivere mentre intorno l’orrore avanza in grande pompa, come non bastassero gli orrori minuti delle singole esistenze.

Romanzo popolare. Non proprio una recensione

perché non è il mio mestiere, non saprei neanche da dove iniziare per una vera recensione, non sono più nel giro dell’editoria da tempo, non mi paga nessuno, non credo sia giusto condizionare i lettori con un’analisi sempre parziale, ma un parere, una manciata di impressioni e un invito alla lettura per chi ancora non ha scoperto un libro capace di accarezzare l’animo e far emozionare, commuovere, riflettere …sì, questo penso sia nelle mie corde, anche rubando minuti al lavoro, tra un cliente in negozio e un ordine…

Le ultime pagine di questo delicato e potente romanzo mi hanno liberato un pianto trattenuto da troppo tempo.
E ringrazio la funzione catartica dell’arte, ancora una volta. Se un libro non mi porta alle lacrime o al riso, difficilmente mi resta in cuore. Romanzo popolare lascia dentro qualcosa, non è “soltanto” una lettura di intrattenimento (nulla contro i romanzi che aiutano a vivere altre vite nella fantasia e permettono così di non “agire” il desiderio umanissimo di evasione e distrazione, l’altra importante funzione dell’arte è proprio questa).
Il mio parere è poi condizionato dalla conoscenza dell’autrice. Un’amica di blog nell’altro altrove e poi nei “social”, non ci siamo mai incontrate (per il momento), faccia a faccia, occhi negli occhi, ma sento come una fortuna e un privilegio l’aver visto crescere negli anni il suo talento, dai brevi racconti sul blog alla prima raccolta stampata, la deliziosa silloge Succo di melograna, attraverso il primo romanzo, il sognante anche se dolente, La casa dal pergolato di glicine, fino a questo concentrato di ritratti di vite (non solo di donne, stavolta anche i protagonisti maschili hanno uno spessore e una tragica dignità che fanno sentire la maturazione di Lucia Guida come scrittrice) in un piccolo mondo ben noto all’autrice, sempre fedele alla vita autentica.
Che cosa resta della prima prova d’autore? La cura minuziosa dei dettagli e la ricerca di un linguaggio mai banale. Che cosa si è aggiunto? Una sempre maggiore libertà di esprimere i sentimenti senza descriverli, la capacità di inchiodare chi legge alle pagine, l’abilità nel farti affezionare ai personaggi senza dare giudizi.

Il destino e le scelte. Le scelte difficili di donne votate al sacrificio, ma non per questo prive di desideri, sogni, prepotente voglia di felicità, oltre le ferite, gli errori, gli orrori. Non sante, non tutte donne forti, anzi… la povera Giselda, la più fragile e ingenua, si lascia trascinare dal suo destino, la saggia Teresa non cambia il suo destino, ma lo accetta e vi aderisce con tanta dedizione da farlo diventare una sua scelta, Maria tenta di dargli una sterzata violenta, ma capisce che non le è servito, forse. 
Resta inciso nella carne e nel cuore il monito del proverbio abruzzese citato nel romanzo: “Chi pequere se fa, lupe se la magne” (chi si fa pecora, il lupo se lo mangia).

E quella lezione torna in tutta la storia, però, alla fine non restano i lupi, in mente, ma le madri, a volte pecore, più spesso leonesse nel difendere i figli dallo scacco del destino. Persino la più debole, in qualche modo, spiazza tragicamente il suo povero lupo.

Da leggere.

Amare è dire: tu non morirai

L’omelia di padre Ermes Ronchi
Amare è dire: tu non morirai. Ed ora è una realtà

Come il sole, Cristo ha preso il proprio slancio nel cuore di una notte: quella di Natale – piena di stelle, di angeli, di canti, di greggi – e lo riprende in un’altra notte, quella di Pasqua: notte di naufragio, di terribile silenzio, di buio ostile su un pugno di uomini e di donne sgomenti e disorientati. Le cose più grandi avvengono di notte.
Maria di Magdala esce di casa quando è ancora buio in cielo e buio in cuore. Non porta olii profumati o nardo, non ha niente tra le mani, ha solo la sua vita risorta: da lei Gesù aveva cacciato sette demoni.
Si reca al sepolcro perché si ribella all’assenza di Gesù: «amare è dire: tu non morirai!» (Gabriel Marcel). E vide che la pietra era stata tolta. Il sepolcro è spalancato, vuoto e risplendente nel fresco dell’alba, aperto come il guscio di un seme. E nel giardino è primavera.
I Vangeli di Pasqua iniziano raccontando ciò che è accaduto alle donne in quell’alba piena di sorprese e di corse. La tomba, che avevano visto chiudere, è aperta e vuota.
Lui non c’è. Manca il corpo del giustiziato. Ma questa assenza non basta a far credere: hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno messo.
Un corpo assente. È da qui che parte in quel mattino la corsa di Maddalena, la corsa di Pietro e Giovanni, la paura delle donne, lo sconcerto di tutti. Il primo segno è il sepolcro vuoto, e questo vuol dire che nella storia umana manca un corpo per chiudere in pareggio il conto degli uccisi. Una tomba è vuota: manca un corpo alla contabilità della morte, i suoi conti sono in perdita. Manca un corpo al bilancio della violenza, il suo bilancio è negativo. La Risurrezione di Cristo solleva la nostra terra, questo pianeta di tombe, verso un mondo nuovo, dove il carnefice non ha ragione della sua vittima in eterno, dove gli imperi fondati sulla violenza crollano, e sulle piaghe della vita si posa il bacio della speranza.
Pasqua è il tema più arduo e più bello di tutta la Bibbia. Balbettiamo, come gli evangelisti, che per tentare di raccontarla si fecero piccoli, non inventarono parole, ma presero in prestito i verbi delle nostre mattine, svegliarsi e alzarsi: si svegliò e si alzò il Signore.
Ed è così bello pensare che Pasqua, l’inaudito, è raccontata con i verbi semplici del mattino, di ognuno dei nostri mattini, quando anche noi ci svegliamo e ci alziamo. Nella nostra piccola risurrezione quotidiana.
Quel giorno unico è raccontato con i verbi di ogni giorno. Pasqua è qui, adesso. Ogni giorno, quel giorno.

Perché la forza della Risurrezione non riposa finché non abbia raggiunto l’ultimo ramo della creazione, e non abbia rovesciato la pietra dell’ultima tomba (Von Balthasar).

Venerdì Santo

… uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti…

( dal libro del profeta Isaìa, Quarto canto del Servo del Signore)

…Gesù può, a volte, farci conoscere le sofferenze della sua agonia per farci capire che dobbiamo accettarle, non fuggirle. Egli ci chiede di avere il coraggio di rimanere con lui: finché non avremo questo coraggio, non potremo trovare la pace del suo amore.
L’ultima tentazione di Cristo, come dice Paolo Curtaz, fuggire l’agonia sulla croce.
Ma non fuggì. 

“Era giunta l’ora delle tenebre. Gesù stesso lo afferma mentre gli aguzzini gli mettono le mani addosso: non perché essi siano stati capaci di braccarlo e di arrestarlo lui ora è nelle loro mani, ma semplicemente perché è giunta l’ora delle tenebre, quella che coincide con il tempo opportuno della salvezza: l’ora nella quale le tenebre hanno un momentaneo sopravvento perché Dio, attraverso di esse, possa manifestare la sua gloria e realizzare la sua opera di salvezza.
Dio sceglie una modalità insolita per manifestare se stesso all’uomo, e questa si allontana di gran lunga dalle aspettative tipicamente umane di grandezza, di potere o di coercizione. Dio non si rivela infatti nei segni grandiosi o negli eventi roboanti e altisonanti, ma lasciandoci flagellare e uccidere sulla croce! Manifesta quindi la sua onnipotenza divina in ciò che gli uomini definiscono assurdo, insensato e irrazionale: farsi uccidere. E per di più, Dio sceglie per sé la morte violenta, lui che è fonte di vita e di benedizione, lasciando che altri lo disprezzino e che la legge lo definisca “maledetto”. Infatti, secondo la legge giudaica è “maledetto chiunque pende dal legno”(Dt 21, 23).
Si direbbe che Dio nella croce si mostri debole, impassibile e sottomesso, nonché vigliacco e incapace di reazione e di difesa; se consideriamo la concezione nostrana di amore e di giustizia allora Dio non è più un Dio, me semplicemente un essere disonorato e inattendibile. Eppure è proprio questa la prerogativa esaltante del Dio cristiano: non concepire la mentalità tipica dell’uomo e prendere da essa le distanze, ragion per cui sceglie come sinonimo di potenza e di elevatezza quanto noi interpretiamo come illogico e assurdo.
In Cristo, Dio si è fatto maledizione, perché noi ricevessimo la somma benedizione. Per questo motivo quello di oggi è il Venerdì della rivelazione, ma anche della pazzia e dell’insensatezza, perché il Salvatore si rivela nell’assurdo umanamente inteso.
Se Gesù fosse sceso dalla croce avrebbe certamente mostrato di essere Dio con argomenti indiscutibili, ma questo non avrebbe stupito nessuno poiché in tutte le culture religiose Dio è capace di tutto, anche di sbaragliare i propri avversari. Rendere lo spirito sulla croce, invece,  nell’abbandono dopo la lunga agonia, ci stupisce ancora oggi di come Dio sia onnipotente in quanto il suo amore può davvero tutto per noi e di come noi da questo amore possiamo essere sedotti e affascinati ” (appunti dal sito liturgia.it)

Ascoltavo le meditazioni della Via Crucis al Colosseo, mentre un sollievo di lacrime a invadere gli occhi e dagli occhi cadere

stasera babbo è casa, finalmente, dopo due settimane in terapia intensiva coronarica. Una botta grossa grossa, tanta paura, tanto dolore, tanta stanchezza… ma è tornato e non so dire la tenerezza di Viola che lo guardava incredula, la gioia tremante di mia figlia e di mio padre vicini dopo tanti giorni e tante notti in cui neanche poteva sentir nominare il nonno… 

E mi appunto qualche parola per il sabato del silenzio. Stasera è caos di amore, cuore straboccante di gratitudine e fatica, sollievo e timore, sperdimento e speranza. Tutto insieme, impasto di ferite e gioia, urlo senza voce.

“… la buona novella del Vangelo: non c’è caduta che possa sottrarci alla tua misericordia; non c’è perdita, non c’è abisso tanto profondo che tu non possa ritrovare chi si è smarrito”

“Era necessario che la dolcezza di Dio visitasse il nostro inferno, era l’unico modo per liberarci dal male.
Era necessario che Gesù Cristo portasse l’infinita tenerezza di Dio nel cuore del peccato del mondo.
Era necessario questo, perché, posta dinanzi alla vita di Dio, la morte indietreggiasse e cadesse, come un nemico che ha trovato uno più forte di lui e si dilegua nel nulla”

 

GRAZIE

 

anche cambiare sapone può migliorare la salute?

doccia

Avvertenza: post lungo, serio e forse noioso, ma per chi volesse saper qualcosa di più sui motivi che mi hanno portata a scegliere Amatè e la cosmesi naturale (dall’igiene personale quotidiana… tutti ci laviamo mani e viso ogni giorno, facciamo la doccia, ci laviamo i capelli ecc… poi c’è chi si mette anche creme e trucco e chi no, chi usa gli oli essenziali per curare piccoli disturbi e chi cerca trattamenti più intensivi, ma almeno lavarsi, si spera, lo facciamo tutti e tutti i giorni), alcuni dati su cui riflettere.
Non voglio convincere nessuno, solo spiegare e informare. Poi ciascuno decida per sé e per la propria pelle.

dr-douche-femme-ouv

Con l’espressione “interferenti endocrini” ci si riferisce a una vasta categoria di sostanze o miscele di sostanze che alterano la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie. (European Workshop on the Impact of Endocrine Disrupters on Human Health and Wildlife, Weybridge 2-4/12/1996).

 

In genere sono in grado di legarsi come agonisti o antagonisti ai recettori di vari ormoni, ad esempio ai recettori degli ormoni steroidei o degli ormoni tiroidei, o eventualmente interferire, in vario modo e tramite differenti meccanismi, con sintesi, secrezione, trasporto, legame, azione, eliminazione degli stessi negli organismi viventi.

Alcuni di questi composti possono provocare gravi danni agli organismi esposti, spesso non immediatamente percepibili in quanto a dosi minime non esprimenti effetti di tossicità acuta, e possono, nel caso di vaste esposizioni ambientali, produrre effetti a livello di popolazione con ripercussioni a livello ecologico. Queste interferenze possono provocare tumori, difetti alla nascita, disturbi dello sviluppo.
In particolare, sono noti per causare difficoltà di apprendimento, problemi cognitivi e di sviluppo del cervello, deformazioni del corpo, problemi di sviluppo sessuale.

Fra queste sostanze si ricordano: idrocarburi policiclici aromatici, benzene, diossina, ftalato, perfluorato, bisfenolo A (e octilfenolo e nonifenolo).

Gli interferenti endocrini sono sostanze che possono interferire con la sintesi, la secrezione, il trasporto, l’associazione, l’azione, o l’eliminazione degli ormoni naturali del corpo, responsabili dello sviluppo, del comportamento, della fertilità, e del mantenimento dell’omeostasi cellulare. Sono a volte indicati anche come agenti ad azione ormonale, o composti alteranti il sistema endocrino; in letteratura scientifica prevalgono i termini inglesi endocrine disruptor, hormonally active agents, endocrine disrupting chemicals, endocrine disrupting compounds (EDCs).

Alcune di queste sostanze possono trovarsi come inquinanti ambientali, ad esempio molti alogenuri organici come i PCB e simili molecole appartenenti alla classe ambientale degli inquinanti organici persistenti, come costituenti naturali di alcuni cibi, ad esempio i fitoestrogeni contenuti nella soia, oppure essere presenti come contaminanti, ad esempio il bisfenolo A derivato dalle plastiche o diversi tipi di fitofarmaci. Una classe importante di interferenti appartiene a composti clorurati di varie classi, spesso veicolati in atmosfera su lunghe distanze, ed un’altra si riferisce a composti fenolici.

La veicolazione ambientale di questi composti è stata largamente studiata, indagando sul trasporto a livello planetario di alcuni composti stabili, come gli alogenuri organici, e la ricaduta degli stessi sulle zone più fredde dove la circolazione atmosferica globale li porta a ricondensarsi, con effetti biologici su diversi organismi.

Lo stato delle conoscenze e delle attività nel settore dei perturbatori endocrini è riassumibile nei seguenti punti:

  • Negli animali, i perturbatori endocrini possono agire sul sistema ormonale e compromettere la riproduzione: in alcuni casi è stato dimostrato un rapporto di causa ed effetto nella fauna selvatica e anche in animali di laboratorio; attualmente non è ancora stato dimostrato che i perturbatori endocrini presenti nell’ambiente possano compromettere la riproduzione negli animali selvatici.
  • Nell’essere umano è stato notato un aumento dei casi di disturbi riproduttivi e di alcuni tipi di cancro.
  • Occorrono ulteriori ricerche per eseguire una valutazione completa dei rischi, in particolare per quel che concerne gli effetti tossici a bassa concentrazione e l’effetto cocktail.
  • Le strategie per identificare e inquadrare l’impiego dei perturbatori endocrini sono state elaborate e sono in corso di attuazione; sotto la guida dell’OCSE sono stati sviluppati e validati metodi che consentono di uniformare le analisi.
  • Alcuni perturbatori endocrini noti sono già disciplinati dalla legislazione per motivi che esulano dalla loro attività ormonale (tossicità generale, cancerogenicità, tossicità riproduttiva).

In considerazione delle preoccupazioni generate dagli interferenti endocrini, il Ministero dell’Ambiente ha redatto un Decalogo per il Cittadino.

L’Unione Europea ha selezionato 564 sostanze sospettate di essere interferenti endocrini. Di queste 147 possono essere persistenti nell’ambiente o prodotte in grandi volumi. Di queste solo 66 è provato che possano agire come interferenti endocrini, mentre di 52 c’è solo qualche prova che siano potenziali interferenti endocrini.

Il 16 dicembre 2015 la Corte Generale dell’Unione Europea, in un caso sollevato dal governo svedese contro la Commissione europea ha stabilito che la Commissione europea deve affrontare al più presto il problema dell’impatto sulla salute umana dei biocidi, cioè le sostanze chimiche impiegate in pesticidi, insetticidi, disinfettanti e in molti altri prodotti non alimentari come le vernici. Il Tribunale Ue ha stabilito che l’esecutivo comunitario “è venuto meno agli obblighi” imposti dal regolamento europeo che prevedeva “la definizione dei criteri scientifici” per definire i cosiddetti “interferenti endocrini” entro il 13 dicembre 2013.

Un nuovo  studio,  “Lo stato della scienza sugli  interferenti endocrini“,  punto di riferimento dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, dichiara  che una serie di comuni prodotti chimici di uso quotidiano, pongono gravi problemi di salute tra cui il cancro, asma, riduzione della fertilità e anche difetti alla nascita. Secondo l’OMS, lo studio ha individuato una serie di prodotti chimici di sintesi che causano ”gravi conseguenze per la salute, arrivando a suggerire che anche i composti che si trovano in pavimenti in PVC, giocattoli per bambini e carte di credito vengano vietati al fine di proteggere le generazioni future. E’ necessario riconsiderare i legami tra interferenti endocrini (IE), che si trovano in un certo numero di prodotti chimici per la casa e per l’igiene personale, e malattie e disturbi specifici.

I ricercatori hanno scoperto legami tra IE e problemi di salute tra cui il cancro al seno, della prostata e della tiroide, problemi ai testicoli, influenza sullo sviluppo sul sistema nervoso dei bambini, e disturbo da deficit di attenzione e iperattività nei bambini. Gli scienziati dell’agenzia delle Nazioni Unite hanno  anche aggiunto che  esiste il “ragionevole sospetto” che le sostanze chimiche chiamate ftalati possono ridurre la fertilità femminile e sono legate anche ai tassi crescenti di malattie infantili come la leucemia. I risultati hanno anche espresso preoccupazione per il bisfenolo A, un composto presente in molti oggetti della vita quotidiana, come lattine e occhiali da sole. La sostanza può interferire con gli ormoni naturali che influenzano lo sviluppo umano e la crescita.

alfred-hitchcock-mais-qui-etait-sous-la-douche-de-psychose

“L’ultima ricerca scientifica dimostra che le comunità di tutto il mondo è esposta agli IE ed ai  rischi associati”, ha affermato Maria Neira, direttore dell’Oms per la salute pubblica e l’ambiente. Ha dichiarato inoltre che l’agenzia “lavorerà con i partner per stabilire le priorità di ricerca per studiare i collegamenti agli IE e gli impatti sulla salute umana, al fine di mitigare i rischi”, aggiungendo:

“ Tutti noi abbiamo la responsabilità di proteggere le generazioni future”

bimbo-babbo-shampoo

“Abbiamo urgente bisogno di più ricerca” e, quando possibile, “evitare l’utilizzo di sostanze chimiche sul proprio corpo”

Amatè è impegnata in prima linea sul fronte della prevenzione primaria e lo fa avvalendosi, per i suoi prodotti, di una formulazione unica e brevettata che utilizza principi attivi naturali di qualità escludendo totalmente ingredienti e principi attivi pericolosi, tossici o addirittura cancerogeni (SLES, SLS, paraffina, petrolati, parabeni, sequestranti e non solo) che possono interferire sul sistema endocrino (che regola nell’uomo il rilascio di ormoni per funzioni essenziali quali il metabolismo, la crescita e lo sviluppo).

16425819_1402292393148247_7066309653680310714_n

12

98

Tea Tree Oil. Amatè si prende cura di chi si ama

fiori-tea-tree-oil

E per ultimo, tra i purissimi oli essenziali che potete trovare chez Amatè, vi presento il più potente forse anche se non il più gradito, per l’aroma davvero forte.
Una goccia sopra un brufolo la sera e la mattina il ponfo sarà secco, poche gocce miscelate a un olio neutro e magari anche a qualche goccia di olio essenziale di limone o lavanda (allergizzanti per alcune persone e non in vendita nel punto Amatè) o altre profumazioni per correggerne il pungente odore, sono un’ottima prevenzione per i pidocchi e in questo periodo di cartelli a scuola “controllate la testa dei vostri bambini” non faccio uscire la mia piccola senza una passatina di Tea Tree Oil dietro le orecchie e sulla nuca. 

tea-tree-prevenzione-e-cura-della-pediculosi
Difende dai funghi di unghie e piedi, sgonfia le punture di insetti e ne placa il fastidio, stura le narici in caso di brutto raffreddore, disinfetta maniglie, lucida vetri e pavimenti… 

tea-tree-oil

L’olio essenziale di tea tree, noto anche come olio essenziale di melaleuca o tea tree oil, viene estratto dalle foglie dell’albero di Melaleuca alternifolia, specie vegetale originaria dell’Australia. In diverse zone dell’Australia viene tuttora effettuata la raccolta spontanea delle foglie di questa pianta, che in seguito subiranno un delicato processo di distillazione mediante l’impiego di vapore acqueo. Grazie alle sue proprietà curative e disinfettanti, esso viene impiegato sia nella cosmesi naturale che nella detergenza della casa.

Gli oli essenziale di migliore qualità vengono ricavati da specie vegetali coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica e vengono estratti senza l’impiego di solventi chimici. Prima dell’acquisto del vostro olio di tea tree, assicuratevi che esso sia completamente puro. Come quello che trovate nei punti Amatè in tutta Italia.

Il tea tree oil ha proprietà antibatteriche, cicatrizzanti, antimicotiche e antiodoranti, che lo rendono una delle sostanze più miracolose che la natura sia in grado di offrirci. Bisogna ricordare però che per il suo impiego è necessario seguire alcune precauzioni. Perché il tea tree sia efficace ne sono infatti di solito sufficienti poche gocce. Nel caso sia necessari applicare l’olio sulla pelle, si raccomanda di diluirne una piccola quantità nell’olio vegetale preferito, in modo da evitare che la sua azione potente possa irritare l’epidermide, soprattutto se già sensibile. Per lo stesso motivo, il tea tre oil, come tutti gli altri oli essenziali, non deve essere applicato direttamente sulle mucose e deve essere tenuto lontano dalla portata dei bambini.

Il tea tree oil è un prodotto altamente concentrato e dall’odore persistente. Una confezione, se usata con parsimonia e senza inutili dispersioni, potrà durare molto a lungo. Il consiglio è quindi di fare attenzione alla scadenza al momento dell’acquisto. Nel caso in cui il suo odore risulti eccessivamente sgradevole, si consiglia di mescolarlo a olio essenziale di limone o di lavanda, a seconda delle necessità. Oli essenziali dalle proprietà analoghe e dal profumo più gradevole, ma un po’meno facilmente reperibili nei negozi fisici, sono quelli di Manuka e di Rosalina.

tea-tree-foglie

SOLO ALCUNI DEI MILLE USI DEL TEA TREE OIL

Salute e bellezza

  1. Impiegatelo come antisettico in caso di piccole ferite. Applicatelo sulle zone interessate con un batuffolo di cotone dopo averne diluite due o tre gocce in olio vegetale.
  2. In caso di problemi di acne e di foruncoli infiammati che sembra impossibile riuscire a sconfiggere, utilizzate il tea tree come trattamento d’urto applicandone una goccia, meglio se diluita, direttamente sull’imperfezione.
  3. Il suo impiego viene sempre più di frequente consigliato in caso di candida. Per le modalità di utilizzo più corrette a seconda del vostro caso, chiedete maggiori informazioni al vostro ginecologo di fiducia.
  4. Contro i sintomi dell’influenza, aggiungete cinque gocce di tea tree oil all’acqua bollente che utilizzerete per i suffumigi.
  5. Per combattere la forfora, diluite dieci gocce di tea tree oil in un flacone di shampoo neutro (senza profumo e a base di tensioattivi vegetali) che utilizzerete come di consueto.
  6. Realizzate un collutorio naturale dall’azione disinfettante e rinfrescante diluendo in un bicchiere d’acqua un cucchiaino di bicarbonato e due gocce di tea tree oil.
  7. Il tea tree oil combatte efficacemente i cattivi odori causati dalla sudorazione. Perciò può essere aggiunto alla preparazione di un deodorante naturale in polvere a base di bicarbonato, che otterrete unendo a 50 gr. di quest’ultimo 8 gocce di olio essenziale. Conservate il tutto in un barattolino di vetro ben chiuso.
  8. Per un massaggio tonificante, aggiungete a 20 ml di olio di mandorle dolci 6 gocce di olio essenziale di tea tree.
  9. Può essere impiegato come antifungino nelle classiche patologie che colpiscono i piedi di chi pratica sport come il nuoto e frequenta spesso piscine o palestre.
  10. In caso di raffreddore, l’aromaterapia suggerisce di riscaldare poche gocce diluite di tea tree sfregandole tra i palmi delle mani, prima di respirarne il benefico profumo. I suoi principi attivi passeranno attraverso le mucose nasali.

foresta-di-tea-tree

In casa e in viaggio

  1. Per combattere la muffa, in un contenitore spray versate un litro d’acqua e aggiungetevi mezzo bicchiere d’aceto e 15 gocce di tea tree. Spruzzate sulle zone interessate e lasciate agire il più a lungo possibile.
  2. Lo stesso spray può essere utilizzato come prodotto multiuso per la pulizia degli specchi e per la disinfezione dei sanitari. In questo caso, per ottenere un profumo più gradevole e aumentare l’efficacia, aggiungete altre 10 gocce di olio essenziale di limone.
  3. Unendo 15 gocce di tea tree oil e 15 gocce di olio essenziale di eucalipto a mezzo bicchiere di bicarbonato, che lascerete sciogliere in un secchio d’acqua, otterrete un ottimo prodotto per la pulizia dei pavimenti.
  4. Applicatene poche gocce su di un panno in cotone inumidito per disinfettare zone altamente interessare dalla presenza di germi, come le maniglie di porte, finestre e mobili.
  5. Portate una confezione di tea tree sempre con voi in viaggio nel caso abbiate bisogno di un prodotto disinfettante da avere a portata di mano nel vostro alloggio, in campeggio, o quando vi capiterà di utilizzare un bagno pubblico. Applicarne alcune gocce su di un fazzoletto umido vi aiuterà a pulire dove necessario.
  6. Diluite quattro gocce di tea tree oil nell’acqua che verserete nella vaschetta del vostro bruciaessenze per tenere lontani gli insetti.
  7. Applicatene una goccia pura o diluita sulle punture di insetti per fare in modo che il prurito si calmi più rapidamente. Tenetelo a portata di mano in borsetta quando siete in vacanza. Sostituirà altri prodotti certamente meno naturali.
  8. Aggiungetene una decina di gocce al bucato per potenziare l’azione del vostro detersivo, ricordandovi di optare per un prodotto fai-da-te o il più possibile naturale e poco dannoso per l’ambiente.
  9. Poche gocce di tea tree oil versate di tanto in tanto nella vaschetta della lavastoviglie vi aiuteranno ad ottenere una disinfezione ottimale di pentole e piatti e dello stesso elettrodomestico.
  10. Create una pasta pulente per i fornelli o per i punti difficili del bagno unendo quattro cucchiai di bicarbonato con cinque gocce di tea tree oil e acqua quanto basta per ottenere una consistenza cremosa. Applicate con l’aiuto di una spugna e sfregate.

 

Voci precedenti più vecchie