Due anni senza te, babbo

… strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto…
(Isaia)

Fino all’inizio di questa strana estate, dopo mesi sospesi (ancora l’anima a volte sembra rimasta all’inverno, ha saltato la primavera e si scopre smarrita nella luce abbagliante di luglio), quel che resta del tuo corpo, babbo, era ancora senza tomba, sepoltura provvisoria solo la bara di legno nella terra, la croce di legno, l’olivo e piantine… e, le rare volte che sono venuta, ti ho portato la rosa bianca che amavi tanto.

Perché ti rattristi, anima mia,
perché ti agiti in me?
Spera in Dio

(Salmo 41)


Non ero pratica di visite ai sepolcri, solo per te, babbo, ho imparato a capire in parte il senso di onorare anche il luogo fisico, la porzione di spazio che in un frammento di tempo ospita i resti di chi ho tanto amato in vita, tutto intero: intelligenza e limiti, fede viva e piccole grandi paure, generosità e attacchi di panico, carità e carne, debolezza, acciacchi della malattia e dell’età… non mi bastano i tuoi scritti e le foto che si ritrovano ancora, mi manca la tua voce, l’odore del sigaro, la tenerezza infinita di babbo e nonno. Manchi tanto, babbo, manchi a me, a Viola… e a tante persone, a chi non lo dice, ma si sente, a chi lo dice spesso, a chi me lo scrive ancora dopo due anni dalla tua morte…
A me ora tornano in mente i momenti più belli, ti rivedo (anche grazie alle fotografie ingiallite che mamma ha ripescato dai cassetti) quando eri giovane e noi piccini…

rimescolìo di memorie, emozioni, lacrime e sorrisi. E a volte persino vere e proprie risate!

Perché sì, hai sofferto anche di depressione nera, soprattutto negli ultimi anni, ma non eri una persona triste, anzi. Mi hai insegnato tu a ridere e sorridere, amare la musica, il cinema, il teatro, la poesia, i romanzi, il buon cibo, il vino, il fumo (ma ho smesso per la salute), il profumo, la bellezza e tutto quel che non porta utile, non serve a sopravvivere, ma nutre la gioia per cui vale la pena vivere

Ero piccina, in braccio a zia Valentina, sorella della nonna Gabriella, con babbo Lodovico che sorrideva e mi guardava con amore, un amore che non scordo

Adesso c’è una tomba, finito il lockdown, appena mi è stato possibile, sono venuta a vedere. Volevo mettere la nostra rosa bianca accanto al tuo ritratto, ma la fioraia del cimitero non aveva più rose. Il delicato Lisianthus che mi ha proposto mi piaceva, sembra un mazzolino di rose bianche…

Preghiere, lacrime, parole senza voce… già aspettando l’autobus per il ritorno, all’ombra di un albero, non sotto il sole come all’andata, anche se all’andata è stata una bella sorpresa scoprire vicino al cimitero una panchina rossa con quel che significa…

alle lacrime si è sostituito un sorriso dal cuore, nella fiducia che ci ritroveremo in una maniera che non posso immaginare, ma che mette le ali alla mia speranza…

come l’olivo che sarà segno e ricordo e promessa

4 pensieri su “Due anni senza te, babbo

  1. Ho gli occhi un poco lucidi… ho letto TUTTO. Mi sono riletta,nell’altro post.. due anni sono già passati… e 4 da quando ci siamo viste l’ultima volta, e ho avuto il privilegio di conoscere tuo padre…
    Questo post, è un omaggio bellissimo… noi abbiamo costruito un ponte a dispetto di tutto.. geografie, età, famiglie… , io ti ho donato un pezzettino di mè, e tu hai fatto lo stesso, – in un disegno di amore che sfugge, ma che non fugge da chi ha deciso che cammino compiere…
    Bello che tu abbia fatto questo post, questo scritto, e abbia messo la foto, e detto queste parole, – ricordo, – ancora la tua vicinanza nell’ultimo abisso di disperazione, che non mi ha fatto però perdere la Speranza, ma anzi, anche là ci ho visto un disegno Divino. Ti ho donato anche io, una foto della tomba di papà… e sono più che sicura, che c’è una dimensione in cui si sono stretti la mano, e tuo papà ha aiutato il mio a spiegargli il perchè io non ho sempre tenuto fede alla intelligenza così come suggerito sul letto di morte: ero troppo piccola, e quando manca un padre, è come se manca il binario il tetto la sicurezza.

    Tuo padre mi ha fatto sentire la pace interiore, e tu, mi hai accolta – ascoltata – e siamo ancora qui, e non fanno niente gli anni che passano… e il tempo che è così strano, perchè anche in questo disegno divino c’è un qualcosa che le parole non sanno dire, perchè esistono altri VERBI.

    Con la pace si costruisce la pace…- mi piace il rovesciamento del proverbio romano… certo che sono romana e fiera di quell’impero, ma sono anche fiera del fatto che proprio a Roma si è svolta la traccia più grande come voleva Gesù… non è una questione di religione, infatti, come diceva giustamente tuo padre, ma di FEDE. Ed io sono sicura che li rincontreremo un giorno , più che sicura.
    Ti abbraccio forte, e perdona le mie poche parole un po’ sudate come la mia anima (ridi), sono sincere e te le dono con tutto il cuore, e ti ringrazio per la dolcezza dei tuoi complimenti che HANNO PASSATO IL VETRO e che mi hanno fatto sentire più che i complimenti l’affetto vero, che nutri per me.

    VI AUGURO OGNI BENE… OGNI FONTE DI FELICITA’…

    tuo padre, tanto ti ha dato… tanto ci hanno dato i nostro genitori, CATE. L’AMORE … QUELLO VERO.

    Ciao Tesoro.

    Roby

  2. Pingback: dove il tempo si compie | briciole di nuvola

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