La terapia della bellezza

vedere una stella di giorno
come un’ombra di notte
salva dalla realtà

Un’amica – diventata amica vera, amica stretta, in questi giorni di prova – che mi chiama stamattina, prima che sia riuscita a mandar giù qualcosa… una tazza di latte, le medicine e un caffè prima che mi suoni il campanello… arriva e si ciuccia un mio mezzo delirio che non la sconvolge (perché forse si aspettava di trovarmi pure peggio?), io mi metto scarpe, cappotto e sciarpa e andiamo.

A piedi.

In centro.

Cambiare vista 

scaccia pensieri

Colori e musi…

contro buio e muso lungo.

Silvia ama il mio stesso scorcio della nostra piazza.
E mi accontenta scattandomi una foto come fossi una turista nella mia città,

poi…

in cattedrale.

GRAZIE

 

Sai che il giorno s’impara ed è subito sera,
salutiamoci.
Sai che chi si ferma è perduto, ma si perde tutto chi non si ferma mai.
Sai che è ben poca certezza, ma spesso consola e rischiara.
È profumo e candela, la bellezza…
(…)
Sai che c’è chi non si ferisce, ma s’infastidisce soltanto.
Così vedere una stella di giorno
come un’ombra di notte
salva dalla realtà
Ma sei di passaggio
e godi il tuo turno
anche se c’è chi disprezza…
È un’amante fedele, la bellezza.

Eppure ci manca sempre qualcosa

La vita è una corsa meravigliosa,
ma in fondo
ci manca
sempre
qualcosa

(dalla canzone “La bellezza” di Niccolò Fabi)

Giornata della memoria della Shoah

Se si tenesse un minuto di silenzio per ogni vittima della Shoah, il mondo dovrebbe rimanere in silenzio per undici anni e mezzo.

 

75 anni fa le truppe sovietiche entrarono per la prima volta nel campo di sterminio di Auschwitz scoprendo l’orrore del genocidio nazista. Ricordiamo i 6 milioni di uomini, donne e bambini uccisi semplicemente perché erano ebrei. Rimarranno sempre nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere.

 

 

75 anni fa venne “liberato” il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Tra i sopravvissuti cadaverici che ne uscirono mia nonna materna e mia zia maggiore non c’erano, come non c’era nessuno dei 26 membri della mia famiglia paterna deportati lì anche loro con migliaia di altri ebrei, rom, politici, sacerdoti, omosessuali, disabili e dissidenti che riposano, speriamo in pace, in quella terra polacca tristemente celebre. Sono nato quasi un mese dopo questa liberazione, da genitori profondamente feriti e per sempre mentalmente devastati, che mai ce ne dissero una parola ma che ci trasmisero lo strazio comunque. Qaddish eterno per tutte le vittime, questa memoria non sparirà mai

  (il mio caro amico Jean-Michel Albert Carasso)

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

(Primo Levi)

sulle rive del fiume

sed si angustantur vasa carnis, dilatentur spatia caritatis

Respiri, passi, pensieri, preghiere, ricordi, lacrime, sorrisi, incontri… 

acqua che scorre, riflessioni di cielo in ogni specchio liquido… 

Angoscia

/an·gò·scia/
sostantivo femminile

1. Oppressione dello spirito che può nascere da uno stato di dubbio tormentoso o di profonda inquietudine oppure da paura, dolore o pietà, esasperati da particolare sensibilità.

PROPR. Difficoltà di respiro, opprimente costrizione al torace e alla gola, provocata da cause organiche o psichiche.

2. In psicoanalisi, reazione d’allarme dell’Io di fronte a situazioni per lo più interne e avvertite, spesso irrazionalmente, come pericolose.

3. Nella filosofia esistenzialistica, il sentimento fondamentale che ha l’uomo della nullità da cui emerge e in cui tende a risolversi il suo essere finito.

Origine
Lat. angustia, der. di angustus ‘stretto’ •sec. XIII.

Lunedì 20 gennaio 2020

Acqua che scorre, vento freddo, luce, luce, luce… 

terra sotto i piedi, nuvole sopra la testa, fiducia e sentimento di libertà bella,

passi e pensieri, preghiere e corsa… primi chilometri a ritmo dignitoso dopo lo stop per malanni sparsi.
Voglia di ricominciare alla grande, in culo al Blue Monday  e a tutte le sciocchezze che ci propinano per inventarci ‘bisogni’ e desideri di conforti da comprare… 

Voli in inverno

Al parco, a passi svelti nel freddo umido tornato a dire, con i rami spogli, che non è primavera, per affidare pensieri al respiro e respiri al vento e grida al cielo con gli occhi, quasi sempre senza voce (stamattina anche con la voce, in mezzo agli alberi, lontana da tutti, spaventando forse gli scoiattoli che infatti oggi non si sono fatti vedere), ombre tra mancanze e speranza e richieste di aiuto e perdono… e tra le rare foglie arrossate un volo verde, musicale distrazione

Un po’ magri per essere pappagalli… poi il nome giusto, era una coppia di parrocchetti.

erano vicini alle Pavoniere, lui col collare sfumato di rosa e viola, lei tutta verde chiaro con la coda azzurrina… una lenta danza colorata.
E poi, mentre camminavo lungo le rive in direzione del ponte all’Indiano,

un incanto di ali bianche,

un accordo e poi il volo.

 

Grazie

doni e sorprese

come uno scoiattolo rosso all’improvviso, comparso elegante e silenzioso, veloce e leggero e quasi scomparso in rapidi salti simili a un volo su su tra i rami, verso la fine di una lunga passeggiata piena di pensieri non proprio lievi. O come la luce vivace in danza sull’acqua dell’Arno, luce quasi abbagliante eppure di conforto dopo una notte velata di pianto. Troppo forte per gli occhi stanchi, mai troppa per il cuore, la luce.

E crochi in fiore,

colazione di un’ape golosa di aprile nel cuore dell’inverno. 

E un cavallo bianco lungo le rive del fiume…

e allora le rive diventano mura di un castello fortificato 

e fantasie di fossato e ponte levatoio… 

non fosse metà gennaio direi che ho preso troppo sole…

16 gennaio 2020 Cascine scoiattolo1

I rami spogli ricordano che siamo in inverno.
L’oro dell’autunno è passato, i pollini non sono ancora sparsi… solo sprazzi di petali e tanta vita che preme e freme

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