Luna di mattina, croce spenta…

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

(Salmo 18, Liturgia di oggi)

Luna incantevole luminosa nel primo mattino, seminascosta dietro il campanile della chiesa davanti a casa, con ancora le ultime sfumature rosa dell’aurora… se la croce che sovrasta la facciata non si illumina più da qualche tempo, le luci del cielo non vengono meno

briciole di memoria

Ieri mi è arrivato un quaderno della Fondazione Balducci, dono del caro Andrea Cecconi. Emozione anche solo a veder la busta… e stretta di amore e nostalgia per il mio babbo. Andrea lo nomina nell’introduzione allo scritto di Padre Ernesto:

Scriveva Lodovico Grassi, direttore di Testimonianze, nella presentazione della ristampa della rubrica, a cura di Padre Balducci, dal titolo ‘E voi chi dite che io sia?’: “È un dialogo anche polemico con i non credenti, in forma di preghiera” ma non in senso apologetico, perché l’affermazione profonda dei non credenti è sempre rispettata.

Albert Camus a 23 anni passò un periodo di riflessione a Firenze, amava trascorrere le ore nei chiostri della Santissima Annunziata e nel convento fiesolano di San Francesco.

Le mattinate fiorentine del 1937, soprattutto nella quiete dei chiostri, gli davano il gusto della gioia pellegrina sulla terra,

“Nel tenere il teschio sul tavolo per guardare con più tenerezza e libertà il panorama di Firenze dalla finestra…”

“Amano il nulla – scriveva Padre Ernesto Balducci a proposito degli atei convinti – per non aver saputo amare il tutto. Essi credono nella tua crocifissione, ma non nella tua resurrezione.
Anche per Albert Camus il suo esistenzialismo ateo non lo priva di lasciare aperto l’orizzonte alla speranza nella lotta contro il male. Il suo senso della vita non è risolto nella fede, ma nell’intensità dell’amore di ciascun uomo consapevole dei propri limiti e responsabile del proprio destino (…)

Nel 1946 rivolgendosi a un prete cattolico che affermava di essere anche lui anticlericale, Camus rispose: ‘spartisco con voi cristiani lo stesso orrore del male. Ma non spartisco la vostra speranza, pur continuando a lottare contro questo universo in cui dei bambini soffrono e muoiono’ (…)

Nietzsche ha combattuto con Cristo, Camus non ha combattuto con Cristo, perché per lui Cristo è interessante solo fino al monte del Teschio: oltre è tutto un’illusione (…)
Il suo valore morale è di non aver giocato, come il suo maestro Gide, d’aver accettato il limite senza finzioni (…)

Deciso a non perdere la vita si è rifiutato anche di fingere: ha portato su di sé il peso del rifiuto. Il che non è possibile senza amore. (…) Ha scelto la via stretta, ma non per amore del Regno di Dio, per amore dell’uomo.
Ha riconosciuto che la vera via è quella stretta, ma non ha riconosciuto che essa sbocca nei pascoli di Dio. Ha visto la verità nella sua parte umana, nell’emisfero in cui la verità è buia e povera di consolazioni.

È troppo poco per la salvezza, ma è più che nulla.
Da un solo atomo di amore, Dio può far nascere un universo.”

Ieri sera, mentre leggevo l’estratto da Albert Camus, Nei chiostri fiorentini, di Ernesto Balducci, con la splendida nota introduttiva di Andrea Cecconi, mi sembrava di sentire la voce di Padre Ernesto… scherzi della memoria! Per anni non ci ho pensato, ora mi ricordo con precisione e affetto la sua voce, il suo odore di pane e sigarette segrete (gli avevano vietato il fumo, nascondeva le cicche appena spente nei cassetti della scrivania se entrava in redazione qualcuno più severo del mio babbo… una volta me la passò, una sua sigaretta accesa, già fumavo anch’io [da quasi due anni ho smesso], “Cate, coprimi!”… mi viene da ridere a ripensare a quella scena sotto la Badia Fiesolana e poi mi stringe il cuore la nostalgia, ma è babbo che mi manca, soprattutto, e un po’ le chiacchierate con quel gigante che era Balducci, non Testimonianze).  E poi mi è venuta voglia di rileggere La peste e L’Étranger

Ore e colori

Di mattine al parco e tramonti per via.

 

Correre al parco mi piace tanto, non solo per la gioia del movimento all’aria aperta, scoperta abbastanza recente, mare a parte, ma proprio per il contatto ravvicinato con l’aria e i mutamenti di odori e colori nella danza delle stagioni. Se già a luglio avevo notato tante foglie gialle in alcuni spazi delle Cascine, da metà settembre è un crescendo di rossi e marroni… sinfonia d’autunno con qualche nota di verde estivo nell’erba fresca e dissonanze primaverili sparse.

Tra i fiori spesso la presenza lieve della carezza di babbo, nel volo di una farfalla bianca, come nel vento fresco sulla pelle accaldata mi ostino a sentire il respiro di Chi fa vivere l’universo. Respiro che non è solo nel vento.

Né solo nella luce che gioca a nascondino con le foglie tra i rami alti…

le prime castagne in terra e certi funghi grossi…

con un profumo inconfondibile, mescolato a quello della terra ancora umida

dopo la pioggia del giorno avanti, tra le foglie cadute.
L’ultimo giorno di settembre, a metà percorso, una sorpresa mi ha fatta quasi piangere, commossa: due scoiattoli che giocavano, salivano e scendevano dagli alberi vicino alla radura che precede il ponte all’Indiano… che meraviglia!

Mentre intorno alla vasca con la fontana candide rose cantano una stagione andata…

Fiori e foglie, cuori ovunque

briciole di bellezza per terra.

L’ultimo giorno di settembre ho letto che è morto il mio prof di italiano al liceo.
Sono sempre più le briciole di cuore che mi volano via…
sempre meno le radici che mi tengono…