contrasti

Riuscire per un momento a non sentire il rumore degli autobus e il vociare di gente nervosa, passanti di fretta, folla accaldata, mamme in ritardo, ragazzi annoiati, turisti frastornati… con uno sguardo, soltanto uno sguardo a quelle mura dove il Beato Angelico dipingeva,

dove lavorarono e pregarono Fra Bartolomeo e il Savonarola… 

In cerca di ombra nel bagliore del sole di luglio, in cerca di luce nel caos poco calmo dentro, simile a un buio già attraversato e mai dimenticato. Scorci di quel che amo ancora della mia pelle fuori dal corpo, la città che non so lasciare anche se troppo spesso fatico a viverla come quando la vita sembrava aperta a tante possibilità… la amo se guardo in alto, la detesto quando – non più nuvola – guardo dove metto i piedi e quanto la offende. Con la scusa di difenderla, magari.

All’inizio della settimana, una bella sorpresa sulla porta di casa all’ora della pausa per il pranzo: un geco fermo sulla superficie liscia… un capolavoro inimitabile (per ora, almeno) di perfetta aderenza combinata alla facilità di staccarsi e correre via rapidamente e riattaccarsi ancora sfidando la legge di gravità e ogni grado di pendenza. Altro che Spiderman!

lo volevo adottare, anche per la sua dieta a base di insetti (liberaci dalle zanzare!), almeno ospitare… e per un giorno mi è rimasto vicino, sembrava seguirmi addirittura, l’ho visto di nuovo sulla porta quando dovevo tornare a lavoro.
Da ieri non lo vedo più, forse si muove solo di notte, forse ha trovato la strada per tetti e terrazzi, dove è più probabile che si possa sfamare.
Ciao, piccolo amico di un giorno d’estate, torna a trovarmi quando vuoi.


Ancora pensieri senza parole, bisogno di riflettere e voglia di pace, ma troppa stanchezza per fermarmi a meditare.
Smarrita, confusa, un po’ ferita un po’ in fuga un po’ – ovviamente – mortificata per cadute forse evitabili.
Non mi arrendo, ma provo a sospendere il giudizio su quel che non so controllare. E a mandare in vacanza la smania di voler controllare quel che forse è solo da attraversare, non accettare o subire, ma attraversare per superare.

Ringrazio gli alberi che mi hanno donato l’ombra desiderata in una sosta obbligata nel cammino per le mie “ricerche in corso”.
Era mercoledì pomeriggio, turno infrasettimanale di riposo dal mio lavoro, momento settimanale per un lavoro dentro me.

E poi, ieri, la pace gratis… il conforto che scordo ogni volta, prima di riceverlo, preda di paura e vergogna, il conforto che ogni volta mi nutre di quella luce che non viene dalla nostra stella, ma da Chi ha creato noi e le stelle.
Gratis non perché non ci sia un prezzo di dolore prima e di penitenza dopo, ma perché non si merita, si può solo accogliere o rifiutare, ricevere o respingere.

Grazie

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