e domani è Pentecoste

un giorno alla volta, sì, un’alba alla volta… ma con tante notti in ospedale perdo il filo dei giorni.
Mi sono resa conto ora che domani è Pentecoste.
Sono diverse notti che non tocco il mio letto, anzi, il nostro letto… mi manca il mio sposo. Accanto a Viola ricoverata ancora al Meyer non si sa per quanto (sono venute fuori cose nuove, servono ulteriori accertamenti, ma ieri era festa, oggi sabato, domani domenica… fino a lunedì solo i prelievi di routine), a volte mi appisolo, ma non metto insieme due ore di sonno per notte. E la luce del mattino mi brucia gli occhi stanchi di pianto. Inondati comunque di bellezza sparsa, tra nuvole e rami.


…se non guardo l’edificio, ma verso il cielo o le colline, per rari e preziosi momenti mi dimentico che siamo recluse..

poi torno dentro. E quella scala non porta alle nuvole, no.

Stamattina almeno un’ora di libertà dalle flebo per la nostra piccolina, non di più, perché ancora non mangia e neanche beve e si disidrata in poco tempo. Qualche momento di svago per Viola in ludoteca, qualche ora fuori di lì per me. Non so come, quando, dove e soprattutto se potrò andare alla messa … prima, oltre tutto, avrei bisogno di una bella confessione, ma … domani è Pentecoste

 

Veni, Sancte Spiritus,
et emitte caelitus
lucis tuae radium.

Veni, pater pauperum,
veni, dator munerum,
veni, lumen cordium.

Consolator optime,
dulcis hospes animae,
dulce refrigerium.

In labore requies,
in aestu temperies,
in fletu solatium.

O lux beatissima,
reple cordis intima
tuorum fidelium.

Sine tuo numine,
nihil est in homine,
nihil est innoxium.

Lava quod est sordidum,
riga quod est aridum,
sana quod est saucium.

Flecte quod est rigidum,
fove quod est frigidum,
rege quod est devium.

Da tuis fidelibus,
in te confidentibus,
sacrum septenarium.

Da virtutis meritum,
da salutis exitum,
da perenne gaudium.