inserimento

wp_20160913_012all’ingresso della scuola dell’infanzia comunale Gioacchino Rossini.
Da leggere, rileggere e mettere in pratica. E cominciare a vincere qualche ansia.
Il primo giorno di asilo siamo entrate insieme, Viola si è messa subito a disegnare e giocare e l’ho lasciata abbastanza tranquilla (scoppiata a piangere appena fuori, distratta da un caffè con un’altra mamma, ma in fondo felice che la mia bimba si fosse subito ambientata), poi quando sono andata a riprenderla mi hanno riferito che era stata brava, serena, tutto a posto.

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Sì, sì… dopo due passi fuori dal cancello si è messa a piangere, correre avanti e indietro, strillare e scalciare. Si stava avvicinando un temporale dopo l’afa opprimente e non sapevo come fare, tra sguardi di disapprovazione di passanti e curiosi e la paura che Viola mi scappasse per strada. Poi l’idea: prendere l’autobus, anche se per il chilometro che separa la Rossini da casa ci si mette più coi mezzi che a piedi! A Viola è piaciuta la novità (ci era salita solo un’altra volta, sul bus, c’era anche il babbo quel giorno e si doveva andare in centro per il matrimonio dello zio Pietro), si è calmata, mi ha dato la mano fino alla fermata, mi ha chiesto di essere presa in braccio solo due volte e siamo rimaste buone buone in attesa del 22… salire e fare il biglietto non è stato semplicissimo, ma era andata. Così credevo. Due fermate tra spintoni, ragazzini urlanti usciti da scuola (primo giorno per tutti, ieri, in Toscana), scossoni e frenate, ma “il bello” è venuto al momento di scendere. Viola non ne voleva sapere e mi è scappata verso l’autista. Una signora tinta di biondo mi ha guardata malissimo, altre persone borbottavano cose come “non li sanno più educare questi bimbi, le mamme di oggi non hanno polso” e nessuno che mi desse una mano o mi lasciasse in pace (delle due l’una: o ti disinteressi o intervieni, troppo comodo giudicare senza muovere un dito davanti a una difficoltà), per fortuna una signora straniera, con scarsa conoscenza della nostra lingua e la pelle molto scura, con il cuore luminoso, ancora non indurito dalla diffidenza imperante tra chi blatera “con tutti ‘sti stranieri…” alla fermata successiva mi ha sorriso e ha fatto in modo – non so come – di aprire un varco tra i ragazzi scatenati, ha chiesto all’autista di aspettare un pochino a richiudere e ripartire e siamo scese. Tornata a casa con Viola abbarbicata, in lacrime…nel pomeriggio avevo una visita medica e venivo da una notte insonne, poi, uscita dallo studio medico, un tramonto incantevole mi ha consolata. 

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E la Luna che danzava tra le nuvole

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e mi rispondeva con luce riflessa, ma non per questo meno gradita, quanto fosse cambiato dal momento della ricaduta. Sono quasi fuori dal tunnel… ce la sto facendo. GRAZIE

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Meglio che la Fiorentina in maglia aranciata che non trova la porta… ieri sera mi ci stavo addormentando.

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Stamattina, con la schiena implorante pietà, avevo già quasi deciso di andare a riprendere Viola col passeggino.
Il diluvio che si è scatenato in mattinata ha eliminato il “quasi”.
Cercata nel caos di casa quasi domato (sto liberando una stanza per farle la cameretta finalmente) e trovata la copertura impermeabile mai utilizzata prima, sono corsa a scuola sotto la pioggia spingendo quel coso vuoto… molto più pesante che con la mia principessa dentro.
Era il peso dell’ansia.
Invece oggi è andata bene, Viola era felice di rivedermi, mi è corsa tra le braccia e si è fatta infilare nella carrozza coperta ridendo e canterellando mentre dal cielo veniva giù di tutto… tra pozzanghere e schizzi, tuoni e suoni di clacson (oggi ero contenta di non avere un’auto, a piedi non trovo mai molto traffico, a parte gli ombrelli e la ressa dei genitori all’entrata/uscita di scuola) si divertiva mentre la spingevo correndo coi capelli bagnati (ho bisogno di un impermeabile vero), lei asciutta e protetta come quando era piccina piccina… 

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Pomeriggio di coccole mentre fuori pioveva ancora, un arcobaleno sbiadito quando ho preso in mano la macchina fotografica (l’unica mia macchina, oltre a quella per il caffè),

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ma colto meglio da un amico

"Arco e baleno" foto di Pelle

“Arco e baleno”
foto di Pelle

e ancora giochi e coccole aspettando il babbo bloccato nel traffico in tilt (strade allagate e lavori infiniti per la tramvia).
Una cena preparata insieme (Viola mi vuole sempre “aiutare”) e finalmente il plenilunio tra le nuvole.

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A casa con gli occhi al cielo

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. AnnaZuk
    Set 17, 2016 @ 00:08:00

    Un concentrato di vita che appassiona con tutti i suoi colori – quellli più scuri e quelli più luminosi – perché nella tua vita c’è tanta passione, tanta premura e tanto amore ❤

    Rispondi

  2. adamsmith76
    Set 17, 2016 @ 06:29:50

    Felice per Viola ❤ Decisamente meno del fatto che quando piove ci siano problemi. Devo sperare che piova il meno possibile 😦

    Rispondi

    • bricioladinuvola
      Set 17, 2016 @ 11:26:45

      la pioggia non crea problemi, anzi… ci siamo divertite! Il guaio sono le mie ansie, il giudizio (reale o presunto) degli altri, la mia fragilità nei confronti dei giudizi (reali o immaginati da me), le paure della piccina arginate male da me se mi lascio prendere dall’ansia. La pioggia proprio no. Magari gli ombrelli, le strade dissestate, la corruzione che fa lievitare tempi e costi della tramvia ecc…

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  3. luciaguida
    Set 17, 2016 @ 08:59:51

    A volte siamo noi ad avere i timori peggiori. Te lo dice una come me ‘impastata con l’ansia’ 😉 Per il resto mi sento di dirti che le difficoltà materiali, pioggia inclusa si superano con più facilità. Buon cammino a te e alla ‘nostra’ piccola Viola.
    Abbraccio ❤

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    • bricioladinuvola
      Set 17, 2016 @ 11:29:45

      da mamma (più esperta) a mamma (non più giovane, ma inesperta) hai colto perfettamente. Bacino alla zia scrittrice ❤

      P.S. ovviamente ancora non ho la testa sgombra per iniziare il romanzo (me lo voglio godere), ma devo dirti che a mia madre è piaciuto talmente tanto che non la soddisfa più, al confronto, neanche il mio adorato McEwan 🙂

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