porta del cielo

26.12 Firenze da San Miniato

Per la festa di Santo Stefano, siamo saliti a San Miniato al Monte.

26.12 cimiteroSan Miniato

Il contorno di nebbia, stamani, portava a mettere tra parentesi gli affanni quotidiani e a cogliere colori e dettagli a volte trascurati nelle girate tipiche dei giorni festivi…

26.12 cimitero Porte Sante  San Miniato

spesso veniamo alle Porte Sante a Capodanno, quest’anno in anticipo per un’occasione particolare.

Padre Bernardo, da qualche tempo amico su facebook, aveva diffuso un invito che che ha riscosso anche troppo successo (qualcuno, scoraggiato, si è lamentato così: “…in chiesa c’era mezza Firenze incastrata per le scale. Spaventato, ho fatto retromarcia e son tornato via. Peccato!”). L’apertura straordinaria della clausura dell’abbazia che guarda Firenze dal suo monte e le apre un magnifico sbocco al cielo meritava l’attesa, anche “incastrati” sulle scale.
26.12 folla nel chiostro abbazia di San Miniato

La storia dell’assedio di Firenze, rievocata da Bernardo Francesco Gianni tra una battuta scherzosa e una profonda riflessione (che sagoma, Padre Bernardo!), sembrava rivivere nel chiostro …

26.12 campanile e chiostro San Miniato

“Arrivò poi, repentino ed inatteso, il tempo in cui le ‘porte sante’ di San Miniato spalancate sul cielo di Firenze quasi dovettero serrarsi e tutto il monastero, da luogo aperto sulla città e sul suo contado, scoprirsi abbracciato, se non soffocato, da baluardi e terrapieni improvvisati dal genio militare di Michelangelo a partire dal gennaio del 1529. Non è difficile immaginare come l’epica difesa di Firenze e della sua Repubblica, che qui a San Miniato e soprattutto sul suo campanile conobbe alcune delle sue pagine più avvincenti, avesse costretto i monaci a modificare l’armonioso ritmo delle loro giornate e delle loro liturgie.
D’altra parte la loro pervicace ostinazione a non abbandonare il monastero e la loro paziente convivenza con le nuove esigenze belliche testimoniano una volta di più, nel frangente di quella memorabile resistenza popolare contro il potentissimo esercito di Carlo V, quanto forte fosse il legame che si stabilì fra le istanze di libertà di un’intera città e un certo mondo ecclesiale, soprattutto quello riferibile ad alcuni ordini monastici e mendicanti che proprio in quei febbrili anni raccoglievano l’eredità ancora viva dell’intensa predicazione di Girolamo Savonarola, finalizzata ad una radicale riforma evangelica della società contro qualsiasi abuso di potere…”
(quando si chiusero le porte)

26.12 monaco e luci nel chiostro di San Miniato

è stato bello lasciarsi guidare dove i monaci custodiscono in silenzio tanta bellezza, ci hanno fatti sentire davvero benvenuti e come a casa, anche se abbiamo stravolto i loro orari (un monaco anziano si chiedeva come mai fosse saltato il pranzo… “o Bernardo che combina? Ancora a intrattenere tutti gli ospiti? E la zuppa?”).

E spero che anche per Viola questo luogo meraviglioso diventi una tappa del cuore, quando sarà grande. Intanto me la sono portata dentro, a fare un tuffo nella luce prima ancora di venire alla luce…

26.12 con Viola in pancia controluce nel chiostro di San Miniato

sostando tra gli affreschi di Paolo Uccello

261220122255

… quel che ne resta incanta

26.12 affresco profilo angelo San Miniato

e solo la stanchezza nella pioggia che stimolava altro bisogno di far uscire liquidi…

26.12 pioggia nel chiostro abbazia di San Miniato

e il peso del pancione ci hanno fatto lasciare l’abbazia prima del termine della visita guidata,

nella speranza di tornare presto a sentire le parole di Padre Bernardo e il respiro della luce tra Firenze e il cielo

26.12 facciata San Miniato

Grazie

26.12 tornando via da San Miniato

deliranza prenatale

C’è un posto che non ha eguali sulla terra… questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie, mistero e pericolo.
Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna… io lo sono.
(Il Cappellaio Matto)

22.12 strumenti

… vagamente influenzata dal film di Tim Burton (non avevo ancora visto Alice in Wonderland), una nail art d’hiver tra voglia di neve e nostalgia di cieli azzurri e freddo scintillante in questi giorni di nebbia e pioviggine e umori lenti…

23 nail art d'hiver

senza pozioni o torte stregate, cambio dimensioni a vista d’occhio…
e non solo le dimensioni.
Se qualcuno mi avesse detto che un giorno sarei stata felice di venir presa a calci e pugni e gomitate da mattina a sera (spesso anche dalla sera alla mattina), gli avrei risposto male o gli avrei riso in faccia. Ora, sia pure sempre più stanca, mi ritrovo in faccia un sorriso invincibile…

23.12 panciona ridens

una specie di deliranza … e quando lentezza e pesantezza, che scordo solo a danza o quando gioco col mio nipotino,

23.12  Cate e Bernardo

si fanno dolcezza dell’attesa, preparo per Viola quel che non le servirà finché non verrà alla luce

24.12 bucato con cosine di Viola

e intanto inonda di emozioni me

25.12.2012 panni di Viola stesi

L’ottavo mese inizia a farmi capire come si passi dal quasi inconfessato ti terrei qui per sempre a …esci da questo corpo!

Le premier jour de l’hiver

“La vedi nel cielo quell’alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice di un fiato che il dio dell’inverno è arrivato”

(Francesco Guccini, Quello che non)

Firenze dalla finestra

Inizia l’inverno astronomico, anche se freddo e nebbia e spruzzate di neve già ci facevano sentire in inverno..
Inizia oggi l’ottavo mese aspettando Viola.

22.12 nebbia e candela

Non so l’angoscia di una pianura infinita, ma conosco il colore delle nuvole basse…

21.12 nuvole e Luna

Sono stata prossima a farmi polvere di angoli tetri… ora non trovo uno spigolo a pagarlo tra le curve che cancellano anni di fuga.
Mi sono fatta mare per un pesciolino che si sta facendo bambina e mi sento ormai anche nave per portarla al mondo là fuori, fuori da questo pancione.

Sei già a testa in giù, sai già la strada per venire al mondo, bimba mia, ti sento ancora muoverti vivace, ma non c’è più spazio per ariose evoluzioni e capriole, inizi a crescere più di quanto possa crescere il tuo mare… ti giri, ti stiri, oscilli e ti fai sentire…
Ora sei tutta mia, poi sarai al mondo.
Inizio a volerti riconoscere fuori da me, ma so che mi mancherà tanto questa pancia animata…

21.12 allo specchio

E inizio a prepararmi all’incontro. Come posso…
E ricevo con gioia i doni… oggi mamma mi ha regalato la camicia per il parto

21.12 camicia e camicina

e cosine tenere tenere per il primo giorno di Viola

21.12 cappellino camicino calzini

una donna in fuga dalla notizia…

18 al Penguin

è un’emozione vedere le mie righe accanto a un’opera d’arte ispirata da quel che avevo scritto (e dal bellissimo libro di cui parlavo, tentando di trasmetterne il senso o quel che per me voleva dire e sapeva dare). Grazie al fotografo, Giancarlo De Luca, e all’artista: Daniela Cicatiello Spagnuolo!
E grazie all’amica che mi aveva invitata a partecipare al contest di pura passione per i libri, Alessandra Rivazio … non immagini quanto mi sia cara questa iniziativa. O forse sì: avevo accolto l’invito a giocare quando ancora non sapevo di essere in attesa… e ora sono piena di una vita che sta per venire al mondo. Oggi finisce il settimo mese. Il tempo vola…

Martedì 18 dicembre, al Penguin Café ” vernissage della mostra delle quindici opere che altrettanti artisti hanno creato interpretando le opere selezionate per “Una frase, un rigo appena – i libri che ti cambiano la vita“ – primo contest di passione pura per i libri.
Francesco Bassini, Francesca Belmonte, Daniela Cicatiello, Cristina Cusani, Giancarlo De Luca, Giuseppe Falconi, Marialuisa Firpo, Antonio Fumo, Fabio Fumo, Ludovico M. Fusco, Francesco Manes, Tiziana Mastropasqua, Giuseppe M. Montuono, Giacomo Ricci e Corrado Uccello hanno interpretato le quindici motivazioni selezionate dalla giuria tecnica presieduta da Claudio Calveri con Annalisa Spedaliere, Alessandra Rivazio, Massimo Smith e Maurizio Tieri.
“Quanti uomini hanno datato l’inizio d’una nuova era della loro vita dalla lettura di un libro” Henry David Thoreau

Mi sarebbe stato difficile partecipare fisicamente, non solo perché da Firenze a Napoli ci sono diversi chilometri… sono giorni, settimane particolari. La stanchezza cresce quanto il pancione. E per altre ragioni s’impone un attento risparmio di risorse in tutti i sensi. Torneremo a viaggiare, ma non ora.
Non sono riuscita a leggere i testi degli altri lettori in gioco, intanto ripubblico il mio:

“Migliaia di attimi, di ore e di giorni, milioni di azioni, un’infinità di gesti, di tentativi, di sbagli, di parole e di pensieri. E tutto per fare un unico uomo al mondo”
Lesse ad Avram quelle frasi.
Andrà tutto bene, commentò lui, vedrai faremo in modo che Ofer stia bene.
Lo pensi davvero?
(…)
Mostrami quello che hai scritto.
Orah gli passò il quaderno.
Lui lo prese, con cautela, e lesse tra sé, bisbigliando: “Migliaia di attimi, di ore…un’infinità  di gesti … di sbagli… E tutto per fare un unico uomo al mondo”. Posò il quaderno sulle ginocchia e osservò Orah. Un’ombra lo rannuvolò.
Aggiungi qualcos’altro, disse lei senza guardarlo, tendendogli la penna:
“Un unico uomo, che è così facile distruggere”.
Scrivilo.
E lui scrisse.

(A un cerbiatto somiglia il mio amore, David Grossman)

Disseminato di una miriade di detonatori della memoria, più che un romanzo, un canto di amore e dolore, brulicante di vita. Mi dovevo fermare, ogni tanto, sopraffatta dalle emozioni. Non mi trasportava altrove, come spesso fanno gli amici di carta, mi precipitava nell’intimità.
Una donna in fuga dalla notizia sarebbe la traduzione fedele del titolo originale.
Orah è una donna che fugge dalla notizia della morte del figlio, convinta che se la notizia non potrà esserle comunicata, in qualche modo non sarà compiuta, perché una notizia impossibile da ricevere e comunicare è come se non ci fosse … a volte sentivo il bisogno di rallentare, interrompere la lettura, non solo per assaporare goccia a goccia quel canto di amore e morte, vita e dolore, tenerezza e profondità, non solo per  accogliere e poi lasciar andare i ricordi personali risvegliati da tante pagine, non solo, no, dovevo fermare il girar di pagine anche per aiutare  una mamma a rimandare l’arrivo di quella notizia impossibile da ricevere. Finché avessi letto, l’esercito non avrebbe portato a casa di Orah l’annuncio della morte in guerra di Ofer. Dovevo continuare a leggere, ma lentamente, fermando un tempo già compiuto altrove, ma riaperto ogni volta dal racconto.

La storia di una madre in lotta impari con la guerra e la morte, armata soltanto dell’ostinata tenerezza dell’amore più forte, parte dalla sua storia di ragazzina innamorata della vita in mezzo alla crudeltà della guerra. Le prime pagine danno un luogo e un tempo particolari all’universale unicità di ogni adolescenza: Israele, guerra dei  Sei Giorni. Orah, sedicenne appassionata e curiosa, ricoverata in isolamento in un piccolo ospedale di Gerusalemme, conosce Avram e Ilan. Nelle ore del coprifuoco nasce un affetto che sarà, per tutta la vita, amore e amicizia, passione, rinuncia, tutto. La storia delle persone, ciascuna unica e irripetibile, travolta dalla storia decisa dai governi e dalle logiche illogiche del mondo.

Letto in un periodo di forte angoscia, finito con un tremito confuso, per lo strazio narrato, vissuto e raccontato, da Grossman. E con un rinnovato amore per  questa cosa fragile e preziosa che è la vita.

“Sotto il corpo di Orah c’erano la pietra gelida e il monte intero, enorme, compatto, infinito.
È così sottile la crosta terrestre, pensò”

Daniela Cicatiello Spagnuolo

Daniela Cicatiello Spagnuolo

fiori e radici

in attesa di darti alla luce, ti sento ormai da tempo così viva e presente che non riesco a non parlarti come fossi capace di capirmi. E forse, anche se non conosci le parole, capisci almeno che ti voglio bene e già hai cambiato tanto la mia vita, piccola Viola, fiore che verrai al mondo in inverno…

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In attesa di te e con qualche pensiero triste da lasciar passare (non si sta proprio bene sempre in bilico, ma … meglio non parlarne, per ora almeno, ai problemi si troverà soluzione, meglio non dare spazio allo sconforto), mi rifugio anche nei giochi di colori sulle unghie… a volte le frivolezze fanno più che le medicine.
Un pizzico di gioia lieve lieve e tutta la forza che ci dai tu, non occorre altro, ora, per andare avanti.

Una base di smalto viola chiaro

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e poi via con il kit di micropittura regalo di Andrea:

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fiori d’inverno,

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pensando a te e ai disegni che facevo da bambina, mentre nonno dipingeva coi colori seri, quelli veri, che non potevo toccare se non in sua presenza… quanto mi manca nonno Giuliano!

Oggi siamo stati a far visita a nonna…

15.12.2012 con nonna Gabriella e Viola nel pancione

la luce negli occhi di nonna Gabriella (102 anni compiuti a settembre) quando ha visto muoversi Viola nella mia pancia “oh … si vede anche da fuori! Che bimba vivace… mi tocca aspettare che nasca questa vispa pronipotina, prima di morire… “

conforta di tante amarezze…

GRAZIE

non scordare Samb e Diop

è passato un anno dall’agghiacciante giornata di odio e follia omicida che il 13 dicembre 2011 ha insanguinato Firenze.
Indagini chiuse in fretta per la morte del reo (pare abbia fatto tutto da solo, anche se diverse domande sono rimaste senza risposta), ma ferita ancora aperta.

Gesto isolato di un folle? Folle di certo, ma non così isolato. E non solo folle. Scriveva i suoi deliri razzisti condivisi su siti neofascisti (tutto fatto sparire, nelle ore successive, da zelanti militanti di estrema destra attenti all’apparenza, mentre altri inneggiavano al nome del killer su pagine facebook create appositamente… teste vuote, più brutali, meno ipocriti). E il clima di ostilità nei confronti di stranieri, migranti, esseri umani spesso chiamati “clandestini” come fossero merci di contrabbando o sostanze illecite e non persone in fuga da miseria, guerra e dittature, non va considerato?

Ricordo come fosse ieri quel giorno di dicembre, la paura che entrava nelle ossa più che il freddo, l’angoscia al pensiero che pochi minuti prima della strage in piazza Dalmazia, al mercato, vicino a dove abitiamo, passeggiavano Silvia con Bernardo… il mio nipotino giocava sul marciapiedi a pochi metri da dove, poco dopo, un fanatico razzista avrebbe spezzato la vita di due uomini.

Il nome dell’assassino venne detto subito, le vittime indicate a lungo solo come “i senegalesi uccisi”. Il nome suo non lo cito qui, si trova in tutti gli articoli, qui voglio ricordare Samb Modou e Diop Mor, che a Firenze vivevano e lavoravano. E a Firenze sono morti, assassinati in una fredda mattinata di dicembre.  Con loro venne colpito Moustapha Dieng, rimasto in vita, ma ricoverato a lungo in prognosi riservata e condannato da quei proiettili alla paralisi.

Nel pomeriggio, l’assassino, prima di morire suicida, sparse terrore e sangue in un altro mercato fiorentino, in pieno centro storico: gli spari al mercato di San Lorenzo ferirono Sougou Mor e Mbenghe Cheike.

Sabato 17 dicembre 2011, dopo tanto tanto tempo che non uscivo da sola se non per piccole mete vicine (stavo meglio, ma ero ancora convalescente… ma questa è un’altra storia, anche se la vita è sempre un intrecciarsi delle nostre piccole vicende personali con gli eventi che toccano la coscienza collettiva), mi sono messa sciarpa e guanti e ho lasciato a casa lo sposo stanco e raffreddato per andare al corteo contro il razzismo.

17.12.11da piazza Dalmazia

Anche a piedi è così vicina a casa nostra piazza Dalmazia!

17.12.2011 da piazza Dalmazia
Via via che mi avvicinavo alla piazza della strage, luogo di partenza della manifestazione per onorare le vittime e far sentire alla comunità senegalese di Firenze che tutta la città era stata colpita, sentivo come un abbraccio quel mescolarsi di lacrime silenziose e sorrisi di bimbi, manifesti colorati e sguardi dalle finestre… certo, alcune sigle politiche stonavano, come alcune grida e assenze (o presenze in favor di telecamera), molti in città erano più presi dallo shopping prenatalizio, ma tanti tanti fiorentini, ragazzi e anziani, erano in corteo o salutavano commossi. Anche solo con uno sguardo muto che diceva tutto.
E non sono rimasta sola nella folla… a parte le parole scambiate in francese con alcuni migranti arrivati a Firenze da altre città, a parte gli sguardi lucidi di donne riconosciute in quell’occasione, ma già incontrate in altri luoghi

17.12.2011 donne in piazza santa maria novella

… mi sono ritrovata con Daniela, vicino alla Fortezza

 17.12.11 vicino alla Fortezza

e siamo rimaste insieme fino alla fine, in piazza Santa Maria Novella,

sabato 17 dicembre 2011 al corteo per Samb e Diop

 dove eravamo davvero in tanti

17.12.2011 piazza santa maria novellapoi, stanca di comizi e in riserva di energie, mi sono incamminata in senso inverso e ancora arrivavano persone da piazza Dalmazia…
alla stazione c’era uno striscione enorme

17.12.2011 stazione corteoOggi non credo potrò partecipare fisicamente alle iniziative in piazza né al concerto al Mandela… ma non scordo.
E riporto qui l’appello dell’ASFC
(Associazione dei Senegalesi di Firenze e Circondario):

 APPELLO
 
13 dicembre 2011 | 13 dicembre 2012
 
PER RICORDARE
 MODOU SAMB E MOR DIOP

 Il 13 dicembre di un anno fa in Piazza Dalmazia furono assassinati Modou Samb e Mor Diop; furono feriti in modo grave Sougou Mor, Mbenghe Cheikh e Moustapha Dieng (che non potrà più essere autosufficiente). Nell’appello che come cittadini e cittadine senegalesi facemmo per invitare la Firenze antifascista e antirazzista a reagire a tale crimine dicemmo con chiarezza che non si trattava del gesto isolato di un folle ma del frutto orrendo di un clima diffuso di intolleranza e di ostilità nei confronti dei migranti, degli stranieri, dei “diversi”, un clima alimentato da leggi, provvedimenti, ordinanze mirate a colpire, a reprimere, a perseguire chi non rientrava nello schema “ordine e sicurezza” prescritto dalle forze dominanti. Ed in cui i veleni razzisti si intrecciavano strettamente con i germi estremamente pericolosi dei vecchi e dei nuovi fascismi. 
Ebbene, dodici mesi dopo, non molto è cambiato. Non vi è stata quella reazione corale che avrebbe dovuto mobilitare tutte le energie e le risorse positive, tutte le forze culturali, sociali, politiche che hanno come baricentro la Costituzione, tutti gli anticorpi ai veleni razzisti e fascisti presenti nella società italiana. 
Ancora oggi sono ancora in vita strutture indegne di un Paese civile come i CIE, continuano a morire in mare profughi e richiedenti asilo che cercano di raggiungere le coste italiane, non vengono prese in considerazione le proposte di legge per dare il voto ai migranti e la cittadinanza ai figli d’immigrati che nascono in Italia, restano in vigore normative come quella denominata Bossi-Fini, nè sono scomparse le ordinanze securitarie che avevano avuto larga diffusione a livello comunale. 
E Casa Pound, dal cui ambito proveniva l’assassino di Piazza Dalmazia, prosegue nelle sue vergognose imprese: l’ultima, di qualche giorno fa, l’interruzione violenta di un incontro (e di una festa) a Pontedera, per l’attribuzione della cittadinanza onoraria alle figlie ed ai figli dei migranti nate/i in quel comune. I pericolosi rigurgiti fascisti e nazisti non sono peraltro una prerogativa italiana, ma un morbo che si sta diffondendo in altri Paesi europei (vedi Alba Dorata in Grecia). 
Per questo vogliamo ricordare, sul luogo dell’atto criminoso, i nostri fratelli assassinati. 
Si tratta di un ricordo che ci vedrà stringerci insieme, noi e tutte/i coloro che vorranno essere con noi, vicino alla lapide in Piazza Dalmazia con i loro nomi, ma anche dell’occasione per rinnovare l’impegno, rendendolo più efficace, a cambiare le normative che alimentano l’intolleranza ed il razzismo, a contrastare i fascismi risorgenti, avvertendone finalmente tutta la pericolosità, a costruire un clima diverso – di apertura, di accoglienza, di solidarietà. 
Per una città ed un Paese civili, in cui non siano più possibili atti come quelli di un anno fa.”

ancora colori per Viola

La coperta simbolo dell’affetto di tanti amici lontani nello spazio, ma vicini vicini di cuore, verrà bellissima.

4.12 Bai da Marisa Miacola

Arriva ancora qualche quadro con pensieri, ancora non siamo a cucire, anche se il tempo vola (il 21 dicembre finirà il settimo mese). E  arrivano doni per chi non è ancora venuta alla luce, ma già vive e nuota, danza, scalcia, saluta chi riconosce dalla voce al tocco gentile sulla mia pancia.

Un amico che non naviga in ottime acque è stato il primo a pescare dalla “lista nascita” messa chez Prénatal… commossa.

10.12 regalo di Fabio

Un’amica che non smette di sognare, pur travolta da una burrasca, traghetta colori da bimbi a bimba aiutandomi a sognare un futuro più dolce di quel che la ragione porterebbe a pronosticare…

11.12 da Fede e Ari

dai “mostri” di Sogno: stelle, nuvole, pesciolino… tutto un universo colorato. E se son taglie diverse, le taglie dei capi per l’infanzia sono così strane… insieme stanno proprio bene; comunque Arianna e Federico vedono Viola

11.12 da Fede e Ari 3 mesi

principessa a tre mesi,

11.12 da Fede e Ari 6 mesi

bimba rock in jeans a sei mesi.

11.12 raccomandata per Viola
Un sorriso per lo sconcerto del nuovo postino:
“Raccomandata per Viola Nutini!”
“…posso firmare io per lei? Sarei la mamma…”

E sì, anche la mamma, questa mamma pasticciona, imperfetta e felice quanto spaventata, oltre a farti assaggiare dentro il tuo mare tutte le spezie del mondo e a cullarti con Mozart, rock, musica araba, danza del ventre, yoga e cori della Curva Fiesole… qualcosa ti ha preso, piccola Viola scalciante. Qualcosa di rosa, anche!

per la mia bimba

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