Centodue anni di amore

Viola, amore mio che ancora non conosco, anche se ogni tuo respiro dipende dal mio per qualche mese ancora, non so se farai in tempo a conoscere la tua meravigliosa bisnonna… te ne parlerò tanto, fino a che avrò fiato, ma nulla è sicuro in questa vita, fragile e preziosa e imprevedibile, e desidero lasciarti qualche traccia per ogni evenienza.
Oggi nonna Gabriella, la mamma del mio babbo, compie la bellezza di centodue anni. Viva e presente sempre con tutto il cuore e la sua mente straordinaria, fisicamente è molto provata da un paio di anni, l’aiutano due giovani venuti dal Bangladesh e lei insegna loro l’italiano e come pretendere il rispetto dei loro diritti di migranti che lavorano. Gabriella non smette di fare la maestra neanche con le ossa ridotte a farina. La tua buffa mamma lunatica ne scriveva spesso, ma in un momento di crisi fece sparire il suo lungo diario virtuale. Qualcosa è rimasto, frammenti di pagine on line ritrovati tra i documenti già archiviati:

Cento anni di amore
 Post n°1757 pubblicato il 27 Settembre 2010 da cateviola 

 Dopo la partita, siamo stati a trovare nonna Gabriella. Con il cuore gonfio di emozioni, tremante di speranza e paura, gioia e dolore, preoccupazione e gratitudine, non riesco a scrivere gli auguri che le faccio dal profondo… intanto, riporto su il post di aprile, perché ora si può levare il quasi

 Aprile 2010

Quasi un secolo di storia in un piccolo corpo di donna che inizia a mostrare le sue fragilità e cede per la prima volta alla stampella dopo una caduta. Una donna forte, una che ha sempre lavorato sodo e detto pane al pane, vino al vino, bene al bene, male al male. Forse le è mancata la libertà di lasciarsi andare alle tenerezze, un po’ meglio con noi nipoti… non una donna dura, ma molto esigente con se stessa e con gli altri; con sé addirittura inflessibile.

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Di nonna Gabriella avevo scritto il 27 settembre 2007, giorno di un suo compleanno: … un cervello sempre in movimento, un cuore ardente di AMORE e generosità, una vita che è STORIA. Intelligente come pochi, forse la donna più intelligente che io conosca, ora fisicamente debole, magrissima, sempre più sorda, ma vivace di mente come sempre. Per capire che cos’è la guerra basta chiederle com’era la vita sotto il fascismo prima, sotto le bombe dei liberatori poi e nella ricostruzione, con i conti da saldare tra vecchi nemici per gli armati e con il panettiere per la gente alla fame…  con nonna Gabriella posso parlare di tutto, non ha chiusure né pregiudizi che le si potrebbero anche concedere vista l’età, ma se affronto l’argomento guerra la vedo piangere dentro, come fosse ieri.. risponde solo “bisogna averla vissuta, per capire che cosa orrenda sia, meglio che non la capiate mai fino in fondo, fate di tutto per evitarla, perché quando c’è, l’uomo è capace di ogni cosa, ogni cosa… ”
Nonna Gabriella lavora a maglia da una vita: neanche un golfino comprato nei negozi (a parte quelli ricevuti in dono); è lei che ne prepara a me e a tutti i figli, nipoti, nuore, pronipoti… sempre con le mani occupate, a sferruzzare mentre legge Citati o Proust, Kafka o Sciascia, Montale o Joyce…
Nonna Gabriella non si è laureata, ma grazie alle sue lezioni sono diventati Dott. tanti (ex-) ragazzi: da quando aveva 18 anni è stata una maestra, a scuola e nella vita. Appena diplomata, ancora ragazza, insegnava a leggere e a scrivere ai minatori sulle montagne (Alpi Apuane) e in tempo di guerra, per mangiare, dava più lezioni private che sguardi al cielo. Ma è sempre stata libera, sempre senza padroni.
Nonna Gabriella non ama apparire… non ho sue foto recenti da mostrare, ma da giovane mi somigliava tanto. Spero di somigliarle almeno un po’ per tutta la vita

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Poi, il giorno di Pasqua dell’anno dopo, le prime foto:

      (2008)

Pomeriggio festivo a casa di nonna Gabriella, con Sandro e Manu. Nonna ha quasi 98 anni e, anche se fa male solo pensarlo, devo iniziare a prepararmi a un congedo… neanche una sua foto per rivederne l’immagine terrena? Lei è la mia storia prima che nascessi, la colonna della mia infanzia, la voce della coscienza nelle svolte di vita, la fonte di ogni tenerezza e durezza (da lei so di aver preso il senso del dovere e purtroppo anche tanti sensi di colpa). Solo qualche immagine rubata, nonna non voleva foto “Non curavo il mio aspetto da giovane, figuriamoci ora che sto con un piede nell’eternità!”, ma la mia debolezza chiedeva un ricordo materiale, una figura su cui appoggiare i ricordi vivi e i pensieri quando sarà… il più tardi possibile!

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E poi l’ho ricordata con Swala, a margine di un post sulla cucina del Mali:  

La ricetta del tô somiglia alla nostra polenta e mi era venuto in mente un racconto di nonna Gabriella. Quando era maestra sulle montagne, i bambini mangiavano solo polenta, a pranzo a cena a colazione… durante un’ispezione avrebbero dovuto far credere che la loro dieta fosse più varia e un bimbo disse (istruito dal direttore) che a colazione aveva preso il caffellatte.
“Quanto? ”
“Tre fette” (erano gli avanzi di polenta della cena) 

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Oggi siamo tornati a trovarla, con Sandro (Manu doveva uscire con i suoi amici, ormai è grande, non viene con noi). Più magra e più sorda, più lenta nei movimenti, con la stampella, più tenera e incline ai ricordi, raccontava a Sandro di me bambina, quando a sei anni le chiedevo come mai con lei mi sentivo di essere in un modo e con altri in modo diverso, iniziando a farmi domande sul gioco di identità – non necessariamente maschere studiate per ingannare – in cui recitiamo la vita con gli altri. Abbiamo parlato a lungo anche di politica e attualità, discutendo animatamente solo a proposito di chiesa… ma non mi va di scriverne qui ora, anzi, sarebbe meglio ne parlasse Sandro che si è tanto divertito a sentirmi gridare (oh, con la mi’ nonna mi sento libera di parlare senza ritegno, mi ha vista nascere, crescere, smarrirmi, ammalarmi, ricostruirmi come persona, diventare donna, “sempre col fuoco negli occhi, eh? ma non vivere da arrabbiata, Caterina, si campa male…”) preferisco tenermi in testa e nel cuore quel che di lei non voglio lasciare. Le sue confidenze finemente civettuole: dire che adesso, oltre la metà del suo centesimo anno di vita, non riesce più a leggere e lavorare a maglia in contemporanea… non è una confessione di debolezza, ma un’affermazione gioiosa di essere in vita e ben lucida ancora. E sento che, nonostante ne abbia passate anche troppe (nessun rimpianto, dopo aver visto due guerre, “litigato con la suocera che non era contenta avessi il terzo figlio, che poi ho voluto e fatto sotto le bombe, perché ero rifinita dalla fame, temeva ci restassi secca con un altro parto… dopo tutti questi anni senza il tuo nonno… però sto bene anche da sola, ho il mio mondo tutto in mente, mi darebbe persino noia un aiuto, leggo degli anziani con le badanti…anziana? io ormai non sono più nemmeno vecchia, sono antica… mi basta non arrivare a vedere Fini presidente, non mi fido, ma non mi toccherà, mi dispiace per voi giovani”) ancora ha tanta voglia di vivere.

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Lunedì 27 settembre 2010

Lo zio Giovanni, come il primo e come il terzo figlio, anche lui tanto desiderato, da grande è diventato dottore, un ortopedico con vocazione al sostegno psicologico di tutti (in casa lo chiamiamo anche l’ortopsichiatra). In questi giorni ha ordinato riposo assoluto alla sua mamma coraggiosa e fiera: le ossa di nonna sono sempre più fragili, si stanno sbriciolando, troppe microfratture le provocano dolori ormai difficili da sopportare e per la prima volta in vita sua Gabriella deve rassegnarsi a un aiuto in casa, con un velo di tristezza. Voleva andarsene prima di dover accettare una mano nelle faccende, le abbiamo fatto promettere almeno qualche giorno di pazienza, per vedere se stare ferma potrà riconsolidare le ossa quel tanto che serve a non farla soffrire troppo fisicamente. La speranza è che si riprenda abbastanza da sentirsi di nuovo indipendente, anche se limitata nei movimenti. Non sarà una festa di pura gioia il suo compleanno secolare, ma le vogliamo così bene tutti che non può andarsene ancora, non senza un’ondata di amore ancora, un amore che le torna dopo averne dato a sfare per tutta la vita.

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E oggi, che ne compie 102, nonna dice che è sazia di anni, notti e giorni, ma… forse ormai è curiosa di conoscere la prima bimba della sua prima nipotina. Non è ancora il momento di andartene, Gabriella!

Bai Jia Bei per Viola

Bella Fiorentina, ier sera, splendidi viola in campo e sugli spalti. Peccato non aver vinto, il pareggio ci sta decisamente stretto. Sono andata a letto fiera della nostra Viola, poi, al risveglio,  quasi contenta anche del risultato: un punto meglio che zero, un pareggio meglio che una sconfitta (e se si ripensa alla brutta umiliazione dell’anno scorso, anche una sconfitta dignitosa sarebbe stata meglio), ma … si poteva vincere! Manca qualcosa all’attacco, una vera punta, una puntina di fortuna… ottimo centrocampo e solida difesa, manca la conclusione. Temevo il furto finale, il solito rigorino … ma i gobbi neanche hanno rubato, semplicemente sovrastati. Con l’arbitro che fischiava sempre a favor loro gli episodi “dubbi”… poteva andare peggio (per dire, il rigore no, non c’era proprio, anche se poteva sembrare, vista l’azione in diretta, a velocità normale, bravo l’arbitro a vedere subito quel che noi comuni mortali s’è capito solo dopo, a maglie invertite non so come sarebbe andata; fischiato invece un fallo a Facundo quando – stranamente – l’aveva subito. Ma niente di clamoroso). Mi sono divertita, arrabbiata, emozionata, esaltata… ho urlato, sorriso, mi sono trattenuta da reazioni eccessivamente scomposte solo per la piccina dentro la mia pancia (se no… tanto valeva andare allo stadio! No, forse allo stadio avrei preso anche spinte… meglio astenersi con questo carico prezioso). Bravi, belli… grazie, ragazzi!
Per la Viola che deve ancora nascere, intanto, arrivano altri doni e auguri. Da una compagna di corso (in ottobre si tornerà a yoga, Elisabetta), la stoffa che ricorda onde marine e battito del cuore
e una candela così bella che merita di essere accesa in occasioni speciali. Ieri sera, avessimo battuto la Vecchia Signora, sarebbe stata perfetta.

Da Sabrina e Matteo, nel sacchetto viola portato a casa nostra dalla loro prima bimba, Margherita,
un augurio colorato
con parole che so venir dal cuore,
da chi conosce la nostra storia dall’inizio del viaggio
E dal Sole di Puglia, la prima busta con il nome di chi aspettiamo:
Viola e arancio solare e anche il blu del mare…
da un’amica speciale, incontrata prima on line nell’altro altrove, poi, anche abbastanza spesso, live in Florence, quando la sua passione la porta a studiare e cantare a Firenze e dintorni. Perché la mia fatina è un vero soprano, non solo per gioco (la si chiama GAC, Grande Artista Canora, da un’idea di cloudbreak).
E un’anima che canta anche quando scrive

spicchio di Luna, spicchi di zucca

Sono più dolci le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo,
la rosa non è più in città.

L’acero indossa una sciarpa più vivace,
e la campagna una gonna scarlatta.
E anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.  
(Emily Dickinson)

Settembre è il mio mese preferito, l’autunno la stagione che mi culla …

le prime foglie rosse dell’anno nuovo, dalla finestra da cui tante volte parlo alla Luna

… crescente tra le nuvole spettinate da venti incerti, meno roventi dei soffi estivi a senza fiato, ancora non da brividi e geloni come il non dimenticato Burian!

Tra lo spicchio di Luna e gli spicchi di zucca gialla in padella

(giallo, arancio, rosso… amo i colori dell’autunno, ve l’avevo mai detto?)

pensavo di festeggiare l’equinozio, ieri, poi … troppa equità: un palo di qua, un palo di là, un rigore parato di qua (alla prodezza di Viviano ho perso la voce, urlando più che al gol di Facundo Roncaglia), un rigore sbagliato di là… alla fine un pareggio che sa di beffa amara, ma da quanto tempo non ci si emozionava così per la Fiorentina? Viva Viola sempre!

Viola è la schiaccia con l’uva, dolcezza d’autunno che tutto consola

e perdo smalto

mentre Viola sfarfalla e la pancia lievita, le unghie si sfaldano e non riesco a tenerle lunghe, mentre si allungano le maniche e tornano i jeans, anche se in versione premaman con fascia elastica a dar sollievo alla schiena.

Il solvente senza acetone non leva bene lo smalto e allora meglio rimandare alla prossima primavera i colori che adoro, come il viola di quando imitavo una farfalla con le mani…

solo l’altro ieri, prima dell’esplosione di seni e ventre e ormoni. Cala un po’ la vista, come il ferro nel sangue, ma ogni tanto si sta ancora bene anche senza maniche,

soprattutto quando la Fiorentina vince e gioca bene, Viva Viola!
Ormai, però,
 saluto l’estate con i piedi

sarà l’ultima passata di colore su quelle unghie per un po’… presto torneranno calze e collants e forse non arriverò più a darmi lo smalto fin laggiù (?)

il nostro Bai Jia Bei. E tre

Immagine per augurare buon Rosh Hashanah a tutti presa in prestito da Titti, amica dai tempi dell’altro altrove, che per la copertina in fieri ci ha mandato a casa un pezzo di stoffa morbido, tenero e pieno di affetto:

Che il nuovo anno sia dolce così per ogni nuovo arrivo.

Da parte di una mamma in pena per il suo piccino, un contributo inatteso e commovente (c’era anche un dono che mi pare prematuro mostrare).

E stamani il postino mi ha fatta scendere a firmare per un pacchetto prezioso:

 dal cuore e dalle mani di Chimicara

brava a ricamare anche una dedica speciale

Grazie 

il nostro Bai Jia Bei, ancora colori e calore

Il 5 settembre, dall’amata Maremma, era arrivato un pezzo prezioso per il nostro puzzle di stoffe,

con gli auguri della ScrittricEtrusca. Grazie Zoeal, non dimentico quanto ci si scriveva nell’altro altrove, quando i nostri sogni non si erano ancora fatti desideri incarnati.

Il 7 settembre, da Milano, tutto il calore di un affetto nato in rete e diventato amicizia tra un treno per Parigi e molte confidenze…

grazie, Simona e Massimo! E una carezza al Biondo teppista che vi movimenta la vita.

Oggi, appena tornata dal prelievo per le analisi… doppia sorpresa:

da Casamassima …in un sacchettino viola,

il Sole dal mio cuor di girasole.

Grazie, Mati e Carlo. Un sorriso alla vostra Monella (sempre più bella)

E da Verona tanti cuori senza timore di veder storcere il naso alla nuvola teppista

e un bavaglio viola per Viola dalla leprotta cioccovanigliata. Grazie, dolcezza 🙂

Viva Viola

 ieri volevo “solo” saperti in vita, sentire di nuovo battere il tuo cuore. E sono stata quasi in apnea fino all’ora dell’appuntamento con la ginecologa.
Con Sandro che mi teneva la mano e sopportava i miei scatti di nervi, sorridendo alle mie paure, forse tenendo per sé le sue. E parlando della Viola nel senso della Fiorentina, ché quest’anno forse non si vincerà niente, tanto per cambiare, ma s’è ricominciato a vedere il gioco del calcio assente da due anni in casa gigliata…

E poi ti abbiamo vista …

Dalla foto dell’ecografia in studio non si vede un granché, ma l’emozione è stata (è) fortissima. Ti vedremo meglio all’eco morfologica di ottobre, amore…

Viola cresce bene: misura 14,9 centimetri, testa perfetta, occhi al posto giusto, manina con cinque dita… cuore che batte. Viva.


La dottoressa diceva di non dirlo ancora, perché non è sicura al cento per cento, ma… il margine di dubbio è minimo, dovuto solo al cordone che forse faceva velo. Non c’è l’aggeggio che ha il babbo, sei una femmina, come me. E come me un po’ birbona: all’inizio non volevi proprio farti vedere, stavi sempre a gambe incrociate (sembrava facessi yoga come la tu’ mamma!) o serrate… quasi sempre, a un certo punto hai fatto anche una bella spaccata e ti sei lasciata guardare meglio. Devo abituarmi a pensarti femmina, anche se avevo messo il pensiero su Lorenzo.
L’importante è che tu sia viva. e che tu cresca bene dentro la tua culla dentro me.
Nuota nuota pesciolina… e sfarfalla e danza e respira… vivi, Viola, vivi!

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