25 settembre 2005 – 21 giugno 2012

“La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo emessa in primo e secondo grado nei confronti di quattro agenti di polizia per l’omicidio di Federico Aldrovandi, morto nel 2005 a Ferrara durante un fermo. Si chiude così un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia. Rinnoviamo la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell’inchiesta.”
Molto pacato il comunicato di Amnesty International Italia, riportato dai quotidiani on line. Mi associo all’ultima frase, rinnovo la vicinanza in particolare alla mamma di Federico, che oggi non poteva esser presente a Roma per la sentenza. Ma non riesco a chiudere un bel nulla. E un ragazzo appena maggiorenne (aveva solo 18 anni) è stato massacrato di botte con ferocia ( la registrazione della Centrale operativa riportava: … l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto), fatto passare per un invasato violento in evidente stato di agitazione, non è “morto durante un fermo” per chissà quale motivo…
Leggo  qui: “Gli agenti non finiranno in carcere, visto che la pena è quasi completamente coperta dall’indulto. Nei loro confronti verrà inflitta una sanzione disciplinare, non escluso il licenziamento. I quattro imputati fino ad oggi hanno continuato a prestare servizio nella polizia, anche se sono stati trasferiti da Ferrara”
Oltre al massacro, il depistaggio… e questa è la pena. Cioè niente (“non escluso il licenziamento” … mi sarebbe parso il minimo, subito, senza aspettare la sentenza definitiva. E non me ne vogliano i garantisti. Questi agenti non erano impiegati a una scrivania, ma responsabili della pubblica sicurezza! Sospenderli almeno andava fatto subito. O no?
A Manu che esce la sera raccomando sempre di non guidare ubriaco, non fare sesso senza preservativo e stare alla larga dai poliziotti.
Ma dovrei dirgli di scappare presto da questo paese (minuscola intenzionale).
O forse sbaglio anche qui, forse in ogni Stato il potere si traduce impunemente in abuso di potere…
Non cerco commenti, non ditemi niente, neanche volevo commentare… non si commentano le sentenzelo Stato siamo noi  e no, non mi riesce ingoiare tutto in silenzio.
Chi vuole può leggere qui una lettera di Patrizia Moretti Aldrovandi.
Era estate anche allora, luglio 2010 e già erano passati quasi cinque anni dal pestaggio che uccise suo figlio.
Federico venne pestato a morte il 25 settembre 2005.
P.S. mi sembrava strano che Amnesty si esprimesse in maniera così blanda (come riportato all’inizio, fidandomi dei giornali…). Il resto del comunicato:
Secondo l’organizzazione per i diritti umani, “il procedimento giudiziario per l’omicidio di Federico Aldrovandi e la definitiva sentenza di condanna, chiamano in causa in modo grave ed evidente la responsabilità delle forze di polizia italiane circa l’uso della forza“.
Amnesty International Italia auspica che la sentenza odierna sproni le autorità italiane a dare attuazione alle raccomandazioni degli organismi internazionali per prevenire ulteriori tragiche violazioni dei diritti umani come l’omicidio di Federico Aldrovandi.
In un contesto caratterizzato dalla perdurante mancanza di un organismo indipendente di monitoraggio sui diritti umani e sull’operato delle forze di polizia, richiesto dagli standard internazionali e sollecitato da tempo da Amnesty International, questa sentenza deve interrogare le autorità italiane in merito alla formazione e al comportamento degli agenti di polizia e alla loro responsabilità circa la protezione delle persone.
Amnesty International Italia coglie l’occasione di questa sentenza per ricordare la stringente necessità di adeguare l’ordinamento interno alle norme e agli standard del diritto internazionale, in primo luogo attraverso l’introduzione del reato di tortura nel codice penale e l’adozione di meccanismi di prevenzione dei maltrattamenti.

5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. life3zen
    Giu 22, 2012 @ 00:16:34

    Non ci son molte parole se non una reale,profonda indignazione,Questo è quello che posso dire.

    Rispondi

    • bricioladinuvola
      Giu 22, 2012 @ 08:55:28

      e quando un figlio esce la sera devi scacciare dalla mente le immagini di Federico a terra e quei bastardi intorno che ridono… e gli anni di menzogne, calunnie contro la vittima… come per Stefano. E in quel caso anche il sangue che ti va in aceto, perché qualche perbenista ti viene a dire (me lo scrissero sul vecchio blog poi cancellato per eccesso di nausea) che oh, in fondo era solo un drogato e – come le vittime di stupro – un po’ se l’era cercata

      Poi, a mente fredda (non è per nulla facile), leggo le parole di Lino (il babbo di Federico) che sente “aria di giustizia” e provo a pensar e riconosco che un minimo passettino avanti c’è stato: respinto il ricorso della difesa (a difendere i poliziotti c’era pure Ghedini) … i tutori dell’ordine non volevano manco la condanna. Non faranno un giorno di galera, trasferiti (come i preti pedofili trasferiti ad altra diocesi in caso di scandalo), ma possiamo chiamarli assassini senza rischiare querele. E si è creato un precedente

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  2. argiapidetacchino
    Giu 22, 2012 @ 06:18:27

    Mi sento inerme e impotente dentro a questo mondo di cialtroneria, ignoranza, arroganza, circondato da ipocrisia, opportunismo e moralismo. Non vedo neanche un nemico da combattere, sarebbe più facile. Vedo solo un’apparentemente ingiustificata volontà di coprire le schifezze come fossimo in una dittatura senza esserlo. L’Italia dà il peggio di se stessa quando si parla di istituzioni, giacché non esiste un popolo che le dia un senso. Altrimenti il popolo italiano mollerebbe tutto e darebbe la priorità alla pretesa di una giustizia vera, non solo e non tanto per il caso in questione, ma per ripristinare una situazione normale che in realtà normale non è, non è mai stata e forse non sarà mai

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    • bricioladinuvola
      Giu 22, 2012 @ 09:12:32

      inermi e impotenti ogni volta, così ci si sente

      e per questo mi ero ripromessa di non parlare più della schifosa realtà in cui dobbiamo vivere e rifugiarmi – almeno qui, almeno nell’oasi virtuale – tra le nuvole, dando spazio solo a colori, luci e leggerezza…

      ogni tanto ci ricasco, pur consapevole che non cambia un tubo

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  3. life3zen
    Giu 22, 2012 @ 15:10:33

    E anche oggi si leggono notizie su preti che approfittano di missionarie…stavolta pare che sia stato scomunicato,ma già parlano di bugie.Corruzione senza limiti…

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