con le mani, sulle mani

se il mondo è grigio, colora le tue idee

La mia “Colazione da Tiffany”

altro che diamanti! Datemi colori, colori, colori…
E li ho trovati nella passeggiata di giovedì mattina, un paradiso in mezzo all’afa della periferia fiorentina.

Per farmi perdonare dallo sposo la “French” del 19 giugno,

per avversione verso l’avversario: non solo quella storica che rende Italia-Germania (o Germania-Italia,) LA partita nei tornei internazionali, quasi come Fiorentina- j**e per noi viola, per me viola nel cuore brucia ancora il ricordo di Monaco. E per l’affetto nei confronti di Cesare Prandelli (da quando c’è lui non tifo contro, anche se da diversi anni mi risulta difficile tifare gli azzurri), giovedì 28 giugno 2012 la mia mano sinistra è diventata così:

sulla destra solo azzurro

Un amico su facebook mi chiedeva: “e il viola dove lo metti? In cantina?” No, il VIOLA è sempre nel cuore. E anche indosso (la sera della semifinale ero vestita di viola). Ma fare il dito medio col tricolore a Schweinsteiger, Lahm, Badstuber, Klose, Müller, Gomez …  è stato troppo bello, per chi non dimentica il Bayern Monaco! Dito medio che ha fatto furore sulle pagine delle amiche tifose azzurre… incredule che per una sera fossi con loro 😉

Tornata ai miei colori, ieri mi sono creata uno strumento mancante

e divertita con l’acrilico bianco sul mio viola scuro

anche con la sinistra sulle unghie della mano destra (non sono mancina, ma…basta prenderci la mano)!

con qualche tocco violetto

mi pare possa andare per il sashimi di stasera …

passeggiata a San Salvi

a passi svelti nella sera, che veniva afosa quanto la giornata, eravamo anche un po’ in ritardo per lo spettacolo, ma dovevo fermarmi per … lei

e poi via di corsa dentro San Salvi. Ne avevo letto tanto, ma fisicamente non c’ero mai stata dentro e non immaginavo fosse così grande… che camminata!
Per fortuna non eravamo i soli in ritardo, c’era il pienone per l’evento:

[Martedì 26 giugno presso San Salvi Città Aperta
Settima edizione della manifestazione Raksa Khayriya di Firenze.
Serata per raccogliere fondi destinati al canile e gattile di Sesto Fiorentino.
DANZA ARABA E NON SOLO con Ivana Caffaratti, Gaia Scuderi, Elisa Leveraro, il gruppo Profumo d’Oriente, Francesca del Carmen, Evelina Mattucci, Martina Filippi e il gruppo di tribal fusion, Duccio Rangoni al pianoforte, Enzo Laurenti alle percussioni e tanti altri artisti e volontari.
Organizzazione di Claudio Ascoli per Chille de la balanza ]

non c’era più un posto libero… ci siamo messi in fondo e vedevo a stento. Per fare qualche foto mi sono seduta in collo allo sposo…

ma la magia della danza, quella musica ipnotica e le splendide ballerine… facevano davvero immaginare profumo d’oriente.

Al termine di ogni esibizione, agli applausi dei bipedi si sommava l’abbaiare festoso dei cani presenti, forse molto soddisfatti del successo di un’iniziativa a favore dei loro fratellini meno fortunati…

Le stelle sopra i nostri passi, la Luna al primo quarto davanti agli occhi e dietro le foglie degli alberi nel parco… siamo usciti diversi dalla città un tempo luogo di reclusione e dolore fondo.
Dove c’era una volta il manicomio ora si suona e canta e incontra…

e ancora colori

in cielo…

in attesa dei fòchi, lo spettacolo era offerto da nuvole e Luna

e, durante la partita, potevo fare foto in terrazza senza curarmi di sguardi straniti (ormai per i vicini sono la pazza che fotografa Luna, nuvole, rondini…), anche durante i fòchi di allegrezza

erano tutti concentrati sulla sfida con gli inglesi.
Amo il calcio, ma quando non ho voglia di tifare mi astengo, senza disturbare chi si gusta le speciali emozioni che quella palla regala.
Non tifo azzurri, abitualmente, da diversi anni, ma giovedì contro la Germania sì, ci sarò anch’io! Con il mio cuore viola.

Ier sera mi sono lasciata incantare dai fuochi d’artificio per il patrono di Firenze. E da Firenze di sera (ci sono nata, ci vivo… eppure ogni sera mi commuove ancora)

E in camera, colori ancora per giocare sulle unghie. Volevo farmi l’Union Jack sui piedi, ma rischiavo il linciaggio… così mi è rimasto solo il blu

Oggi, chiacchierando con amiche su facebook, ritirata fuori la creazione di Sogno per me (l’artista delle perline colorate non sapeva che non indosso mai collane).

Seguendo i suggerimenti delle amiche on line, provata come braccialetto (ma non mi bastano due giri per non rischiare di perderla, troppo larga al polso)

e come cavigliera

da mettere magari la prossima volta che andremo a vedere i Fòchi sull’Arno, come un anno che non ricordo… perché il viola in cielo riflesso nell’acqua e sul Ponte Vecchio è uno spettacolo unico al mondo

frivolezze e (f)utilità

Foto di Adriano Locci

Voglia di colori, bisogno di leggerezza… ringrazio l’amico Adriano che mi ha dedicato una sua splendida foto. Un fiore viola per una viola fiorentina è sempre un pensiero assai gradito.
Se poi mi porta con la mente all’Elba… non vedo l’ora di rivedere l’agapanto, non solo in foto.
L’Elba me la sono portata a colazione dall’estate scorsa e proprio sulla tovaglietta presa a Fetovaia (la mia nuova meta elbana preferita) mi sono divertita nei giorni scorsi a pasticciare con gli smalti per colorarmi le unghie. In mancanza di “dotter” o altri strumenti per la nail art (ma se ci prendo gusto, prima o poi vedrò di procurarmene), riutilizzata una vaschetta per gli acquarelli e uno spaghetto spezzato.

con il viola scuro e il bianco, una cosa semplice,

ma con effetto carino la sera del compleanno di un amico che non poteva vedermi con il tricolore francese in punta di dita

Non è durato molto, con le faccende … e poi un’altra foto di Adriano, ieri sera mi portava al mare con la mente…

Fotografia di Adriano Locci

e così, con uno smalto blu e uno bianco, mescolati nella solita vaschetta degli acquarelli, tirati fuori diversi toni di azzurro, poi sfumati con un pennellino per ombretto ormai sciupato

… con unghie meno corte, sarebbe un’altra cosa, ma vedermi le mani così mi tira su

quasi quanto, dopo sere senza Luna (il 19 era nuova e spesso il cielo era coperto in queste serate afose) mi ha commossa vederla spuntare tra i palazzi

25 settembre 2005 – 21 giugno 2012

“La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo emessa in primo e secondo grado nei confronti di quattro agenti di polizia per l’omicidio di Federico Aldrovandi, morto nel 2005 a Ferrara durante un fermo. Si chiude così un lungo e tormentato percorso di ricerca della verità e della giustizia. Rinnoviamo la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari di Federico, che in questi anni hanno dovuto fronteggiare assenza di collaborazione da parte delle istituzioni italiane e depistaggi dell’inchiesta.”
Molto pacato il comunicato di Amnesty International Italia, riportato dai quotidiani on line. Mi associo all’ultima frase, rinnovo la vicinanza in particolare alla mamma di Federico, che oggi non poteva esser presente a Roma per la sentenza. Ma non riesco a chiudere un bel nulla. E un ragazzo appena maggiorenne (aveva solo 18 anni) è stato massacrato di botte con ferocia ( la registrazione della Centrale operativa riportava: … l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso è svenuto, non so… È mezzo morto), fatto passare per un invasato violento in evidente stato di agitazione, non è “morto durante un fermo” per chissà quale motivo…
Leggo  qui: “Gli agenti non finiranno in carcere, visto che la pena è quasi completamente coperta dall’indulto. Nei loro confronti verrà inflitta una sanzione disciplinare, non escluso il licenziamento. I quattro imputati fino ad oggi hanno continuato a prestare servizio nella polizia, anche se sono stati trasferiti da Ferrara”
Oltre al massacro, il depistaggio… e questa è la pena. Cioè niente (“non escluso il licenziamento” … mi sarebbe parso il minimo, subito, senza aspettare la sentenza definitiva. E non me ne vogliano i garantisti. Questi agenti non erano impiegati a una scrivania, ma responsabili della pubblica sicurezza! Sospenderli almeno andava fatto subito. O no?
A Manu che esce la sera raccomando sempre di non guidare ubriaco, non fare sesso senza preservativo e stare alla larga dai poliziotti.
Ma dovrei dirgli di scappare presto da questo paese (minuscola intenzionale).
O forse sbaglio anche qui, forse in ogni Stato il potere si traduce impunemente in abuso di potere…
Non cerco commenti, non ditemi niente, neanche volevo commentare… non si commentano le sentenzelo Stato siamo noi  e no, non mi riesce ingoiare tutto in silenzio.
Chi vuole può leggere qui una lettera di Patrizia Moretti Aldrovandi.
Era estate anche allora, luglio 2010 e già erano passati quasi cinque anni dal pestaggio che uccise suo figlio.
Federico venne pestato a morte il 25 settembre 2005.
P.S. mi sembrava strano che Amnesty si esprimesse in maniera così blanda (come riportato all’inizio, fidandomi dei giornali…). Il resto del comunicato:
Secondo l’organizzazione per i diritti umani, “il procedimento giudiziario per l’omicidio di Federico Aldrovandi e la definitiva sentenza di condanna, chiamano in causa in modo grave ed evidente la responsabilità delle forze di polizia italiane circa l’uso della forza“.
Amnesty International Italia auspica che la sentenza odierna sproni le autorità italiane a dare attuazione alle raccomandazioni degli organismi internazionali per prevenire ulteriori tragiche violazioni dei diritti umani come l’omicidio di Federico Aldrovandi.
In un contesto caratterizzato dalla perdurante mancanza di un organismo indipendente di monitoraggio sui diritti umani e sull’operato delle forze di polizia, richiesto dagli standard internazionali e sollecitato da tempo da Amnesty International, questa sentenza deve interrogare le autorità italiane in merito alla formazione e al comportamento degli agenti di polizia e alla loro responsabilità circa la protezione delle persone.
Amnesty International Italia coglie l’occasione di questa sentenza per ricordare la stringente necessità di adeguare l’ordinamento interno alle norme e agli standard del diritto internazionale, in primo luogo attraverso l’introduzione del reato di tortura nel codice penale e l’adozione di meccanismi di prevenzione dei maltrattamenti.

fuori le unghie!

Il dubbio che lo smalto colorato sulle unghie avesse qualche significato marziale (e non solo un delizioso scopo decorativo) mi era venuto già da espressioni come “la squadra ha perso smalto”, “ha perso lo smalto dei suoi anni migliori” (riferito spesso a uomini, atleti, dirigenti), ma una certa educazione mi imponeva di non dare troppa importanza a queste frivolezze. Poi mi è tornata la voglia di pitturarmi le unghie e la curiosità è rinata. Cercando cenni di storia dello smalto, sono finita qui e non mi sono meravigliata a leggere che in origine la manicure (invenzione babilonese) fosse riservata agli uomini, ai soldati in particolare. Non è molto diverso dalle pitture sulla pelle per i guerrieri nativi americani, no?

L’ultima volta che mi ero dipinta le unghie prima dello spettacolo di danza araba (per cui ho rispolverato un rosso fuoco) risale al 9 marzo 2010.
La Viola ospitava in casa i ladri di Monaco.
La vittoria (Fiorentina 3Bayern Monaco 2) non bastò per andare avanti in Champions League…


Poi solo smalto trasparente e spesso neanche quello, con le faccende di casa si sciupa presto e …in generale avevo “perso smalto”.
Ma per esibirmi sul palco, rosso fuoco sulle mani

e, visto che ci ho ripreso gusto, smalto rosso anche ai piedi

e un esperimento sulle mani, con uno smalto bianco e il mio buon vecchio viola scuro, mi sono divertita a creare diverse gradazioni del mio colore preferito:

Stasera, per tifare Francia…

la mia personale interpretazione della french manicure  😉

(chiedo scusa alle autentiche nail artits, anzi ringrazio:
Clio per il tutorial che mi ha ispirata per le gradazioni di viola
Tartofraises che mi mette nuove voglie e mi rilassa con i suoi video
e la nuova blogamica annatì davvero brava )


sorelline sparse

« Qui aimes-tu le mieux, hommes énigmatique, dis ? Ton père, ta mère, ta sœur ou ton frère? »
« Je n’ai ni père, ni mère, ni sœur, ni frère »
« Tes amis?»
« Vous vous servez là d’une parole dont le sens m’est resté jusqu’à ce jour inconnu»
« Ta patrie?»
« J’ignore sous quelle latitude elle est située »
« La beauté?»
« Je l’aimerais volontiers, déesse et immortelle»
« L’or?»
« Je le hais comme vous haïssez Dieu»
« Eh! qu’aimes-tu donc, extraordinaire étranger?»
« J’aime les nuages… les nuages qui passent… là-bas… les merveilleux nuages!»

«Chi ami sopra ogni cosa? Dimmi, uomo enigmatico, tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?»
«Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello»
«Gli amici?»
«Usate una parola il cui senso, fino ad oggi, mi è rimasto ignoto.»
«La patria?»
«Non so a quale latitudine si trovi.»
«La bellezza?»
«Vorrei amarla, la dea, l’immortale.»
«L’oro?»
«Lo odio come voi odiate Dio.»
«Eh! Ma allora chi ami, straordinario straniero?»
«Amo le nuvole… le nuvole che passano… laggiù…  le meravigliose nuvole»
Charles Baudelaire, Lo spleen di Parigi

giorni e sere senza perdere una nuvola…


a spiare forme di animali e schizzi di panna tra le sorelline in cielo

 e voli di rondini tra gli sbuffi al tramonto

libere in volo nel viola e rosa del cielo quando il sole si prepara a lasciare spazio alle stelle

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