toccata e fuga di inizio autunno

Il 20 settembre con un golf di lana sulle spalle, sopra il vestito estivo, sulla nave Oglasa, da Piombino a Portoferraio, per una mini vacanza di fine estate,

Con Sandro che poteva prendersi questi giorni (rientrati sabato 24 a Firenze)

E Viola che si è divertita a giocare nella sala per i bambini dentro la nave (ha perso quattro giorni di scuola, ma l’aria buona e i bagni di mare le hanno fatto bene e le risparmieranno qualche malanno invernale, ne siamo convinti).

Come mi era mancata la ‘mia’ isola! Passeggiata a Portoferraio, pranzo nel centro storico, poi, il pomeriggio del giorno di arrivo, un bel bagno a Fetovaia con Viola, prima di sistemare i bagagli (leggeri, per pochi giorni) nella casetta presa in affitto.

La mattina mi facevo il pieno di bellezza dal sentiero che porta al vecchio molo

E tanti bagni, con salti tra le onde quando il mare era mosso, belle nuotate quando si calmava…

fuori era fresco, quasi freddo a volte, ma l’acqua era più calda che in agosto a Castiglioncello. E limpida, sempre. Un pieno di luce, colori, vita all’aria aperta, incontri amici senza folla, capriole sott’acqua, passi a piedi nudi… GRAZIE

Vele di sughero sul sentiero dei pensieri spettinati dal vento

C’è stato anche un matrimonio in riva al mare!

Era l’ultimo giorno della ricarica elbana, venerdì 23 settembre, primo giorno di autunno, il bagno più bello dell’anno! Inatteso. Solo salti tra le onde in mattinata, una bella nuotata nel mare tornato calmo nel pomeriggio. Avevo promesso a Viola che l’avrei portata alla ‘piscina’, uno specchio di acqua turchese vicino agli scogli e finalmente ci siamo stati! Nel tratto dove non si tocca nuotavo con lei aggrappata a me… è stata una cosa molto dolce, come quando la portavo in braccio da piccina, era completamente affidata a me. E poi si è divertita a vedermi fare le capriole in acqua e i tuffi…

La sera si vedevano bene le stelle, poche luci discrete, non invadenti, cielo aperto per lasciarsi commuovere dalle fotografie di astri lontanissimi… emozione che mi era mancata nella vacanza a Castiglioncello, forse perché la quiete in agosto è rara ovunque. GRAZIE

La mattina del ritorno il cielo si è coperto di nubi, la nave ballava nel mare mosso, un gabbiano a Portoferraio indicava la direzione… piove, è tempo di partir

Suor Christen

Un invito commovente. Un sabato di pioggia e lacrime dolci, brividi di freddo e di emozione. La prima occasione per me di assistere a un evento così, la professione religiosa di una novizia che è diventata un’amica nei giorni del CRE, occasione anche per un ultimo abbraccio a Suor Anna che parte per Praga e non sarà catechista con noi quest’anno.

Paola mi ha offerto un passaggio in auto da Firenze a Campi Bisenzio, con il temporale che si è scatenato è stata proprio una buona azione la sua, grazie! Faceva impressione il nero del cielo, il vento scuoteva la macchina, ci siamo inzuppate bene bene appena scese, ma nulla rispetto a quel che ha devastato le Marche… pensieri e preghiere per le vittime.

Semplice e bella la pieve di Santo Stefano, silenzio rotto solo dalle campane e dal suono dei tacchi dei sandali estivi sul sagrato bagnato di pioggia … eravamo vestite da estate, solo ieri si ribolliva a Firenze, oggi non avrebbe scomodato un golfino di lana.

La gioia bella delle cose buone, tanta luce, tanta pace, silenzio e canti belli, occhi lucidi commossi e sorrisi larghi GRAZIE

Tanti auguri, Suor Christen di Gesù Buon Pastore!

Ai nuovi inizi

In piazza del Limbo, davanti alla chiesa dei Santi Apostoli, sotto un cielo azzurro e candide nuvole al posto del temporale previsto, con Viola che cresce sempre più bella, piena di curiosità, con i primi timori e dubbi, per il matrimonio di mio cugino Francesco. Lo sposo era bellissimo.

Bello riabbracciare i cugini e gli zii, dopo tanto isolamento e contatti ridotti al minimo nei due anni di pandemia, bello ritrovare la mia Marta, presenza amica quando ero piccina e, mentre mio fratello Pietro era ricoverato al Meyer, passavo le giornate dai nonni e non vedevo l’ora che arrivasse la cugina grande che usciva da scuola, ogni rumore all’ora del suo arrivo mi faceva correre alla porta e dire a nonna Gabriella “Ecco Matta!” (non pronunciavo la erre).

Zia Fiorella elegante e commossa, la madre dello sposo…

e le amiche della sposa emozionate quasi più di lei, entrata sicura e dolce, forte di amore.

Musica e bellezza, di arte riscoperta…

Tabernacolo di Andrea della Robbia

anche la sposa si sporgeva per guardare il tabernacolo di Andrea della Robbia?

Bellezza di velo e fiori

e parole ricche di senso. L’omelia di Padre Bernardo portava in alto.

Che bello ritrovare l’abate amico a benedire le nozze e l’amore che salva.

Belli i bambini, Viola contenta di stare con Bernardo…

e divertita al lancio di riso e petali di rose bianche.

Emozioni, tante. Padre Bernardo ha ricordato nonno Giuliano, nonna Gabriella e mio babbo Lodovico, zio dello sposo… a casa riportati occhi lucidi, immagini di Firenze vera

e ventagli bianchi (in omaggio sulle panche della chiesa con i libretti della celebrazione). La mascherina, bianca per l’occasione, a ricordarci che non è ancora finita… no, la pandemia non è archiviata, ma neanche la vita è finita, riparte e si rinnova.

Luna magnifica su Firenze, da dietro un velo di nuvole, a splendere sulla prima notte di nozze di una vita nuova

PRESENZA REALE di Don Manuel Belli

Caro cardo salutis e non solo della salvezza, anche della verità.
Non solo la teologia può servirsi degli strumenti della ricerca filosofica, anche la filosofia può ricevere impulso dai temi della teologia, in particolare a proposito del corpo, inteso come corpo vivente e vissuto “… il lavoro fenomenologico non smette di essere fecondo nel tematizzare l’umano come chi nel mondo non può vivere eludendo la questione del senso. L’ermeneutica dei vissuti corporei risulta essere un altro luogo filosofico da presidiare. Cristo lega ad un rito la narrazione della propria corporeità, tanto che corpo e rito non possono più essere disgiunti. Ma ciò che il corpo/rito di Cristo esprime in un grado particolarmente elevato di solennità non è estraneo ai vissuti ordinari di corporeità. Non esistono corpi che non celebrino riti. I corpi non sono mai inerti e non sono semplici esposizioni a ciò che li trascende. Il corpo, punto zero di ogni passività, è anche il luogo di ogni attività, soglia di accoglienza e azione, di ascolto e presa di posizione, di reazione e azione. Il corpo è sempre attore sul palco del mondo: ogni movimento muscolare, ogni impressione e ogni apprensione costituiscono la perenne messa in scena di un senso a cui non possiamo mai sottrarci. Il corpo non finisce con la pelle: i confini della corporeità si perdono nell’intreccio con altri corpi, con gli oggetti, con gli spazi.
La cena di Gesù, nei testi che la raccontano e nei riti che la esprimono, costituisce un perenne invito a tutti coloro che pensano (e “filosofia” è il nome del pensiero che si fa rigoroso) a non smarrire la complessità della corporeità” (pagina finale di Presenza reale” ).

Nel pomeriggio ho finito di leggere il saggio di Don Manuel Belli iniziato diverso tempo fa e interrotto per altre letture più lievi, per impegni, stanchezza, pigrizia… (quante scuse trova la pigrizia! Sembrano ragioni, a volte), ma mai abbandonato, perché il tema mi appassiona e soprattutto per questo motivo, per non far finta di leggerlo senza capirci un tubo (non che ora ci abbia capito tutto!), aspettavo un momento di calma e lucidità. Se aspetti il momento perfetto non studi non fai mai nulla… stasera, cercando un po’ di notizie su questo studio ricco e tosto, accurato, ricco di fonti, citazioni, rimandi… ho scoperto di aver letto e amato un libro “eretico”! No, non lo ha dichiarato eretico il Papa, lo dicono alcuni blog ‘ultracattolici’.. a me sembra un lavoro molto interessante e pieno di amore per Gesù e l’Eucaristia oltre che di legittima curiosità intellettuale e ricerca storica. Provo a presentarlo al volo.

Manuel BelliPresenza reale. Filosofia e teologia di fronte all’eucaristia, Brescia, Queriniana, 2022
Cinque capitoli densi e nutrienti:

1. Le ragioni di una ricerca e le opzioni metodologiche
2. Pascasio e Ratramno: i confini del vero e del reale
3. Lanfranco e Berengario: l’eucaristia alla prova della retorica
4. Tommaso d’Aquino: metafisica ed eucaristia
5. L’eucaristia dà da pensare? Scenari fenomenologici

Mi ero un po’ incartata con Berengario, si sono risvegliati ricordi di anni lontani, in cui ero ‘lontana’…

ne avevo accennato in un commento su facebook quando mi ero comprata il libro, dopo aver ascoltato diversi commenti al Vangelo della Domenica su “Scherzi da prete”, il canale YouTube di Don Manuel Belli e le registrazioni di alcune sue dirette su temi per me caldi: fede, ragione, rapporti tra fede e ragione, riti, chiesa, Chiesa, confessione…

Don Fulvio Capitani con i due libri di Manuel Belli

Don Fulvio aveva ricevuto sia questo che un altro libro di Manuel Belli, “La trama della fede” e…

ricordavo i miei esami di storia della filosofia medievale, con le controversie eucaristiche e altre dispute, i confronti tra Lanfranco e Berengario, Pascasio e Ratramno, fino alla vetta di rigore e raffinatezza dell’Aquinate (non è stato Tommaso il primo a parlare di transustanziazione, ma, per offrire i migliori strumenti ermeneutici possibili alla questione della comprensione dell’Eucaristia, ha usato il rigore aristotelico fino all’estremo delle sue possibilità, fino a sovvertire la metafisica).

Meno noti e quindi particolarmente affascinanti per me gli scenari fenomenologici, soprattutto nel sorprendente e fecondo intreccio con la teologia dei sacramenti. Dal capitolo su Tommaso d’Aquino la lettura è diventata un volo… il capitolo finale “L’eucaristia dà da pensare? Scenari fenomenologici” mi ha incollata alla sedia. GRAZIE


“…la consegna reciproca del corpo costituisce la semantica fondamentale dell’amore sponsale. Paolo stesso stabilisce un nesso tra l’amore sponsale e quello di Cristo per la sua chiesa (Ef7). Colui che si rende presente nell’eucaristia non è semplicemente l’anonimo corpo della divinità, ma il vertice di donazione amorosa a cui sia possibile giungere. Il pane spezzato solo metafisicamente è un accidente: in realtà c’è una evidente consonanza tra l’oblatività di Cristo e la simbolicità di un pane spezzato e condiviso. Non si tratta di negare la presenza di Cristo e nemmeno di esaltare una dimensione simbolica a discapito di quella realista: un corpo è sempre vissuto. E il vissuto di Cristo è indelebilmente legato all’amore. Ghislain Lafont sostiene che «tutto il realismo dell’eucaristia, dall’epoca barocca fino ai nostri giorni, si è incentrato non sull’atto del mangiare, ma sulla presenza reale di Cristo in ciò che viene mangiato». Il problema non è affermare o negare il realismo della presenza, ma aprire il problema al realismo amoroso del dono eucaristico. (…)
Il corpo non è inerte (…) Il pane spezzato e il corpo crocifisso sono l’uno lo specchio dell’altro, appartenenti all’unico movimento corporeo dove l’amore non è meno reale della presenza.”

Sabato scorso

Un bambino che calcia nel giardino vicino allo stadio.

Un pallone dimenticato nel fango.

Una bicicletta rosa vicino alla Fiesole.

Residui di passione viola.

E Viola che fotografa me e Sandro accanto al ‘nostro’ ingresso alla Curva Fiesole, dove è nata la nostra storia, dove è scoppiato il nostro amore.

Sandro che gioca con Viola sulla rete, nei giardini vicino allo stadio.

Ricordi, emozioni, reti che si riannodano e si riparano quasi da sé.

E il nostro gol più bello

Luce tra pini e scogli, farfalle, scoiattoli, meduse e un cavallo blu.

Quando ero bambina facevo seccare tra le pagine dei libri più pesanti i fiori raccolti in estate, portavo in città conchiglie e sassolini colorati… erano altri tempi. Adesso i fiori li colgo con le foto, sui sassi ritrovo la forza e la gioia di camminare scalza e i ricordi delle vacanze sfumano tra i panni da lavare e i pensieri adulti. Ieri siamo tornati a Firenze lasciando Castiglioncello sotto la pioggia, diventata forte mentre eravamo in viaggio, tanto da far fermare non solo noi in autostrada, perché non si vedeva molto e intanto il vento forte scuoteva la macchina… notte di lampi e grandine anche in città, sonno stranito, gratitudine per essere arrivati indenni, dispiacere per i disastri e i lutti vicini, voglia di sistemare, dopo la valigia tornata in cima all’armadio e i vestiti lavati, anche molte delle troppe foto fatte, mai abbastanza per dare un’idea della bellezza che ci ha accolti, ma qualcosa per non dimenticare subito.

Promontorio, baia, scogli, acqua limpida, molto fredda i primi giorni, inaspettatamente, dato il grande caldo lasciato a Firenze e sentite le voci, di locali e villeggianti, di temperature tipo bagno in vasca… fino al 16 fredda, tanto fredda, bellissima, a volte mossa, viva di pesciolini grandi e piccoli e alcuni mordaci e un paio di giorni si sono viste anche le meduse, senza assaggiarne le brucianti carezze. Giorni di nuotate in solitaria e giochi in acqua con Viola e Sandro.

Passeggiate tra gli scogli di giorno e di sera, con la Luna sul mare,

tra i fiori e i pini la mattina presto o nel primo pomeriggio, con voli di farfalle, il suono del treno e …

un cavallo blu.

Si dormiva nella pineta, con i rami davanti alla finestra, eppure mi ha stupita e commossa lo scoiattolo che per due o tre mattine è venuto a visitarmi nel silenzio intorno GRAZIE

Prima volta alla messa nella chiesa della parrocchia Sant’Andrea Apostolo e Immacolata Concezione, sabato sera, già domenica per la liturgia

In pineta, invece, la messa per l’Assunta, con un po’ di pioggia all’inizio

Un temporale notturno ci ha regalato riflessi incantevoli nel parco di Castello Pasquini

E ogni giorno la luce cambiava, ogni ora dava un colore diverso alle emozioni

Delizioso anche l’albergo e ogni alloggio provvisorio

a casa sempre dove vive il cuore di chi amo

60 volte auguri a Don Fulvio!

Il 9 agosto del 1962 è nato Don Fulvio Capitani, dal 2009 amato parroco di San Jacopo in Polverosa a Firenze, per tutti San Jacopino, per gli intimi San Jack, anche se non dimentica mai la sua precedente missione, infatti è stato, prima, dal 1997, parroco di Mercatale in Val di Pesa, nel Chianti fiorentino e ricorda i suoi parrocchiani di allora come amici e fratelli, nelle gioie e nelle occasioni di lutto. A Firenze, ora, come prima a Mercatale, si prende cura delle Sue pecore, pasce gli agnelli, fascia di riconciliazione le pecore ferite, guida con dolcezza le pecore madri… a volte può anche far spavento con il suo vocione stentoreo, specie a chi non lo conosce molto, la sua voce poderosa però fa tanto bene quando spezza il pane della Parola e si rivela dolce, accogliente come un abbraccio, quando, nel ruolo di confessore, Don Fulvio sa farsi trasparenza in terra della Misericordia divina. Ama la musica, scrive cose che sembrano poesie, ma giustamente rifiuta di esser detto “poeta” (forse memore della citazione di De André – poet… cantante che amiamo entrambi – “Benedetto Croce diceva che fino a diciotto anni tutti scrivono poesie e che, da quest’età in poi, ci sono due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. Allora, io mi sono rifugiato prudentemente nella canzone che, in quanto forma d’arte mista, mi consente scappatoie non indifferenti, là dove manca l’esuberanza creativa.”), fan di Guccini e di Branduardi, dei Genesis e dei Nomadi, senza disdegnare De Gregori, Bennato, Lucio Dalla, Paola Turci, Leonard Cohen….

novembre 2018, Angelo Branduardi al Teatro Verdi di Firenze (ci siamo stati con Sandro e Don Fulvio)

Amico e testimone di Pierluigi Ontanetti, Gigi dell’Operazione Colomba… volato in cielo nel 2017

“C’è una domanda che attraversa il mio sentire: quanto vale la vita di una persona per coloro che pensano ancora che una guerra possa essere giusta se considerata il male minore?
Se una persona vale tanto quanto tutto l’oro che c’è sulla terra, perché non si chiede a quella vita il permesso di bruciarla?
Se l’oro, quello giallo, quello nero o quello bianco non vale tanto quanto una persona, perché siamo così ipocriti da farne la misura con la quale la storia condanna milioni di persone a morire di fame e lascia che in pochi si godano i frutti che sono per tutti?
La mia misura è ogni essere vivente, solo questa misura conosco, le altre non mi interessano”.
Gigi
Ontanetti

Assistente ecclesiastico dei boy scout, mi ha fatto lasciar cadere una mia pregiudiziale antipatia per quell’ambiente che non conoscevo. Conosco un pochino lui, Don Fulvio, abbastanza per dire che se qualcosa lo appassiona e ci si dedica tanto non deve essere una cosa meno che buona.

Sono testimone diretta del suo impegno per i bambini e i ragazzi, come mamma di Viola che ha frequentato, in tempo di pandemia, la versione ridotta del CRE (centro ricreativo estivo) e quest’anno finalmente il CRE vero, dove, per la prima volta, mi sono ritrovata ingaggiata come responsabile adulta (lo so, fa ridere pensando a me accostarmi sia “responsabile” che “adulta” anche se l’età c’è). Non ci pensavo nemmeno, ovviamente, ma dopo aver accettato di diventare catechista per i bambini, quando Don Fulvio mi ha chiesto di entrare anche a far parte della squadra del CRE, tra gli educatori, invece che dare una mano solo per la sanificazione come negli anni del coronavirus… pensavo di dire no, spaventata dalle responsabilità e consapevole dei miei limiti e difetti. Al suo “il Signore chiama non chi si crede capace, ma chi è disponibile a dirgli di sì” che potevo fare se non acconsentire? Mi sono stancata tanto, mi ha fatto tanto tanto bene! GRAZIE

Il bene profondo che mi ha fatto il Signore tramite il Don è qualcosa che non si può dire qui, non si può raccontare. Ma tengo in cuore anche il tanto di bene che mi è venuto da Fulvio essere umano umano davvero. In occasione di alcune mie cadute (che dolgono ancora a volte, ma che benedico, ora, perché mi hanno fatto assaporare la Misericordia), nel momento della malattia e della morte del mio babbo, in occasioni anche più lievi e allegre… per esempio mi ha fatto scoprire lui il Balagan.

E ci ha presentato il suo grande amico Jean-Michel Albert Carasso, ora amico anche nostro davvero caro, di cui abbiamo assaggiato per la prima volta le delizie cucinate e narrate in occasione di una cena alla Trattoria da Burde, con la presentazione del suo libro “Cucinare lontano” (in foto il Don e noi sposi… io un po’ brilla per gli assaggi dei vini abbinati ai piatti di tutto il mondo, scelti dal sommelier Andrea Gori).

E Don Fulvio ha concelebrato (con Don Luigi, parroco della chiesa sotto casa che allora frequentavo) il matrimonio in chiesa tra me e Sandro, nell’anniversario delle nozze civili, con Viola già capace di ricordarselo poi, il matrimonio dei suoi genitori in mezzo a una messa della domenica, con il fratellone suo per testimone del babbo e la mia madrina di Cresima e sua madrina di Battesimo come mia testimone di nozze insieme con il padrino suo di Battesimo e amico presente alle nostre nozze in Comune quando lei non esisteva…

A settembre (25 settembre 2021) abbiamo condiviso un bel pezzo di cammino, il Don ci ha raggiunti a Pistoia… felici anche se sfranti per la camminata da Firenze.

Per un po’ di tempo ha ospitato e curato anche una gattina forse maltrattata e scappata da altri umani meno umani, la timida Stina, scomparsa d’estate l’anno scorso… a me a e Viola manca, immagino anche a Don Fulvio. Ma il bene che le ha voluto e dato fa parte del tesoro che quest’anima d’oro sta mettendo in Cielo.

Anche Stina, ne sono certa, sente la mancanza di Don Fulvio. Noi la aspettiamo sempre, vero? Il giardino della canonica di San Jack è meraviglioso, ma con Stina era più bello.

Dove le rose sbocciano anche fuori stagione, dove vive, prega, lavora, accoglie, guida, accompagna, sgrida, consola, ama un vero uomo di Dio.

La salute fisica non gli sorride particolarmente, ma siamo in tanti a pregare perché possa lasciare la sedia a rotelle e comunque se Papa Francesco adesso guida l’intera Chiesa da una carrozzina, può farlo anche il parroco di campagna prestato alla città del Fiore.
Intanto, un altro Bala… non Balagan, ma Balacinema insieme. Finché si gusta e conosce…

Buon compleanno, Don Fulvio!

Nel giorno della festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein.

Balacinema e omaggio a Guido Fink

Ieri sera, nel giardino del Tempio, invece del vivace Balagan cui siamo abituati e affezionati, per il particolare periodo dell’anno in cui è sconsigliato un eccesso di allegria e non si può fare musica dal vivo, al posto dei concerti dal ritmo travolgente, un film dedicato a David Grossman (bellissimo e commovente).

David Grossman

Durante il film cellulare in borsa, solo una foto di un momento della videoconferenza con la regista Adi Arbel e il produttore del biografilm, Arik Bernstein.

E, prima, quando ancora non era abbastanza buio per proiettare il film, la presentazione del libro dedicato a Guido Fink nell’anniversario della morte. Enrico Fink ha parlato di suo padre con le curatrici del volume “La doppia porta dei sogni. Scritti di cinema di Guido Fink” (Edizioni Cineteca di Bologna, 2022), Alessandra Calanchi e Paola Cristalli.

Una conversazione coinvolgente.

Nel giardino della sinagoga c’è sempre un po’ d’aria fresca, anche nelle più infuocate giornate della rovente estate fiorentina. GRAZIE

Tenevo molto a esser presente, ma prima di entrare nel giardino della sinagoga, come di rito, un saluto al mio liceo, il caro vecchio Miche

e ai ‘miei posti’ come il giardino di piazza d’Azeglio

Bello riabbracciare Emanuele Bresci, sorridente per la buona notizia sulla sua salute.

Bello gustare le delizie cucinate da Jean-Michel Albert Carasso

e Michele Hagen, in compagnia di Don Fulvio e di Don Leonardo

… bellezza senza tempo, nel tempo (quinta e ultima puntata)

Accanto alla meraviglia del Tondo Pitti ( con Maria che tiene un libro aperto sulle ginocchia, mentre Gesù bambino è dolcemente appoggiato alla sua mamma – il Creatore affidato alla creatura, il Verbo in collo a una ragazza, gira la testa! – lo sguardo oltre il figlio, meditando le profezie), in quella sala del Bargello, di Michelangelo c’era anche il Bacco, discretamente brillo… si resta sempre un po’ stupiti a vedere il marmo rendere l’idea di un barcollare incerto.

Marmo che diventa pieghe leggere di stoffa di una camicia da notte slacciata sul seno di Costanza, la bocca semiaperta, lo sguardo colmo di stupore, i capelli spettinati, come sorpresa in un’intimità pericolosa… ah, Bernini! Genio eppure anche tu vittima del demone della gelosia, sei stato capace di far vibrare la pietra e di far sfregiare la tua amata…

Si torna al bronzo, col ritratto scolpito di Cosimo I de’ Medici, di cui il Cellini rende anche lo sguardo di ghiaccio, con una sottile lamina di argento per gli occhi:

Direi che si possa finire con il più classico dei “Pisa merda!”… oltre due metri e mezzo di marmo per l’opera commissionata a Giambologna da Francesco de Medici per decorare la Sala grande di Palazzo Vecchio a Firenze:

Firenze vittoriosa su Pisa

Bella davvero la mostra “Donatello, il Rinascimento”.
Bella e curata l’esposizione a Palazzo Strozzi.
Bello il Bargello.

Bella Firenze.

Amo la mia città