Sei anni dopo

Sei anni sono passati dall’agghiacciante giornata di odio e follia omicida che il 13 dicembre 2011 ha insanguinato Firenze.
Indagini chiuse in fretta per la morte del reo, ma ferita ancora aperta. E riaperta da nuovi venti di razzismo e paure indotte e odio coltivato.

Gesto isolato di un folle? Folle di certo, ma non così isolato. E non solo folle. Scriveva i suoi lucidi deliri razzisti condivisi su siti neofascisti (tutto fatto sparire, nelle ore successive, da zelanti militanti di estrema destra attenti all’apparenza, mentre altri inneggiavano al nome del killer su pagine facebook create appositamente… teste vuote, sì, ma se più brutali, almeno meno ipocriti).
E il clima di ostilità nei confronti di stranieri, migranti, esseri umani spesso chiamati “clandestini” come fossero merci di contrabbando o sostanze illecite e non persone in fuga da miseria, guerra e dittature, non va considerato?

Ricordo come fosse ieri quel giorno di dicembre, la paura che entrava nelle ossa più che il freddo, l’angoscia al pensiero che pochi minuti prima della strage in piazza Dalmazia, al mercato, vicino a dove abitiamo, passeggiavano Silvia con Bernardo… il mio nipotino giocava sul marciapiedi a pochi metri da dove, poco dopo, un fanatico razzista avrebbe spezzato la vita di due uomini.

Il nome dell’assassino venne detto subito, le vittime indicate a lungo solo come “i senegalesi uccisi”. Il nome suo non lo cito qui, si trova in tutti gli articoli, qui voglio ricordare Samb Modou e Diop Mor, che a Firenze vivevano e lavoravano. E a Firenze sono morti, assassinati in una fredda mattinata di dicembre.  Con loro venne colpito Moustapha Dieng, rimasto in vita, ma ricoverato a lungo in prognosi riservata e condannato da quei proiettili alla paralisi.
Delle illazioni offensive (“regolamento di conti”… lo sport preferito da troppi, dare la colpa alle vittime, non riguarda solo la violenza contro le donne, magra ‘consolazione’ che amareggia anzi ancor più) e dei sogni spezzati di Modou e Mor si leggeva qui.

Nel pomeriggio, l’assassino, prima di morire suicida, sparse terrore e sangue in un altro mercato fiorentino, in pieno centro storico: gli spari al mercato di San Lorenzo ferirono Sougou Mor e Mbenghe Cheike.

Sabato 17 dicembre 2011, dopo tanto tanto tempo che non uscivo da sola se non per piccole mete vicine (stavo meglio, ma ero ancora convalescente… ma questa è un’altra storia, anche se la vita è sempre un intrecciarsi delle nostre piccole vicende personali con gli eventi che toccano la coscienza collettiva), mi sono messa sciarpa e guanti e ho lasciato a casa lo sposo stanco e raffreddato per andare al corteo contro il razzismo.

17.12.11da piazza Dalmazia

Anche a piedi è così vicina a casa nostra piazza Dalmazia!

17.12.2011 da piazza Dalmazia
Via via che mi avvicinavo alla piazza della strage, luogo di partenza della manifestazione per onorare le vittime e far sentire alla comunità senegalese di Firenze che tutta la città era stata colpita, sentivo come un abbraccio quel mescolarsi di lacrime silenziose e sorrisi di bimbi, manifesti colorati e sguardi dalle finestre… certo, alcune sigle politiche stonavano, come alcune grida e assenze (o presenze in favor di telecamera), molti in città erano più presi dallo shopping prenatalizio, ma tanti tanti fiorentini, ragazzi e anziani, erano in corteo o salutavano commossi dai marciapiedi e dalle finestre spalancate. Anche solo con uno sguardo muto che diceva tutto.
E non sono rimasta sola nella folla… a parte le parole scambiate in francese con alcuni migranti arrivati a Firenze da altre città, a parte gli sguardi lucidi di donne riconosciute in quell’occasione, ma già incontrate in altri luoghi…

17.12.2011 donne in piazza santa maria novella

mi sono ritrovata con Daniela, vicino alla Fortezza, ho conosciuto Helen

17.12.11 vicino alla Fortezza

e siamo rimaste insieme fino alla fine, in piazza Santa Maria Novella,

sabato 17 dicembre 2011 al corteo per Samb e Diop

dove eravamo davvero in tanti

17.12.2011 piazza santa maria novellapoi, stanca di comizi e in riserva di energie, mi sono incamminata in senso inverso e ancora arrivavano persone da piazza Dalmazia…
alla stazione c’era uno striscione enorme

17.12.2011 stazione corteo

 

Il 13 dicembre di sei anni fa in Piazza Dalmazia furono assassinati Samb Modou e Diop Mor (i nomi delle persone uccise voglio ricordare, non quello dell’omicida)

 

furono feriti in modo grave Sougou Mor, Mbenghe Cheikh e Moustapha Dieng (che non potrà più essere autosufficiente).
Ancora oggi sono ancora in vita strutture indegne di un Paese civile come i CIE, continuano a morire in mare profughi e richiedenti asilo che cercano di raggiungere le coste italiane, non vengono prese in considerazione le proposte di legge per dare il voto ai migranti e la cittadinanza ai figli d’immigrati che nascono in Italia.

 

Libera da e libera per

«Che hai fatto?».
Rispose la donna:
«Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».

 

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.

alla fine di una giornata speciale, con un senso nuovo di pace che rende dolce la stanchezza, dopo tanta pioggia e tanti passi e ore strane di lavoro in un giorno di festa …

8 dicembre 2017 foglie per via

prima di chiudere gli occhi quel che ricordo della meravigliosa omelia di don Fulvio Capitani (spero la memoria mi assista mentre il sonno forse arriva davvero benedetto)

L’Onnipotente si è fermato trattenendo il respiro del mondo in attesa del sì di una ragazza. Dio non era certo obbligato a farsi uomo, lo ha fatto per amore, per salvarci e lo ha fatto attraverso la porta della vita da cui siamo passati tutti noi. Davanti a quella porta tutti devono accostarsi con rispetto, rispetto della libertà.
Maria è stata preservata dalla debolezza davanti al male, pensata concepita creata libera dal peccato originale perché fosse perfettamente lucida (una ragazzina che parla come da pari a pari con l’angelo, con l’ambasciatore del Signore, in libertà «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» – come è possibile? Che cosa accadrà e come e che mi aspetta? – Consenso informato darà, la fanciulla  diventata Madre del suo e nostro Creatore) e libera per acconsentire o rifiutare. Un sì senza forzatura, senza ricatto di sorta. 
Persino Dio chiede permesso prima di entrare nel corpo e nella vita di una donna.
E la prepara da prima che nasca perché sia libera di dare il suo assenso pieno … piena di Grazia

E in cuore la gratitudine per il momento di felicità al risveglio, contemplando l’amore di babbo e bimba… Viola, dono incredibile dell’Amore, Sandro sposo unico e immeritato… tenerezza infinita.

8 dicembre 2017 Viola e Sandro

Dolcezze d’autunno

Trovata la farina buona per uno dei miei dolci preferiti, anche se a Sandro non piace…pace.

Amo l’autunno, le foglie rosse e gialle in danza nel vento, l’olio nòvo e le castagne,


mi inebria anche solo il profumo della farina di castagne e col primo freddo a modino, promessa di inverno, mi parte irresistibile la voglia di castagnaccio.
Per amici golosi e curiosi, ricetta passo dopo passo.

Ingredienti:
farina di castagne (mezzo chilo)
acqua (650 grammi)
uvetta (100 grammi)
pinoli sgusciati (100 grammi)
gherigli di noci (100 grammi)
ramerino (un bel rametto o due piccini)
sale fine (un pizzico)
olio extravergine d’oliva (un cucchiaio)

 La farina va setacciata ben benino, staccia buratta

con colino a maglia fine e con la nuova frusta

22.11.2017 frusta

(che fine avrà fatto quella che usavo l’anno scorso?)
anche per mescolare bene con l’acqua

Sciacquata sotto acqua corrente l’uva passa, l’ho fatta rinvenire in acqua fresca per dieci minuti

 

e ho scaldato un po’ d’olio nòvo col ramerino (rosmarino per chi legge da fuori Firenze). Solo scaldato, per fargli prendere sapore e profumo del rosmarino elbano. Non deve prendere l’amaro di bruciaticcio.


Nel nostro castagnaccio NON c’è lievito, non c’è zucchero, non ci sono uova o burro…ma uvetta, pinoli e gherigli di noci tagliati grossolanamente…

gira gira mescola…

aggiunti pinoli interi, l’uvetta asciugata e i pezzetti di noci alla farinata di castagne (anche un pizzico di sale),

poi tutto sulla teglia leggermente unta (coperta di stagnola e carta forno per penar poco a lavarla dopo). 


Forno preriscaldato a 195 gradi, non ventilato, una mezz’ora circa.


Mi godo il panorama e fumo una sigaretta in terrazza con vista (ormai ridotta da alberi e palazzi) sul campanile di Giotto e la Torre di Arnolfo, poi, mentre il castagnaccio cuoce, lavo e asciugo subito quel che ho usato,


“a metà cottura” – dice qualche ricetta –  no, verso la fine proprio, solo in finale di cottura, quando compaiono le prime crepe, aggiungo, sopra la crosticina che si sta formando,  l’olio al ramerino che così non piglia l’amaro, questo è il passaggio importante.

Un’occhiata alle news (amare) e …il profumo dal forno avvisa che il castagnaccio è cotto. 

GRAZIE

e portato un assaggio a don Fulvio. Che mi sta salvando la vita, non da solo, con Chi me l’ha messo sul cammino. Luce nel buio, rose oltre il cancello

22.11.2017 davanti casa di Fulvio

vogliamo una dialisi felice, intanto per un amico musicista …

 

Antonio Molinini , pianista, compositore… per me è soprattutto il talentuoso figlio di una cara amica, anche lei artista (la G.A.C. Ilike, Soprano dal cuore grande e un rene in meno, perché uno l’ha dato a suo figlio, anche se da un po’ è andato anche quello e in attesa di nuovo trapianto non c’è che la dialisi per Antonio) e del Maestro col baffo (compositore, direttore d’orchestra, insegnante ormai in pensione), ultimamente soffre troppo. Ho letto su Facebook suoi sfoghi disperati nel cuore della notte e… basta, basta stare così! Finalmente un’idea, un progetto per non dire più bestialità … se volete, farete una bella cosa, se potete. Non so quanti vorranno dare un contributo anche minimo, dico solo perché – come quanto e quando posso (pochino) – voglio farlo io. Perché quando ero a terra ho incontrato mani che mi hanno risollevata, perché quando l’umore precipita la buona musica aiuta sempre, perché sono stanca, stufa davvero di piangere talenti perduti, musicisti morti, artisti scomparsi, quando c’è anche solo uno straccio di possibilità di aiutarne uno a vivere. E perché voglio un bene dell’anima a sua madre.

Aiutiamo Antonio a ritrovare benessere

Lascio parlare Antonio:

” Essere sintetico non è il mio forte, specie se devo rappresentare una categoria di oltre 50.000 persone di cui mi eleggo rappresentante, e facendone parte a pieno titolo da ormai otto anni. Come riassumere il dolore, il disagio, il sacrificio quotidiano e la sofferenza costante in poche righe? E, soprattutto, possono i soldi risolvere un problema come quello di chi muore un po’ per volta attaccato a una macchina in attesa di un trapianto che potrebbe non arrivare mai? Me la sono posta più volte, questa domanda e più volte mi sono risposto di no. Ma ci ho riflettuto ancora, e quel no è diventato un sì. E mi piacerebbe parlarvi di come il vile denaro può migliorare esponenzialmente la “NON VITA” dei dializzati, e, nella fattispecie, la mia.

Un breve video esplicativo: 

Faccio  l’avvocato del diavolo è già prevedo la vostra domanda. Ma, Antonio, ci stai sostanzialmente chiedendo di pagarti le vacanze?! Beh, in tal caso l’indignazione sarebbe quantomeno doverosa. Vi sto invece chiedendo qualcosa di molto più complesso. Poter fare una vita molto simile alle persone normali recandomi spesso in luoghi di svago ove io possa trovare apparecchiature della FRESENIUS di altissima qualità per rendere la mia dialisi molto più leggera ed avere diritto a distrarre la mia mente dalla asfissiante quotidianità. Utilizzare farmaci intradialitici come il Vessel o l’Eprex, piuttosto che l’eparina e il Binocrit, liberarmi un po’ dal prurito uremico e da tanti altri problemi derivanti da una dialisi scadente. Sarei io stesso a dimostrarvi dove sono stato e come ho dializzato in maniera tale da rendere tutto trasparente.

Eliminando le oltre dodicimila parole che avrei scritto per raccontare i numerosi effetti collaterali psicofisici che dobbiamo subire e che ci tramutano la vita in un inferno (badate bene, parlo sempre al plurale, ma in verità parlo per me e di me), posso solo dirvi questo: con i soldi, che lo stato non ci passa quasi mai, e proprio mai in quantità sufficiente e proporzionale alla tremenda condizione che viviamo, puoi alleggerire la tua dialisi rivolgendoti a centri e strutture ospitanti migliori, con macchine all’avanguardia, personale attento, farmaci intradialitici sostenibili dall’organismo e a basso peso molecolare, possibilmente in luoghi di vacanza e turismo dove il dializzato possa percepire più leggera la terapia stessa e gli effetti postumi, in una condizione psicologica di agio, di spensieratezza, in un luogo diverso e non sempre nell’ospedale di appartenenza, dove non solo i dializzati si sentono soffocare da una routine continua e logorante, ma anche medici e infermieri vanno in “BURN OUT”.

Quali sono gli effetti della dialisi? Ve lo spiegherò.

Ho fatto anche circa 35 video per sviscerare l’argomento, e sono diventato il referente nazionale sull’argomento.

Ho aiutato tanta gente che come me era in difficoltà, restando io stesso, ironia della sorte, vittima di una terapia devastante a lungo, lunghissimo termine.

Ha forse il dializzato meno diritto dell’industriale, del docente o del libero professionista di andare al mare? Di avere una casa? Un lavoro? Una moglie? Una macchina? Una serata al ristorante?

Sono provocazioni e piccoli indizi, quelli che vi do, ma mi rendo conto che più saranno le parole da me spese, più sarete distanti dalla percezione fisica di questo problema, di questa malattia, e di questo stillicidio che non è una guarigione; anzi, spesso sembra solo un terribile accanimento terapeutico su persone ridotte a poco più di nulla, sulla soglia della follia, o, alternativamente, della morte. Certamente, della schiavitù. Tra limiti, prigioni, non libertà, problemi alimentari, elettrolitici, cardiaci, intestinali… e resto ancora volutamente vago.

Allora, mentre voi fate la vostra vita agiata, normale, non accorgendovi del dono più prezioso che avete ricevuto in dotazione, e cioè la salute (che, come l’aria, ti accorgi che esiste solo quando ti manca) e vi lamentate che siete stanchi perché dovete svegliarvi presto per andare a lavoro, o che c’è il dentista da pagare, o che manca parcheggio sotto casa, fermatevi un istante e pensate a questi 50000 e passa cristi crocifissi sui loro letti, che non hanno alcuna colpa, ma pagano severamente e a caro prezzo la semplice condizione di essere vivi. Come se questo bastasse a far espiare loro ogni colpa possibile. E pensate: cosa posso fare io per Antonio? Per Giacomo? Per Gabriella?  Mi piacerebbe sapere che grazie a me la loro vita possa essere un pochino migliore? Che un farmaco possa regalargli qualche ora di benessere? Che una gita in montagna possa distrarli e farli sentire, anche solo per un attimo, normali, dimenticando la tortura della dialisi?

Mi fido di voi.

E sono pronto a darvi mille altre informazioni.

EDIT: Qualcuno avrebbe tutto il diritto di contestare, con qualcosa del tipo: “Ma Antonio, vuoi farti il Trip Advisor delle dialisi migliori di italia, ma anche noi che dializziamo da tanto dovremmo allora fare una raccolta fondi! Non è giusto! Se hai prurito assumi chelanti del fosforo, se hai irrequietezza fatti una camomilla, se hai sete sputa l’acqua fresca… ecc…”

Ebbene, a costoro rispondo che non tutti i dializzati, non tutti i corpi, gli organismi, e le patologie di base, e, ancora, le reazioni alla stessa terapia (fatta comunque spesso con metodiche e macchinari differenti) sono uguali e reagiscono nello stesso modo alllo stesso evento. Tra le varie fortune che il sottoscritto ha in dotazione, e che molti altri dializzati, invece, beati loro, non hanno, ci sono propio le numerose allergie e intolleranze proprio – quarda il caso beffardo! – ai farmaci chelanti del fosforo. Ergo, non potendo assumerli, il fosforo e il prurito salgono vertiginosamente portandomi all’inferno. Assumendoli, invece, per la serie “la copertina è troppo corta” sto malissimo per le mie intolleranze pur controllando il fosforo e anche la parte di prurito dipesa da esso. (il prurito deriva anche da altri fattori e si somma a sè stesso) Insomma, se copro i piedi si scopre la testa. Se copro la testa si scoprono i piedi. Una coperta lunga per riscaldarmi tutto, no, eh? Giusto per ragguagliarvi sulle allergie e le intolleranze che ho, ecco un breve elenco: letto questo, o uno accende un cero a San Pio, o si affida al crowdfunding per dializzare nei migliori luoghi possibili. Voi che avreste fatto al posto mio?

Allergie e intolleranze aggiornate al 9 Novembre 2017

Glazidim (shock anafilattico), Bactrim (blocco intestinale), Nebicina (effetto collaterale ototossico, vertigini, due mesi di perdita di equilibrio, immobilità, stordimento, vista instabile girando la testa o camminando, vomito nei primi giorni, tamponato con due settimane di Vertiserc), Rifadin (tollerato per max 5 giorni, forte mal di stomaco con vomito e relative tracce ematiche), Normix (debolezza, narcolessia continua, blocco intestinale, calore al viso, ipotensione), Allopurinolo (mal di stomaco, nausea, gonfiore, addome duro, vomito, fermentazione e gas acidi), Renagel (problemi gastrici vari, conati di vomito), Renvela (problemi gastrici vari), Mimpara (problemi gastrici vari), Foznol (mal di stomaco, nausea, gonfiore, addome duro, vomito, fermentazione e gas acidi), Osvaren (problemi gastrici vari e dolori lancinanti allo stomaco), Zemplar (tollerato per bocca, in vena no), Cell Cept (crampi fortissimi alle gambe e dolori muscolari), Amlodipina (gonfiore piedi e caviglie e ritenzione idrica), Cialis (gonfiore piedi e caviglie e ritenzione idrica), Ferlixit (per via endovenosa porta a ipotensione, sudorazione copiosa e collasso), Terapia parenterale per alimentazione liquida indotta (stretta e pressione toracica, calore in faccia e nella parte destra del corpo, tachicardia)

Ho quasi finito… se hai letto fin qui sei un eroe (o un’eroina) e hai tutta la mia stima e la mia gratitudine 🙂

Dimenticavo un piccolo aspetto “riassuntivo” (è un eufemismo)

Avevo pensato a una grande causa con Dio solo sa quanti avvocati, affinché lo Stato italiano, sordo e menefreghista a certe situazioni, ma pronto a stipendiare i nostri parlamentari con cifre da capogiro, pagasse noi dializzati con regolarità quale indennizzo psicologico per i danni costantemente subiti. Alcuni avvocati consultati mi hanno dissuaso, anche perché c’è già l’INPS che fa di tutto per toglierti o per non darti quello che ti spetta. E quello che spetta a molti di noi, cari amici, udite udite, è la mirabolante cifra di scarsi 300 euro al mese. Sì!!! Avete letto bene!!! Con cui io, personalmente, manco riesco a pagarci l’affitto.

Mi hanno detto, caro Antonio, se vuoi i soldi, sensibilizza la gente comune. Fai informazione. C’è molta più carità ed empatia nel popolo che presso le altissime istituzioni fatte di giacche, cravatte e sorrisi di plastica.

Questa era la mia lettera che spiegava, e spiega anche a voi, il motivo per cui ho bisogno di soldi per recuperare dignità e qualità nella mia vita, che ormai si trascina tra nevrosi motturne, pruriti da scorticarsi vivi, dolori lancinanti e stanchezza perenne.

Richiesta di indennizzo psicologico per i danni causati dalla dialisi.

Il sottoscritto Antonio Molinini, nato a Corato il 19/10/1981 ed ivi residente in via Trani 53/A cf: MLNNTN81R19C983V, in qualità di paziente emodializzato dal 13/11/2009 a seguito di patologia di base CAKUT (cfr referti medici allegati), rappresentando sé stesso medesimo e facendosi, inoltre, portavoce delle numerosissime persone affette da gravi forme di nefropatia e sottoposte anch’esse ad emodialisi, dialisi domiciliare o dialisi peritoneale, avendo catalogato negli anni una serie di devastanti effetti collaterali che vanno inevitabilmente a rappresentare un carico psicologico enorme su pazienti di ogni età, inficiandone non solo il corpo, ma anche – e soprattutto – la mente distruggendone la qualità di vita, i rapporti sociali, la spendibilità lavorativa del singolo, il tempo libero, la serenità personale e familiare, la qualità e la quantità del sonno, la possibilità di creare legami e affetti duraturi, ecc. comunica, previa elencazione delle problematiche insorte col trattamento, di voler avviare una raccolta di firme online al fine di ottenere un indennizzo per i danni psicologici subiti da ciascun dializzato.

Tra i principali problemi che, a medio e lungo termine, portano il dializzato ad una condizione di vita infernale, logorando la psicologia del paziente e conducendolo verso una sempre più evidente pazzia ed esasperazione, refertata da psicologi e psichiatri come sindrome ansioso depressiva, e, in taluni casi, psicomania depressiva con atteggiamenti compulsivi tesi all’autolesionismo, figurano:

prurito uremico;
prurito da iperfosforemia;
prurito da contatto del sangue con linee, tubi, acque per osmosi, filtri;
prurito insorto per utilizzo continuo di anticoagulanti;
ferite da grattamento, procurate cercando di togliere un prurito che non va mai via e che è talmente profondo e intenso da toglierti il sonno, da portarti alla follia, da non farti vivere più;
danni gastrointestinali dovuti a smodato utilizzo di farmaci, soprattutto se chelanti del fosforo;
mal di schiena (posizione di immobilità prolungata su poltrone spesso vecchie, rotte, scomode, malconce, inadeguate alle esigenze di un paziente in stato di immobilità totale o parziale nelle ore di dialisi e sulle quali non c’è manutenzione o periodica sostituzione);
discriminazioni sociali, lavorative, sentimentali, perdita del lavoro, mancate assunzioni;
scarsa attenzione e gentilezza del personale assistente medico e infermieristico, che, con crescente superficialità nel corso degli anni, tratta il paziente come un numero di passaggio, con sempre meno umanità, spesso con superficialità anche nella somministrazione delle terapie, ed infine, extrema ratio, soprattutto per gli infermieri in evidente stato di burn out, ad errori grossolani e fortemente lesivi sulla fistola artero venosa nell’attacco e nello stacco degli aghi;
Sindrome delle gambe senza riposo;
calcificazioni ossee, venose e arteriose;
crampi;
mal di testa prolungati e spesso resistenti a terapia;
collassi;
sete continua e inestinguibile, un vero e proprio incubo che ti tortura il cervello ogni singolo giorno della vita, in ogni minuto, in una continua guerra logorante e insostenibile con ogni singola goccia d’acqua;
cardiopatie ischemiche o di altra natura insorte a seguito di trattamenti dialitici troppo pesanti e prolungati nel tempo;
edemi polmonari, spesso letali, altre volte passeggeri e recuperati in tempo con dialisi d’urgenza;
iperpotassemia;
stati edematosi periferici;
stanchezza, astenia, mancanza di lucidità nelle 5 ore successive al trattamento, rabbia, irritabilità, furto di sangue al cervello e relativo stato confusionale, dolori alle gambe, impossibilità permanente o passeggera di camminare, affanno;
impotenza e calo della libido (con drammi di coppia che spesso portano alla rottura di lunghe relazioni, o, addirittura, a sfasciare famiglie che prima erano felici);
nausea, vomito, ipotensione e ipertensione;
iperparatiroidismo;
inadeguatezza allo sforzo fisico (dal camminare al correre, dallo sport leggero a quello più impegnativo) causa emoglobina bassa e cuore in perenne affanno;
alto rischio di arresti cardiaci;
braccio con la fistola deformato e aneurismi enormi e brutti da vedere (motivo di frequente curiosità morbosa o allontanamento volontario della gente comune) da rimodellare, eventualmente, chirurgicamente;

Pertanto, pur consapevole che mai un semplice elenco potrà far provare alla persona che sia perfettamente sana ed in buona salute, distante anni luce da questa condizione mortale e disperata, anche un solo grammo di tanto dolore e della rabbia, della depressione e della follia che ne deriva, e che le parole, anche le più accuratamente ricercate non trasmettono ad alcun lettore nessuno degli effetti collaterali descritti, il sottoscritto procede con una raccolta di firme che di seguito riporta (cfr documentazione da petizione online) e chiede:

un rimborso che debba essere retroattivo, e si rifaccia agli anni di dialisi che ciascuno ha subito, con una stima – il più attendibile possibile – delle dialisi fatte. Per ogni anno di dialisi chiediamo 56000,00 euro di rimborso e, dopo il quindicesimo anno di dialisi consecutivo, ci sembra congruo che diventino 75000,00 euro per ogni anno aggiuntivo.

Dal momento in cui entrerà in vigore il decreto con relativi rimborsi, per ogni dialisi che viene fatta, devono essere corrisposti al paziente 20,00 euro all’ora (circa 960,00 euro al mese, per un dializzato standard, ottenendo tale cifra dalla stima delle ore dializzate ogni settimana e moltiplicandole per una media di 4 settimane al mese) che incrementino la pensione minima che noi percepiamo (e che è dovuta anche a chi, al momento, ancora non ne abbia fatto domanda o ricevuto risposta) e che non siano soggetti a tassazione. Questo, sia ben inteso, usque ad vitam, fino a quando non arrivi un trapianto che vada acclaratamente bene e ti sottragga, finalmente, per un tempo variabile alla tortura della dialisi.

Nella malaugurata ipotesi che arrivi un trapianto che vada male, con insorgenza di rigetto immediato, o con problematiche tali che nel giro di pochi mesi, al massimo un anno, i disagi arrecati dal rene non funzionante portino il paziente a sole problematiche, dolori, ansie, terapie fallimentari, e, purtroppo, al reingresso in dialisi, ci deve essere un’assicurazione che risarcisca il paziente sfortunato per la grande delusione, psicologicamente insostenibile e diretta conseguenza del fallimento di quell’operazione che avrebbe dovuto significare la resurrezione e la libertà, pari a 300000,00 euro, se il trapianto fallito è stato effettuato da donatore cadavere, di 600000,00 euro se il trapianto non riuscito è stato effettuato da donatore vivente.

ecco, a voi non vi si chiedono mica tutti questi soldi 🙂

ma una cifra che mi permetta di dializzare il più possibile fuori dal mio ospedale, su macchine d’avanguardia, in cuoghi di ristoro mentale e fisico. Penso, tutto sommato, di meritarmelo come tutti gli altri miei compagni di disavventura, soprattutto se giovani e pieni di speranze troppo spesso abbandonate.

Grazie a tutti voi! “

Antonio Molinini

 

un mare di emozioni… ricordo del mare

Forse in una vita precedente ero un pesce? Non credo alle esistenze multiple, ma da qualche parte dentro di me c’è un richiamo invincibile al mare vero. Se già nuotare al largo mi rimette al mondo, come un grembo sconfinato il mare aperto, fuori dalle baie e dai ripari di scogliere e promontori, mi accoglie e mi abbraccia e mi regala la pace che altrove stento a trovare.
A volte mette i brividi, può fare anche tanta paura, ma lì come in pochi altri contesti sento la magnifica ricchezza dell’Amore che ha creato tutto. E allora sono brividi di emozione e gioia commossa, non di paura.

Solo che avevo promesso di non avventurarmi oltre la Punta da sola.
Ora la nuvola è mamma e deve rispettare doveri prima ignorati, come non mettere a rischio la pelle… questa estate, in agosto, qualcuno mi ha accompagnata e mi è stato regalato un sogno realizzato.

Solo ier sera il Mago della luce, grande fotografo, vero amico e ottimo nuotatore, mi ha mandato gli scatti della nostra nuotata oltre la Punta di Fetovaia… 

…gli scogli dietro la Punta non si vedono dalla riva,

la barca a vela non era nostra o saremmo arrivati in Corsica (ma l’estate prossima magari ci si prova a nuoto, come i messaggeri del mare… oggi è il compleanno di uno di loro),

Con la testa sott’acqua mi scordavo tutti i pensieri brutti…

Senza maschera, senza pinne, solo con il costume (e solo per decenza), confusa con i pesci veri e le onde oltre la baia.
Poi una gita in canoa, per la prima volta mi sono divertita a remare su una specie di kajak…

e tornata quasi alla base, che bel riposo per braccia e gambe felicemente stanche!
L’ho già detto che amo il mare?
E che all’Elba sono felice?
Quanto manca alla prossima nave per la mia isola?

 

Ricordi colorati per i momenti di buio.

GRAZIE

Precetti e ricette. L’odio e il perdono

” Non odiare l’egiziano, perché fosti uno straniero nella sua terra ” (Dt 23,7)

… per essere liberi, dobbiamo liberarci dell’odio, questo è ciò che stava dicendo Mosè. Se i figli d’Israele avessero continuato a odiare i loro nemici di un tempo, Mosè sarebbe riuscito a portarli fuori dall’Egitto, ma non sarebbe riuscito a portare fuori da loro l’Egitto. Con la mente, sarebbero rimasti ancora là, schiavi del passato, prigionieri dei loro ricordi. Sarebbero rimasti in catene, non quelle di metallo, ma quelle della mente. E le catene mentali sono talvolta le peggiori di tutte.

(…)
Non si può creare una società libera sulla base dell’odio. Risentimento, rabbia, umiliazione, una sensazione di vittimismo e di ingiustizia, il desiderio di ristabilire l’onore infliggendo danni ai tuoi precedenti persecutori – sentimenti comunicati nel nostro tempo da un flusso interminabile di video di decapitazioni e di omicidi di massa – sono le condizioni di un’assoluta mancanza di libertà. Ciò che Mosè insegnò al suo popolo era: devi vivere con il passato, ma non nel passato. Quelli che sono prigionieri della rabbia contro i loro precedenti persecutori sono ancora prigionieri. Coloro che permettono ai loro nemici di definire chi sono non hanno ancora raggiunto la libertà.

Ho imparato questo dai sopravvissuti alla Shoah. (…) All’inizio fu difficile capire come avessero fatto a sopravvivere, come avessero convissuto con i loro ricordi, sapendo ciò che sapevano e avendo visto quello che avevano visto (…)
Tuttavia erano e sono alcune delle persone più positive che abbia mai incontrato. Quello che colpiva maggiormente era il fatto che vivessero senza rancore. Non cercavano vendetta. Non odiavano. Si preoccupavano, più di chiunque altro di mia conoscenza, quando altre persone venivano massacrate in Bosnia, Ruanda, Kosovo o Sudan. Il loro dolore li rendeva sensibili al dolore degli altri ( …)

Come, mi chiedevo, avevano esorcizzato il dolore che doveva averli tormentati notte dopo notte e portato molti, tra cui Primo Levi, al suicidio, talvolta molti anni più tardi? Alla fine ho compreso la risposta. Per decenni non avevano parlato del passato, non ai coniugi e neppure ai figli. Si erano concentrati esclusivamente sul futuro. Avevano appreso la lingua e la cultura della loro nuova patria. Avevano lavorato e si erano costruiti una carriera. Si erano sposati e avevano avuto figli. Soltanto quando si erano sentiti al sicuro anche per il futuro, quaranta o cinquant’anni dopo, si erano concessi di guardare indietro e di ricordare il passato.

Prima devi costruirti un futuro. Solo dopo puoi rivisitare il passato senza esserne prigioniero.
Ricordate, NON PER VIVERE NEL PASSATO, MA PER IMPEDIRE LA RIPETIZIONE DEL PASSATO.

(…)
… quello che mi hanno insegnato i sopravvissuti della Shoah: guarda avanti, non indietro. Costruisci una vita, una famiglia, un futuro, una speranza. L’odio ci rende schiavi…
Non fare la guerra ai figli delle tenebre.
Assicurati piuttosto che tu e i tuoi figli siate sorgenti di luce

(ancora da Non nel nome di Dio di Jonathan Sacks)

 

E una bellissima ricetta proposta da don Fulvio 

 

Il Piatto della Vendetta (dell’Osteria del Cenacolo)

Contrariamente alle leggende metropolitane 
non va servito freddo

Dosi per tutte le persone:
Memoria qb.
Perdono 490 abbondanti manciate
Serenità qb
Sorrisi senza esagerare
Cuore 1

Esecuzione
Tale ricetta è più difficile di quanto si possa credere, e riesce solo a chi si affida alla guida di Qualcuno che l’ha eseguita alla perfezione. 
Prima di tutto non è necessario dimenticarsi del male ricevuto, ma esso non va mai rigirato nel rancore (ingrediente che sconsiglio, fa andare a male tutto).
Poi occorre uscire da sé e entrare nel cuore e nella sofferenza dell’altro fino alla compassione; tale processo richiede non pochissimo tempo e sforzo.
Il perdono va raccolto prima in abbondanza dove lo si può trovare (ci sono degli spacci specializzati ed autorizzati).
Lo si deve ricevere e far maturare in sé, altrimenti dato senza tale maturazione può rimanere indigesto.
Dopo tale maturazione il perdono va impastato con la serenità e il sorriso.
A questo punto servitelo senza risparmiare nelle porzioni e a cuore caldo.

Ah, dice chi l’ha provato che è il miglior piatto di vendetta.

(Don Fulvio Capitani)

Semi tra i rovi

 

«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto».

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