Viola e Suwapat

Pochi giorni prima del compleanno di Viola,

festeggiato due volte, a casa della nonna, con noi, la sera di sabato 8 

e il giorno dopo con i compagni di classe,

a scuola è arrivata una nuova bambina, Suwapat, nome italiano Anna,

che non parla ancora italiano, anche se il padre è fiorentino, ma si era trasferito per lavoro in Thailandia e solo da un paio di settimane è tornato con la moglie, Wilai, e la figlia…

accolta con il truccabimbi alla festa, dove mi sono divertita a far più colorate le amiche della mia bimba

e lei

fatina un po’ monella e dolcissima ballerina.

La tenerezza delle due bimbe insieme e la psicosi da coronavirus che ha portato troppi a isolare, evitare, addirittura insultare e aggredire gli asiatici, mi hanno spinta a un invito a merenda per Suwapat e i suoi genitori

e così Viola ha imparato a dipingere anche la bandiera della Thailandia. Il sorriso di Suwapat appena ha visto il festone di benvenuta…

la bellezza dell’amicizia

Sette

Sette anni dalla notte di neve in cui la mia briciola impaziente è venuta al mondo.
Sette anni dal primo respiro della vita mia fuori da me. Il mio cuore per sempre anche fuori da me.

Sette paia di scarpe ho consumate… 
Sette fiasche di lacrime…

ma da quando ci sei tu anche le lacrime amare si mescolano con quelle dolci della gioia commossa e la vita mi pare bella anche quando i gorghi cupi del passato tornano a chiamare, a suggerire inganni…

8 febbraio 2013 mezzanotte in sala parto

Ero ancora a danza, giovedì 7 febbraio 2013, quando si ruppero le acque sotto il velo che volava e colorava, ma non copriva il pancione…

poi i dolori, la corsa a Careggi, lo stupore di chi nella mattina mi aveva detto che no, mi sbagliavo, non stavi per nascere e invece… invece la tua mamma sapeva più del dottore quanta fame di vita premesse da dentro (lo stesso dottorino che la mattina del 7 febbraio mi aveva pronosticato una probabile induzione del parto per il mese seguente mi ha poi, non molte ore dopo, dato i punti di sutura per la tua uscita precipitosa!), sentivo sempre più forte la tua voglia di venire al mondo e infatti danzando e tremando (e perdendo troppo sangue, ma questo me lo hanno raccontato dopo, non me ne ero accorta, non pensavo più a me, soltanto a te) ti ho data alla luce nella notte, mentre il cielo preparava neve per le tue prime giornate fuori da me.

Eri piccina piccina e le tutine taglia zero ti stavano grandi

I tuoi occhi sono sempre più belli, un tuo sguardo sa cancellare dolori, paure, ferite e arrabbiature…
Ma la prima volta che ho visto i tuoi occhi … non potrò mai scordare quell’emozione.
Enorme.
Minuscola tu.


Ti sei presa tutto e a tutto dai un senso nuovo.

Sette anni di te fuori di me e sembra ieri. E invece è passata una vita, la tua vita.
Una vita che cresce senza smettere di meravigliarmi.

28 gennaio 2020 prove col costume da fata.jpg

Ti abbiamo portata anche in Curva, volevi vedere lo stadio “il posto dove vi siete conosciuti”…sì, babbo e mamma si sono conosciuti in Curva Fiesole, uniti dalla passione per la Fiorentina. Ora la Viola che ci unisce sei tu.

Buon compleanno, amore mio

 

dalla finestra

…volo così.

….tra le nuvole e la Luna

 “È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. […] Questo mondo così com’è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell’immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo”
Albert Camus, Caligola


 

Luna, ben ritrovata nel cielo sopra Firenze, promessa di evasione anche dalla finestra di cucina, pallida sorella, amica incantevole,

sempre più chiara quanto più diventa buio intorno


 

Candelora palindroma 02.02.2020

rami e reti

fili

e foglie. 

1 febbraio 2020 rami e foglie
Con una pioggia fitta non forte che riporta ricordi autunnali in questo pallido inverno troppo caldo.

Bello correre sotto la pioggia, bello poter ancora riprovare a correre.

Non era scontato.

GRAZIE

Per tutto il resto graziella e graziealcazzo (e juvemerda sempre)

La terapia della bellezza

vedere una stella di giorno
come un’ombra di notte
salva dalla realtà

Un’amica – diventata amica vera, amica stretta, in questi giorni di prova – che mi chiama stamattina, prima che sia riuscita a mandar giù qualcosa… una tazza di latte, le medicine e un caffè prima che mi suoni il campanello… arriva e si ciuccia un mio mezzo delirio che non la sconvolge (perché forse si aspettava di trovarmi pure peggio?), io mi metto scarpe, cappotto e sciarpa e andiamo.

A piedi.

In centro.

Cambiare vista 

scaccia pensieri

Colori e musi…

contro buio e muso lungo.

Silvia ama il mio stesso scorcio della nostra piazza.
E mi accontenta scattandomi una foto come fossi una turista nella mia città,

poi…

in cattedrale.

GRAZIE

 

Sai che il giorno s’impara ed è subito sera,
salutiamoci.
Sai che chi si ferma è perduto, ma si perde tutto chi non si ferma mai.
Sai che è ben poca certezza, ma spesso consola e rischiara.
È profumo e candela, la bellezza…
(…)
Sai che c’è chi non si ferisce, ma s’infastidisce soltanto.
Così vedere una stella di giorno
come un’ombra di notte
salva dalla realtà
Ma sei di passaggio
e godi il tuo turno
anche se c’è chi disprezza…
È un’amante fedele, la bellezza.

Eppure ci manca sempre qualcosa

La vita è una corsa meravigliosa,
ma in fondo
ci manca
sempre
qualcosa

(dalla canzone “La bellezza” di Niccolò Fabi)

Giornata della memoria della Shoah

Se si tenesse un minuto di silenzio per ogni vittima della Shoah, il mondo dovrebbe rimanere in silenzio per undici anni e mezzo.

 

75 anni fa le truppe sovietiche entrarono per la prima volta nel campo di sterminio di Auschwitz scoprendo l’orrore del genocidio nazista. Ricordiamo i 6 milioni di uomini, donne e bambini uccisi semplicemente perché erano ebrei. Rimarranno sempre nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere.

 

 

75 anni fa venne “liberato” il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Tra i sopravvissuti cadaverici che ne uscirono mia nonna materna e mia zia maggiore non c’erano, come non c’era nessuno dei 26 membri della mia famiglia paterna deportati lì anche loro con migliaia di altri ebrei, rom, politici, sacerdoti, omosessuali, disabili e dissidenti che riposano, speriamo in pace, in quella terra polacca tristemente celebre. Sono nato quasi un mese dopo questa liberazione, da genitori profondamente feriti e per sempre mentalmente devastati, che mai ce ne dissero una parola ma che ci trasmisero lo strazio comunque. Qaddish eterno per tutte le vittime, questa memoria non sparirà mai

  (il mio caro amico Jean-Michel Albert Carasso)

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

(Primo Levi)

sulle rive del fiume

sed si angustantur vasa carnis, dilatentur spatia caritatis

Respiri, passi, pensieri, preghiere, ricordi, lacrime, sorrisi, incontri… 

acqua che scorre, riflessioni di cielo in ogni specchio liquido… 

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